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mercoledì 27 novembre 2019

Il percorso ecumenico di frère Roger Schutz

Comunicato stampa emesso dalla Comunità ecumenica di Taizé dopo le notizie diffuse dalla stampa in merito a una una presunta conversione al cattolicesimo dello scomparso frère Roger, fondatore della Comunità.

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«In un articolo riguardante frère Roger, il giornale “Le Monde” del 6 settembre 2006 ha dato credito e voce alle affermazioni di un piccolo foglio d’informazione, legato ad una corrente tradizionalista, che deforma il reale cammino di frère Roger e ne danneggia la memoria.

Un testo del Pontificio Consiglio per L’Unità dei cristiani, di Roma, è citato per sostenere la tesi di una “conversione” di frère Roger, mentre in realtà non dice niente di tutto ciò. In merito poi al vescovo emerito di Autun, Mgr Séguy, lo stesso ha già chiarito le sue parole. Rifiutando il termine “conversione”, ha dichiarato all’AFP: “Non ho detto che Frère Roger avrebbe abiurato il protestantesimo, bensì che ha manifestato di aderire pienamente alla fede cattolica”.

D’origine protestante, frère Roger ha percorso un cammino senza precedenti dopo la Riforma: entrare progressivamente in una piena comunione con la fede della Chiesa cattolica senza alcuna “conversione” che implicasse una rottura con le sue origini. Nel 1972, l’allora vescovo di Autun, Mgr LeBourgeois, diede a frère Roger la comunione per la prima volta, semplicemente, senza chiedergli un’altra professione di fede se non il Credo recitato durante l’Eucaristia e comune a tutti i cristiani. Diversi testimoni presenti lo potrebbero riferire.

Parlare rispetto a ciò di “conversione”, significa non capire l’originalità di ciò che frère Roger ha ricercato.

Questo percorso di frère Roger non ha mai avuto nulla di nascosto. Nel 1980, durante uno degli incontri europei dei giovani a Roma, in presenza del Papa Giovanni Paolo II nella basilica di San Pietro, lo ha pubblicamente espresso con queste parole: “Ho trovato la mia vera identità di cristiano riconciliando in me stesso la fede delle mie origini con il mistero della fede cattolica, senza rompere la comunione con nessuno”.

Il cammino di frère Roger non è stato compreso da tutti ma è stato accolto da molti, dal Papa Giovanni Paolo II, da vescovi e teologi cattolici che sono venuti a celebrare l’eucaristia a Taizé, ed anche da responsabili delle Chiese protestanti ed ortodosse, con i quali frère Roger ha pazientemente costruito una relazione di fiducia nel corso degli anni.

Coloro che vogliono ad ogni costo che le confessioni cristiane trovino ciascuna la propria identità contrapponendosi fra di loro, non possono certamente cogliere il cammino di frère Roger. Era un uomo di comunione e forse è proprio questo che per certe persone è difficile da capire».

6 settembre 2006

Comunità di Taizé

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frère Roger Schutz (1915-2005), Fondatore della Comunità di Taizé
Chi era frère Roger Schutz


«Ho trovato la mia vera identità di cristiano riconciliando in me stesso la fede delle mie origini con il mistero della fede cattolica, senza rompere la comunione con nessuno». - frère Roger Schutz


Roger Louis Schutz, noto semplicemente come frère Roger (Provence, 12 maggio 1915 – Taizé, 16 agosto 2005), è stato un monaco cristiano svizzero di fede cristiana riformata, fondatore della comunità monastica ecumenica a carattere internazionale dei Fratelli di Taizé.

Figlio di un pastore protestante svizzero, dal 1937 al 1940 ha studiato teologia riformata a Strasburgo e Losanna.

Nel 1940, a venticinque anni, viaggiando in bicicletta si trasferì in Francia, paese di sua madre. Per diversi anni aveva sofferto di tubercolosi polmonare. La lunga malattia aveva maturato in lui la vocazione a creare una comunità religiosa i cui valori fondamentali fossero la semplicità e la benevolenza del cuore, nella fedeltà al Vangelo.

Quando cominciò la seconda guerra mondiale si sentì chiamato a imitare sua nonna, la quale, durante la prima guerra mondiale, aveva aiutato in tutte le forme possibili le persone provate dal conflitto. Cercò quindi un posto dove stabilirsi e lo trovò nei pressi di Cluny, storica sede di un'importante esperienza monastica. Nel piccolo villaggio di Taizé, in Borgogna, rimase colpito dalle suppliche di un'anziana abitante di quel paesino che gli chiedeva di fermarsi su quella collina. Inoltre, Taizé era vicinissimo alla linea di demarcazione che divideva in due la Francia: era ben collocato per accogliere i rifugiati di guerra che fuggivano dal conflitto.

Grazie a un modico prestito, Roger poté comprare una casa abbandonata da anni con degli edifici adiacenti. Propose alla sorella Geneviève di venire ad aiutarlo nel servizio dell'accoglienza. Le disponibilità economiche erano poche. Non avendo acqua corrente, andavano ad attingere al pozzo del villaggio. Il cibo era modesto; mangiavano soprattutto minestre a base di farina di granoturco comperata a poco prezzo al vicino mulino.

Cominciò quindi ad accogliere e ad aiutare i profughi della guerra, soprattutto ebrei.

Molto discreto, anche in considerazione della diversa fede di molti ospiti, Roger pregava da solo: andava a cantare lontano dalla casa, nel bosco. Affinché i rifugiati, ebrei o agnostici, non si trovassero a disagio, Geneviève spiegava a tutti che era meglio per chi lo desiderava pregare da solo nella propria stanza.

I genitori di Roger, sapendo che il figlio e la figlia erano in pericolo, chiesero a un amico di famiglia, ufficiale francese in pensione, di vegliare su di loro. Questi lo fece coscienziosamente e nell'autunno 1942 avvertì Roger che erano stati scoperti dalla Gestapo e che dovevano andarsene subito da Taizé. Roger vi poté ritornare solo nel 1944, ma non più solo: si erano nel frattempo uniti a lui alcuni fratelli che avevano iniziato insieme una vita comune che continuarono a Taizé.

Nel 1945 un giovane della regione di Taizé creò un'associazione che si faceva carico di ragazzi rimasti orfani per la guerra. Propose alla comunità di frère Roger di accoglierne un certo numero a Taizé. La comunità, costituita di soli uomini, capì che non poteva occuparsi di ragazzi. Fu allora che frère Roger chiese a sua sorella Geneviève di ritornare a Taizé per prendersene cura e per fare loro da madre. Di domenica, poi, i fratelli accoglievano anche dei prigionieri di guerra tedeschi internati in un campo vicino a Taizé. Poco alla volta qualche altro giovane venne a unirsi ai primi fratelli e il giorno di Pasqua 1949 si impegnarono tutti al celibato, alla vita comune e alla semplicità di vita. Nel silenzio di un lungo ritiro durante l'inverno 1952-1953, frère Roger scrisse la Regola di Taizé, esprimendo per i fratelli “l'essenziale permettendo la vita comune”.


«Quale pastore o quale parroco avrebbero ottenuto mezz'ora di silenzio totale da parte di 40.000 giovani riuniti?» - Alain de Penanster (L'Express, 9 settembre 1974)


Fin dal 1957 la comunità monastica che si andava costruendo fece anche dell'accoglienza e dell'ascolto ai giovani un suo tratto distintivo. Questo si aggiunse alla tensione verso l'unità dei cristiani, alla ricerca di una profonda spiritualità che si richiamasse ai modelli antichi del monachesimo occidentale, all'assoluta semplicità delle proprie condizioni di vita, all'impegno umanitario in svariate realtà del Terzo mondo.

Per questo divenne un punto di riferimento nel panorama religioso europeo, specie tra i giovani. Alla fine degli anni sessanta e soprattutto dopo la fase di contestazione del famoso 1968 francese, sempre più numerosi i giovani arrivarono a Taizé per cercare una nuova fede e nuove motivazioni.

Il Sessantotto aveva messo in discussione il mondo degli adulti senza risparmiare le stesse chiese cristiane. La comunità di frère Roger e frère Max non perse l'occasione e lanciò la proposta di un Concilio dei giovani. L'annuncio ufficiale avvenne durante le celebrazioni della Pasqua del 1970. Malgrado il freddo e la mancanza di alloggi, erano presenti 2500 giovani.

Gli eventi successivi avrebbero superato ogni previsione. Le parole di frère Roger e l'espressione "concilio dei giovani" avevano fatto nascere una speranza. La parola concilio faceva pensare a un evento di chiesa. Molti giovani vi trovavano una possibilità di impegno nella fede.

Da quell'anno si sarebbero moltiplicate le presenze e la Pasqua sarebbe stata sempre il momento culminante degli appuntamenti a Taizé.

Nei 4 anni programmati per la preparazione del concilio fu clamorosa la partecipazione. La disordinata gioventù degli anni settanta, una vera marea umana, che si riversò sulla collina in quegli anni, non spaventò frère Roger e la sua comunità. La collina di Taizé fu attrezzata con tende e coperte per accogliere tutti.

Nella settimana di Pasqua del '71 si ritrovarono 6500 giovani di 40 nazionalità. Diventarono 16.000 contemporaneamente presenti nella settimana pasquale del '72. Questi numeri non diminuirono nella Pasqua del '73 e nel '74 quando i giovani sulla collina durante la Settimana santa nonostante le avverse condizioni meteo che moltiplicavano il disagio per la precarietà degli alloggi e dei servizi superarono i 20.000. Diverse migliaia furono presenti per ogni settimana dell'anno fino a 40.000 contemporaneamente presenti nell'agosto 1974, data di inizio del Concilio dei giovani.

Il 16 agosto 2005, durante la preghiera pubblica serale, frère Roger fu aggredito e ucciso da una squilibrata che gli si era avvicinata con un coltello. Circa 12 000 persone parteciparono alla cerimonia funebre il 23 agosto 2005. Le esequie in rito cattolico furono presiedute dal cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, nella chiesa della Riconciliazione a Taizé. Frère Rogerfu sepolto in una tomba nel cimitero presso la chiesa romanica di Taizé.

A succedergli alla guida della comunità fu frère Alois (Alois Löser), che lo stesso Roger aveva indicato come suo successore alcuni anni prima.

La comunità di Taizé riunisce oggi un centinaio di frères di diverse confessioni cristiane, provenienti da più di 25 nazioni. Piccole fraternità si sono stabilite in quartieri poveri di Asia, Africa, America Meridionale e America del Nord.

I giovani che provengono dal mondo intero si ritrovano oggi a Taizé tutte le settimane dell'anno, arrivando a essere anche seimila da una domenica all'altra e a rappresentare più di settanta nazioni.