Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita
VIVERE NEL DESERTO NON SIGNIFICA DISERTARE

giovedì 13 febbraio 2020

Giordano di Sassonia e le origini della Salve Regina

Nato circa l'anno 1175 (Aron) o verso il 1185 (Scheeben) a Burgherg presso Dassel (Westfalia), probabilmente da contadini, per le sue eccellenti doti si recò ancor giovane allo Studio parigino. Nel 1218 o prima era magister artium. Nell'estate 1219 incontrò san Domenico, di passaggio per Parigi, si confessò da lui e fu da lui esortato a ricevere il diaconato (Liloellus, n. 3). Dopo qualche mese Giordano decise di farsi domenicano con il suo amico Enrico di Colonia. Già diacono e baccelliere in teologia, chiese l'abito domenicano il 12 febbraio 1220. Qualche mese più tardi fu scelto quale delegato principale, dopo Matteo di Francia, del convento di Parigi, per assistere al primo capitolo generale dell'Ordine, -da celebrarsi nel maggio 1220 a Bologna.
Rientrato a Parigi riprese l'insegnamento e il ministero. Nel capitolo generale di Bologna del giugno 1221 fu nominato quantunque assente, provinciale della Lombardia, la più rigogliosa provincia del giovane Ordine dei Predicatori. Questo ufficio affidato a Giordano è il più eloquente riconoscimento delle sue qualità personali e religiose. Da Parigi si mise in viaggio, via Besancon e Losanna, per giungere in Lombardia ove arrivò, come sembra, dopo la morte di s. Domenico, avvenuta il 6 agosto 1221. Giordano risiedeva a Bologna, predicava e vigilava su conventi e frati. Lo spiacevole episodio dell'ossessione di un certo fra Bernardo, a Bologna, mosse Giordano ad introdurre il canto della Salve Regina dopo la Compieta; l'episodio risale all'anno 1221 e diede inizio a questa usanza liturgica quotidiana presso i Domenicani.
Nel capitolo tenutosi a Parigi per l'elezione del secondo maestro generale dell'Ordine ed al quale sembra sia stato presente, Giordano fu eletto il 23 maggio 1222.
Nel giugno 1223 installò nel monastero di S. Agnese a Bologna Diana d'Andalò e le sue compagne e le vestí dell'abito domenicano.
La rete dei viaggi del beato si estese anche oltre; luoghi dei capitoli generali celebrati sotto di lui, ora a Bologna ora a Parigi, per visite a varie province. Cosí Giordano presiedette il primo capitolo della provincia di Germania a Magdeburgo nel settembre del 1227; fu presente alla morte di Enrico di Colonia nell'ottobre 1229; nel gennaio 1230 si trovava a Oxford e forse nel 1232 a Napoli. Nel maggio 1233 eseguí la traslazione delle spoglie del fondatore dell'Ordine a Bologna. Ma non poté intervenire, per infermità, ai successivi capitoli del 1234 e 1235. Diresse però i capitoli generalissimi di Parigi (1228) e di Bologna (1236). Dopo queste assise visitò la provincia di Terra Santa. Tornando in Europa, per il naufragio della nave dinanzi alla costa di Pamphilia, presso Attalia, Giordano con i compagni fra Gerardo e fra Giovanni, trovò la morte il 13 febbraio 1237, morte comunicata dal provinciale di Terra Santa, p. Filippo di Reims, ai penitenzieri della curia papale, fra Godefrido e fra Reginaldo, i quali la diffusero per l'Europa. Le tre salme, recuperate e trasportate nella chiesa domenicana ad Acri, furono ivi seppellite. S. Ludgarda ebbe una visione di Giordano in gloria in mezzo agli Apostoli e ai Profeti.
Di intelligenza viva, volontà nobile, cuore generoso e sempre pronto all'aiuto, Giordano ebbe l'arte perfetta di trattare uomini e affari. Egli plasmò piú di ogni altro, dopo il fondatore, lo spirito e la legislazione dei Predicatori. Inoltre fu propagatore felicissimo del suo Ordine, portando le case da trenta a trecento e il numero dei frati da ca. trecento a quattromila. Simpatia e successo particolari incontrò tra gli universitari, sia maestri, sia scolari. A Parigi, una volta, diede l'abito a sessanta studenti e ad altri ancora a Vercelli, a Padova (Giovanni Buoncambi, Alberto Magno), a Bologna, ecc. Pubblicò le prime costituzioni domenicane; diede impulso al ministero della predicazione in Europa e nelle missioni e all'amministrazione dei sacramenti e tutelò il diritto di sepoltura nelle chiese domenicane. Per ordine di Gregorio IX dovette accettare dal 1231 le nomine di domenicani a inquisitori in Francia, Germania, Lombardia, Toscana, nel regno di Sicilia e in Spagna. Rapporti spirituali e amministrativi lo legarono ai papi, alla regina Bianca di Francia, a vescovi e pastori d'anime, a dotti come Roberto Grosseteste ed i maestri di Parigi e Bologna, nonché ad anime elette come Enrico di Colonia, le beate Diana e compagne domenicane a Bologna, s. Ludgarda cistercense in Aywières, le benedettine di Oeren-Treviri ed altre.
Il beato Giordano fu il primo autore domenicano di notevole importanza. Divenne il primo storiografo di san Domenico e del suo Ordine. Le epistole dirette a conventi e anime elette, come alla beata Diana d'Andalò e compagne e alle benedettine di Oeren eccellono per stile chiaro ed espressivo senza ricercatezza, per notizie sui viaggi, di carattere amministrativo, religioso, personale e culturale. La dottrina spirituale prende lo spunto dalla salda fede nella vita eterna, attraverso la conformità con Cristo, la prudenza delle mortificazioni, con cenni a Maria, a san Domenico, alla Chiesa e al papa.
Dopo la sepoltura nella chiesa d'Acri, Giordano ebbe venerazione anche da parte musulmana. Gerardo di Frachet nelle Vitae fratrum (1259-60), dopo il libro su s. Domenico, consacra un libro intero al "santo e degno di memoria padre nostro frate Jordano". Tommaso da Modena a Treviso (1352 ca.) e Giovanni da Fiesole dipingono la bella figura del b. Giordano, quest'ultimo nella Crocifissione del capitolo di S. Marco a Firenze, seguiti dagli alberi genealogici dei secoli XV, XVI e XVII, dal, l'affresco di Federico Pacher (m. 1494) a Bolzano e dalle immagini del Klauber, Danzas, Bioller, van Bergen. Grande lode gli dedica il cronista Giovanni Meyer (1466) terminante nella frase: "pater gloriosis coruscat miraculis et multis multa beneficia praestat". Leone XII, il 10 maggio 1826, ne confermò il culto. La festa si celebra nell'Ordine Dominicano il 14 febbraio, nell'Ordine Teutonico il 13 febbraio.

