Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita
VIVERE NEL DESERTO NON SIGNIFICA DISERTARE

mercoledì 27 novembre 2019

Perché soffriamo?

Perché soffriamo se siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio? Perché Dio permette il male?

Sono domande che un cristiano si sente rivolgere continuamente e in maniera legittima dal mondo. Al quale è doveroso offrire una risposta, cercandola, con umiltà, tra la Parola di Dio, ricordando però, che tutti gli amici di Giobbe che si avventurarono in questo tentativo furono rimproverati da Dio, per la pochezza del loro intelletto. Perché, in effetti una risposta di questo tipo non può essere formulata con la sola ragione (risultando alcuni mali di questo mondo davvero irragionevoli e crudeli).

La ragione dell sofferenza e la via della liberazione da essa costituiscono uno dei nuclei essenziali della maggior parte delle religioni. Il cristianesimo dice che siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio ma tanto l'ebraismo che il cristianesimo affermano che questa immagine e somiglianza è stata perduta (per ragioni che vengono espresse solo allegoricamente nel Libro della Genesi, ma che sono non meno veritiere, costituendo piuttosto un mistero ancestrale, che sfugge alla nostra capacità di indagine); sicché l'uomo nasce in un mondo segnato dalla sofferenza, dalla malattia e dalla morte (come afferma anche il buddhismo, per esempio).

Il Principe di questo mondo, nella predicazione di Gesù, è Satana e tutto è in suo potere fino alla fine dei tempi, anche se è già stato sconfitto dalla croce di Cristo. Sarà spodestato al suo ritorno, dopo un lungo lasso di tempo (anche se per Dio mille anni sono come una veglia nella notte, come afferma il Libro dei Salmi) in cui sarà data all'umanità l'opportunità di accogliere il messaggio dell'Evangelo o di rifiutarlo. Neanche Cristo si è reso esente dal male cui è soggiogato il mondo (eccetto il peccato), accettando la fatica, la sofferenza e la morte, anche se come Dio avrebbe potuto tranquillamente evitarle. Con questo ha voluto condividere fino in fondo la natura e la condizione di noi uomini, salvandoci attraverso la Croce, che è il simbolo della rinuncia totale a questo mondo imperfetto e perverso, di una umiltà che si fa totale spoliazione di sé per lasciare all'accoglienza di Dio solo.

Chi vuole essere suo discepolo prenda la sua croce e lo segua (così afferma il Cristo). Non c'è altra strada, non c'è altra scala per salire in Cielo. E nessuno potrà evitare, comunque, che gli sia messa una croce sulla spalla, non poterono evitarlo né il buono né il cattivo ladrone. Solo che i due la portarono diversamente, vi salirono diversamente e abbandonarono questo mondo con parole diverse: l'uno dicendo «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!»; l'altro dicendo: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!» e ricevendo in tutta risposta: «Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso».

Rev. Dr. Luca Vona, Eremita

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