Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita
VIVERE NEL DESERTO NON SIGNIFICA DISERTARE

mercoledì 11 marzo 2020

Sofronio di Gerusalemme, monaco e difensore della retta fede

L'11 marzo la chiesa cattolica e quella ortodossa celebrano la memoria di Sofronio di Gerusalemme, monaco, teologo e vescovo siro. Fu patriarca di Gerusalemme dal 634 fino alla sua morte. Prima di essere consacrato patriarca fu monaco e teologo, ardente difensore dell'ortodossia, così com'era stata definita dal concilio di Calcedonia. Poco tempo prima del suo decesso aveva ottenuto dal califfo Omar che il suo ingresso nella città avesse luogo come pellegrino e non come conquistatore. Sofronio ha lasciato numerosi testi liturgici, teologici, agiografici e poetici.

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Sofronio di Gerusalemme (560-638)
Nativo di Damasco, Sofronio aveva ricevuto una solida istruzione che gli aveva permesso di assimilare in profondità i classici antichi, soprattutto le tragedie greche, nonché la ormai ampia letteratura cristiana dei primi secoli. Fu un uomo dotato di un'ampia gamma d'interessi e versato in molte professioni e discipline. Interessato allo studio delle Scritture, si recò nel monastero palestinese di San Teodosio, dove strinse una duratura amicizia con Giovanni Mosco, del quale divenne figlio spirituale e che gli dedicherà più tardi il suo Prato spirituale. Assetato di ulteriori incontri e conoscenze, Sofronio si recò assieme a Giovanni in Egitto, dove conobbe i grandi dotti e gli spirituali dell'epoca, divenendo poco alla volta un fine teologo.
La sua vita assunse una direzione decisiva con il suo ritorno in Palestina: fattosi monaco, dopo qualche anno, nel 634, fu eletto patriarca di Gerusalemme. In questa veste, egli contribuì in modo sapiente al dibattito teologico, senza cedere ai poco convincenti compromessi che alcuni avanzavano per riavvicinare sostenitori e oppositori del concilio di Calcedonia. Ma, soprattutto, Sofronio difese i cristiani palestinesi dall'avanzata araba, grazie a un sapiente connubio di mitezza, franchezza e diplomazia.
Accanto ai suoi scritti dogmatici, egli ci ha lasciato importanti opere agiografiche e liturgiche. Si deve probabilmente a lui la prima versione degli Improperi del Venerdì santo impiegati poi per secoli nelle liturgie occidentali.