Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

giovedì 3 settembre 2026

Gregorio Magno e la fine di "un" mondo

Gregorio nacque a Roma nel 540. Avviato a una brillante carriera politica, egli giunse a ricoprire, poco più che trentenne, la carica di prefetto della città. Ma, attratto dal desiderio di una più grande intimità con il Signore, abbandonò presto il prestigioso incarico per dare vita sul colle Celio al piccolo monastero di Sant'Andrea, di cui non vorrà mai assumere la carica di abate per poter servire Dio in umile obbedienza. Essendo tuttavia note le sue grandi qualità umane e spirituali, Gregorio fu nominato ambasciatore del papa a Costantinopoli. Anche nella capitale dell'impero d'oriente egli portò con sé un drappello di monaci con cui condividere l'ascolto e la meditazione quotidiana delle Scritture. 
Eletto papa alla morte di Pelagio II, Gregorio accettò come unico titolo quello di «servo dei servi di Dio», continuando a vivere, pur in mezzo ai molteplici impegni del suo nuovo ministero, con cuore semplice e povero di monaco, e servendo anzitutto gli ultimi della sua diocesi.
Vivendo in un periodo di transizione, in cui gli parve spesso di intravvedere i segni della fine imminente della storia, egli seppe far fronte con discernimento ai grandi mutamenti epocali del suo tempo, riconoscendo il ruolo emergente dei popoli barbarici e preoccupandosi di favorire il loro incontro con il vangelo, di cui rimase fino alla fine un instancabile annunciatore.
Innamorato della parola di Dio, Gregorio traspose nei suoi scritti la ricchezza della lectio divina personale e il suo amore per il monachesimo. Dobbiamo a lui l'unica biografia antica di san Benedetto, che avrà larga eco in tutto l'occidente. Gregorio morì a Roma nel 604.

Tracce di lettura

La comunità di fede è criterio ermeneutico della parola di Dio. «Spesso molte cose che nella santa Scrittura da solo non riuscivo a comprendere -dirà con coraggio Gregorio ai suoi fratelli - le ho capite quando mi sono trovato in mezzo ai miei fratelli. A seguito di questa conoscenza ho cercato di comprendere anche per merito di chi mi era stata data tale intelligenza». Ma ciò che sarà più sorprendente nel pensiero di Gregorio, è che ogni membro del popolo di Dio, se obbedisce alla Parola, è «organo di verità» per i suoi fratelli nella fede. «Quanti infatti ripieni di fede ci sforziamo di far risuonare Dio, siamo organi della verità; ed è in potere della verità che essa si manifesti per mio mezzo agli altri o che per gli altri giunga a me». Ma  tale umile discrezione  di Gregorio nei confronti dell'azione dello Spirito e della Parola ci cui obbedisce genera un modello di presidenza ecclesiale che si esprime con la formula: «Gregorio, servo dei servi di Dio».
(Benedetto Calati)

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Tempera all’uovo su tavola telata e gessata, (particolare dell’icona Padri d’oriente e d’occidente) cm 40x40
Gregorio Magno (540-604)

Fermati 1 minuto. Prendi il largo

Lettura

Luca 5,1-11

1 Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret 2 e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. 3 Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. 4 Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». 5 Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». 6 E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. 7 Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. 8 Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». 9 Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; 10 così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». 11 Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Commento

La scena si svolge in un importante luogo di commercio e approvvigionamento idrico della Galilea, presso il lago di Genèsaret, oltre duecento metri sotto il livello del mare, lago detto anche mare di Galilea; sulle sue sponde sorgeva la città di Cafarnao, dove Gesù aveva compiuto molti miracoli, come attesta l'episodio dell'insegnamento nella sinagoga di Nazaret («Quanto abbiamo udito che hai compiuto a Cafàrnao fallo anche qui, nella tua patria!»; Lc 4,23).

L'interesse che Gesù riscuote fin dagli inizi del suo ministero è testimoniato dalla grande folla che "gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio" (v. 1). Su questo sfondo intravediamo in disparte la figura dei pescatori, tra cui Simon Pietro, affaccendati nel pulire le reti e delusi per non aver pescato nulla. 

