Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita evangelico
VIVERE NEL DESERTO NON SIGNIFICA DISERTARE

lunedì 30 novembre 2020

Fermati 1 minuto. Che cercate?

Lettura

Giovanni 1,35-42a

35 Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36 e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». 37 E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38 Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». 39 Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

40 Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41 Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» 42 e lo condusse da Gesù.

Meditazione

Pienamente consapevole del suo ruolo di precursore Giovanni non trattiene a sé i suoi discepoli, ma addita Gesù come l'agnello di Dio (v. 36), colui che viene a togliere i peccati del mondo. Gesù si accorge che due discepoli di Giovanni lo stanno seguendo e si volta verso di loro (v. 38). Egli conosce sempre le nostre disposizioni interiori e quando comprende che desideriamo seguirlo prende l'iniziativa mostrandoci il suo volto. Per prima cosa Gesù chiede a coloro che si pongono alla sua sequela che cosa stanno cercando. La risposta dei due discepoli è per noi di esempio. Chiamandolo "Rabbì", ovvero "Maestro", testimoniano di riconoscere in lui l'autore della saggezza, la Sapienza incarnata. Non ricercano beni e vantaggi materiali, ma cercano il luogo della sua dimora. Sicuramente non trovarono una casa lussuosa come quelle dei dottori della legge, ma compresero che Gesù dimorava presso il Padre. Per questo dopo essersi fermati presso di lui (v. 39), come in una sosta contemplativa, si risveglia in essi l'urgenza dell'annuncio e Andrea, il primo dei chiamati, diviene anche il primo apostolo, testimoniando a suo fratello Simone "Abbiamo trovato il Messia" e conducendolo a Gesù. Andrea ci mostra che la sequela di Cristo, l'incontro del suo sguardo con il nostro, il dimorare in lui, suscitano nel vero apostolo il desiderio di condivisione; la grazia è infatti un tesoro che si accresce comunicandolo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle.

Preghiera

Signore noi ti riconosciamo profeta, sacerdote e re. Concedici di rimanere in te come il tralcio nella vite; per portare frutti di conversione. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

Andrea apostolo. Il primo dei chiamati


Oggi le chiese d'oriente e d'occidente ricordano Andrea, apostolo del Signore. Figlio di Giona e fratello di Simon Pietro, Andrea era originario di Betsaida ed esercitava il mestiere di pescatore. Discepolo del Battista, egli comprese in profondità la testimonianza resa da Giovanni a Gesù di Nazaret e si mise subito alla sequela dell'Agnello di Dio. Andrea fu il «primo chiamato», e si prodigò per portare a Gesù quanti attendevano il Messia. Secondo la tradizione, dopo la morte e resurrezione di Gesù egli annunciò il vangelo in Siria, in Asia Minore e in Grecia. Divenuto pescatore di uomini attraverso l'annuncio della stoltezza della croce, Andrea morì a Patrasso, crocifisso come il suo Maestro. Nel IV secolo, le sue reliquie furono trasferite a Costantinopoli. Finite poi in occidente, esse sono state restituite alla chiesa di Patrasso da papa Paolo VI nel 1974, in segno d'amore verso l'ortodossia, che venera in Andrea il primo arcivescovo della chiesa di Costantinopoli.

ANDREA APOSTOLO, dipinto su tela copia di affresco bizantino
(Andrea apostolo, 6-60 d.C.)

Andrea, dopo essere rimasto con Gesù e aver imparato tutto ciò che Gesù gli aveva insegnato, non tenne chiuso per sé il tesoro, ma si affrettò a correre da suo fratello per comunicargli la ricchezza che aveva ricevuto. Ascolta bene cosa gli disse: «Abbiamo trovato il Messia, che significa Cristo». Questa è la parola di un'anima che con grande ansietà prepara la venuta di lui e attende la sua discesa dai cielo, ed è piena di gioia sovrabbondante quando l'Atteso si è manifestato, e si affretta ad annunziare agli altri la grande novità. L'aiutarsi reciprocamente nella vita spirituale è proprio segno di benevolenza, di amore fraterno, di sincerità d'animo. Guarda anche Pietro: Andrea «lo condusse da Gesù», affidandolo a lui perché imparasse tutto da lui direttamente.
(Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Giovanni 19,1)

Preghiera

Dio di verità,
tu hai concesso ad Andrea
di obbedire senza esitare
alla chiamata di Gesù
e di seguirlo senza dilazione:
accordaci di vivere
nella disponibilità alla tua parola
e di rallegrarci
per essere stati annoverati
tra ali amici di Cristo
tuo Figlio, nostro Signore.

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità di Bose

domenica 29 novembre 2020

Rivestitevi del Signore Gesù

 

COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA PRIMA DOMENICA DI AVVENTO


Colletta

Dio Onnipotente, donaci la grazia di allontanare da noi le opere delle tenebre e rivestirci dell’armatura della luce, ora nel tempo di questa vita mortale, in cui il tuo figlio Gesù Cristo è venuto a visitarci in grande umiltà; affinché nell’ultimo giorno, quando ritornerà nella sua gloriosa maestà, per giudicare i vivi e i morti, possiamo risorgere alla vita immortale, per lui che vive e regna, con te e con lo Spirito santo, nei secoli dei secoli. Amen

Letture

Rm 13,8-14; Mt 21,1-11

"È ora di svegliarvi dal sonno", esorta l'apostolo Paolo. Il tempo di Avvento è il momento liturgico che ci richiama a un profondo risveglio spirituale. Perché l'attesa del Salvatore, e l'incarnazione del Verbo rappresentano uno spartiacque fondamentale nella storia dell'umanità: Cristo è il sole che sorge, nelle tenebre che avvolgono il mondo e la nostra storia individuale.
Questo nostro risveglio deve essere caratterizzato anche da un radicale cambio d'abiti: svestiti delle opere delle tenebre, dobbiamo indossare le armi della luce, il che significa che siamo chiamati a ingaggiare una battaglia, contro tutto ciò che è contrario al comandamento dell'amore, che come ricorda Paolo, sulla scorta della predicazione di Gesù, riassume tutto il Decalogo. Chi ama, non attenta né all'onore, né alla vita, né alla reputazione, né alla proprietà altrui, né si mostra invidioso di quel che Dio ha dato al suo simile.
"Camminiamo onestamente come di giorno": il giorno diviene qui simbolo delle opere buone, ispirate e guidate dallo Spirito, nella fede; mentre la notte è simbolo del nascondimento, in cui si opera il male.
Il modello da seguire è la condotta di Cristo, come esemplificata dal Vangelo: "rivestitevi del Signore Gesù". Ancora una volta torna il tema dell'indossare un abito nuovo.
Ma a fugare le tenebre del peccato in maniera definitiva sarà la luce stessa di Cristo, che egli ci dona in misura della nostra Fede.
La prosepttiva del credente non è ignota e non sono nemmeno i terrori del Giudizio, bensì la scomparsa definitiva della sofferenza, della morte, della disperazione.
Non aspettiamoci però una venuta di Cristo nelle nostre vite espressa in maniera spettacolare: egli nasce in un umile luogo e presenta la propria regalità a dorso di un mulo. Tanta è la sua umiltà. Ma questo ci dimostra anche che la luce della Grazia si irradia e agisce lì dove siamo e con gli strumenti che abbiamo, nella nostra quotidianità.

- Rev. Luca Vona


venerdì 27 novembre 2020

Fermati 1 minuto. Sapere osservare

Lettura

Luca 21,29-33

29 E disse loro una parabola: «Guardate il fico e tutte le piante; 30 quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l'estate è vicina. 31 Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. 32 In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto. 33 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Meditazione

Con la parabola del fico Gesù ci insegna che come c'è un meccanismo di causalità nella natura, così è anche nella storia umana e nell'azione soprannaturale di Dio che la guida. Vi è un tempo che "divora" i nostri giorni, come l'antica divinità Chrons, ma vi è un Kyrios, un Signore del tempo, Cristo, che attua nella storia - nella nostra storia personale e in quella dell'umanità - un piano di salvezza. Non siamo dunque in balìa degli eventi. Anche quando sembra regnare il caos e tutto appare destinato al fallimento, proprio al termine dell'inverno si approssima la primavera e spuntano i primi germogli sulle piante. Così è la parola del vangelo, per la generazione generata nella grazia: un segno e una promessa di speranza, che darà frutto a suo tempo.

Preghiera

Donaci, Signore, uno sguardo capace di cogliere i segni dei tempi, per magnificare l'azione della tua grazia nelle nostre vite e nella storia, in cui realizzi il tuo piano di salvezza. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

Il culto cristiano del Buddha, dal sesto secolo alle scoperte recenti

La Chiesa Cattolica occidentale e la Chiesa maronita celebrano il 27 novembre la memoria di Barlaam e Iosafat.

Barlaam e Iosafat (o Josaphat), anticamente venerati come santi cristiani, sono i protagonisti di un romanzo agiografico, popolarissimo in età medievale, ispirato alla vicenda della conversione del Buddha.

La vita del Buddha venne conosciuta dai cristiani nell'Iran orientale e nell'Asia centrale dove i cristiani vivevano a contatto con i buddisti, con i mazdeisti e i manichei, grazie anche alla diffusione di qualche testo scritto come il Lalitavistara.

La prima redazione del testo, risalente presumibilmente al VI secolo, fu scritta nell'iranica lingua pahlavi, quindi venne tradotto in siriaco e in arabo e da queste derivarono molte altre traduzioni, a partire dal greco. La successiva traduzione in latino, aprì le porte alla diffusione in tutta l'Europa del testo, convertito a sua volta anche in lingue volgari. Il più antico manoscritto che ce la tramanda è del 1021 ed è conservato a Kiev; il suo parente più stretto è al Monte Athos; l'altro del 1064 è ad Oxford.

Il racconto, giunto in Occidente nell'XI secolo ed attribuito a Giovanni Damasceno, conobbe una rapida diffusione e venne ritenuto storico, tanto che i nomi di Barlaam e di Iosafat vennero inseriti nel Martirologio Romano al 27 novembre.

La Leggenda di Barlaam di B.Antelami (Parma, Battistero)

Narra del principe indiano Iosafat al cui padre, pagano, viene predetto che si convertirà al cristianesimo: Iosafat viene quindi tenuto lontano dalle miserie del mondo, in mezzo al lusso ed ai piaceri, ma ciò non gli impedisce di prendere coscienza delle miserie della vita umana (conosce la malattia, la vecchiaia e la morte). Il giovane viene quindi convertito dal santo eremita Barlaam e, divenuto eremita egli stesso, converte al cristianesimo il padre ed i sudditi.

La storia venne in realtà ricalcata sul modello della vicenda della conversione del Buddha (il nome sanscrito Bodhisattva si trasformò in Budasaf e poi in Iosafat; dal nome dell'eremita Balahuar, sdoppiamento del Buddha stesso, si arrivò al nome di Barlaam): venne tradotta in greco e poi in latino, quindi in numerose lingue volgari. Divenne tanto popolare da essere inclusa da Jacopo da Varagine nella sua Legenda Aurea e da ispirare alcune opere di Bernardo Pulci e di Lope de Vega, oltre a numerose opere scultoree, come quella nel Battistero di Parma di Benedetto Antelami, miniature e vetrate, nonché alcune immagini sul mosaico di Otranto.

(Da Wikipedia)

Per approfondire:

Risultati immagini per barlaam e iosafat

giovedì 26 novembre 2020

Fermati 1 minuto. Levate il capo

Lettura

Luca 21,20-28

20 Ma quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua devastazione è vicina. 21 Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano ai monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli in campagna non tornino in città; 22 saranno infatti giorni di vendetta, perché tutto ciò che è stato scritto si compia.
23 Guai alle donne che sono incinte e allattano in quei giorni, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. 24 Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri tra tutti i popoli; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani siano compiuti.
25 Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26 mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
27 Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con potenza e gloria grande.
28 Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Meditazione

La descrizione della venuta gloriosa del Figlio dell'uomo è collocata all'interno di uno scenario apocalittico. La distruzione di Gerusalemme, per opera dei romani, è una prova del fatto che come si è avverata, nel tempo in cui scrive Luca, la predizione di Gesù su di essa, così si avvererà anche il suo annuncio della redenzione finale. Grande fu la rovina della città, nel cui assedio perirono oltre un milione di ebrei e quasi centomila furono deportati (secondo quanto riferisce lo storico Giuseppe Flavio). La sordità ai ripetuti richiami alla conversione ha fatto avverare le profezie degli antichi profeti portando alla distruzione delle istituzioni giudaiche e del culto sacrificale levitico. Non vi sarà più tempio, perché Cristo stesso è sacerdote, altare e sacrificio (Eb 4,14). Egli, che ha camminato nel mondo senza essere riconosciuto dai suoi (Gv 1,10), ritorna nascosto sulle nubi, fino alla sua manifestazione alla fine dei tempi. Come la città santa fu sconvolta dalle potenze nemiche così l'intero cosmo - il sole, la luna, le stelle, il mare - è sovvertito dalla potenza distruttiva del peccato dell'uomo. Ma il Signore ci invita a levare il capo (v. 28), a saper scorgere un senso ultimo nelle vicende, anche tragiche, della storia; a sentire "vicina" la nostra liberazione; infatti: "qual grande nazione ha la divinità così vicina a sé, come il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?" (Dt 4,7)

Preghiera

Vieni, Signore Gesù! Noi ti attendiamo come giudice della storia e liberatore degli oppressi. Non tardare. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona