Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita
VIVERE NEL DESERTO NON SIGNIFICA DISERTARE

venerdì 13 dicembre 2019

John Donne. Questa è la mezzanotte dell’anno


John Donne, “Notturno sopra il giorno di Santa Lucia, che è il più breve dell’anno”

Questa è la mezzanotte dell’anno e lo è del giorno
di Lucia, che per sole sette ore
solleva la sua maschera.
Il sole è esausto e ora le sue fiasche
spremono tenui sprazzi, nessun raggio costante.
Tutta la linfa del mondo è caduta.
L’universale balsamo bevve la terra idropica;
là, quasi a piè del letto, s’è ritratta la vita
morta e interrata. Eppure tutto ciò sembra ridere
appetto a me che sono il suo epitaffio.

Dunque studiatemi, voi che sarete amanti
in altro mondo, un’altra primavera:
sono ogni cosa morta onde operò l’amore
nuova alchimia. Perché una quintessenza
distillò la sua arte anche dal nulla,
da opache privazioni e da scarne vuotezze.
Mi distrusse. E ora mi rigenerano
assenza, buio, morte, le cose che non sono.

Tutti gli altri da tutte le cose
traggono tutto ciò che è buono: vita, anima,
spirito, forma e ne hanno esistenza.
Io, grazie all’alambicco dell’amore,
son la fossa di tutto ciò che è nulla.
Spesso noi due piangemmo
un diluvio e ne fu sommerso il mondo:
noi due. E tramutammo spesso
fino a due caos quando mostrammo cura
d’altri che noi, e talora l’assenza,
rubandoci le anime, fece di noi carcasse.

Ma, grazie alla sua morte (parola che l’offende),
dal primitivo nulla io son fatto elisir;
fossi uomo, dovrei sapere d’esserlo;
preferirei, se fossi bestia, un qualche
fine od un qualche mezzo, se persino le piante,
persin le pietre detestano od amano:
tutto, tutto s’investe di qualche proprietà;
fossi un nulla qualunque, come l’ombra,
dovrebb’esservi un corpo ed una luce. Ma
sono nulla. E non vuole rinnovarsi il mio sole.

Voi, amanti, pei quali il minor sole
a quest’ora è passato in Capricorno
per succhiarne voluttà nuova e donarla a voi,
o voi tutti, godetevi l’estate.
Poiché ella gode la sua lunga festa
notturna, lasciate ch’io m’accinga
verso di lei, lasciate che io chiami quest’ora
la sua Vigilia, la sua Veglia. Questa
è mezzanotte fonda, e dell’anno e del giorno.

John Donne, “Notturno sopra il giorno di Santa Lucia, che è il più breve dell’anno”, da “Poesie amorose, poesie teologiche”, Einaudi, 1971, traduzione di Cristina Campo



Versione in lingua originale

John Donne, A Nocturnal Upon St. Lucy’s Day, Being The Shortest Day

Tis the year’s midnight, and it is the day’s,
Lucy’s, who scarce seven hours herself unmasks;
The sun is spent, and now his flasks
Send forth light squibs, no constant rays;
The world’s whole sap is sunk;
The general balm th’ hydroptic earth hath drunk,
Whither, as to the bed’s feet, life is shrunk,
Dead and interr’d; yet all these seem to laugh,
Compar’d with me, who am their epitaph.

Study me then, you who shall lovers be
At the next world, that is, at the next spring;
For I am every dead thing,
In whom Love wrought new alchemy.
For his art did express
A quintessence even from nothingness,
From dull privations, and lean emptiness;
He ruin’d me, and I am re-begot
Of absence, darkness, death: things which are not.

All others, from all things, draw all that’s good,
Life, soul, form, spirit, whence they being have;
I, by Love’s limbec, am the grave
Of all that’s nothing. Oft a flood
Have we two wept, and so
Drown’d the whole world, us two; oft did we grow
To be two chaoses, when we did show
Care to aught else; and often absences
Withdrew our souls, and made us carcasses.

But I am by her death (which word wrongs her)
Of the first nothing the elixir grown;
Were I a man, that I were one
I needs must know; I should prefer,
If I were any beast,
Some ends, some means; yea plants, yea stones detest,
And love; all, all some properties invest;
If I an ordinary nothing were,
As shadow, a light and body must be here.

But I am none; nor will my sun renew.
You lovers, for whose sake the lesser sun
At this time to the Goat is run
To fetch new lust, and give it you,
Enjoy your summer all;
Since she enjoys her long night’s festival,
Let me prepare towards her, and let me call
This hour her vigil, and her eve, since this

Both the year’s, and the day’s deep midnight is.

