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Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto
Ministro della Christian Universalist Association
Ministro della Christian Universalist Association
giovedì 5 novembre 2026
William Temple, precursore dell'ecumenismo
Fermati 1 minuto. Far quadrare i conti
Lettura
Luca 16,1-8
1 Diceva anche ai discepoli: «C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. 2 Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. 3 L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. 4 So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. 5 Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: 6 Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. 7 Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta. 8 Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Sintesi
L’amministratore della parabola non è disonesto ma scaltro: rinuncia al suo guadagno per farsi amici i debitori. Facciamo lo stesso nelle cose spirituali: rimettiamo i debiti prima che ci sia chiesto conto.
Commento
Quanti beni ci ha dato Dio da amministrare? Qual è la porzione della grazia che abbiamo ricevuto? E cosa ne abbiamo fatto? «A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più» (Lc 12,48)
Verrà il giorno, alla sera della nostra vita, in cui ci verrà chiesto conto della nostra "amministrazione", una vera "resa dei conti", un redde rationem, che non potrà che trovare noi, "servi inutili" (Lc 17,10) in difetto verso il padrone di casa. Ma il protagonista di questa parabola più che "disonesto" è scaltro: questo il significato della parola greca phrónimos.
Nell'agire per conto del proprio padrone, nel medio-oriente antico era consentito agli amministratori praticare forme di usura. L'amministratore scaltro sembra rinunciare al proprio profitto per ingraziarsi i debitori, in vista di un suo probabile bisogno futuro.
La parabola assume così un valore escatologico e rimanda alla fine dei tempi, quando i nostri debiti saranno rimessi nella proporzione in cui li abbiamo rimessi ai nostri debitori: «Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui» (Mt 5,25).
Siamo chiamati a imitare nelle cose spirituali il modo di agire dell'amministratore scaltro in quelle materiali. Rinunciamo alla nostra parte di guadagno e facciamo "quadrare i conti" finché abbiamo tempo.
Preghiera
Signore, che hai riversato su di noi i tesori della tua grazia, insegnaci ad amministrarli con giustizia e ad agire con misericordia verso i nostri debitori. Amen.
- Rev. Dr. Luca Vona
mercoledì 4 novembre 2026
Fermati 1 minuto. Dio non si dà pace
Lettura
Luca 15,1-10
1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». 3 Allora egli disse loro questa parabola: 4 «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? 5 Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, 6 va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. 7 Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. 8 O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? 9 E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. 10 Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Sintesi
Gesù rivela il cuore della misericordia divina: Dio cerca per primo ogni peccatore smarrito e si rallegra per la sua conversione, come il pastore per la pecora e la donna per la moneta ritrovate.
Commento
In questo episodio, come in diversi altri dei Vangeli, Gesù dimostra di non temere di essere considerato un amico dei peccatori. Il mormorare degli scribi e dei farisei è occasione per esprimere il cuore del suo annuncio: la misericordia di Dio, che "non si dà pace" finché non ritrova ciò che è perduto.
La prima parabola presenta un pastore che ha smarrito una sua pecora attraversando un luogo deserto. I pastori in medio oriente erano responsabili verso il loro padrone per ogni pecora del gregge.
La pecora ha perso il suo padrone, ha perso la comunione con il suo gregge e ha perso se stessa "nel deserto", in una terra ostile, che la espone al pericolo dei predatori.
I rabbini non negavano la possibilità per il peccatore di essere perdonato da Dio a seguito di un sincero ravvedimento, ma queste due parabole rimandano a una immagine di Dio che cerca egli per primo, con sollecitudine, l'uomo smarrito.
Dio non solo non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva, come afferma il profeta Ezechiele (Ez 33,11); egli lo cerca per primo.
Mentre i farisei e gli scribi mormorano sulla terra, Dio e gli angeli si rallegrano nei cieli per il peccatore ritrovato.
Dio si rallegra non solo quando si convertono le moltitudini ma anche quando si converte un singolo peccatore. Si rallegra più per un peccatore che si converte che per una intera chiesa di "giusti" o persone che si presumono tali.
Così Gesù offre l'esempio della dramma perduta. Quella moneta, il cui valore è pari a una giornata di lavoro, è simbolo della nostra anima, su di essa è impressa l'immagine di Dio, cui apparteniamo. Si è perduta tra la polvere e la sporcizia, ma la donna accende la lucerna e spazza con attenzione la casa, finché la trova e la ripone tra i propri beni. Cos'è una moneta nel tesoro immenso di Dio? Eppure egli non smette di cercare finché non l'ha ritrovata.
Il Signore ci guida con il suo vangelo per farsi trovare; spazza la casa, ripulendoci da ogni peccato e facendoci venire alla luce della grazia.
Preghiera
Signore, che non vuoi che alcuno si perda, concedici di essere trovati dalla tua misericordia, così da poter gioire con te nella gloria senza fine. Amen.
- Rev. Dr. Luca Vona
martedì 3 novembre 2026
Fermati 1 minuto. Nulla anteporre
Lettura
Luca 14,25-33
25 Siccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: 26 «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 27 Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. 28 Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? 29 Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: 30 Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. 31 Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 32 Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. 33 Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Sintesi
Gesù non cerca folle adulanti ma veri discepoli: chiede di amare tutto in lui, senza anteporgli nulla. Sedendoci a discernere scopriamo la nostra povertà: solo la grazia ci rende fedeli.
Commento
L'obiettivo di Gesù non è di radunare folle adulanti ma di fare veri discepoli. Egli non adatta mai il suo messaggio ai desideri della maggioranza, ma espone chiaramente gli alti costi del discepolato. In questo passo evangelico Gesù pone due domande in forma di parabola volte a scoraggiare coloro che si donano a metà o che prendono superficialmente l'impegno da assumere.
«Nulla anteporre all'amore di Cristo» (Nihil amori Christi praeponere) ammonirà Benedetto da Norcia (Regola 4,21), riassumendo questo passo evangelico, in cui Gesù ci chiede di "relativizzare" gli stessi legami familiari.
L'odio menzionato da Gesù (v. 26) è un semitismo che sta per "amare meno". Il senso della frase è che per essere davvero suoi discepoli ogni cosa - compresa la nostra stessa vita - deve essere amata in lui, nella misura in cui non si oppone a lui.
Il sacrificio che la sequela comporta trova il suo distintivo nella croce di Cristo, che ogni discepolo è chiamato a prendere su di sé. Poiché questa scelta è impegnativa per ciò che comporta, anche di eroico, le due brevi parabole esposte da Gesù invitano a un attento discernimento. Di qui il richiamo a "sedersi" (v. 28), avendo piena coscienza di dover portare a compimento l'impegno assunto.
Ma è proprio quando ci mettiamo seduti e facciamo silenzio, quando le acque agitate della nostra anima si placano e siamo in grado di rispecchiarci in essa, è proprio in quel momento che siamo faccia a faccia con la nostra vulnerabilità e la nostra povertà di mezzi. Allora comprendiamo che solo la grazia di Dio può insegnarci a essere fedeli: «Sta' in silenzio davanti al Signore e spera in lui» (Sal 36,7).
Preghiera
Insegnaci, Signore, un amore ordinato e incondizionato; il tuo Spirito infonda coraggio ai nostri cuori e la tua grazia ci assista nella battaglia contro le potenze di questo mondo. Amen.
- Rev. Dr. Luca Vona
Richard Hooker, il Maestro della teologia anglicana
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| Richard Hooker (1544-1600) |