- Angelo Walz

Tracce di lettura

Nell'anno del Signore 1221 , nel Capitolo Generale di Bologna, ai Capitolari parve opportuno di impormi la carica, che essi creavano per la prima volta, di Priore Provinciale di Lombardia. io allora ero nell'Ordine da poco più di un anno e non avevo perciò radici così profonde quanto  avrei dovuto, ora che ero messo a governare gli altri, io che non avevo ancora imparato a governare la mia imperfezione. In quello stesso Capitolo si inviò in Inghilterra una comunità di frati, con fra Gilberto in qualità di Priore. A quel Capitolo io non ero presente.
Dopo aver terminato il racconto degli avvenimenti accaduti al tempo di Maestro Domenico e che era conveniente ricordare, proseguendo nella narrazione è bene ora far cenno di certi altri avvenimenti accaduti in seguito.
Morto fra Everardo a Losanna, io proseguii il mio viaggio e giunsi in Lombardia per assumervi l'ufficio che mi era stato imposto nei riguardi di quella provincia. C'era in quel tempo un certo fra Bernardo di Bologna, il quale veniva talmente tormentato da un crudele demonio da cui era posseduto, che giorno e notte veniva agitato da orribili incubi; e così tutta la comunità dei frati ne veniva disturbata. Senza dubbio la Divina Provvidenza aveva mandato questa tribolazione per provare la pazienza dei suoi servi.
Questa tremenda vessazione del sunnominato fra Bernardo, fu la causa principale che ci spinse a istituire a Bologna il canto dell'antifona Salve Regina, dopo Compieta. Da questa casa l'uso si estese a tutta la Provincia di Lombardia e infine, la pia e salutare usanza si affermò in tutto l'Ordine.
A quanti, questa santa lode della veneranda madre di Cristo, fece versare lacrime di devozione! Quante volte essa commosse gli affetti di chi l'ascoltava o di chi la cantava, intenerendo la durezza dei loro cuori e infiammandola di santo ardore! E non crediamo che la madre del nostro redentore si diletti di tali lodi. si commuova per tali preghiere? Mi riferì un altro uomo religioso degno di fede di aver visto spesso in visione, al momento in cui i frati cantavano Eia ergo advocata nostra, la madre del Signore in persona, nell'atto d'inginocchiarsi davanti a suo Figlio, per impetrare da lui la conservazione di tutto l'Ordine. E anche questo fatto ho voluto ricordare, affinché la devozione dei frati che lo leggeranno s'infiammi sempre più nella lode della Vergine.