Giovanni della Croce e la fiamma dell'amore divino

Giovanni della Croce (1542-1591)
presbitero e religioso

La notte fra il 13 e il 14 dicembre del 1591 si spegne all'età di 49 anni Giovanni della Croce, primo carmelitano ad aver aderito alla riforma del Carmelo operata da Teresa d'Ávila. Juan de Yepes Alvarez era nato a Fontiveros, nella Vecchia Castiglia. Di origini molto povere, dopo un'infanzia assai difficile, per potersi pagare gli studi egli dovette lavorare a lungo come infermiere nell'ospedale degli appestati. Entrato dai Carmelitani a Medina del Campo, per le sue brillanti qualità intellettuali fu mandato a studiare alla celebre università di Salamanca. Uomo dedito a un'ascesi estrema, che gli pregiudicò ben presto l'integrità fisica, Giovanni era sul punto di abbandonare il Carmelo per farsi certosino, quando l'incontro con Teresa d'Avila lo convinse della possibilità di riformare l'Ordine. Egli diede allora vita a una piccola comunità estremamente povera, ma ben presto i suoi superiori gli affidarono responsabilità di rilievo nella formazione intellettuale e spirituale dei novizi. La sua vita divenne allora un pellegrinaggio da una comunità all'altra, durante il quale Giovanni fu spesso osteggiato, a volte oltraggiato e umiliato, e comunque raramente capito dai suoi compagni. In questo itinerario di umiliazione, nel quale egli afferma di aver sperimentato l'abbandono da parte di Dio stesso nella «notte oscura» dell'anima, Giovanni trasse la forza per invocare la «fiamma d'amore» dello Spirito e per scrivere poemi e cantici spirituali che narrano l'unione sponsale dell'anima con Dio, approdo sicuro, secondo la sua esperienza spirituale, per coloro che seguono con fiducia il cammino pasquale del Signore. Per i cattolici egli è dottore della chiesa, gli anglicani lo ricordano come poeta e maestro della fede.

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Giovanni della Croce (1542-1591)

Tracce di lettura

Dove ti sei nascosto,
Amato, lasciandomi a gemere?
Come il cervo corresti,
dopo avermi ferito:
ti uscii dietro gridando, e te n'eri andato.
Pastori, voi che andate
da un ovile all'altro su all'altura:
se per caso vedrete chi più di tutti amo,
ditegli che soffro, languo e muoio.
Cercando il mio amore,
andrò per questi monti e rive,
non coglierò mai fiori,
né temerò le fiere,
e passerò oltre ai forti e alle frontiere.
(Giovanni della Croce, Canzoni tra l'anima e lo Sposo)

Preghiera

O Dio,
che hai guidato san Giovanni della Croce
alla santa montagna che è Cristo,
attraverso la notte oscura
della rinuncia
e l'amore ardente della croce,
concedi a noi di seguirlo
come maestro di vita spirituale,
per giungere alla contemplazione
della tua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Lucia. Il dono totale di sé agli uomini e a Dio

Lucia di Siracusa (+ 304)
martire

il 13 dicembre le chiese d'oriente e d'occidente ricordano il martirio di Lucia, vergine di Siracusa messa a morte al tempo delle persecuzioni di Diocleziano. Vissuta sul finire del III sec., secondo la tradizione Lucia era di nobile famiglia, ed era promessa sposa a un suo concittadino. Recatasi assieme alla madre gravemente ammalata in pellegrinaggio a Catania sulla tomba di sant'Agata, Lucia udì il brano del vangelo in cui si narra dell'emorroissa guarita dopo aver toccato il lembo del mantello di Gesù. Essa esortò allora la madre a fare altrettanto, toccando il sepolcro di Agata, e ne ottenne la guarigione. Tornata allora a Siracusa, Lucia decise di rinunciare al matrimonio e di dare tutti i suoi beni ai poveri. Ma il fidanzato, sentendosi raggirato, la accusò presso le autorità romane di essere cristiana e di opporsi al culto dell'imperatore. Condannata al martirio, Lucia venne prima condotta in una casa di prostituzione, e poi, visto che nessuno riusciva nemmeno ad avvicinarla, fu sottoposta a tormenti e infine uccisa di spada nell'anno 304. Siccome il suo nome in latino ha la stessa radice di «luce», e la sua memoria cade in dicembre, Lucia fu associata fin dall'antichità alla Luce vera venuta nel mondo per redimere ogni uomo: il Cristo, «luce per la rivelazione alle genti» e che le tenebre non possono sopraffare. Sempre per il suo nome, Lucia divenne la santa protettrice dei non vedenti. Le sue spoglie mortali sono custodite a Venezia.

