Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

giovedì 24 dicembre 2020

Il Verbo ha piantato la sua tenda in mezzo a noi. Commento al Prologo del Vangelo di Giovanni

Lettura

Giovanni 1,1-14

1 In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
2 Egli era in principio presso Dio:
3 tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
4 In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5 la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta.
6 Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
7 Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
8 Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce.
9 Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
10 Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
11 Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l'hanno accolto.
12 A quanti però l'hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13 i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
14 E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Meditazione

Il prologo del Vangelo di Giovanni è probabilmente l'adattamento di materiale tradizionale antico, forse un inno, simile ad altri inni cristologici presenti nelle lettere di Paolo. Il suo nucleo centrale presenta frasi brevi concatenate l'una all'altra mediante la ripresa dell'ultima parola di un verso nella prima del verso seguente. 

Diversamente da Matteo e Luca che iniziano il loro vangelo con la genealogia di Gesù secondo la carne, Giovanni si preoccupa di presentare il Cristo come Logos che sussiste con Dio prima della creazione del tempo e che è egli stesso Dio (Gv 1,1). L'incipit "In principio" è lo stesso della Genesi. Il "Verbo" è traduzione dal latino Verbum, che a sua volta traduce il greco del testo originale Logos, "Parola". Questa rappresenta Dio in azione; egli infatti crea e si rivela mediante la sua Parola ed è Gesù Cristo, Verbo incarnato, a redimere l'umanità.

Il termine Logos pur avendo affinità con la filosofia greca è imbevuto in Giovanni da riferimenti veterotestamentari: è con la Parola che Dio ha creato il mondo (Gn 1,3) e essa è autoespressione della potenza, saggezza, rivelazione di Dio: "quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull'abisso" (Pr 8,27); "Mandò la sua parola, li guarì e li salvò dalla morte" (Sal 107,20). 

Giovanni sceglie certamente il termine Logos perché comprensibile tanto ai giudei quanto ai gentili; la lingua greca era infatti l'idioma colto nell'impero romano dell'epoca. Contro alcune teorie che circolavano nei primi secoli del cristianesimo, secondo le quali il mondo sarebbe stato creato da un dio inferiore, emanazione del Dio inacessibile, o da figure angeliche, il testo giovanneo proclama che nulla è stato fatto senza la Parola di Dio (v. 3). 

Anche la lotta tra luce e tenebre non è destinata, come in alcune cosmogonie a una coesistenza eterna delle due, ma la luce ha vinto le tenebre: questo il senso della parola greca katalambano che è da intendere con il significato  di "sopprimere". Come le tenebre di una stanza non possono oscurare le fiamma di una candela, così il Logos prevale sull'oscurità. 

Luce e tenebre sono due termini frequenti nel vangelo di Giovanni. La luce nelle Sacre scritture indica la loro verità, mentre le tenebre si riferiscono all'errore; sul piano morale la luce rappresenta la purezza di cuore e le tenebre l'empietà. Nella letteratura giovannea le tenebre indicano anche Satana e la sua coorte (1 Gv 5,19), che governano il mondo presente. Il termine "tenebre" ricorre 17 volte nel Nuovo testamento, di cui 14 solo nei testi giovannei. Ma alle tenebre è contrapposta la luce, che è anche la "vita", vittoriosa sul principe di questo mondo, che sarà "cacciato fuori" dalla croce di Cristo e con l'instaurazione definitiva del Regno di Dio al suo ritorno. Il termine "vita" compare nel Vangelo di Giovanni 36 volte e ha uno speciale significato in relazione al Signore Gesù Cristo. 

Il prologo prosegue presentando Giovanni il Battista come l'uomo che Dio ha mandato per rendere testimonianza a Cristo. Ma egli è solo un profeta, non la luce stessa; è come la sentinella che veglia nella notte per annunciare l'approssimarsi dell'alba (Is 21,11-12). Cristo è invece la luce che illumina ogni uomo, perché assume l'umanità stessa su di sé mediante l'incarnazione. L'Evangelista afferma che le tenebre non hanno accolto la luce; indicando con ciò non solo il rifiuto da parte del popolo di Israele di Cristo, ma una potenza ostile, umana e soprannaturale, "il mondo" (termine che ricorre 78 volte nel Vangelo di Giovanni, 24 volte nelle sue lettere e 3 volte nell'Apocalisse). Ma chi accoglie il Figlio di Dio, credendo nel suo nome, cioè nella sua potenza, ha vinto il mondo e diviene figlio di Dio per adozione. È una vera e propria generazione spirituale, che non ha nulla a che vedere con una elezione determinata da un legame di sangue, da un diritto acquisito per discendenza dal popolo eletto. Si tratta invece di un atto procreativo del Padre, che consente agli uomini di "rinascere dall'alto", di rinascere "in acqua e Spirito" (Gv 3,3-5). 

Il Verbo si fa carne, letteralmente "pianta la sua tenda" (eskenosen) in mezzo a noi, proprio come Dio aveva preso dimora nella tenda del convegno (Es 33,7-10) eretta da Mosè. Ora la nostra umanità è la sua tenda e in essa Gesù ha manifestato la gloria divina che un tempo riempiva il tabernacolo e il tempio. Proprio come il Dio di Israele aveva dimorato con lui in una umile tenda e non in un palazzo regale così il Figlio ha scelto di abitare nella nostra umile condizione umana. 

Il mistero dell'incarnazione fa sì che l'Infinito divenga finito, l'eterno conforme al tempo, l'invisibile visibile, ciò che è superiore alla natura parte della creazione. Tutto questo senza che Dio, pur svuotato della sua potenza, cessi di essere Dio, in Cristo. Attraverso Gesù i discepoli hanno visto la gloria di Dio, nei suoi attributi di grazia, bontà, misericordia, saggeza, verità. Tutto ciò che Cristo è, tutto ciò che egli compie, è una esegesi, interpretazione e manifestazione, di ciò che è Dio e delle sue mirabili operazioni.

Preghiera

Dio Onnipotente, che ci hai donato il tuo Figlio unigenito, affinché assumesse la nostra natura su di sé e che in questo tempo è nato da una vergine pura; concedici di essere rigenerati e fatti tuoi figli per adozione e grazia, rinnovati quotidianamente dallo Spirito Santo. Per lo stesso Gesù Cristo nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito santo, unico Dio, nei secoli dei secoli. Amen. (The Book of Common Prayer)

- Rev. Dr. Luca Vona