Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita evangelico
VIVERE NEL DESERTO NON SIGNIFICA DISERTARE

giovedì 29 ottobre 2020

James Hannington. Protomartire anglicano in Uganda

 Il 29 ottobre la Chiesa anglicana ricorda James Hannington, primo vescovo anglicano dell'Africa equatoriale martire in Uganda.


James Hannington (1847-1885)

Tra le nuove nazioni dell'Africa, l'Uganda è prevalentemente cristiana. Il lavoro missionario iniziò nel 1870 con il favore del re Mutesa, che morì nel 1884. Tuttavia, suo figlio e successore, il re Mwanga, si oppose a tutte le presenze straniere, comprese le missioni cristiane.

James Hannington, nato nel 1847, fu inviato dall'Inghilterra nel 1884 dalla Chiesa anglicana come vescovo missionario dell'Africa equatoriale orientale. Mentre viaggiava verso l'Uganda, fu catturato dagli emissari del re Mwanga. Lui e i suoi compagni furono trattati con brutalità, una settimana dopo, il 29 ottobre 1885, molti di loro furono messi a morte. Le ultime parole di Hannington furono: "Vai a dire al tuo padrone che ho acquistato la strada per l'Uganda con il mio sangue".

Il primo martire nativo fu il cattolico romano Joseph Mkasa Balikuddembe, che fu decapitato dopo aver rimproverato il re per la sua dissolutezza e per l'omicidio del vescovo Hannington. Il 3 giugno 1886 un gruppo di 32 uomini e ragazzi, 22 cattolici romani e 10 anglicani, furono bruciati sul rogo. La maggior parte erano giovani paggi della casa di Mwanga, dal loro capo, Charles Lwanga, al tredicenne Kizito, che morì "ridendo e chiacchierando". Questi e molti altri cristiani ugandesi hanno sofferto per la loro fede allora e negli anni successivi.

Nel 1977 l'arcivescovo anglicano Janani Luwum ​​e molti altri cristiani subirono la morte per la loro fede sotto il tiranno Idi Amin.

Grazie in gran parte alla loro comune eredità di sofferenza per il loro Maestro, i cristiani di varie comunioni in Uganda sono sempre stati in ottimi rapporti tra loro.

Fermati 1 minuto. La maternità di Dio

Lettura

Luca 13,31-35

31 In quello stesso momento vennero alcuni farisei a dirgli: «Parti, e vattene di qui, perché Erode vuol farti morire». 32 Ed egli disse loro: «Andate a dire a quella volpe: "Ecco, io scaccio i demòni, compio guarigioni oggi e domani, e il terzo giorno avrò terminato". 33 Ma bisogna che io cammini oggi, domani e dopodomani, perché non può essere che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.

34 Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! 35 Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta. Io vi dico che non mi vedrete più, fino al giorno in cui direte: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"»

Meditazione

L'avvertimento dei farisei a Gesù può essere interpretato come una effettiva volontà di metterlo in guardia dal pericolo di essere ucciso e, in questo caso, sarebbe l'unica nota positiva su di loro nel vangelo di Luca; ma molti esegeti vedono nell'avviso dei farisei, la volontà di allontanare Gesù dalla Galilea per mandarlo in Giudea, dove, realmente, avrebbe corso il pericolo di essere messo a morte dal sinedrio. Quel che appare evidente è la risposta ferma di Gesù, che resta fedele nel portare a compimento la volontà di Dio, instaurando il Regno attraverso esorcismi e guarigioni. Con la sua autorità profetica e messianica Gesù definisce Erode una volpe, animale che nell'Antico tstamento è associato alla devastazione della vigna del Signore, ma nella leteratura rabbinica, stante la sua limitata pericolosità, era utilizzata anche per simboleggiare una persona di scarso valore. Gesù si ostina a proseguire nel suo cammino, rifiutando di far disegnare il suo itinerario dalla paura. Gesù si ostina nell'amore per Geruslamme, che dopo aver rifiutato tanti profeti si appresta a metterlo a  morte. Qui utilizza una immagine di grande originalità e bellezza nella letteratura biblica: quella di una chioccia che raccoglie i suoi pulcini sotto le ali. L'immagine di un amore materno verrà ripresa e sviluppata da mistici medievali quali i certosini Margherita d'Oingt e Ludolfo di Sassonia. Sì, Dio è madre; e il suo amore, come quello di una madre ,è sollecito, incondizionato. Spetta a noi farci trovare dalla sua grazia, per crescere in santità e giustizia.