SANTA LUCIA, Cosimo Rosselli 1470
Lucia di Siracusa (+304)

Tracce di lettura

Quando il fidanzato seppe che i suoi beni erano stati tutti dati ai poveri, portò Lucia davanti al console Pascasio e l'accusò di essere cristiana e di non ubbidire alle leggi imperiali. Subito Pascasio le ordinò di sacrificare agli idoli. Lucia rispose: «Visitare i poveri e aiutarli nelle loro miserie è un sacrificio che piace a Dio: io non ho ormai più ricchezze da offrire ma soltanto me stessa che offro vittima al Dio vivente». (Jacopo da Varagine, Leggenda aurea)

Preghiera

Dio nostro redentore,
tu hai dato luce al mondo
che era nelle tenebre
grazie alla forza sanante
della croce di Cristo:
effondi su di noi quella luce,
ti preghiamo,
affinché possiamo,
assieme alla tua martire Lucia,
con la purezza delle nostre vite,
riflettere la luce di Cristo
e per opera della sua passione
giungere alla luce della vita senza fine.
Attraverso Gesù Cristo
tuo Figlio, nostro Signore,
che vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito santo,
un solo Dio, ora e sempre.

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

giovedì 12 dicembre 2019

Dio si compiace di essere importunato

Rivolgiti dunque a Dio con una opportuna, importuna, umile e continua, perseverante e fervente orazione: fa' davanti a Dio la parte di chi è continuamente nel bisogno. Qui sulla terra i poveri si rendono seccanti e molesti, se si presentano spesse volte davanti ai ricchi; ma con Dio la cosa va diversamente, poiché per quanto lo preghi e importuni, sia per te, sia in favore del tuo prossimo, egli non si annoia o disturba minimamente; anzi, più ti trattieni nella preghiera e insisti nel pregarlo e importunarlo, e più gli dai piacere.
Infatti, egli, per quanto dia, non si impoverisce né diminuiscono le sue ricchezze; e neppure si infastidisce della nostra importunità, o si nausea della nostra povertà e miseria; anzi si diletta quanto mai nel vedere in noi questa santa avarizia e questa cupidigia delle virtù e beni spirituali.
Quindi, in qualunque necessità o bisogno, tuo o altrui, dopo aver usato l'industria umana e naturale, ricorri a Dio.
Sia egli il sicuro rifugio nelle tue sollecitudini e nelle tue premure, nei tuoi timori e pericoli; né devi vergognarti andando da lui ogni momento a supplicarlo per diverse persone o bisogni, anzi allora devi avere maggior fiducia in Dio. Sarai esaudito a misura della confidenza che avrai in lui. Dunque ricorri a Dio in qualunque tuo bisogno, e chiedi da lui consiglio e soccorso.

        Lanspergio, certosino (+1539); Opera omnia, t. 2, p. 35

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Lanspergio (1489-1539)

mercoledì 11 dicembre 2019

Il purgatorio nella teologia del metodista Jerry Walls

Pubblico qui di seguito la traduzione di un articolo che reputo interessante in merito alla "rinascita" del tema del purgatorio tra protestanti ed evangelici
Premetto che, personalmente, non credo nella versione un po' "educorata" di santificazione post-mortem che ci offre il teologo metodista Jerry Walls. La santificazione, ci insegna il Vangelo, è un processo di spoliazione (kenosis) la cui "Via" è indicata da Gesù Cristo, è, anzi, Cristo stesso, "Via, Verità e Vita" (Gv 14,6); un processo di spoliazione che va dall'assunzione da parte del Logos eterno della natura umana fino alla Croce e alla discesa agli inferi. Poiché nessun discepolo è più grande del proprio maestro (Mt 10,24) Gesù chiede a chi vuole andare dietro a lui di rinnegare se stesso, prendere la propria croce e seguirlo (Mt 16,24). La mia idea di purgatorio, dunque, è quella di uno stato spirituale più che di un luogo fisico, in cui l'anima sperimenta una sofferenza (tradizionalmente rappresentata da fiamme spirituali) pari alla consapevolezza delle proprie colpe e dei propri difetti alla luce della gloria di Dio, manifestatasi dopo la morte. La comunione dei santi, ovvero tra i credenti in Cristo, continua dopo la morte, perché forte come la morte è l'amore (Ct 8,6); per tale ragione la stessa grazia di Dio desidera (anche se non sarebbe obbligata a farlo) che i credenti si aiutino reciprocamente nel processo di santificazione, attraverso un legame di comunione e di carità che coinvolge la stessa relazione tra i vivi e i morti nella fede. La mia posizione è, dunque, palesemente cattolica, nella definizione espressa dal Concilio Vaticano II.
Fatta tale premessa, ritengo che la presa di posizione, anzi, la grande dedizione all'approfondimento del tema, da parte del teologo metodista Jerry Walls e di altri protestanti ed evangelici come il teologo e fisico John Polkinghorne, il teologo e biblista John Bertram Phillips, e molti altri anglicani; in ambito presbiteriano George MacDonald e William Barclay (le cui posizioni mi riservo di trattare in altri post) è davvero sorprendente. - Rev. Dr. luca Vona, Eremita

A painting from "Les Très Riches Heures du duc de Berry," which shows purified souls in Purgatory. The souls are trapped in water, fire, on rocky and grassy land, where the are rescued by Angels.
Dal Codice miniato Les Très Riches Heures du duc de Berry (1412 circa)

- Da "Religion News Service, 29 ottobre 2014" -

Il 2 novembre, in quello che è noto come "il giorno dei defunti" (All Souls' Day in ambito anglosassone), i cattolici di tutto il mondo pregheranno per i loro cari defunti e per tutti coloro che sono passati da questa vita a quella successiva. A loro si unirà il teologo metodista Jerry Walls.

"Non ho alcun problema a pregare per i morti", dice Walls senza esitazione, il che è insolito per un affiliato della Chiesa Metodista Unita (United Methodist Church) che frequenta una chiesa anglicana e insegna filosofia cristiana all'Università Battista di Huston (Houston Baptist University).

La maggior parte delle tradizioni protestanti ha respinto con forza la "dottrina romana" del purgatorio dopo la Riforma circa 500 anni fa. Il disagio protestante con il purgatorio non è diminuito molto da allora: non è ancora possibile trovare un riferimento simile nella Bibbia, dicono i critici, e l'idea che si possa pregare perché un defunto possa andare in paradiso sa di salvezza mediante le buone opere.

I morti sono o in paradiso o all'inferno, dicono. Non c'è via di mezzo, e certamente nulla può fare la vita per cambiarlo.

Molti cattolici non sembrano prendere sul serio il purgatorio come una volta, vedendolo come un foraggio per gli scherzi o come "l'anticamera del paradiso", una spiacevole stazione di passaggio che è solo marginalmente più attraente dell'inferno.

Ma Walls è il principale esponente di uno sforzo per convincere i protestanti - e forse alcuni cattolici - che il purgatorio è un insegnamento che possono e dovrebbero abbracciare. E sta riscuotendo un certo successo, anche tra alcuni evangelici, che non si vede da secoli.

"Spesso ricevo reazioni negative", ha detto Walls a proposito dei suoi primi sforzi, iniziati più di un decennio fa, per presentare il purgatorio ai protestanti. "Ma quando ho iniziato a spiegarlo, non ha causato molto choc."

Il principale lavoro di Walls sull'argomento, Purgatory: The Logic of Total Transformation, è stato pubblicato nel 2012 e completa una trilogia su paradiso, inferno e vita ultraterrena. Ha sintetizzato le sue idee in un volume pubblicato dalla Brazos Press, che si rivolge ai lettori evangelici e sta scrivendo un saggio sul purgatorio per una raccolta sull'inferno pubblicata dall'editore evangelico Zondervan.

Walls e altri teologi protestanti che recuperano l'idea di purgatorio si fondano su tre presupposti fondamentali.

1. La parola "purgatorio" non è nella Bibbia, ma l'idea è lì

Il Nuovo Testamento chiarisce che devi essere santo per entrare in paradiso: "Senza santità nessuno vedrà il Signore", come dice la lettera agli ebrei. "Nulla di impuro potrà mai entrare" nel paradiso, aggiunge l'autore del Libro dell'Apocalisse. La solita spiegazione protestante è che questa trasformazione avviene in un istante, al momento della morte.

"Quindi tutti credono nel purgatorio", ha detto Walls. "L'unica domanda è quanto dura e come succede". Per Walls, il purgatorio (o come si desidera chiamarlo) è "una naturale implicazione teologica" che "ha senso delle cose che vengono insegnate nella Bibbia".

2. ha ancora a che fare con la grazia, non con le opere

I critici del purgatorio affermano che si trattava di un'invenzione del cattolicesimo medievale, e infatti Roma definì esplicitamente la dottrina solo nel tredicesimo secolo. Dante scrisse la sua "Divina Commedia" alcuni decenni dopo, che cementava l'immagine popolare del purgatorio (e quella dell' inferno).

Nel quindicesimo secolo, il purgatorio veniva sfruttato come un sistema per fare soldi da predicatori e inquisitori come Johann Tetzel, il frate tedesco la cui vendita di indulgenze per la remissione dei peccati scatenò l'ira di riformatori come Martin Lutero. "Predicano solo dottrine umane che affermano che non appena la moneta penetra nella cassa del denaro, l'anima vola fuori dal purgatorio", come affermava Lutero.

Ma i cattolici sostengono che i primi cristiani pregavano per le anime dei defunti e che la dottrina del purgatorio non doveva essere cancellata semplicemente perché se ne era abusato.

Walls è d'accordo. Aggiunge che il tempo trascorso in purgatorio non è una questione di "guadagnare" una via per il paradiso, ma è un'estensione del viaggio verso la santità. I credenti cooperano tra loro in tale processo di santificazione mentre sono vivi, con l'aiuto della grazia, e ha senso che continuino a farlo quando un'altro credente muore. "Se pensi che Dio prenda sul serio la nostra libertà, è improbabile che ci "tagli fuori" dalla grazia, unilateralmente, al momento della morte", afferma Walls.

3. Il Purgatorio non è la camera delle torture di Dio

Per molto tempo, il purgatorio è stato visto come una questione di disciplina, una sorta di esperimento di dolore controllato che un'anima deve subire prima di poter passare in paradiso (dopo un certo numero di anni, che divenne spesso oggetto di calcoli contorti sul valore relativo di peccati mortali e veniali).

Negli ultimi anni, l'enfasi è passata dal "soddisfare" la giustizia di Dio attraverso riparazioni dolorose a un processo di santificazione.

Questa versione rielaborata del purgatorio è qualcosa che ha incuriosito alcuni protestanti e sembra averne conquistato più di uno.

"Suggerire che i cristiani si trovino in una sorta di ascensore in caduta libera o in una salita senza soste al momento della morte [perché così predestinati, ndt] è suggerire che coloro che lavorano duramente sulla santità in questa vita stanno sprecando i loro sforzi", John G. Stackhouse, Jr., un famoso autore evangelico al Canada's Regent College ha commentato in un saggio pubblicato dal The Christian Century. le idee di Walls.

La santificazione, ha affermato Stackhouse, “rimane un processo impegnativo e incrementale che non può essere messo in corto circuito con la morte. Perché dovremmo pensare a una drastica rottura nel momento con la fine della vita? ”Nello stesso numero, Roger Olson, teologo del seminario della Baylor University, offre un' ampia recensione del libro di Walls.

Walls e altri hanno anche citato il convertito inglese e apologista cristiano, C.S. Lewis, un eroe degli evangelici di oggi, che ha scritto che credeva nel purgatorio, sebbene lo vedesse più come un viaggio dal dentista che nella versione di Dante.

La squadra di teologi protestanti ed evangelici che stanno riabilitando l'idea del purgatorio è potente, ma il dibattito è ancora in crescita e la resistenza continua, specialmente tra gli evangelici.

Scot McKnight, autore popolare e professore di Nuovo Testamento al Northern Seminary fuori Chicago, si è etichettato "persuadibile" sull'idea del purgatorio ma ha concluso in una serie di post sul blog sugli scritti di Walls che rimane "non convinto" per diversi motivi, principalmente perché "non ci sono prove nel Nuovo Testamento per il purgatorio inteso come "seconda possibilità".

La rivista online Credo lo scorso anno ha dedicato un intero numero alla domanda, intitolata: "Purgatorio: una dottrina evangelica?" Il risultato è stato decisamente negativo:

"Certamente questo tema odora ancora di salvezza mediante le opere, anche se rivestito in modo diverso", ha scritto Matthew Barrett, della Chiesa Battista del Sud ed editore esecutivo di Credo. "Che choc sarebbe stato per Lutero e Calvino vedere gli evangelici non solo ignorare le nostre differenze con i cattolici romani su questioni tanto grandi quanto la giustificazione per sola fede, ma persino spingersi fino all'adozione di dottrine cattoliche romane come il Purgatorio".

Walls, tuttavia, afferma che dopo cinque secoli di condanne protestanti della dottrina sul purgatorio, ci vorrà del tempo prima che la discussione abbia davvero inizio: "Penso che nei prossimi dieci anni, il purgatorio si svilupperà come una conversazione seria".




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