Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

lunedì 17 maggio 2021

Fermati 1 minuto. "Io non sono solo"

Lettura

Giovanni 16,29-33

29 Gli dicono i suoi discepoli: «Ecco, adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini. 30 Ora conosciamo che sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». 31 Rispose loro Gesù: «Adesso credete? 32 Ecco, verrà l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
33 Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!».

Meditazione

Gesù in questo dialogo con i discepoli mette in rilievo la differena che intercorre tra credere in lui come proveniente da Dio e comprendere il suo disegno di salvezza, che comprende l'ora buia della croce.

Pur conoscendo in anticipo che i suoi discepoli lo abbandoneranno nell'ora della prova Gesù non li respinge, ma infonde in loro fiducia, proclamando al presente la sua vittoria sul mondo.

La fedeltà nella tribolazione può essere mantenuta solo mediante l'umiltà. Anche quando troviamo conforto nella grazia non dobbiamo dimenticare la nostra fragilità e la possibilità di trionfare sulle tentazioni confidando in Cristo e non in noi stessi. La domanda che Gesù rivolge ai discepoli entusiasti per l'aver conosciuto la sua natura divina interpella anche noi: "Adesso credete?"

Per tutti noi giunge un'ora di cui non siamo capaci di portare il peso. Tutti gli apostoli, a partire da Pietro, hanno sperimentanto con delusione e sofferenza l'incapacità di restare fedeli al Signore. La testimonianza della verità ha un prezzo da pagare che non siamo capaci di corrispondere a soli. Ma la Verità stessa ci ha riscattati, a prezzo del suo sangue.

Con Paolo possiamo dire: "Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: 'Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello'. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati" (Rm 8,35-37).

Se non temeremo di attraversare con Cristo, nostro pastore, la valle oscura della tribolazione, giungeremo con lui a quella pace che consiste nel condividere la comunione del Figlio con il Padre, potremo dire con lui: "io non sono solo, perchè il Padre è con me" (v. 32).

Preghiera

Confermaci nella fede Signore e donaci l'umiltà di comprendere che non possiamo salvarci da soli; affinché possiamo trovare in te la vittoria sulle tribolazioni e la pace che nessuno potrà toglierci. Amen.

domenica 16 maggio 2021

Voci dal Carmelo

Bisogna che l'anima abbia un costante desiderio di imitare Cristo in ogni sua azione, conformandosi ai suoi esempi, sui quali mediti per saperli imitare e per comportarsi in ogni sua azione come Egli si diporterebbe. - Giovanni della Croce

Eccellere nella carità

COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA DOMENICA DOPO L'ASCENSIONE

Colletta

O Dio, re della gloria, che hai esaltato il tuo unico figlio Gesù Cristo con grande trionfo nel regno dei cieli; ti supplichiamo di non lasciarci senza conforto, ma di mandare il tuo Santo Spirito a consolarci e ad esaltarci nello stesso posto in cui ci ha preceduti il nostro Salvatore Gesù Cristo, che vive e regna con te e con lo stesso Spirito Santo, unico Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Letture

1 Pt 4,7-11; Gv 15,26-27;16,1-4

Nell'attesa del suo ritorno, come Signore del tempo che porta a compimento tutte le cose Gesù non ci lascia soli ma ci promette il Consolatore. 

I credenti ne hanno bisogno, perché lo Spirito di verità, sarà con loro mentre imperverseranno la violenza e la menzogna: "chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio" (Gv 16,2). 

Questa è "la loro ora", in cui le forze ostili al vangelo, che hanno messo a morte colui che ha vinto la morte, crederanno di poter ancora cambiare la storia, che invece è ormai stata orientata verso la liberazione finale nel Cristo veniente. 

Tutto l'odio che si era riversato contro Gesù durante la sua vita ora si scatena contro i credenti, ma il Consolatore proclamerà la giustizia di Cristo e assicurerà la condanna della potenza demoniaca che ora domina il mondo.

In questa travagliata attesa i cristiani sono chiamati a distinguersi - come esorta Pietro nella sua prima lettera - per moderazione e sobrietà. La loro vita è proiettata verso Dio e verso le necessità del prossimo, nella dedizione alla preghiera (1 Pt 4,7) e all'ospitalità (1 Pt 4,9), all'accoglienza, al servizio degli altri, secondo la grazia ricevuta dallo Spirito. 

Due sono i grandi ministeri che distinguono gli l'apostoli: "chi parla... con parole di Dio", dedicandosi alla predicazione e "chi esercita un ufficio", ovvero chi esercita la diakonìa, che si esplica nel servizio liturgico o nell'assistena dei poveri.

Gesù ci chiama a rendergli testimonianza (Gv 15,26-27) in una laboriosa attesa; possiamo farlo nei tempi, nei luoghi, nei modi che appartengono al nostro specifico stato di vita nel mondo, che è poi il carisma che ci è stato assegnato. Tutti siamo chiamati, in modo diverso, a eccellere nella carità (1 Pt 4,8).

- Rev. Dr. Luca Vona

venerdì 14 maggio 2021

Isacco di Ninive. L'umiltà e la compassione

Isacco il Siro (o di Ninive) nacque nella prima metà del VII secolo nella regione del Qatar, sulle rive del Golfo Persico.
Ordinato vescovo dal catholicos di Seleucia-Ctesifonte tra il 661 e il 681, gli fu affidata la chiesa di Ninive. Ma dopo soli cinque mesi egli abbandonò il servizio episcopale, ritirandosi nel monastero di Rabban Shabur, nell'attuale Iran. Qui trascorse gli ultimi anni di vita e, divenuto cieco per «l'assidua lettura della Scrittura», dettò i suoi insegnamenti spirituali ai discepoli che li misero per iscritto. Alla sua morte, avvenuta verso la fine del VII secolo, Isacco fu sepolto nello stesso monastero di Rabban Shabur. 

ISACCO DI NINIVE
Isacco di Ninive (VII sec.)

Il suo insegnamento, trasmesso da due collezioni di discorsi, fu riconosciuto fin dal IX secolo come uno dei pilastri della spiritualità cristiana; e, nonostante le lacerazioni ormai ben profonde tra le chiese, questi scritti conobbero una straordinaria diffusione, come testimoniano le antiche traduzioni in greco, arabo, georgiano, etiopico, slavone e latino. Profondo conoscitore dell'umano oltre che del divino, appassionato investigatore dell'incarnazione di Cristo, Isacco invita a leggere nell'umano il divino e nel divino l'umano: «Sforzati di entrare nella stanza del tesoro del tuo cuore e vedrai il tesoro del cielo ... Trova la pace in te stesso, e sia la terra che il cielo ti ricolmeranno di pace». Tutto però dev'essere custodito da quelli che sembrano essere i due contrafforti del suo insegnamento spirituale: l'umiltà e la compassione. Così riassume il suo pensiero un monaco arabo del IX secolo: «Isacco ha predicato con insistenza l'amore della misericordia, che è il fondamento dell'adorazione, e l'umiltà che è il baluardo della virtù».
La data odierna è quella dell'unico antico sinassario orientale che riporta espressamente la memoria di Isacco di Ninive.

Tracce di lettura

C'è un'umiltà che viene dal timore di Dio, e ce n'è una che viene dall'amore di Dio. C'è chi è stato reso umile dal timore di lui, e c'è chi è stato reso umile dalla gioia di lui. All'uno si accompagna la compostezza delle membra, l'ordine nei sensi e un cuore sempre contrito; all'altro invece una grande dilatazione e un cuore che fiorisce e che non può essere contenuto. (Isacco di Ninive, Discorsi spirituali)

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Fermati 1 minuto. Lucida scelta

Lettura

Giovanni 15,9-17

9 Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10 Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11 Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
12 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. 13 Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. 14 Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. 15 Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. 16 Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17 Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.

Meditazione

Gesù prepara i discepoli all'evento della sua passione svelandone il senso come segno d'amore supremo. Coloro per i quali egli dona la vita non possono più essere chiamati servi, ma amici (v. 15). L'amicizia autentica è questo: uscire da se stessi per vivere della gioia dell'altro. 

Tesoro prezioso quanto raro la vera amicizia. Quanto è difficile trovare qualcuno disposto a privarsi di qualcosa di veramente essenziale per l'amico? Gesù versa il suo sangue per i suoi amici, ma a noi può risultare difficile donare anche solo un'ora del nostro tempo, tra gli impegni messi in calendario. 

Il vangelo ci esorta a chiederci qual è la nostra "agenda", nel senso etimologico del termine: il nostro programma di vita. Forse non saremo chiamati al martirio morendo per il nome di Cristo, ma certamente siamo chiamati a vivere nel suo nome, il che significa sencondo la sua testimonianza (è questo il significato della parola greca "martirio"). 

Restiamo nella sua amicizia facendo ciò che ci ha comandato (v. 14). Perché il suo comandamento è un giogo dolce e un carico leggero (Mt 11,30): "amatevi gli uni gli altri" (v. 17). 

Certo l'amore cristiano non è semplicemente eros, piacere nell'appropriazione dell'altro, che è in definitiva amor proprio, ma è agape, amore oblativo, validato dalla croce, ovvero dal rinnegamento di sé per fare spazio ai bisogni e alla gioia dell'amico. Una vera e propria "eresia" per la religio (la norma di vita) del mondo. 

Eresia ovvero "scelta", ovvero decisione consapevole, lucida, contraria all'ottusità che imperversa nelle regioni dell'ego, ripiegato su di sé in una compulsiva autofagia. 

Eresia anche rispetto all'etica di quella religiosità retributiva incapace di comprendere il dono gratuito o addirittura immeritato. In quanto scelta il comandamento dell'amore richiede il requisito della fede, non dipende dall'emotività ma da un dono soprannaturale.

Gesù ci ha scelti (v. 16), anche noi siamo chiamati a sceglierlo, quando si presenta a noi sotto le vesti del nostro prossimo affamato di amiciza, compassione, amore.

Preghiera

Il privilegio dell'amore che ci hai donato, Signore, ci spinga a farci tuoi imitatori, attenti e generosi verso le necessità del nostro prossimo. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

Mattia apostolo. È Dio che sceglie

A seguito del tradimento di Giuda, dopo la morte e resurrezione di Gesù gli apostoli ritennero necessario riportare a dodici il loro numero totale, poiché Gesù stesso lo aveva stabilito, profetizzando che i Dodici, alla sua venuta nella gloria, si sarebbero seduti su dodici troni per giudicare le dodici tribù d'Israele.
Mattia aveva seguito Gesù e ascoltato il suo insegnamento fin dall'inizio della sua predicazione, ed era stato fra i testimoni della resurrezione. Aveva dunque i requisiti indispensabili per entrare a far parte del collegio apostolico.

APOSTOLO MATTIA, Duccio di Buoninsegna
San Mattia apostolo (?-ca. 80 d.C.)

L'elezione di Mattia, che a un primo sguardo potrebbe sembrare affidata al caso, testimonia in realtà che a scegliere i suoi ministri è Dio stesso. Per questo, diverse chiese hanno mantenuto lungo i secoli un sistema analogo di elezione quando si tratta di scegliere fra candidati egualmente degni a un incarico ecclesiale, come la chiesa copta e quella serba, che ancor oggi affidano all'estrazione effettuata da un bambino bendato la scelta del loro nuovo patriarca.
Non si sa con precisione dove Mattia abbia poi svolto il suo ministero, e neppure dove sia morto. Secondo un'antica tradizione egli portò il vangelo in Etiopia e qui donò la vita per Cristo nel martirio.

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose