Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita
VIVERE NEL DESERTO NON SIGNIFICA DISERTARE

venerdì 13 marzo 2020

Evangelici e Ortodossi. Cosa possono imparare gli uni dagli altri?

Una conferenza del Metropolita Kallistos Ware tenuta alla North Park University di Chicago nel 2011

What Can Evangelicals and Orthodox Learn From One Another?

Lasciatemi iniziare questa serata con le parole che non sono né di un Cristiano Ortodosso né di un Cristiano Evangelico, ma di un Cattolico Romano, il Cardinale Suenes. Egli ha detto "Per raggiungere l'unità dobbiamo prima amarci gli uni gli altri. Per amarci gli uni gli altri dobbiamo prima conoscerci gli uni gli altri. Questo riassume in un guscio di noce lo scopo del nostro dialogo Ortodosso-Evangelico. Come in ogni dialogo inter-cristiano e, quindi, inter-fede, noi cerchiamo di conoscerci meglio, al fine di amarci l'un l'altro pienamente ed essere capaci, per la grazia e la misericordia di Dio, di adempiere alla richiesta fatta da nostro Signore Gesù Cristo ai suoi discepoli "affinché siano tutti uno, come tu, o Padre, sei in me e io in te; siano anch'essi uno in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv 17,21).
Oggigiorno, sentiamo spesso utilizzare la parola "dialogo", utilizzata nel titolo del mio intervento questa sera. Alcune persone sono a favore del dialogo e altre sono contro. Per quanto mi riguarda, sono fortemente a favore. Sono a favore di un dialogo sincero, un dialogo di amore ma anche un dialogo di verità, senza omissioni e senza compromessi. Lasciatemi dire perché sono a favore del dialogo.
Mezzo secolo fa è stato scritto un libro molto istruttivo sulla comprensione della persona umana. Un libro che vale ancora la pena leggere ma troppo trascurato. È di un filosofo scozzese, John MacMurray, intitolato Persons in Relation ("Persone in relazione). La sua tesi è che la personalità è relazionale. Come persone, noi siamo quel che siamo, solo in relazione ad altre persone. Nessuno, isolato, separato dagli altri, chiuso in se stesso, è una vera persona secondo l'immagine e somiglianza con Dio, la Santa Trinità. Non che John Mac Murray menzioni la Trinità. Ma avrebbe fortemente rafforzato la sua argomentazione.
I primi cristiani usavano dire unos christianus, nolos christianus, un solo cristiano, isolato e separato da tutti gli altri, non è un cristiano. Possiamo estendere questa affermazione, dicendo "una persona, nessuna persona", una persona isolata e separata da tutte le altre, non è una vera persona. Come afferma MacMurray "il sé esiste solo in una relazione dinamica con l'altro da sé. Il sé si costituisce in relazione con l'altro. Il proprio essere è nella relazione. Non c'è una era persona se non ci sono due persone che comunicano l'un l'altra. Essere umani signifa essere dialogici. Essere coinvolti in un dialogo. Così MacMurray conclude "Ho bisogno di voi per essere me stesso". Tutto ciò è stato sviluppato, in ambito Ortodosso, dal teologo greco John Zizioulas, Metropolita di Pergamo. La considerazione della persona umana come essere relazionale è già presente nella parola greca utilizzata per indicare la "persona". La parola "persona" in greco è "propospon", che significa "faccia" o "espressione del viso". Non sono una persona finché non guardo qualcuno negli occhi e lui guarda me.
Possiamo applicare questo concetto non solo agli individui ma anche alle comunità ecclesiali. Nessun gruppo ecclesiale può pienamente adempiere la propria vocazione in Cristo. Ogni comunità cristiana dovrebbe dire all'altra "abbiamo bisogno di voi per essere noi stessi". Questo può certamente essere applicato al dialogo tra Evangelici e Ortodossi.
A prima vista, gli Evangelici e gli ortodossi appaiono molto differenti, se non opposti. ma in realtà abbiamo in comune molto più di quanto si potrebbe pensare a prima vista. Condividiamo la stessa fede in Dio, nella Santissima Trinità; una comune fede in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. Condividiamo la vera fede nella sua nascita verginale, nei suoi miracoli, nella sua morte sacrificale sulla croce per la nostra salvezza; la sua resurrezione corporale; la sua seconda venuta. Condividiamo una fede comune nelle Sacre Scritture, che consideriamo ispirate da Dio e veritiere; ma questo non implica alcun atteggiamento fondamentalista. Condividiamo una fede comune nel divino ordinamento del matrimonio e della famiglia; la convinzione comune che la sessualità è un dono di Dio, ma un dono che va impiegato nell'impegno vitalizio del matrimonio. Abbiamo un approccio comune a temi come l'omosessualità, la bioetica e l'eutanasia. Certo, ci sono divergenze significative tra di noi. Ma non sono così grandi come potremmo supporre. L'attuale vescovo Anglicano di Londra, Richard Chartres, ha affermato "Ci sono due tipi di cristiani. Da una parte, coloro che credono che il cristianesimo sia una religione rivelata, dall'altra parte coloro che ritengono che tu possa reinventarlo nel corso del tempo". Bene, riguardo questa divisione, gli evangelici e gli ortodossi stanno fermamente dalla prima parte.
Naturalmente, come ortodosso, sono consapevole che esistono diverse varianti all'interno dell'evangelicalismo - la più evidente, quella tra calvinisti e arminiani. io sono fermamente arminiano. C'è anche una differenza tra carismatici e non carismatici. Io mi pongo tra i carismatici. L'Ortodossia è certamente più uniforme nella dottrina e nel culto, rispetto agli evangelici. Ci sono differenze anche nel nostro approccio ai non-ortodossi, all'unità cristiana e al Movimento ecumenico. Notate che non ho scelto come titolo del mio intervento "Cosa possono imparare gli evangelici dagli Ortodossi?" ma "Cosa possiamo imparare gli uni dagli altri?". Il dialogo, quando è veritiero, è sempre reciproco, mai unilaterale.
Questa sera, lasciate che io esplori tre aree. La lista non vuole essere in alcun modo esaustiva. Diamo un'occhiata alla Chiesa e all'Eucaristia. Secondariamente, alla Scrittura e alla Tradizione. Infine, l'opera di Cristo. Cercherò di seguire il consiglio che mi ha dato il vescovo che mi ha ordinato prete. Al termine della liturgia gli ho chiesto di guidarmi nel mio ministero futuro. Egli mi disse (non fu in realtà la prima persona a dire questo): "Devi avere sempre tre punti nei tuoi sermoni; non di meno e non di più. In realtà, penso che spesso sia sufficiente avere un unto solo nel proprio sermone, anche se alcuni sermoni non sembrano averne affatto!
Cominciamo con Cristo e l'eucaristia, il primo dei tre temi della mia lista. Cosa si intende con la Chiesa? Qual'è l'unico scopo della Chiesa? Cos'è che essa sola realizza e nessun altro può fare? Potremmo rispondere: " La Chiesa è qui per proclamare la salvezza in Gesù Cristo". Questo è vero, ma è incompleto. Non siamo qui semplicemente per proclamare. Gesù, durante l'ultima cena, non ha detto ai suoi discepoli: "Dite questo". Egli ha detto "Fate questo". Egli stava parlando dell'azione della Santa Comunione. Quindi la Chiesa si fonda non semplicemente su delle parole ma su una azione. L'azione dell'Eucaristia, cui il Battesimo è indissolubilmente collegato. È attraverso questi due sacramenti primari della Chiesa - Il Battesimo e l'Eucaristia - che la salvezza è resa per noi possibile, mentre da parte nostra è richiesta la risposta della fede. Quindi la Chiesa è un organismo eucaristico. L?unità non è imposta dall'alto, mediante il potere giurisdizionale. L?unità nella Chiesa è creata dal suo interno suo interno, mediante la condivisione del Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo. Per questo, pensando al contatto tra Ortodossi e Evangelici, penso che sia bene partire dall'Eucaristia.
L'attitudine degli Ortodossi verso l'Eucaristia e la Divina Liturgia è ben sintetizzata in un sermone predicato nell'864 da San Fozio, Patriarca di Costantinopoli. Egli descrive l'impressione suscitata su di lui da una chiesa nuovamente decorata nella città. Egli comincia parlando della delizia e meraviglia provata dal fedele entrando nella corte di fronte alla chiesa. Egli si sente come radicato nel terreno. La facciata della chiesa è un nuovo miracolo e una già da vedere, ma quando "con difficoltà" - afferma Fozio - si riesce a distaccarsi per andare a vedere l'interno stesso della chiesa "di quale gioia, trepidazione e sorpresa si è attraversati. Era come se si fosse entrati nel Paradiso stesso". Ora, c'è un certo numero di cose che possiamo notare in questo sermone. IL primo è l'accento sull'esperienza visiva. La tradizione evangelica si affida primariamente alla Parola annunciata e ascoltata. Naturalmente, questo è importante anche per noi Ortodossi. ma noi chiediamo che la grazia sia trasmessa no solo attraverso l'ascolto ma anche attraverso gli occhi. Nelle parole di Fozio, notiamo l'importanza della bellezza nel culto. Questo è un tema che sta particolarmente a cuore agli Ortodossi.
È famosa l'affermazione dello scrittore russo Dostoyevsky: "La bellezza salverà il mondo".
Anche nella narrazione di Fozio notiamo l'importanza dell'esperienza fisica e materiale. Le icone sono molto importanti nel culto ortodosso. Le reliquie hanno un posto speciale. E dietro questa attenzione per ciò che è fisico e materiale vi è una solida dottrina della creazione, come affermato nel primo capitolo della Genesi: "Allora DIO vide tutto ciò che aveva fatto, ed ecco, era molto buono". (Gn 1,31). Questa dottrina della creazione è ancora molto importante ai nostri giorni per il problema della crisi ecologica. Ma ciò che è molto importante nel sermone di Fozio sono le sue parole: "Era come se si fosse entrati nel paradiso stesso". Questa è la prima immagine che la chiesa Ortodossa ha della Chiesa in adorazione nella Divina Liturgia: il Cielo in terra, un paradiso terrestre.
Molti di voi conosceranno la storia leggendaria della conversione della Russia. Il Principe Vladimir di Kiev, ancora pagano, mandò i suoi emissari in differenti paesi del mondo, per tentare di scoprire quale fosse la vera fede. Arrivati a Costantinopoli i greci li condussero nella grande chiesa di Santa Sofia - Hagia Sophia - dove poterono assistere alla Divina Liturgia. Ritornati a casa, riferirono a Vladimir che lì avevano trovato ciò che cercavano. "Non sapevamo se ci trovassimo in Cielo o in terra. Perché certamente non c'è una bellezza simile sulla terra. Sappiamo solo questo: che Dio dimora lì tra gli esseri umani e che il loro culto sorpassa qualsiasi altro culto sulla terra. Per questo non possiamo dimenticare quella bellezza". Il Cielo in terra - qui ci avviciniamo molto al concetto di Chiesa dei cristiani ortodossi. Nelle parole di San Giovanni Crisostomo: "La chiesa è il luogo degli angeli, degli arcangeli, del Regno di Dio; il Paradiso stesso".
Il vescovo russo a Londra, morto qualche anno fa, il Metropolita Anthony Bloom, i cui scritti sulla preghiera sono ben noti, scrisse: "La Chiesa è grande. Così grande che contiene il Cielo e la terra, così grande che le persone di ogni nazione, di ogni cultura e di ogni lingua sono a casa in essa". Il Cielo sulla terra. Quando preghiamo, noi Ortodossi ci sentiamo uniti alla compagnia celeste, con i defunti così come con i viventi. Per questo, nel nostro Culto includiamo le preghiere per i defunti. Preghiamo gli uni per gli altri mentre siamo in vita. Non dovremmo pregare gli uni per gli altri quando qualcuno oltrepassa i confini della morte? E, naturalmente, includiamo l'invocazione della Beata Vergine Maria e dei Santi. Siamo consapevoli che loro pregano per noi e non temiamo di affidarci alle loro preghiere.
Vorrei condividere con voi la mia esperienza della prima volta che ho assistito a una liturgia ortodossa. Sono stato cresciuto come Anglicano. Un sabato pomeriggio, quando avevo diciassette anni, stavo girovagando per una parte di Londra che non avevo mai esplorato e vidi una chiesa in cui non ero mai entrato. Preso dalla curiosità, entrai. Era la Chiesa Russa a Londra. Fuori era un pomeriggio brillante e soleggiato. Come entrai nella chiesa tutto era scuro. Inizialmente potevo vedere a malapena. Solo notai che non c'erano panche, solo un ampio pavimento pulito - perché gli ortodossi, almeno nella tradizione dei paesi originari, pregano in piedi, sebbene ciò stia cambiando in paesi come la Grecia.
La mia prima impressione fu che la chiesa era vuota. Poi realizzai che non era completamente vuota. Accato alle pareti c'erano poche persone, per lo più anziane, e stavano davanti a delle icone illuminate da lampade. Sul lato orientale della chiesa c'era un ampio pannello con numerose icone e candele. Da qualche parte, lontano dalla vista, un coro stava cantando. Si trattava, in fatti della consueta liturgia vesperale del sabato, celebrata dai russi ortodossi. dalla parrete ricoperta di icone fuoriuscì un diacono intonando una litania. Subito ebbi una impressione contraria a quella provata inizialmente. Con ferma convinzione pensai: la chiesa non è vuota. È piena. Piena di adoratori invisibili. Questa piccola congregazione è parte di una azione più grande di sé. non c'è separazione tra la terra e il cielo. Gli angeli sono qui a pregare con noi, i santi, la Santa Madre di Dio, nostro Signore Gesù Cristo stesso - stiamo tutti partecipando a un'unica azione indivisa.
questo è ciò che noi Ortodossi desideriamo innanzitutto e al di sopra di tutto condividere con i nostri fratelli e le nostre sorelle Evangelici. Talvolta vediamo che la dottrina della Chiesa nell'evangelicalismo non è esattamente come vorremmo. Certo, la Chiesa è la compagnia di coloro che sono salvati per la fede. Ma è molto di più di questo. Talvolta percepiamo che non viene posta abbastanza enfasi sulla presenza del Cielo e della terra nei sacramenti; la presenza del Cielo sulla terra nei sacramenti. Ma dobbiamo evitare duri contrasti. Ricordo, ad esempio l'inno di Charles Wesley Let heaven and earth combine, angels and men, agree (Lasciate che cielo e terra si uniscano e angeli e uomini si accordino). Questo è il modo in cui noi Ortodossi comprendiamo la principale azione della Chiesa, la santa Eucaristia.
Ma noi Ortodossi potremmo chiederci "cosa possono offrirci gli evangelici?". La prima cosa che mi viene in mente è il sermone. Qualche settimana fa andavo in giro per Londra, esplorando le chiese, in gran parte progettate da Christopher Wran, nella città ricostruita dopo il grande incendio del 1666. Qual è la prima cosa che ti colpisce quando entri in queste chiese del diciassettesimo secolo? Un grande pulpito, posto in alto, con un grande leggio sulla sommità. In rapporto il Santo tavolo dell'Eucaristia è quasi nascosto, sulla parete a est, piccolo e poco consistente. Le chiese ortodosse spesso non hanno affatto pulpito. La nostra chiesa ortodossa a Oxford non ha pulpito. I predico dai gradini del santuario. Quando in una chiesa ortodossa c'è un pulpito, non è affatto prominente. Certamente sono predicati dei sermoni nelle chiese ortodosse, più diffusamente negli Stati Uniti che negli antichi paesi. ma il sermone non è considerato così importante dagli ortodossi. noi dovremmo dargli maggiore valore. Il clero dovrebbe essere più impegnato nel preparare le omelie.
Vorrei approfondire questo punto. I cristiani ortodossi amano la liturgia, ma spesso la loro comprensione della liturgia è decisamente incompleta. È istintiva più che articolata. Gli evangelici possono aiutarci a sviluppare una maggiore comprensione della fede, più riflessiva e, soprattutto, più personale.
Vengo al secondo tema: Scrittura e Tradizione. Noi ortodossi amiamo definirci come la Chiesa della Santa Tradizione. Un evangelico, giustamente, può rispondere: "E le Scritture?". È importante, tutavia, per noi ortodossi, ricordare aglil evangelici e anche a noi stessi (perché come ortodossi spesso lo dimentichiamo) che la chiesa ortodossa è anche la chiesa delle Sacre Scritture. Ricordo una volta in cui mi trovavo sull'isola di Patmos in Grecia, nel monastero di San Giovanni, cui appartengo. Stavo lavorando in biblioteca e arrivarono due gentiluomini (credo fossero americani) desiderosi di fotografare alcuni manoscritti. Non avevano avuto molte informazioni su di me: "c'è un monaco lì". Non pensavano nemmeno comprendessi l'inglese e continuavano ad accendere e spegnere le luci, il che mi irritava perché stavo leggendo. E continuavano a parlare ad alta voce. Uno disse all'altro "Questa gente non legge mai la Bibbia'"; "No" - rispose l'altro - "leggono solo leggende di santi". A questo punto pensai fosse giunto il momento di intervenire e dissi "Ogni tanto leggiamo la Bibbia". Divennero rossi e conclusero il loro lavoro senza dire più nulla. Spesso i visitatori dei monasteri sono sorpresi del fatto che parlo inglese. Ricordo di essere sceso in cortile una volta e di aver trovato un gruppo di studenti americani. Mi chiesero: "Parla inglese?" - "Sì, un poco", risposi. DOpo un po' mi dissero "lei parla inglese molto bene". "Faccio del mio meglio", risposti. E loro: "Come ha imparato il suo inglese?". Risposi"Ogni tanto ne raccolgo un poco".
Torniamo alle persone che stavano fotografado i manoscritti e alle quali risposi "Ogni tanto leggiamo la Bibbia". Pensai tra me e me "no hanno in qualche modo ragione? Noi ortodossi conosciamo la Bibbia come realmente dovremmo? Fa parte della nostra vita quotidiana come di quelal di un cristiano evangelico?". I santi padri della Chiesa Ortodossa sottolineano l'importanza della Scrittura. San Gregorio di Nissa scrive: "Noi consideriamo la Bibbia come fonte di ogni dogma e di ogni regola, oltre a quelle che concordano con essa. San Giovanni Crisostomo afferma che poiché nelal Bibbia è il Signore stesso che parla, se qualcuno ritornasse dai morti o un angelo discendesse dal cielo no meriterebbe una attestazione di fede maggiore di quelal riservata alle Scritture. nel diciannovesimo secolo un grande uomo della Chiesa russa, il Metropolita Filarete di Mosca, ora glorificato come santo, disse "L'unica fonte pura e autosufficiente per la dottrina della fede è rivelata dalla Parola di Dio contenuta nelle Sacre Scritture. Tutto ciò che è necessario per la salvezza è affermato nelle Sacre Scritture. Le Sacre Scritture, come vera parola di Dio in se stesse sono il giudice supremo in ogni controversia. Le decisioni dei concili devono essere sottoposte alla prova delle Scritture. La tradizione della Chiesa deve essere sottoposta alla prova delle Scritture".
In ogni chiesa ortodossa il ilbro del vangelo è posto nel mezzo dell'altare; è portato in processione; è venerato dai fedeli al Mattutino; è nuovamente portato in processione durante la Divina Liturgia. Al contempo, noi ortodossi dobbiamo farci un esame di coscienza. Stiamo mettendo in pratica quanto affermato da Gregorio di Nissa, Giovanni Crisostomo e Filarete di Mosca? Noi veneriamo il vangelo, ma le persone sanno cosa si trova oltre la copertina? Vi è una grande distanza tra la disciplina ortodossa e la pratica ortodossa. Su questo punto gli evangelici possono certamente aiutarci. Se noi ortodossi conoscessimo la Bibbia come loro la conoscono!
San Tikhon di Zadonsk, un vescovo ortodosso del diciottesimo secolo, afferma: "Se un re terreno o un imperatore ti scrivesse una lettera, non la leggeresti con gioia? Certamente con grande giubilo e con grande attenzione. Ma come ci comportiamo verso le parole che ci sono state indirizzate nientemeno che da Dio stesso? Ti è stata mandata una lettera non da un imperatore terreno ma dal Re del Cielo e tu disprezi un tale inestimabile tesoro. A prire e leggere questa lettera significa entrare in una intima conversazione, faccia a faccia con Dio. Ogni volta che leggi il vangelo è Cristo stesso che ti parla; e mentre leggi stai parlando con lui".
Gli evangelici possono aiutare noi ortodossi a mettere in pratica quanto affermato da San Tikhon. Voi potete aiutarci ad apprezzare il carattere personale delle Scritture; potete aiutarci a essere quotidianamente dei cristiani genuinamente biblici, in un modo in cui oggi noi non siamo. Gli ortodossi ascoltano il vangelo letto in chiesa, ma difettano della pratica di leggere la Bibbia a casa, individualmente o come famiglia. Lasciamoci ispirare dall'esempio degli evangelici.
Cosa dire poi dell'Ortodossia come chiesa della santa Tradizione? Nella Chiesa ortodossa, come in quella Cattolica romana, si suole parlare di due fonti della rivelazione: la Scrittura e la Tradizione. La tradizione è vista come qualcosa che si aggiunge alle Scritture e gli evangelici, non senza ragione, sono contrariati da questo. Oggigiorno, tuttavia, molti ortodossi evitano di parlare in questi termini. Sottolineamo oggi, i fatto, che vi è un'unica fonte. La tradizione non è una sencoda fonte della rivelazione, che si aggiunge alle Scritture. Rappresenta semplicemente il modo in cui, attraverso i secoli, sono state comprese, pregate, applicate e vissute le Scritture nella Chiesa. Gli evangelici non possono accettare una simile interpretazione della Tradizione? Non è in contraddizione con il principio del sola scriptura.
Ma permangono delle difficoltà. Per esempio, secondo la nostra tradizione ortodossa la Beata Vergine maria è stata assunta anima e corpo al Cielo. A differenza dei cattolici non abbiamo proclamato questo come dogma, ma è parte della fede della nostra gente ed è espresso nei testi liturgici utilizzati il 15 agosto. Non è questo un problema, dal momento che tale verità non è attestata dalle Scritture? noi ortodossi abbiamo una risposta, ma ne parlerò in seguito.
Sarebbe molto profittevole se gli evangelici e gli ortodossi studiassero la Bibbia insieme. Noi ortodossi interpretiamo la Bibbia attraverso la Chiesa e nella Chiesa. Non escludiamo lo studio critico della Bibbia. Non siamo fondamentalisti. Ma per noi è cruciale chiederci "come è stata compresa la Scrittura dai santi?" Per noi sono i migliori commentatori della Bibbia.
Come è stata compresa la Bibbia dai santi Padri? io noto un crescente interessem nei circoli evangelici, per l'interpretazione patristica della Bibbia. Noto con piacere, ad esempio, l'opera in più volumi Ancient-Christian Commentary on Scripture, edita sotto gli auspici evangelici dal Dr. Thomas Oden; opera alla quale hanno cooperato gli ortodossi. Padre Andrew Louth ad esempio, ha preparato il volume sull'apertura del libro della Genesi. Lavoriamo insieme.
Voglio venire poi all'opera di Cristo, raccontando un episodio che mi è capitato tempo fa viaggiando in treno. Un uomo venne a sedersi davanti a me e fissandomi mi chiese "Sei stato salvato?". Vi dirò più avanti la risposta.
Cosa significa essere salvati da Cristo e in Cristo? Gli evangelici danno maggiore importanza alla Croce; gli ortodossi all'Incarnazione e alla Resurrezione. Gli evangelici parlano di sacrificio espiatorio; gli ortodossi pensano a Cristo come vincitore della morte. Gli evangelici dicono "Cristo è per me", gli ortodossi "Cristo è in me". Gli evangelici distinguono tra giustificazione, santificazione e glorificazione, sebbene non siano separati. Nell'ortodossia non c'è una chiara distinzione tra questi momenti. La salvezza è vista come un processo continuo. Secondo le parole del Metropolita Antonio "la conversione ha un inizio ma non ha mai una fine". Pensando alla salvezza gli ortodossi la considerano una theosis, una deificazione. Noi diventiamo, come afferma San Pietro (2 Pt 1,4), partecipi della natura divina. Gli evangelici nella loro considerazione della salvezza usano un linguaggio forense, utilizzano categorie legali; mentre gli ortodossi impiegano immagini di guarigione, hanno un approccio terapeutico. Gli ortodossi considerano l'Incarnazione dal punto di vista dell'amore divino, mentre in Occidente Anselmo e Calvino sottolineano maggiormente la giustizia divina e la sua soddisfazione. Gli evangelici pongono maggiore enfasi sulla rinascita e la conversione, intesi come un momento specifico; per gli ortodossi la conversione è un processo che dura tutta la vita.
Ora, c'è un elemento di verità in questo contrasto, che però non va esagerato. Ancora, e ancora, noi abbiamo bisogno non di un e/o ma di un e/e. Quando ero giovane mi recai in America in nave (all'epoca viaggiare in aereo era molto costoso). Il viaggio durava cinque giorni e nel biglietto erano inclusi i pasti al ristorante. Non vi era limite al numero di portate che si potevano consumare in ogni pasto. Così una sera la coppia affiancò a sembrava in imbarazzo per aver preso tre portate, mentre io, giovane studente, ne avevo prese sette o otto! ora, vorrei applicare questo modello alla dottrina della salvezza. Possiamo trovare, nelle Sacre Scritture, differenti immagini della salvezza e gli scrittori del Nuovo Testamento non presentano una dottrina sistematica su di essa. Questo dovrebbe essere il nostro approccio. Utilizzare tutte le differenti immagini presentate nel Nuovo Testamento. Ad esempio troviamo l'immagine del sacrificio sostitutivo nella seconda lettera ai Corinti: "Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui" (2Cor 5,21). Questa immagine dell'espiazione sostitutiva è certamente biblica, anche se noi ortodossi nono ne facciamo molto uso. Questa immagine è anche presente nei Padri. Atanasio parla di Cristo come di "colui che si è caricato dei nostri peccati". Noi ortodossi parliamo della theosis (divinizzazione), come richiamata ad esempio dalla seconda lettera di Pietro: "Attraverso queste ci sono state elargite le sue preziose e grandissime promesse perché per mezzo di esse voi diventaste partecipi della natura divina dopo essere sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza" (2 Pt 1,4). La troviamo descritta anche nel vangelo di Giovanni, dove Cristo cita il salmo 82: "Gesù rispose loro: «Non sta scritto nella vostra legge: 'Io ho detto: voi siete dèi'?" (Gv 10,34). Coloro ai quali è stata donata la Parola di Dio sono chiamati dèi, e la Scrittura non può essere annullata. Ma tutto il Vangelo di Giovanni è attraversato dal tema della gloria divina; così come tutte le lettere di Paolo sono attraversate dall'idea dell'"essere in Cristo", non come mera metafora. Tutto questo deve essere preso con assoluto realismo. Quando leggiamo il terzo capitolo della lettera ai Romani, in merito alla giustificazione, dobbiamo proseguire meditando il capitolo sesto, che ci parla dell'essere morti, sepolti e risorti in Cristo mediante il battesimo.
Dunque la theosis/deificazione è un termine essenziale per gli ortodossi. Ma è un tema anche caratteristico della teologia dei fratelli Wesley. Basti pensare all'inno di Charles Wesley Since the Son hath Made Me Free, dove scrive "cambia la mia natura nella tua". Questo è esattamente ciò che noi ortodossi intendiamo con il termine "deificazione": no diventiamo un ulteriore membro della Trinità; ma la salvezza significa una totale trasformazione del nostro essere nella grazia e nella gloria del Dio vivente.
Possiamo quindi utilizzare le differenti immagini della salvezza proposte dalla Scrittura. Ma ciò che gli ortodossi possono imparare dagli evangelici è un senso più profondo dell'esperienza personale della salvezza. Noi non dovremmo dire semplicemente "Cristo è morto", ma "Cristo è morto per me". Come ortodossi abbiamo bisogno di un profondo desiderio di un impegno personale per Cristo, un senso più grande dell'urgenza di condividere la nostra fede con gli altri, mediante l'evangelizzazione e la missione.
Anche in questo caso voglio evitare contrasti e generalizzazioni. Come ortodossi abbiamo diverse espressioni dell'incontro personale con Cristo. Basti leggere gli scritti di Simeone "il nuovo teologo", redatti nell'undicesimo secolo. Abbiamo anche importanti realtà di evangelizzazione, come ad esempio l'Armata del Signore in Romania, il movimento Zoe in Grecia, il Movimento della Gioventù Ortodossa in Libano. Abbiamo missioni in Kenya, Uganda, Corea e Giappone. ma potremmo fare molto di più.
lasciatemi concludere citando le parole del mio amico il Dr. Bradley Nassif. Egli dice che la chiesa ortodossa è quella più pienamente evangelica nel mondo, per la sua visione incarnazionista e trinitaria della vita. Come ortodosso penso questo della mia chiesa. Ma riconoscendo la distanza tra la teoria e la pratica, penso che gli ortodossi abbiano bisogno dei fratelli e delle sorelle evangelici per essere meglio ciò che sono. Abbiamo bisogno di voi per essere noi stessi.
Ora vi starete chiedendo, "che cosa ha risposto all'uomo nel treno?". Certamente non ho risposto "No, non sono stato salvato". Sarebbe stata una negazione del mio Salvatore. Al tempo stesso esitavo a rispondere "Sì, sono stato salvato", come se si trattasse di uno stato che non potesse cambiare. ma Dio è fedele ed egli non cambia. Ma io sono dotato di una volontà libera e potrei cambiare. Avevo in mente le parole di San Paolo dopo la sua conversione sulla via di Damasco: "non succeda che dopo avere predicato agli altri, venga io stesso squalificato." (1 Cor 9,27).
Dunque, se avessi risposto "Non lo so" avrebbe considerato la risposta troppo debole da parte di un prete. Ciò che dissi, invero, fu: "Io credo che per grazia di Dio sono costantemente salvato"; non "sono stato salvato", ma "io vengo salvato continuamente". Come ho già detto, la salvezza è un processo, non un singolo evento, è un viaggio continuo, un pellegrinaggio completato solo al momento della morte. Questa fu la mia risposta all'uomo sul treno. ma se voi avete una risposta migliore vi prego di farmelo sapere.

- Sessione di domande e risposte

Partecipante: Metropolita Ware, questa sera avete portato alla luce molti punti comuni tra protestanti e Ortodossi; credete che un giorno possano prendere parte assieme alla stessa mensa eucaristica?

Met. Ware: Prima di tutto mi scuso se ho parlato troppo a lungo, lasciando poco spazio alle domande. Quando insegnavo a Oxford avevo sempre paura di restare senza parole a metà del discorso. Ho sempre avuto davanti ai miei occhi l'esempio di un collega che inizio l'insegnamento a Oxford il giorno prima di me; si preparò una lezione di 50 minuti, ma finì di presentarla in 20 minuti. L'unica cosa che avrebbe fare fu di riprenderla daccapo perché nessuno aveva capito niente. Invece disse "Scusatemi! Non ho altro da dire!" e si allontanò. ma nella confusione anziché imboccare la porta di uscita si infilò in un ripostiglio! Fu ignominiosamente accompagnato verso l'uscita dagli studenti. Così questa sera prima di iniziare mi sono sincerato su dove fosse il ripostiglio. Ma il mio problema è piuttosto il contrario: ho sempre troppo da dire.
Ora, venendo alla domanda; una domanda davvero importante. Nel nostro dialogo, nella nostra ricerca dell'unità cristiana, siamo giustamente preoccupati di raggiungere l'unione nella mensa eucaristica. Questo è il nostro obiettivo, la nostra speranza e non ce ne dobbiamo dimenticare.
Ci sono due modi diversi di affrontare questa discussione. La prima afferma"Il Sacramento eucaristico ha una grande importanza. Condividiamolo qui ed ora e la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo ci aiuterà a superare le divisioni e le incomprensioni che non siamo in grado di superare con i nostri soli sforzi. Poniamo la nostra fiducia nei Sacramenti. Questa è la cosa più importante".
Un altro approccio afferma: "non possiamo strumentalizzare la Comunione e gli altri sacramenti. Devono essere il coronamento dei nostri sforzi. Dobbiamo prima cercare l'accordo nella fede (che non significa un accordo su ogni singola questione teologica) e dopo celebrare la meraviglia della n ostra ritrovata unità nella fede, condividendo la Santa Comunione.
Noi ortodossi propendiamo per il secondo approccio ma per quanto mi riguarda, quando ricevo la Santa Comunione, esprimo la mia totale fede in Cristo. Non sarebbe realistico, per me, condividere la Comunione con persone che hanno una fede differente. I penso che le divergenze tra le nostre chiese siano troppo grandi al momento, per la condivisione della Santa Comunione. Dobbiamo lavorare per superare le nostre divisioni e dopo unirci nella grande gioia della condivisione sacramentale. Noi ortodossi riconosciamo già il fatto che condividiamo con gli evangelici molti elementi della fede, ma sottolineamo al contempo il "non ancora". Finché non giungiamo a una più stretta e reciproca condivisione della fede il tempo di condividere i sacramenti non è ancora arrivato.

Partecipante: Sua Eminenza, nel suo discorso ha detto che la comprensione ortodossa della liturgia è più intuitiva che speculativa. Mi domando se il dialogo con gli evangelici non possa beneficiare di una maggiore comprensione speculativa della liturgia da parte degli ortodossi.

Met. Ware: Lasciatemi prima aggiungere alla mia precedente risposta che sono molto dispiaciuto del fatto che evangelici e ortodossi non possano condividere la Comunione e che dobbiamo tutti dispiacerci di questa divisione, al momento insormontabile.
Cosa manca maggiormente alla liturgia ortodossa penso che sia la predicazione. I sermoni dovrebbero basarsi sulle letture del giorno. Dovremmo anche migliorare la comprensione della struttura e del significato della liturgia. Per questo lancio un appello ai miei "colleghi" ortodossi affinché curino le prediche e aiutino i fedeli nella migliore comprensione della liturgia.
Ci sono molti libri sulla liturgia ortodossa e dovremmo incoraggiare i nostri fedeli a leggerli. Sarebbe una buona cosa se esortassimo i nostri fedeli a venire in chiesa all'inizio della liturgia. I miei parrocchiani ciprioti non mi chiedono "Quando inizia la liturgia?" ma "Quando finisce la liturgia?".
Quindi certo, dobbiamo superare l'appartenenza nominale e incoraggiare le persone a penetrare nel significato della liturgia. Questo significa, prima di tutto, che la liturgia venga celebrata in una lingua compresa dal popolo.

Partecipante: Nel suo discorso ha affermato che alcuni teologi ortodossi sono contrari al dialogo ecumenico. Può spiegarci le ragioni mdi questo atteggiamento?

Met. Ware: La ragione è che ritengono la Chiesa Ortodossa l'unica vera chiesa di Cristo sula terra. Che è, in effetti ciò che noi ortodossi affermiamo. Alcuni tra gli ortodossi più rigorosi, sfavorevoli al dialogo, sottolineano questa stringente conclusione. Alcuni di loro affermano che fuori dai confini visibili della Chiesa Ortodossa non esistono veri sacramenti e la grazia dello Spirito Santo. Ora io, come ortodosso, non posso credere questo. Sono convinto della presenza dello Spirito Santo in altre comunità cristiane; che ci sono molti santi, uomini e donne, in altre confessioni cristiane; che c'è la vera grazia battesimale laddove il battesimo è amministrato con acqua nel nome della Santa Trinità.
Dunque ciò che intendo dire quando affermo che la Chiesa Ortodossa è la vera Chiesa è che in essa vi è una "pienezza" di fede e vita spirituale che non si trovano altrove. Sarei insincero se negassi questo di fronte a voi, stasera. Ma questo non significa che fuori dalla Chiesa Ortodossa non vi sono che tenebre. Credo piuttosto che vi siano una dinamica e vitale presenza della grazia di Cristo e dello Spirito Santo nelle altre comunità cristiane. Io credo che a volte esse abbiano visto, compreso e vissuto la verità della fede più chiaramente di quanto abbiamo fatto noi ortodossi. Per questo penso che dovremmo imparare da tali esempi. Il che non significa assimilare cose estranee alla nostra tradizione, ma piuttosto ciò che abbiamo trascurato e dimenticato. Questo è il senso di ciò che intendo dire quando affermo che abbiamo bisogno di voi per essere noi stessi.
Suppongo che gli ortodossi che sono contro il dialogo ecumenico ritengono che la pienezza della fede è nella Chiesa Ortodossa e non abbiamo niente da imparare dagli altri. Io ritengo che anche se la pienezza della fede fosse nella Chiesa ortodossa noi avremmo comunque da imparare dagli altri per capire meglio noi stessi. Si dice che il vero guadagno di un viaggio consiste nel tornare a casa e vederla con occhi nuovi, come la prima volta. La stessa cosa può essere applicata al dialogo tra cristiani. Parlando con gli altri torniamo nella nostra chiesa e la vediamo con sguardo rinnovato.

Partecipante: eminenza, vivendo in una grande città sembra che più siamo ammassati l'un l'altro più aumenta il senso di solitudine. È singolare che noi che seguiamo Cristo facciamo fatica a chiamarci fratelli l'un  l'altro. Se necessitiamo degli altri per essere noi stessi, come possiamo portare la luce di Cristo a coloro che sono persi nelle città attraversate dalla paura e dalla violenza? Coe possiamo contribuire insieme alla pace nelle nostre città?

Met. Ware: Concordo con lei che le nostre divisioni tra cristiani sono un grande ostacolo per l'evangelizzazione,
Il fatto che non parliamo con una sola voce ha fatto allontanare molte persone dalla fede. È significativo che il movimento per l'unità cristiana è nato nel ventunesimo secolo da una preoccupazione per l'evangelizzazione. È nel campo della missione che i cristiani hanno iniziato a sentire lo scandalo delle divisioni. Quindi certamente, se saremo più uniti sarà più facile testimoniare la nostra fede davanti al mondo. È significativo che le parole di Cristo "perché siano una cosa sola" proseguano con "affinché il mondo creda". la Chiesa non esiste per se stessa. La Chiesa è per la salvezza del mondo. Se cerchiamo l'unità cristiana è per la salvezza del mondo.

Partecipante: Vostra Eminenza, ieri avete parlato della Preghiera di Gesù. Come possiamo portare questa preghiera dalla mente al cuore?

Met. Ware: Sì, il mio tema, ieri, riguardava la preghiera interiore, e in particolare quella che è nota come Preghiera di Gesù - l'invocazione del nostro Salvatore e del santo nome di Gesù - "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me". Noi ortodossi crediamo che la preghiera cresca sempre più a livello interiore. Comincia come preghiera delle labbra - preghiera orale - ma poi diventa più interiore - preghiera della mente. Perché la preghiera che è detta solo con le labbra non è vera preghiera. Dobbiamo pregare con a nostra mente, con tutta la nostra attenzione, allora la preghiera diventa preghiera della mente. Ma dopo, noi diciamo, che c'è uno stadio ulteriore in cui la preghiera può discendere dalla mente al cuore. Quando noi cristiani orientali parliamo del cuore noi ci riferiamo solo alle sensazioni e alle emozioni. Il cuore significa il centro spirituale dell'essere umano. Il cuore è il  luogo dove prendiamo le nostre decisioni. Il cuore è la sede della comprensione e della saggezza. nel cuore troviamo noi stessi a immagine e somiglianza di Dio. Questa comprensione del cuore come centro non solo delle emozioni ma di tutta la persona è esattamente il modo in cui viene considerato nelle Scritture. Quando parliamo della discesa della preghiera dalla mente al cuore vogliamo sottolineare che la preghiera deve coinvolgere l'intero nostro essere. Non è qualcosa che pensiamo  semplicemente con la nostra mente in modo distaccato. la preghiera diviene non qualcosa che facciamo ma un qualcosa che siamo. La preghiera del cuore è una preghiera in cui tutta la persona, il cervello, le emozioni, le sensazioni, la comprensione profonda e anche il corpo partecipano alla preghiera. Questo è ciò che noi intendiamo come discendere dalla mente al cuore. La preghiera diventa, per grazia di Dio e non solo per i nostri sforzi, preghiera di tutto il nostro essere.

Partecipante: Lei ha parlato del rapporto tra la dottrina e le Scritture - o delle credenze e pratiche degli ortodossi con le Scritture. Ci sono cose che risultano ostiche agli evangelici, come le icone o la credenza nella perpetua verginità di Maria. Forse può aiutarci a capirne di più.

Met. Ware: Consentitemi di offrirvi giusto qualche spunto. le icone. Certamente lo sviluppo dell'arte rappresentativa nel cristianesimo si è realizzato lentamente. Nelle catacombe del secondo e terzo secolo ci sono rappresentazioni di Cristo, ma solo dal Iv-V secolo abbiamo icone di Cristo. Non prima del VI-VII secolo è attestata la pratica di venerare queste icone - inginocchiandosi, baciandole, accendendo di fronte ad esse delle candele o bruciando incenso. Dunque, la devozione alle icone è cresciuta gradualmente. All'inizio vi era un grande timore di cadere nell'idolatria. Man mano che questo timore è venuto meno e i cristiani sono diventati una presenza dominante nell'impero romano, si è sviluppato un rapporto diverso con le icone.
Le fondamenta della teologia delle icone si riferiscono all'incarnazione di Cristo. Questa riceve una grande enfasi nel settimo secolo, soprattutto con Giovanni Damasceno. Egli afferma che nell'antica alleanza le immagini erano proibite. Questo era giusto, perché nessuno ha mai visto Dio faccia a faccia. Ma ora che Dio si è incarnato, ora che la Parola si è fatta carne, noi possiamo realizzare un'icona di Cristo; non della sua natura divina, ma della sua persona umana. Secondo Giovanni Damasceno se noi non ci raffiguriamo una immagine di Cristo rischiamo di considerare irreale la sua natura umana; per questo egli riconduce fermamente la venerazione delle icone al dogma dell'Incarnazione.
Cristo non ha avuto solo un anima umana, ma anche un corpo umano. ha avuto una natura materiale e attraverso di questa ha dispensato la sua grazia. Se un elemento materiale, il suo corpo, può veicolare la grazia, allo stesso modo possono veicolarla altri mezzi materiali. La devozione alle icone è strettamente correlata alla nostra fede nell'Incarnazione. "non disprezzate la materia" - afferma Giovanni Damasceno" - "perché attraverso di essa ci è stata data la salvezza". Queste sono le basi teologiche per noi ortodossi.

Partecipante: Ci sono credenze simili tra gli evangelici e gli ortodossi?

Met. Ware. Prima è stata menzionata la perpetua verginità della madre del nostro Signore Gesù Cristo. Non è chiaramente affermata dalle Scritture, ma sia Lutero che Calvino credevano in essa. Questa è una cosa che si è sviluppata nella chiesa attraverso la preghiera e la riflessione teologica: la convinzione che la Beata Vergine non ha avuto altri figli oltre Gesù. Gli ortodossi hanno considerato questa una conseguenza, ma no una conseguenza logica, quanto spirituale. Un senso di riverenza verso l'unicità dell'Incarnazione ci ha portato a credere che la Beata Vergine non abbia avuto altri figli. Io penso che questo non derivi semplicemente da una grande reverenza verso la Vergine ma soprattutto da una grande riverenza verso il suo figlio Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. Questa è la base, il nostro amore per Cristo, la credenza si è sviluppata da questo attraverso una profonda preghiera della comunità cristiana.
ma, di fatto, non vi è alcuna definizione formale della perpetua verginità di Maria. Noi ci crediamo e applichiamo questo titolo nella liturgia, ma non abbiamo mai avvertito l'esigenza di definire ciò in cui crediamo. Si tratta di una profonda convinzione scaturita dalla preghiera.
La stessa cosa può essere detta dell'assunzione della Vergine in anima e corpo. Questa è strettamente correlata con la nostra fede nella resurrezione dei corpi. dunque, noi crediamo, nel caso della Vergine, che la sua resurrezione sia stata anticipata. È stata preservata dalla morte e dal giudizio e ora vive, nella completezza della sua persona, nel Regno a venire. Anche questo è qualcosa che si è sviluppato mediante la preghiera e la riflessione della Chiesa. Non lo rendiamo parte della fede che predichiamo al mondo intero mediante le nostre missioni. È qualcosa che deve essere compreso nella preghiera della Chiesa.
Altra cosa è il titolo che attribuiamo alla Vergine, Theotokos, Madre di Dio. Questo è riferito all'Incarnazione. Questo titolo è conferito non solo per onorare la Vergine, ma per salvaguardare la vera fede in Gesù Cristo. Maria è madre, non di una persona umana, per quanto unita a Dio. Questo sarebbe nestorianesimo. Maria è madre di una singola è indivisa persona con due nature, una umana e una divina. Se diamo a lei il titolo Madre di Dio è per salvaguardare l'unità della persona di Cristo. Questo è il motivo per cui, diversamente dalla fede nell'assunzione, abbiamo definito questo come dogma, che deve essere accettato da tutti i credenti. Dunque, la nostra predicazione è innanzitutto cristologica. Il ruolo della Vergine Maria nella Chiesa va compreso partendo da questo. E la nostra fede nell'assunzione in anima e corpo non è un dogma ma l'espressione della nostra speranza.

- Traduzione a cura del Rev. Dr. Luca Vona