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giovedì 15 ottobre 2020

Il Prof. Rinaldi e l'Alleanza Evangelica se le danno di santa ragione

È di qualche giorno fa la "lettera aperta" di Giancarlo Rinaldi, Professore di Storia del Cristianesimo, all'Alleanza Evangelica Italiana, di cui Rinaldi è membro, nonostante non sia intezionato a rinnovare l'iscrizione. Il Prof. aveva più volte richiesto la revisione dello Statuto, ma in particolare in quest'ultimo appello, apparso su Facebook anche come videomessaggio, si riferisce a un articolo cristologico dello stesso, a suo parere da considerare di tentenze gnostiche e docetiste, in definitiva "eretiche". L'AEI risponde pan per focaccia nel suo bollettino "Ideaitalia", chiarendo la natura biblica dell'articolo e l'ortodossia della propria confessione di fede. Ripropongo qui di seguito la lettera aperta del Prof. Rinaldi e la risposta dell'AEI. 

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Lettera aperta ai fratelli dell’Alleanza Evangelica Italiana

Pubblicato il 9 Ottobre 2020 da Giancarlo Rinaldi Blog

L’Alleanza Evangelica Italiana, nel panorama dell’evangelismo nostrano, può paragonarsi a una elogiabile formica che trasporta un peso di gran lunga più oneroso del suo corpicino. Belle battaglie sull’etica pubblica, sulla libertà di religione, sui cristiani perseguitati, sul rapporto con il cattolicesimo romano. Però è formica che, per quanto abbia io sperimentato, si mostra poco proclive a ricevere sinergie e collaborazioni. Io stesso dell’AEI ho fatto parte per un lustro, credo, ma senza mai riuscire a dar sul serio una mano. Valga la mia esperienza di consigliere per vari anni del Distretto dell’Italia Centrale, mai riunitosi per affrontare quelle che sarebbero state le sue funzioni nell’economia dell’organizzazione associativa generale. Forse sarà perché i vertici hanno le idee già chiare e distinte sui punti di partenza, di arrivo e di percorso. Mi piace pensare che forse è così, anche se gradirei che talvolta fossero ascoltati anche i comuni mortali.

Fioccano invece dichiarazioni a nome dell’associazione tutta, firmate con sigle ermetiche di due o tre (più spesso) lettere siglanti. Ma l’attivazione dei Comitati, come prevede da lunghi anni lo Statuto associativo, pur se votata favorevolmente dall’Assemblea dei soci, su mia proposta, già tre anni or sono, rimane ancora oggi un pio desiderio. Peccato! Lo Statuto dell’AEI, infatti, prescrive in più parti che questi Comitati, distinti per materie diverse, siano eletti dall’Assemblea (organo sovrano) e non nominati tra i pochissimi medesimi, visto il clima dottrinale, ‘predestinati’.

Vi prego, fratelli cari, attivate finalmente i Comitati per libera elezione o, per lo meno, non criticate il Vaticano in quanto gerarchia ingessata fino a quando, in attuazione del vostro stesso Statuto, non sostituiate l’istituto dell’elezione al posto della prassi della nomina.

Ho tentato di essere utile anche nella modifica dello Statuto. Invano. All’articolo 3.2c di quello vigente leggiamo: “Noi crediamo nel nostro Signore Gesù Cristo, unico mediatore, Dio manifestato nella carne”. Questa è un’eresia grande come un palazzo! Si tratta di docetismo gnostico puro e semplice. La Bibbia, la costante tradizione della Chiesa, il pensiero della Riforma insegna che Dio non si è manifestato ma si è incarnato in Gesù! Si ritorni a Gv. 1,14 “la Parola è fatta carne”. L’eresia secondo la quale Dio si sarebbe manifestato in Gesù, ma non sarebbe “venuto in carne (= incarnato”) è addirittura qualificata come il segno dell’anticristo in 1 Gv. 4,2-3. Vi supplico: cancellate la blasfemia e sostituitela con le parole di Giovanni: “Dio fattosi carne”!

E non mi si dica che: 1. altri articoli di fede attestano da parte dell’AEI la credenza nell’incarnazione, poiché mille buone frasi non ci autorizzano a pronunciare una bestemmia; 2. Gli articoli di fede dello Statuto non possono essere cambiati: no! È la Bibbia che non può essere cambiata, non le nostre umane dichiarazioni di fede: equiparare di fatto queste ultime alla Scrittura è altra grande blasfemia; 3. in 1 Tim. 3,16, così come tradotto nella Diodati, si dice che Dio si è manifestato in carne: questa traduzione è inaccettabile poiché si basa su una interpolazione del Codex Cantabrigensis laddove tutti i più antichi manoscritti (che Diodati non poteva ancora conoscere) affermano che Cristo si manifestò in carne, non Dio; leggete il Nuovo Testamento in greco (o fatevelo spiegare).

All’assemblea del 31 non ci sarò. L’esperienza di anni mi ha insegnato che le possibilità di contribuire intervenendo concretamente alla gestione associativa sono pressoché nulle. Affido la mia riflessione ai vertici e, principalmente, alla base associativa tutta. Liberi di fare come crederanno. Io a uno strisciante gnosticismo preferisco il prologo giovanneo; agli amori non corrisposti non credo più. Il tempo, quando non si è più giovani, come nel mio caso, è prezioso: va amministrato oculatamente.

Giancarlo Rinaldi

P.S.: Soltanto se richiesta e, principalmente, se utile mi riservo di fornire documentazione analitica ed esaustiva di quanto sopra rilevato.

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La dichiarazione di fede dell’AEI è ortodossa, non doceta

Una risposta alla lettera aperta di Giancarlo Rinaldi

Roma (AEI), 15 ottobre 2020 – Il Consiglio Esecutivo Federale dell’Alleanza Evangelica Italiana, avendo letto la Lettera aperta all’AEI (9 ottobre 2020) di Giancarlo Rinaldi in cui si sostiene che la dichiarazione di fede dell’AEI sarebbe doceta (l’idea secondo cui Gesù Cristo non si sia corporalmente incarnato ma solo apparentemente), ribadisce quanto segue:

1. L’espressione Dio “manifestato nella carne” è la citazione di 1 Timoteo 3,16, tradotta così dalla Diodati, Luzzi/Riveduta, Nuova Riveduta e Nuova Diodati, praticamente tutte le traduzioni in uso nelle chiese evangeliche italiane. Non è una espressione introdotta o inventata dall’AEI: è un testo biblico. Inoltre, non corrisponde al vero che l’espressione “manifestato” debba necessariamente intendersi come mera apparenza, visto che nella Parola di Dio è utilizzata numerose volte per indicare un palesamento anche concreto, fisico e corporeo.

2. L’articolo di fede messo in discussione è stato citato mutilandolo.L’articolo nella sua totalità afferma quanto segue:

Art. 3) Noi crediamo nel nostro Signore Gesù Cristo, unico media­tore, Dio manifestato nella carne, nato da Maria vergine, vero uomo ma senza peccato, nei suoi miracoli divini, nella sua resurrezione corporale, e nel suo ritorno in potenza e gloria (Colossesi 2:18; Isaia 7:14; Ebrei 4:15; Atti 2:22; I Pietro 3:18; Marco 16:19: I Timoteo 2:5; Luca 21:27; Giovanni 14:30-31).

La confessione di Gesù “vero uomo” e risorto “corporalmente”, unita anche al precedente articolo 2 "Noi crediamo in Dio, uno, eternamente esistente in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo", chiaramente assicura la dichiarazione al cristianesimo trinitario ortodosso e la mette al riparo dalle paventate deviazioni docete.

3. Come ogni altro documento umano, anche la dichiarazione di fede dell’AEI non è immodificabile, tanto è vero che nella prossima assemblea del 31/10/2020, nell’ambito della presa in esame del nuovo Statuto dell’AEI, è previsto un voto anche sul punto in questione (si veda la nota a p. 4). Nonostante la maggioranza della Commissione Statuto e l’intero Consiglio Esecutivo Federale siano contrari al cambiamento, il punto sarà oggetto di voto da parte dell’Assemblea (come i soci AEI sanno avendo ricevuto la convocazione il 16/9/2020). E’ dunque fuori luogo accusare l’Alleanza Evangelica di considerare la propria dichiarazione di fede come immodificabile.

In conclusione, le illazioni contenute nella “lettera aperta” sono smentite dai fatti. Infatti, guardando all’intera Scrittura e prendendo in esame l’intera dichiarazione di fede dell’Alleanza Evangelica, possiamo concludere che quest’ultima è biblica, trinitaria ed ortodossa, non certamente “doceta”

Assemblea dell'Alleanza Evangelica Italiana

il Prof. Giancarlo Rinaldi