Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

venerdì 6 dicembre 2019

Ambrosius Blarer e i riformatori di Costanza

La Chiesa luterana celebra oggi la memoria di Ambrosius Blarer.

Ambrosius Blarer (1492-1564) fu un riformatore protestante di grande rilievo nella Germania meridionale e nella Svizzera nord-orientale. Nato a Costanza in una famiglia benestante, studiò teologia a Tubinga, dove conobbe Filippo Melantone, suo amico e corrispondente per tutta la vita. Inizialmente monaco benedettino, Blarer venne influenzato dagli insegnamenti di Lutero, che lo portarono a lasciare il convento nel 1522 per rifugiarsi nella sua città natale, già orientata verso la Riforma.
A Costanza, dal 1525, Blarer iniziò a predicare e divenne una figura centrale nella Riforma locale, collaborando con il cugino Johannes Zwick e altri riformatori. Il suo approccio combinava il rispetto per le strutture ecclesiastiche con una reinterpretazione protestante, cercando di riformare i monasteri piuttosto che chiuderli. Basandosi sul principio del Sola Scriptura e sul sacerdozio universale dei credenti, Blarer promuoveva la centralità di Cristo nella fede e la nomina di pastori da parte della comunità.
Fortemente influenzato sia da Lutero che da Zwingli, Blarer cercò di mediare tra le diverse correnti della Riforma protestante. Si distinse per il suo impegno sociale: contribuì alla riforma dell'istruzione, alla cura dei poveri e dei malati, e all'introduzione di ordinamenti comunali. Inoltre, valorizzò la musica religiosa, componendo inni liturgici ancora presenti nell'innario svizzero evangelico.
La caduta della Riforma a Costanza nel 1548, dopo il fallimento della Lega Smalcaldica, costrinse Blarer all'esilio. Trascorse gli ultimi anni della sua vita in Svizzera, predicando e sostenendo altri riformatori. Morì a Winterthur il 6 dicembre 1564. Figura complessa e conciliatrice, Blarer incarnò un ideale di mediazione in un'epoca di crescenti divisioni confessionali.

giovedì 5 dicembre 2019

San Saba, Padre di monaci, tra vita eremitica e diplomazia

Il 5 dicembre la Chiesa cattolica d'Occidente, gli ortodossi e i Greco-Cattolici, i Maroniti e la Chiesa Malabarese celebrano la memoria di San Saba, Monaco.

Nasce suddito dell’Impero romano d’Oriente, in una famiglia di cristiani, che da ragazzo lo mettono agli studi nel monastero di Flavianae, presso Cesarea di Cappadocia (attuale Kayseri in Turchia). 
Ne esce con un’istruzione e con il desiderio di farsi monaco. Si scontra con i suoi, che invece vorrebbero avviarlo alla carriera militare. E la spunta allontanandosi.

Sui 18 anni arriva pellegrino in Terrasanta, facendo sempre tappa e soggiorno tra i monaci: quelli di vita comune, e anche gli anacoreti, nelle loro grotte o capanne. Trova una guida decisiva nel monaco Eutimio detto “il grande”: ha convertito molti arabi nomadi, è stato consigliere spirituale dell’imperatrice Eudossia (la moglie di Teodosio II) nella prima metà del secolo.

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San Saba (439-532)

Con Eutimio, Saba condivide la vita eremitica nei luoghi meno accoglienti: il deserto della Giordania, la regione del Mar Morto. Assiste poi fino all'ultimo questo suo maestro (morto intorno al 473) e si ritira più tardi verso Gerusalemme, andando a stabilirsi in una grotta nel vallone del Cedron. Qui, col tempo, si forma intorno a lui un’aggregazione monastica frequente in Palestina: la laura o lavra (“cammino stretto”, in greco), che è un misto di solitudine e di comunità, dove i monaci vivono isolati per cinque giorni della settimana, e si riuniscono poi il sabato e la domenica per la celebrazione eucaristica in comune. Vivono sotto la guida di un superiore, e dal gennaio fino alla Domenica delle palme sperimentano la solitudine totale in una regione desertica.

Insieme a lui, nel vallone, i monaci raggiungono il numero di 150, ma nuovi “villaggi” nascono in altre parti della Palestina, imitando il suo, che prende il nome di Grande Laura. Nel 492, Saba viene ordinato sacerdote,e il patriarca Elia di Gerusalemme lo nomina poi archimandrita, cioè capo di tutti gli anacoreti di Palestina.

Ma non è un capo dolce, Saba. Non fa sconti sulla disciplina e non tutti lo amano: tant'è che per qualche tempo lui si dovrà allontanare. E andrà a fondare un’altra laura a Gadara, presso il lago di Tiberiade. 