L'incontro con Gesù rappresenta una svolta radicale nella vita di Pietro e dei suoi compagni, che seguiranno il Cristo nel discepolato. Il prodigio della pesca miracolosa passa attraverso il riconoscimento in Gesù del Maestro, qui e in diversi passaggi neotestamentari definito tale con la parola greca epistatès, che a differenza del più comune didaskalos, indicava non un semplice insegnante, ma una persona rivestita di autorità verso i discepoli e direttamente responsabile nei loro confronti, proprio come il buon pastore è responsabile delle sue pecore (Gv 10,11). 

La professione di fede di Pietro, nonostante l'iniziale incredulità, manifestata al principio della sua risposta a Gesù, è ciò che rende possibile l'evento miracoloso; a questo segue la confessione di peccato per la propria incredulità. La risposta di Gesù sta a significare che il miracolo appena compiuto è solo un segno - come d'altra parte tutti i suoi prodigi nei Vangeli e nella nostra vita - di una realtà più grande, della chiamata a una prospettiva esistenziale più ampia: nel caso di Pietro, quella di diventare "pescatore di uomini" (v. 10). 

Gesù non stravolge del tutto la vita di Pietro, ma lo fa passare "da un livello a un altro", da pescatore di pesci a pescatore di uomini. La personalità di Pietro, le sue peculiarità e i suoi talenti, per quanto poveri, vengono rispettati. Così accade anche quando Cristo interpella le nostre vite chiamandoci "a qualcosa di più alto". La conversione evangelica è conversione dal peccato, ma rispetta la nostra individualità, la nostra identità profonda, pur sanandola dalle ferite che le impediscono di esprimersi in pienezza.

Preghiera

Libera i nostri occhi, Signore, dal velo dell'incredulità affinché possiamo riconoscere e accogliere con gratitudine i segni che compi nella nostra vita e seguirti fedelmente per proclamare la tua parola. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

martedì 1 settembre 2026

Nicolai Grundtvig. La parola è il veicolo dello Spirito

Il 2 settembre del 1872 muore a Copenaghen Nicolai Frederik Severin Grundtvig, pastore della Chiesa luterana di Danimarca e innografo tra i più fecondi nella storia della Riforma.
Nativo di Udby, nel Seeland danese, Nicolai Grundtvig fu contemporaneo di Søren Kierkegaard, e al pari di questi - seppur con un'impostazione teologica profondamente differente - contribuì in modo decisivo alla reinterpretazione della tradizione luterana nel suo paese. La sua intuizione di fondo è che la vita spirituale si trasmette essenzialmente mediante il linguaggio, e che la parola è il veicolo dello spirito, sia nel linguaggio profano che nella predicazione della chiesa. A partire da questa intuizione, e profondamente convinto dell'importanza della libertà umana - valorizzata e non negata da un Dio che si comunica «parlando» -, egli sostenne che là dove la Parola è predicata e quindi accolta nella professione di fede di una comunità, la comunità stessa diviene chiesa: presenza santa e vivente di Cristo nella storia. Tale concezione dinamica e spirituale della chiesa, che Grundtvig deve a una rilettura di Lutero alla luce della tradizione patristica e in particolare di Ireneo da Lione, traspare nei più di 1500 inni che Grundtvig ci ha lasciato, e gli ha permesso di essere un precursore del moderno ecumenismo. Coerentemente con la sua preferenza per la comunicazione orale della fede, egli diede vita a molte «scuole superiori popolari», che si sarebbero diffuse ben al di là dei confini della Danimarca. A lungo incompreso e osteggiato nella sua stessa chiesa, Grundtvig fu tuttavia riconosciuto negli ultimi anni della sua vita da tutti come un maestro e un pastore di grande valore.

Tracce di lettura

O occhi, davvero siete benedetti,
voi che avete visto il Figlio di Dio sulla terra!
O orecchi, davvero siete colmi di grazia,
voi che avete udito la sua parola,
la parola dell'unico sulla cui lingua non vi è che la verità di Dio e la sua grazia!
Molti profeti e re avevano desiderato vedere il tuo giorno.
I gemiti del cuore e i canti degli angeli
avevano profetizzato l'anno di grazia
in cui la luce e la vita di Dio avrebbero trionfato con la loro forza
sulla tenebra e sulla morte.
Come siamo fortunati noi cristiani:
il tempo della grazia non è mai passato;
illuminati dal radunarsi insieme della chiesa
anche noi siamo i figli prediletti della grazia.
Gli occhi vedono, gli orecchi odono colui che porta a noi la parola di Dio,
colui che ci accorda luce e vita con il suo Spirito e la sua Parola,
colui che ricompone ogni nostra vita spezzata alla sua fonte e alla mensa del suo altare:
Gesù Cristo, che porta a noi la gioia, viene vivente, è presente in mezzo a noi
(N. Grundtvig, Inni )

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Nicolai Frederik Severin Grundtvig (1783-1872)

Fermati 1 minuto. Dio si china sulle nostre infermità

Lettura

Luca 4,38-44

38 Uscito dalla sinagoga entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. 39 Chinatosi su di lei, intimò alla febbre, e la febbre la lasciò. Levatasi all'istante, la donna cominciò a servirli.
40 Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. 41 Da molti uscivano demòni gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era il Cristo.
42 Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro. 43 Egli però disse: «Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». 44 E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

Commento

Mentre nell'episodio parallelo di Marco (Mc 1,31) è il contatto fisico con Gesù che provoca la guarigione, qui è la sua parola. Luca usa lo stesso verbo (gr. epitimao, vincere con un comando, intimare) usato in riferimento al precedente esorcismo sull'indemoniato nella sinagoga di Cafarnao (Mc 4,35). 

Da questa narrazione apprendiamo che Pietro è sposato, come attesta anche Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi (1 Cor 9,5), sebbene non venga dato mai alcun dettaglio su sua moglie. La febbre della suocera di Simone è ricondotta a una forza demoniaca. Gesù si dimostra un ospite che non viene "a mani vuote", la sua visita nella nostra vita porta guarigione e liberazione dal potere del male.

Anche tra i malati che al calar del sole vengono condotti a Gesù affinché imponga loro le mani, ve ne sono molti vittima di demòni (v. 41) che riconoscono l'investitura messianica di Cristo, ma lungi dall'accoglierlo reagisoscono fuggendo e gridando. Ai demòni Gesù intima di tacere, probabilmente perché in questa fase del suo ministero non vuole che si accresca l'ostilità dei capi religiosi, con la rivelazione della sua messianicità.

Gesù non cura i malati innalzando le braccia al cielo in preghiera, ma imponendole su di loro, dimostrando di agire con autorità e con un pieno mandato divino. Nel passo parallelo di Matteo (Mt 8,16-17) la citazione di Isaia "Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie" (Is 53,4) ricollega le guarigioni al ruolo espiatorio del Messia sofferente.

Dopo aver esercitato le numerose guarigioni, Gesù si ritira nel deserto, luogo di riposo e di preghiera, ma, cercato dalle folle, riprende presto il suo ministero.

L'itinerario che Gesù sta percorrendo è stabilito da Dio; egli deve evangelizzare anche le altre città (v. 43). L'importanza di questo annuncio è sottolineata dalla frequenza con cui Luca usa il verbo greco euangelizo (annunciare), sia nel suo Vangelo (dieci volte) che negli Atti (quindici volte), mentre lo si trova solo una volta in Matteo e non è presente negli altri Vangeli.

Con la guarigione della suocera di Pietro e dei malati della città di Cafarnao Gesù si mostra medico delle anime e dei corpi; un medico che prende su di sé il nostro dolore e per questo lo redime, investendolo di senso. Ciò che guarisce l'uomo non è evitare la sofferenza, che attraversa necessariamente ogni vita, ma metterla nelle mani di Dio che si china su di noi (v. 39), permettere che sia toccata dal suo amore.

Preghiera

Concedici, Signore, di scoprire, al di là delle sofferenze di questa vita terrena la beatitudine dell'incontro con te, che può realizzarsi fin da ora mediante la fede. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona