Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita evangelico
VIVERE NEL DESERTO NON SIGNIFICA DISERTARE

mercoledì 4 dicembre 2019

L'Iscrizione di Pettorio (Pektorios)

L'iscrizione di Pettorio fu trovata in sette frammenti in un antico cimitero cristiano presso Autun (Francia), nel 1830. Il primo che la pubblicò fu il cardinale Jean-Baptiste-François Pitra e Giovanni Battista De Rossi la datò al II secolo.  Se la forma e lo stile delle lettere suggeriscono il periodo intorno al 350, la fraseologia è la medesima della Iscrizione di Abercio (vedi su questo stesso Blog).
Si tratta di una stupenda poesia, i cui prime cinque versi sono legati all'acronimo ΙΧΘΥϹ ("pesce"), che indica in greco Ἰησοῦς Χριστός, Θεοῦ Υἱός, Σωτήρ" (Iēsous Christos, Theou Yios, Sōtēr, ovvero "Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore".
L'iscrizione chiama il battesimo "la fonte immortale delle acque divine" e l'eucaristia "il cibo dolce come il miele del Redentore dei santi". Cristo è chiamato "la luce dei morti"
nella seconda parte Pettorio prega per sua madre e chiede ai genitori e ai fratelli defunti di ricordarsi di lui "nella pace del pesce" (ἰχθύς).
Qui di seguito il testo dell'iscrizione:

O stirpe divina dell'Ichtys (Pesce) celeste,
conserva un'anima pura tra i mortali,
perché hai ricevuto una fonte immortale delle acque divine.
Riscalda la tua anima, amico, nelle acque perenni,
con le onde eterne della Sapienza che dona i tesori.
Ricevi il cibo, dolce come il miele, del Salvatore dei Santi,
mangia a sazietà, bevi finché hai sete,;tu tieni l'Ichtys (Pesce) nelle palme delle tue mani.
Ti prego, dà come cibo il Pesce, Signore e Salvatore.
Che riposi in pace mia madre,
così ti prego, o luce dei morti.
Ascandio, padre mio, diletto al mio cuore,
con la mia cara mamma e i fratelli,
nella pace del Pesce, ricordati di Pettorio.


- Riferimenti: Patrologia, Vol. 1, Johannes Quasten, 155-156.

Iscrizione funeraria cristiana del III secolo