Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita
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sabato 16 novembre 2019

Giovanni Amos Comenio e i Fratelli Moravi

La Chiesa luterana celebra oggi la memoria di Giovanni Amos Comenio (in latino Iohannes Amos Comenius; in ceco Jan Amos Komenský; in ungherese János Comenius-Szeges; Nivnice, 28 marzo 1592 – Amsterdam, 15 novembre 1670), teologo, pedagogista, filosofo, grammatico, scrittore, educatore, insegnante e pacifista ceco.

Fu uno dei pastori più colti ed importanti dell'Unione dei Fratelli Boemi.

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Giovanni Comenio (1592-1670)

I Fratelli Boemi (o Fratelli Moravi)

I moraviani, anche detti Unione dei Fratelli boemi, Fratelli moravi, Chiesa moraviana o Chiesa morava, sono un gruppo religioso cristiano originatosi dal movimento hussita a Kunvald, Boemia, nel 1457-1462; dopo anni di persecuzioni e migrazioni, venne ricostituito da Nikolaus Ludwig von Zinzendorf nel 1727.

Rappresentano la prima e più antica confessione protestante tuttora esistente e in passato erano conosciuti soprattutto come Fratelli boemi. Il nome originale di questa chiesa cristiana era Unitas Fratrum e viene utilizzato ancora oggi.

I moraviani derivano dalla Unitas Fratrum, un gruppo religioso hussita diffuso in Boemia e Moravia che seguiva la dottrina del riformatore boemo Jan Hus: ritenevano che molti aspetti della Chiesa cattolica rappresentassero una forma corrotta del cristianesimo genuino, consideravano la Bibbia l'unica norma per la fede e la pratica religiosa, la natura umana corrotta e che la redenzione venisse solo da Gesù Cristo; secondo loro i veri cristiani dovevano manifestare la loro nuova vita in Cristo seguendo l'esempio della prima comunità cristiana descritta negli Atti degli Apostoli.

Essenzialmente i moraviani condividono le stesse credenze fondanti delle chiese luterane e riformate, quindi si basano sulla definizione di Calcedonia. I moraviani credono nella Santissima Trinità, Gesù Cristo è il Salvatore del genere umano, e la salvezza deriva solo dalla grazia tramite la fede in Dio, totale e completa solo con l'amore; i sacramenti sono solo due, battesimo e Cena del Signore.

Il fulcro della chiesa moraviana consiste nel leggere ed interpretare correttamente la Bibbia, cosa che non sarebbe possibile fare senza l'aiuto dello Spirito Santo. Molte chiese moraviane si caratterizzano per il valore estremamente liturgico del culto, ma anche delle festività cristiane e di celebrazioni ordinarie o sacramentali, per le quali hanno formulato diversi riti liturgici. I Fratelli Boemi furono, a questo proposito, autori del testo di molti canti religiosi, che, musicati, erano poi utilizzati durante le funzioni liturgiche.

La loro teologia ebbe grande influenza su John Wesley, fondatore dei metodisti, e Friedrich Schleiermacher, padre della teologia protestante liberale.

Sebbene i moraviani pongano grandissima enfasi ed importanza sulla Cena del Signore, riconoscono che comunque è essenziale e necessario predicare la parola di Dio, quindi diffondere il Vangelo.

Molte chiese moraviane hanno assunto interpretazioni sul valore dell'eucaristia, spesso luterane o calviniste, ma la verità è che i moraviani originali preferiscono non dare nessuna definizione teologica della Santa Cena; per loro Gesù è presente nelle specie del pane e del vino, ma non interessa in che modo o con quali modalità avvenga questa presenza, dal momento che i sacramenti stessi sono dei "misteri" impossibili da comprendere per l'uomo, delle quali dinamica ed efficacia sono conoscibili solo a Dio; la frequenza delle celebrazioni eucaristiche varia da chiesa a chiesa.

Le chiese moraviane condividono credo cattolici, ortodossi e protestanti[:

Simbolo degli Apostoli
Simbolo atanasiano
Simbolo niceno-costantinopolitano
Confessione dell'Unione dei Fratelli Boemi del 1535
Confessione augustana
Piccolo Catechismo di Lutero
Sinodo di Berna del 1532
Trentanove articoli di religione
Dichiarazione di Barmen
Catechismo di Heidelberg

Sono organizzate in provincie o comunità, ognuna delle quali si gestisce autonomamente. Ci sono tre forme di ordinazione: vescovi, presbiteri e diaconi, i quali però non sono organizzati in una gerarchia: i vescovi si limitano ad amministrare la comunità a loro affidata, mentre i presbiteri e i diaconi svolgono il loro ruolo religioso.

I moraviani si distinguono dalla maggior parte delle altre Chiese perché pongono l'accento sul vivere una vita cristiana piuttosto che sui dogmi o sulle teorie.

Risultati immagini per «In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas moravian

Il loro motto è «Unità nelle cose fondamentali, libertà dove c'è il dubbio, carità in tutto» («In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus charitas»). 
La frase, a volte erroneamente attribuita ad Agostino di Ippona, In realtà sembra che sia stata usata per la prima volta da Marco Antonio de Dominis (1560-1624), arcivescovo di Split (Spalato), nel libro IV, capitolo 8, della sua opera De republica ecclesiastica libri X, pubblicato a Londra nel 1617: «E tutti abbracceremmo la reciproca unità di opinione nelle situazioni critiche, l'autonomia in quelle non difficili, in tutte le situazioni benevolenza».
Un candidato più antico, autore del detto, è ravvisabile nel teologo luterano tedesco Peter Meiderlin, conosciuto anche come Rupertus Meldenius, il quale nella sua Paraenesis votiva pro pace ecclesiae ad theologos Augustanae (1626) aveva scritto: «In una parola, dirò: se conserveremo l'unità nelle cose necessarie, la libertà in quelle non necessarie, e in entrambe la carità, le nostre faccende saranno certamente in ottima condizione»

Afferma Joseph Lecler che la sostituzione di non necessariis con dubiis avvenne in circoli largamente cattolici, ed ebbe l'effetto di estendere la regola di Meldenius, che in origine si riferiva a ciò che è necessario o non necessario per la salvezza. Così la frase perse il suo accento protestante, e si trovò a riferirsi a ciò che era definito o meno dalla Chiesa. Ma certamente Lecler si basava sull'antica opinione che la massima fosse nata in circoli proto-pietistici intorno al teologo luterano Johann Arndt.

Il dottor Gustav Krüger, in uno scritto del 1927, rivendicò questa frase irenica al Meldenius, ma aggiunse che egli avrebbe riprodotto, se non le parole, il pensiero che Seneca esprime in una delle sue epistole e perfezionato quello che Isacco Casaubon nel 1612 scrisse al cardinale Jacques Du Perron (1556-1618) di Parigi, per incarico del re Giacomo I d'Inghilterra, per facilitare l'intesa fra Anglicani e Cattolici.

La massima è oggi largamente riportata in difesa della libertà teologica e religiosa.
È il motto non solo della della Chiesa Morava ma anche della Chiesa Presbiteriana Evangelica degli Stati Uniti.

Comenio e lo sviluppo di un metodo didattico integrale

La fama e le dottrine di Comenio sono dovute non solo alla vita da rifugiato religioso e alla difesa dell'istruzione pubblica e della scuola materna paritaria, ma anche alla sua enorme conoscenza e alle sue innovazioni letterarie. Pensatore tra i più importanti del Seicento, viene considerato il padre dell'educazione moderna.

Comenio visse in un periodo in cui l'Europa fu afflitta dai sanguinosi conflitti religiosi seguiti alla Riforma protestante. Convinto che l'educazione fosse uno dei principali strumenti in grado di garantire la pacifica e civile convivenza tra gli uomini, Comenio introdusse fondamentali innovazioni nei metodi di insegnamento, gettando le basi della didattica moderna.