Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita
VIVERE NEL DESERTO NON SIGNIFICA DISERTARE

venerdì 17 gennaio 2020

Due parole sul digiuno, tra Oriente e Occidente cristiano

Se la penitenza è l’elemento più costante lungo la storia delle forme di riconciliazione, il digiuno resta fino ad aggi l’espressione più concreta della volontà di cambiare vita. È bene dunque prestargli un po’ di attenzione. Le tradizioni orientali sono ricche di richiami penitenziali. Ogni settimana dell’anno ha conservato il digiuno del mercoledì e venerdì attestato dalla Didaché (ca. 50/70), in apparente polemica con i digiuni ebraici del lunedì e giovedì (VIII.1) e che il canone XV sulla Pasqua di Pietro d’Alessandria († 311) motiverà ulteriormente con la memoria del tradimento di Giuda (mercoledì) e della passione e morte del Signore (venerdì). In Oriente digiunare non significa astenersi dal cibo ma soltanto da alcuni cibi, cioè da tutti i prodotti che hanno origine animale: carne, uova, latticini e pesce, compresi i condimenti come lo strutto. Un tale regime strettamente vegetariano copre già più di cento giorni in un anno. Con l’introduzione all’inizio del IV sec. del digiuno pre-pasquale di quaranta giorni, la Quaresima che tende ad imporsi ovunque dopo il concilio di Nicea (a. 318), la dieta del mercoledì e venerdì viene estesa a tutti i giorni quaresimali, e così i giorni vegetariani ormai venivano a sfiorare quota 150. La forza del digiuno è stata tale e tanta da produrre la varia lectio di Mc 9, 29: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo se non con il digiuno e la preghiera», riportata già nei “grandi onciali” del IV secolo.
In seguito ciascuna Chiesa istituì altri periodi di digiuno, propri o comuni ad altre Chiese. Nella Chiesa di Costantinopoli ve ne sono in preparazione alle feste del Natale, degli apostoli Pietro e Paolo (periodo variabile) e della Dormizione della Madre di Dio il 15 agosto (due settimane). Alla fine i giorni vegetariani sono almeno 210 su 365 e il regime ha creato una vera e propria cultura culinaria.
del digiuno con un forte richiamo anche in Occidente che si traduce nella traduzione dal greco e dal russo di un buon numero di libri di cucina.
Questi giorni e periodi hanno sulle persone un forte richiamo. Naturalmente tutto può degenerare in formalismo o abitudine – è il pericolo di molte espressioni ecclesiali dentro e fuori l’ortodossia – ma rettamente inteso, il sistema ortodosso del digiuno ha il vantaggio di coinvolgere la materia e la fisicità (cibo /corpo) allontanando il rischio di una penitenza spiritualizzata. Una sera, stando a cena con un sacerdote ortodosso e con la sua famiglia, durante la quaresima della Dormizione della Theotokos in agosto, egli mi diceva:
«sappiamo molto bene che il digiuno non è fondamentale e neanche così importante, ma è un segno reale di disponibilità alla rinuncia, a modificare una visione della vita in cui ci sembra di aver diritto a tutto e sempre, ad una visione della vita in fondo molto infantile. Digiunare significa accordare di nuovo il primato a ciò che non passa».
Riflettiamo anche sul fatto che si tratta di penitenze regolate dall’anno liturgico, quindi di una realtà oggettiva, che non ha nulla a che fare con l’emozione di chi si sente di fare privazioni oggi piuttosto che domani o non so quale altro giorno. Eppure oggi nella Chiesa cattolica l’argomento digiuno è tabù. Mi sorprende sempre constatare che le persone, anche religiosi e religiose pronte a dare addosso al digiuno (che comunque non fanno), sono le stesse poi disposte ad affrontare estenuanti diete prescritte dallo specialista consultato...

        - Stefano Parenti, Rivista Liturgica (4/2017)


Una nota sulle Chiese Anglicane e sul Metodismo

Nella Chiesa Anglicana il Book of Common Prayer del 1662 prevede il digiuno tutti i venerdi dell'anno, eccetto quando cadono nella feste di Natale o dell'Epifania e nelle altre Feste liturgiche

Il digiuno è prescritto inoltre per le Vigilie delle seguenti feste:

Natività di Nostro Signore (Natale)
Purificazione della Beata Vergine Maria
Annunciazione della Beata Vergine maria
Pasqua
Ascensione
Pentecoste
San Mattia
San Giovanni Battista
San Pietro
San Giacomo
San Bartolomeo
San Matteo
Santi Simone e Giuda
Sant'Andrea
San Tommaso
Tutti i Santi

In aggiunta, i giorni completi di digiuno sono:

I.   I Quaranta giorni della Quaresima
II. Il mercoledi, venerdi e sabato nei Quattro tempi liturgici (quatuor anni tempora o Ember Days):

1. Mercoledi, venerdi e sabato dopo la prima domenica di Quaresima
2. Tra la Festa di Pentecoste e la Domenica della Trinità
3. Il 14 settembre
4. Il 13 dicembre

III. I tre Rogation days (Giorni rogatori, di penitenza e preghiera per la benedizione divina del lavoro dell'uomo), ovvero lunedi, martedi e mercoledi prima del Giovedi Santo e dell'Ascensione del Signore.


Il Book of Common Prayer del 1928, in uso nella Chiesa Episcopale degli Stati Uniti, fino alla riforma del 1979, ma ancora utilizzato dalle Chiese Anglicane di Continuazione (Tradizionaliste) prevede i seguenti giorni di digiuno:

Tutti i venerdi dell'anno, eccetto quando cadono nella feste di Natale o dell'Epifania e nelle altre Feste liturgiche.

I.   I Quaranta giorni della Quaresima
II. Il Mercoled', Venerdi e Sabato nei Quattro tempi liturgici (quatuor anni tempora o Ember Days):

1. Mercoledi, venerdi e sabato dopo la prima domenica di Quaresima
2. Tra la Festa di Pentecoste e la Domenica della Trinità
3. Il 14 settembre
4. Il 13 dicembre

Tra le chiese evangeliche è da segnalare che John Wesley e i primi Metodisti digiunavano tutti i mercoledì e i venerdi dell'anno, eccetto quando cadevano in occasione dei Feste liturgiche. Wesley, divenne a un certo punto della sua vita completamente vegetariano e scelse di fare un solo pasto al giorno (Diario, 7 ottobre 1735)

        - Rev. Dr. Luca Vona, Eremita