Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita
VIVERE NEL DESERTO NON SIGNIFICA DISERTARE

venerdì 6 marzo 2020

La comunione frequente e la riserva eucaristica secondo Basilio il Grande (329-379)

Comunicarsi tutti i giorni e ricevere la propria parte del santo corpo e del prezioso sangue di Cristo è cosa buona e vantaggiosa, giacché egli stesso dice chiaramente: "Colui che mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna" Chi dubita infatti che partecipare continuamente alla vita altro non sia che vivere pienamente? Noi, tuttavia, ci comunichiamo quattro volte alla settimana: la domenica, il quarto giorno, nella Parasceve [il venerdi, ndr] e il sabato, e anche gli altri giorni, se vi ricorre la memoria di qualche santo. Quanto alla necessità in cui si versa in tempi di persecuzione, in assenza di sacerdote o di ministro, di ricevere la comunione dalle proprie stesse mani [attingendo alla riserva eucaristica, ndr], è superfluo dimostrare che essa non ha nulla di offensivo, perché tale pratica è attestata da una lunga consuetudine attestata dai fatti stessi. Tutti i monaci che abitano nei deserti, dove non c'è sacerdote, tengono la comunione presso di sé e se la danno di propria mano. Ad Alessandria e in Egitto, ciascuno, anche fra il popolo ha quasi sempre la comunione a casa sua, e si comunica da sé quando vuole. Dal momento che il sacerdote ha compiuto il sacrificio e l'ha distribuito, colui che l'ha ricevuto tutto in una volta deve credere con ragione che vi partecipa e che lo riceve dalle mani di colui che glielo ha donato. In effetti, nella chiesa, il sacerdote dà la parte che gli si domanda; colui che la riceve la conserva in tutta libertà e la porta alla bocca di sua mano. Viene ad essere dunque lo stesso, che si riceva dal sacerdote una sola parte o molte parti alla volta. (San Basilio il Grande; Migne, Patrologia Greca 32,484 B)

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San Basilio il Grande, Dottore della Chiesa