Poi il patriarca lo richiama, perché i monaci si sono moltiplicati: c'è bisogno della sua energia, per la disciplina e per la difesa della dottrina sulle due nature del Cristo, proclamata nel 451 dal Concilio di Calcedonia, e contrastata dalla teologia “monofisita”, che nel Signore ammetteva una sola natura.
Scontro teologico, con la politica di mezzo: c’è frattura a Costantinopoli tra l’imperatore Anastasio e il patriarca;e Saba accorre nella capitale, nel vano tentativo di riconciliarli.

Poi vi ritornerà altre volte. E l’ultima, nel 530 è per lui una fatica enorme: ha quasi novanta anni. Ma affronta il viaggio per difendere i palestinesi da una dura tassazione punitiva. La gente lo venera già da vivo come un santo.

E ancora da vivo gli si attribuisce un intervento miracoloso contro i danni di una durissima siccità. Canonizzato da subito, dunque. E sempre ricordato anche dal grande monastero che porta ilsuo nome: Mar Saba. È stato per lungo tempo centro di ascesi e di studio; ed esiste tuttora, dopo avere attraversato tempi di fioritura e di decadenza, di saccheggi e di devastazioni.

        Domenico Agasso

mercoledì 4 dicembre 2019

L'Iscrizione di Pettorio (Pektorios)

L'iscrizione di Pettorio fu trovata in sette frammenti in un antico cimitero cristiano presso Autun (Francia), nel 1830. Il primo che la pubblicò fu il cardinale Jean-Baptiste-François Pitra e Giovanni Battista De Rossi la datò al II secolo.  Se la forma e lo stile delle lettere suggeriscono il periodo intorno al 350, la fraseologia è la medesima della Iscrizione di Abercio (vedi su questo stesso Blog).
Si tratta di una stupenda poesia, i cui prime cinque versi sono legati all'acronimo ΙΧΘΥϹ ("pesce"), che indica in greco Ἰησοῦς Χριστός, Θεοῦ Υἱός, Σωτήρ" (Iēsous Christos, Theou Yios, Sōtēr, ovvero "Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore".
L'iscrizione chiama il battesimo "la fonte immortale delle acque divine" e l'eucaristia "il cibo dolce come il miele del Redentore dei santi". Cristo è chiamato "la luce dei morti"
nella seconda parte Pettorio prega per sua madre e chiede ai genitori e ai fratelli defunti di ricordarsi di lui "nella pace del pesce" (ἰχθύς).
Qui di seguito il testo dell'iscrizione:

O stirpe divina dell'Ichtys (Pesce) celeste,
conserva un'anima pura tra i mortali,
perché hai ricevuto una fonte immortale delle acque divine.
Riscalda la tua anima, amico, nelle acque perenni,
con le onde eterne della Sapienza che dona i tesori.
Ricevi il cibo, dolce come il miele, del Salvatore dei Santi,
mangia a sazietà, bevi finché hai sete,;tu tieni l'Ichtys (Pesce) nelle palme delle tue mani.
Ti prego, dà come cibo il Pesce, Signore e Salvatore.
Che riposi in pace mia madre,
così ti prego, o luce dei morti.
Ascandio, padre mio, diletto al mio cuore,
con la mia cara mamma e i fratelli,
nella pace del Pesce, ricordati di Pettorio.


- Riferimenti: Patrologia, Vol. 1, Johannes Quasten, 155-156.

Iscrizione funeraria cristiana del III secolo

Giovanni Damasceno. La creazione proclama la grandezza di Dio

La Chiesa Cattolica, la Chiesa Anglicana e alcune Chiese Ortodosse e Greco-Cattoliche celebrano oggi la memoria di Giovanni Damasceno (ca 657-749), padre della Chiesa e monaco.

Le chiese d'oriente e d'occidente fanno oggi memoria di Giovanni Damasceno, padre della chiesa e monaco. Egli nacque a Damasco nella seconda metà del VII secolo, in una famiglia di arabi cristiani, e ricevette alla nascita il nome di Mansur. Entrato, al seguito del padre, al servizio del califfo Omayyade di Damasco, nuova capitale dell'impero arabo, Mansur ricoprì a lungo l'incarico di amministratore califfale per la popolazione di religione cristiana. Attorno al 700, a causa dell'inasprirsi della politica musulmana verso i cristiani, egli fu costretto a lasciare il suo lavoro. Ma Mansur seppe fare delle improvvise avversità l'occasione per un'obbedienza radicale alla propria vocazione. Distribuiti tutti i suoi beni ai poveri, egli entrò nella laura di San Saba, nei pressi di Gerusalemme, assumendo il nome di Giovanni. Cominciava così per lui un'intensa vita di studio e di preghiera. Su richiesta del patriarca di Gerusalemme, Giovanni divenne predicatore presso il Santo Sepolcro e fu uno dei principali difensori del culto delle immagini al tempo della polemica iconoclasta. Le affermazioni fondamentali del secondo concilio di Nicea (787), che chiusero l'epoca iconoclasta fondando la liceità del culto delle immagini sull'incarnazione del Verbo di Dio, sono ispirate in larga misura agli insegnamenti del Damasceno. Nella sua trilogia intitolata La fonte della conoscenza, Giovanni ha lasciato inoltre la prima sistematizzazione della teologia patristica di tradizione greca. Egli morì nel 749 e il suo corpo fu sepolto a San Saba.

Tracce di lettura

Il divino è ineffabile e incomprensibile. «Infatti nessuno conosce il Padre se non il Figlio, e nessuno conosce il Figlio se non il Padre». E anche lo Spirito santo conosce ciò che è di Dio, così come lo spirito dell'uomo conosce ciò che è nell'uomo. Nessuno ha mai conosciuto Dio, se non colui al quale egli stesso lo ha rivelato. Tuttavia Dio non ci ha abbandonato in un'ignoranza completa. Infatti la conoscenza di Dio è stata seminata da lui naturalmente in tutti. La stessa creazione, la sua conservazione e il governo di essa proclamano la grandezza della natura divina. E inoltre, dapprima per mezzo della Legge e dei Profeti, e poi per mezzo del suo Figlio unigenito, del Signore Dio e salvatore nostro Gesù Cristo, Dio ha rivelato la conoscenza di se stesso per quanto ci è accessibile. Perciò noi accogliamo, riconosciamo e veneriamo ciò che ci è stato tramandato per mezzo della Legge, dei Profeti, degli Apostoli e degli Evangelisti, non ricercando nulla al di là di queste cose.
(Giovanni Damasceno, La fede ortodossa 1,1)

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

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Giovanni Damasceno (657-749)

martedì 3 dicembre 2019

Dove semina solo la grazia miete solo la gloria di Dio


L'anima che confida nelle proprie forze cadrà sempre; quella che non si fida di se stessa non cadrà mai. (...)
D'ora innanzi vigilerò per non appoggiarmi mai su me stesso. Come arrivare a non vedere, a non volere e a non fare nulla se non sotto l'influsso della grazia Certo, non è opera di un giorno; arrivare a questo punto vuol dire toccare l'apice della santità, poiché dove semina solo la grazia miete solo la gloria di Dio. (...)
La ricerca della mia soddisfazione mi trascinerà più o meno nel disordine, secondo che avrò più o meno trascurato le mie sorgenti di grazia. Quanto meno mi stupirò, tanto meno mi turberò, fino a non scoraggiarmi più. Lo stupore, il turbamento e lo scoraggiamento dopo una colpa sono frutto dell'orgoglio. Si credeva buono e vedendosi cattivo se ne stupisce. Si credeva bello e, vedendosi deforme, ne è indispettito e turbato. Si credeva forte e, sentendosi debole, ne è scoraggiato. Si ostina a non volere andare alla sorgente che sola dà la bontà, la bellezza e la forza. Ascoltarlo è un male più grande della stessa caduta, poiché è una discesa nella caduta, che impedisce all'umiltà di ricavare, dalla caduta, i frutti di salvezza che essa sa trarre da tutto, anche dal peccato.
Sono caduto perché mi sono appoggiato a una canna spezzata qual sono io. Mi ci sono appoggiato ed essa è entrata nella mano e l'ha ferita (cfr. Is 36,6). Invece di stupirmi, di irritarmi, di scoraggiarmi seguendo gli incitamenti dell'orgoglio, che vorrebbe lasciarmi a terra e rialzarsi lui più robusto, io lo abbatterò mediante un grazie riconoscente, che mi getterà nelle braccia di Dio., il quale guarirà subito la mia ferita e, mediante la sua grazia, mi renderà la bontà, la bellezza e la forza.

        François de Sales Pollien, Certosino

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François de Sales Pollien (1853-1936)



domenica 1 dicembre 2019

Vieni, vieni, Dio-con-noi!

Veni, Veni, Emmanuel ("Emmanuel"=dall'ebraico, "Dio-con-noi") è un inno latino per il periodo dell'Avvento, il cui testo, di autore anonimo, risale forse all'VIII secolo e la cui melodia ebbe probabilmente origine in Francia nel XV secolo.

Il brano fu pubblicato per la prima volta nel 1710 a Colonia nei Psalteriolum Cantionum Catholicarum.

Un bellissimo inno d'Avvento, ottimo per la Novena di Natale (e la IV domenica d'Avvento). Non molto conosciuto - per la verità - in Italia, è invece famoso e richiestissimo nei paesi anglosassoni, dove si canta O Come o come Emmanuel. Ha la particolarità di essere costruito sul contenuto delle Antifone "O", e quindi adattissimo al periodo liturgico che stiamo vivendo: l'immediata preparazione al Natale, significata dall'invocazione del ritornello: "Rallegrati, Rallegrati! L'Emmanuele nascerà per te, o Israele".
Non è un canto gregoriano antico, e viene spesso eseguito anche in polifonia.

Nel testo, che si compone di sette strofe, viene invocato l'arrivo del figlio di Dio, affinché il popolo d'Israele venga liberato dall'esilio.

Nel 1851 il reverendo britannico John Mason Neale tradusse solo cinque delle Antifone e le pubblicò nel suo Mediaeval Hymns and Sequences. Ulteriori traduttori e poeti misero mano al testo di “O come Emmanuel” e in particolare il reverendo Thomas A. Lacey (1853-1931) e il ministro presbiteriano Henry Sloane Coffin  (1877-1954). La melodia è stata arrangiata dal pastore anglicano Thomas Helmore e venne pubblicata nel 1854 nell’ The Hymnal Noted con il testo tradotto dal Rev. Neale.
Il brano è interpretato da moltissimi artisti ed è un brano spesso contenuto nelle raccolte dei Celtic Christmas Songs anche in versione strumentale.

Qui di seguito una esecuzione del King's College e il testo, nell'originale latino, nella traduzione italiana, e nella versione inglese.



Veni, veni Emmanuel!
Captivum solve Israel!
Qui gemit in exilio,
Privatus Dei Filio,
Gaude, gaude, Emmanuel
nascetur pro te, Israel.


Veni, O Sapientia,
quae hic disponis omnia,
veni, viam prudentiae
ut doceas et gloriae.
Gaude, gaude, Emmanuel
nascetur pro te, Israel.


Veni o Jesse virgula!
Ex hostis tuos ungula,
De specu tuos tartari
Educ, et antro barathri.
Gaude, gaude, Emmanuel
nascetur pro te, Israel.


Veni, veni o oriens!
Solare nos adveniens,
Noctis depelle nebulas,
Dirasque noctis tenebras.
Gaude, gaude, Emmanuel
nascetur pro te, Israel.

Veni clavis Davidica!
Regna reclude coelica,
Fac iter Tutum superum,
Et claude vias Inferum.
Gaude, gaude, Emmanuel
nascetur pro te, Israel.



Veni, veni Adonai!
Qui populo in Sinai
Legem dedisti vertice,
In maiestate gloriae.
Gaude, gaude, Emmanuel
nascetur pro te, Israel.

Vieni, vieni, Emmanuele
libera dalla prigionia Israele,
che si addolora in esilio,
privata dal figlio di Dio.
Rallegrati! Rallegrati! L'Emmanuele
nascerà per te o Israele.

Vieni O Sapienza
che disponi di questo mondo
vieni, la via della prudenza
insegnaci per la Gloria
Rallegrati! Rallegrati! L'Emmanuele
nascerà per te o Israele.

O vieni Ramo di Jesse
dallo zoccolo del tuo nemico,
dalla caverna dell'Averno
liberaci e dalla morte.
Rallegrati! Rallegrati! L'Emmanuele
nascerà per te o Israele.

Vieni, o vieni, sole d’Oriente;
Allontana le tenebre della notte
Rallegrati! Rallegrati! L'Emmanuele
nascerà per te o Israele.


O vieni, Chiave di Davide,
spalanca (le porte) del Regno;
rendi sicura la via del Cielo,
e chiudi l'accesso agli Inferi.
Rallegrati! Rallegrati! L'Emmanuele
nascerà per te o Israele.


Vieni, vieni, O Signore
che dall'alto del Sinai
donasti la legge al popolo
nella maestà della Gloria
Rallegrati! Rallegrati! L'Emmanuele
nascerà per te o Israele.



O come, O come, Emmanuel!
Redeem thy captive Israel
That into exile drear is gone,
Far from the face of God's dear Son.
Rejoice! Rejoice! Emmanuel
Shall come to thee, O Israel.

O come, thou Branch of Jesse! draw
The quarry from the lion's claw;
From the dread caverns of the grave,
From nether hell, thy people save.
Rejoice! Rejoice! Emmanuel
Shall come to thee, O Israel.

O come, O come, thou Dayspring bright!
Pour on our souls thy healing light;
Dispel the long night's lingering gloom,
And pierce the shadows of the tomb.
Rejoice! Rejoice! Emmanuel
Shall come to thee, O Israel.

O Come, thou Lord of David’s Key!
The royal door fling wide and free;
Safeguard for us the heavenward road,
And bar the way to death's abode.
Rejoice! Rejoice! Emmanuel
Shall come to thee, O Israel.

O come, O come, Adonai,
Who in thy glorious majesty
From that high mountain clothed in awe,
Gavest thy folk the elder Law.
Rejoice! Rejoice! Emmanuel
Shall come to thee, O Israel.