Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita evangelico
VIVERE NEL DESERTO NON SIGNIFICA DISERTARE

lunedì 10 febbraio 2020

Paolo di Tebe, il fuggitivo che fondò l'eremitismo cristiano

Nato attorno al 228, da famiglia cristiana, molto ricca, Paolo ricevette un'educazione raffinata; rifugiatosi nella Bassa Tebaide per sfuggire alle persecuzioni contro i cristiani, di fronte all'ostilità del cognato, che minacciava di consegnarlo alle autorità, egli decise di fare della propria fuga una scelta radicale e volontaria di vita. Trovata una grotta ben nascosta dai meandri delle rocce, e tuttavia irrigata da una piccola ma costante sorgente d'acqua, vi si stabilì fino alla morte. Secondo la tradizione, come segno che questa era la volontà di Dio per lui, Paolo riceveva ogni giorno da un corvo la razione di pane necessaria al suo sostentamento.
Sui novant'anni passati da Paolo nella grotta vi è un silenzio assoluto, quasi a indicare l'indicibilità dell'esperienza di Dio che l'eremita cristiano può vivere nella solitudine. In questo, Paolo fu contrapposto da Girolamo ad Antonio, esempio di solitario divenuto maestro di asceti e impegnato nelle vicende della storia.
Prima di morire, Paolo ricevette la visita di Antonio, che ne assicurò la sepoltura nella fossa scavata per Paolo da due leoni, che spesso figurano al suo fianco e a quello del suo visitatore nell'iconografia tradizionale.
Ancora oggi, attorno alla grotta di Paolo, vive una comunità di anacoreti totalmente dediti alla ricerca di Dio nella solitudine.

PAOLO DI TEBE, icona copta
Paolo di Tebe (228-341), icona copta

Tracce di lettura

Quando si scatenò la furia della persecuzione, Paolo rimase molto appartato in una città remota. Ma il marito della sorella, per brama di denaro, cominciò a voler denunciare colui che avrebbe dovuto nascondere.
Appena il prudentissimo giovane comprese ciò, si rifugiò nei deserti dei monti e, mentre attendeva la fine della persecuzione, mutò questa necessità in scelta volontaria. Procedendo a poco a poco, trovò un monte roccioso, alle cui falde vi era una non grande spelonca chiusa da un masso.
Dopo averlo rimosso, scorse nell'interno un grande vestibolo a cielo aperto; e una vecchia palma intrecciava i suoi larghi rami, mostrando una limpidissima fonte. Innamoratosi di quella dimora, che in certo modo gli veniva offerta da Dio, vi passò in preghiera e in solitudine tutta la vita.
(Girolamo, Vita di san Paolo eremita 4-6)