Preghiera

Infondi nei nostri cuori, Signore, il coraggio di desiderare quanto ci hai comandato e la grazia di portarlo a compimento. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

mercoledì 28 ottobre 2020

Fermati 1 minuto. Li chiamò apostoli

Lettura

Lc 6,12-19

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante.

C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Meditazione

Gesù scelse chi volle, ma non scelse arbitrariamente, né superficiamente. Scelse dopo aver a lungo pregato, tutta la notte. L'evangelista Luca presenta spesso Gesù in preghiera prima dei momenti importanti della sua vita. Gesù sceglie i suoi chiamandoli per nome. L'evangelista non aggiunge alcuna loro descrizione; ma il chiamare per nome è certamente testimonianza del fatto che egli si rivolse alla persona nelle sue qualità distintive, i suoi pregi e le sue debolezze, così come nelle differenze, spesso enormi, che incorrevano tra i chiamati. Diversi, ma tutti tenuti insieme, ad eccezione di Giuda "il traditore", dall'amore di Cristo. Il chiamare per nome, fin dalla Genesi - quando Dio invita Adamo a dare un nome a ogni creatura - indica l'autorità su di essi e un'intima relazione spirituale. Gesù li chiamo "apostoli", ovvero "inviati", perché erano destinati non a creare delle scuole rabbiniche o filosofiche ma a predicare il vangelo a tutte le nazioni, testimoniandolo fino al sangue. Eppure questo loro compito non inizierà prima di avere accompagnato Gesù nella sua missione terrena ed essere stati confermati dal Risorto. Allora sarebbero stati capaci anch'essi di guarire gli afflitti con la potenza dello Spirito e di portare l'annuncio della grazia fino agli estremi confini della terra.

Preghiera

Signore Gesù Cristo, tu ci chiami per nome per salvarci e farci annunciatori della salvezza. Concedici di ricercare sempre la volontà del padre nella preghiera fervente e prolungata. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona



Simone e Giuda. «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi?»

Il 28 di ottobre la Chiesa d'Ocidente (Anglicani, Cattolici, Luterani, Veterocattolici) e i cristiani siro-orientali celebrano la festa liturgica degli Apostoli Simone e Giuda.

Essi appaiono agli ultimi posti nelle liste degli apostoli e assomigliano, così, agli operai chiamati all'ultima ora, che hanno tuttavia portato a termine la loro missione di testimoni dell'Evangelo fino al martirio. Ma, come spesso capita nella storia della salvezza testimoniata dalle Scritture, è proprio agli ultimi e ai più marginali fra gli uomini che Dio sceglie di rivelarsi. 

SIMONE E GIUDA, Spinello Aretino
Santi Simone e Giuda

Simone, da Luca soprannominato Zelota (Lc 6, 15; At 1, 13), forse perché aveva militato nel gruppo antiromano degli Zeloti, che utilizzava anche la violenza come pratica politica, da Matteo e Marco è chiamato Cananeo (Mt 10, 4; Mc 3, 18).

Giuda è detto Taddeo (Mt 10, 3; Mc 3, 18) o Giuda di Giacomo (Lc 16, 16; At 1, 13). Nell’ultima cena rivolse a Gesù la domanda: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?». Gesù gli rispose che l’autentica manifestazione di Dio è riservata a chi lo ama e osserva la sua parola: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23). Una lettera del Nuovo Testamento porta il suo nome.

La loro festa il 28 ottobre è ricordata dal calendario geronimiano (sec. VI). In questo stesso giorno si celebra a Roma fin dal sec. IX.

martedì 27 ottobre 2020

Fermati 1 minuto. Vedere l'invisibile

Lettura

Lc 13,18-21

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».

E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Meditazione

Le parabole del granello di senapa e del lievito mettono in luce il sorprendente contrasto tra i piccoli inizi del Regno e la sua meravigliosa espansione. Le due immagini rappresentano l'azione di Dio, che si compie silenziosamente e nel segreto. L'opera della grazia nelle nostre anime e nel mondo non avvengono in modo improvviso e "fragoroso", ma possono essere scorti da orecchie capaci di ascoltare e occhi capaci di vedere ciò che opera nel segreto; necessitano, inoltre, di un cuore paziente. Dai piccoli segni possiamo intuire un esito che sarà sorprendente, rappresentato in queste due parabole dalla maestosità del cespuglio di senape in cui si rifugiano gli uccelli e dalla quantità di farina che - circa 60 chilogrammi! - che poco lievito fa panificare. Il Regno di Dio potrà così accogliere uomini di ogni popolo e nazione e potrà saziare tutti coloro che hanno fame e sete di giustizia.

Preghiera

Signore, accresci la nostra fede affinché i nostri occhi possano aprirsi all'opera che la tua grazia compie incessantemente nei nostri cuori. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

lunedì 26 ottobre 2020

Fermati 1 minuto. Una parola che scioglie i nostri lacci

Lettura

Luca 13,10-17

10 Una volta stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato. 11 C'era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. 12 Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei libera dalla tua infermità», 13 e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.

14 Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in giorno di sabato». 15 Il Signore replicò: «Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l'asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? 16 E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott'anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?». 17 Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Meditazione

Siamo nella sinagoga, in giorno di sabato. Gesù sta insegnando ma si interrompe. Ha notato una donna sofferente. Da diciotto anni è curva e non può raddrizzarsi in alcun modo. Eppure non ha smesso di comportarsi da "figlia di Abramo", recandosi alla sinagoga per osservare il giorno del Signore. Non chieded nulla. È Gesù a prendere l'iniziativa, e anche lui non chiede nulla alla donna. Luca ci informa che l'infermità è provocata da Satana. Sappiamo dal libro di Giobbe che ciò è possibile perché anche questi patì una infermità causata dall'angelo accusatore. Gesù agisce tuttavia in maniera diversa dai suoi esorcismi. Non sgrida alcun demone, ma si limita a imporre le mani e pronunciare la sua parola di liberazione. La parola di Dio, come afferma la Lettera agli ebrei, «è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla» (Eb 4,12). Così la parola di Dio penetra fino alle giunture dell'anima di questa donan e scioglie la sua schiena ricurva. Ma il miracolo compiuto da Gesù suscita la riprovazione da parte dei capi della sinagoga. Non hanno il coraggio di attacarlo direttamente ma si rivolgono ai presenti. Il Signore, che conosce i cuori, li accusa di ipocrisia, perchè le loro critiche non prendono le mosse dallo zelo per l'amore di Dio ma dall'invidia. Gesù evidenzia, inoltre, il modo in cui hanno pervertito la legge, piegandola al proprio egoismo. In giorno di sabato infatti, non trascurano di occuparsi del proprio bestiame, ma vorrebbero rifiutare a questa donna, sorella della loro stessa stirpe, figlia di Dio, creata a sua immagine e somigliaza, di riacquistare quella posizione eretta che distingue l'essere umano dagli animali. Il filosofo cristiano Søren Kierkegaard affermava che l'amore di Dio e la carità verso il prossimo sono i due battenti di un'unica porta. Siamo chiamati a mantenerla spalancata, perché non vi è modo migliore di santificare Dio che compiendo opere di misericordia.

Preghiera

Signore, tu rialzi dalla polvere il misero e  manifesti la tua gloria nella nostra debolezza. Ti benediciamo e ti glorifichiamo perché hai liberato le nostre anime dai lacci del peccato e ci hai donato la promessa della resurrezione. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona