Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita
VIVERE NEL DESERTO NON SIGNIFICA DISERTARE

giovedì 7 novembre 2019

Il silenzio del cuore secondo Lanspergio, certosino (+1539)

Ecco la regola che devi osservare: tutto il tuo sforzo deve tendere a far sì che nel tuo cuore vi sia sempre un continuo silenzio e una perpetua solitudine, affinché il tuo animo rimanga libero da tutto ciò che non vi sarebbe accolto per Dio o che non porterebbe il tuo cuore in alto in lui. Anche il tuo spirito deve essere puro, semplice e spoglio di ogni pensiero, di ogni cosa sensibile, delle forme, delle immaginazioni e delle immagini, di modo che possa tranquillamente e liberamente attendere a Dio solo, aderire a Dio solo.
Il tuo cuore deve essere distolto e libero da ogni amore sensibile verso qualsiasi creatura, così che tu ami ogni creatura esclusivamente in Dio e per Dio. Così tu devi tendere a mantenere il tuo cuore rivolto verso Dio, a cui solamente ti unisci. È per questo che è necessario che tu non pensi niente, che tu non desideri niente, che tu non parli di niente, che tu non ti affezioni a niente, che tu non voglia niente, che tu non ami niente, che tu non ti occupi di niente, se non con Dio o di una cosa che ti attira a Dio, e tutto questo per Dio. Non bisogna per questo abbandonare le occupazioni esterne che si devono compiere per obbedienza o per carità o per necessità, perché è per Dio che si fanno. Ma lo spirito non deve essere talmente assorbito da queste opere, dal distogliersi dal parlare con Dio nella solitudine e nel silenzio interiore.

(Enchiridion militiae christianae, c. XVI, Opera omnia, t. 4, p. 530)


Vi è un silenzio delle labbra e un silenzio del cuore... Quest'ultimo consiste nell'oblio delle cose sensibili. Se qualcuno vuole giungere a questo silenzio, è necessario che distolga il suo spirito dall'amore delle creature, lo liberi da ogni preoccupazione e attività distrattiva, respinga con forza i sospetti, gli affanni, i timori, le ansie, il ricordo di parole e avvenimenti, le immagini e le forme delle creature e di tutte le cose sensibili. Allora l'intelletto, spoglio e libero da ogni amore straniero, attende a Dio solo e riposa in lui, in un amore casto e puro, nella tranquillità, verginità e silenzio.
Quando tutti questi desideri esteriori sono stati mortificati ed allontanati da noi, e si sono pacificati, al loro posto succede un silenzio nel seno del quale vi è la gioia di occuparsi della salvezza di Dio e di sentire la sua immensa dolcezza; allora avviene che il solitario si eleva sopra se stesso (Lam 3,28, Volg.).
Che nostro Signore Gesù Cristo, benedetto in tutti i secoli, ci accordi questa grazia. Amen.

Conciones paraeneticae, In solemnitate S. Johannis Baptiste, sermo III, Opera omnia, t.3, p. 444)