Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita
VIVERE NEL DESERTO NON SIGNIFICA DISERTARE

venerdì 8 maggio 2020

Giuliana di Norwich: «Ogni cosa andrà bene»

La Chiesa anglicana celebra oggi la memoria di Giuliana di Norwich, mistica medievale e prima scrittrice inglese in lingua volgare.
Giuliana visse in un’epoca non facile. Di lei sappiamo poco, nemmeno in quale località nacque. Fu comunque un luogo nell’Inghilterra della seconda metà del 1342. Il dato certo è che morì a Norwich, città a circa duecento chilometri da Londra, intorno al 1416 o forse nel 1430. Nemmeno il nome è sicuro: si chiamava Katherine e si era sposata molto giovane. La peste le portò via il marito e due figli. Il nome di Giuliana fu preso dopo essersi ritirata in una cella vicina alla chiesa di San Giuliano, a Norwich.

Statua di Giuliana, Cattedrale di Norwich
Giuliana, statua nella Cattedrale di Norwich

Periodo non facile quello in cui visse, a cominciare dalla guerra dei Cent’anni tra Francia e Inghilterra che sembrava non finire mai. Da parte sua, la Chiesa era attraversata dallo scisma d’Occidente, con Papi e antipapi che si contendevano la sede di Pietro. Tutto ciò non faceva che aumentare il senso di precarietà nei popoli europei. In primo luogo, a causa della peste nera, il temibile flagello che imperversò sul Continente a ondate cicliche, a cominciare dal 1347.

Al flagello non sfuggì nemmeno Norwich, al punto che metà dei suoi abitanti ne fu vittima. Giuliana rimase colpita dalla drammatica situazione dei suoi concittadini: da una parte vedeva l’immensa sofferenza, dall’altra una sensazione di impotenza la pervadeva. Anche la Chiesa era colpita nei suoi ministri. Molti sacerdoti morivano di peste e non c’era chi amministrasse i sacramenti. Intere parrocchie erano senza guida spirituale. La disperazione si impossessava della città e faceva presagire la fine del mondo. Ma Dio ispirò Giuliana perché parlasse al suo popolo e lo rincuorasse.

Giuliana si era rifugiata nell'Abbazia benedettina di Carrow, dove probabilmente ricevette una formazione biblica e patristica, che trasparirà dai suoi testi.
Fu allora che la donna visse un’esperienza mistica particolare. Nel maggio del 1373, all’improvviso, venne colpita da una violenta malattia (forse peste) che in tre giorni la condusse quasi alla morte. Il sacerdote che giunse al suo capezzale nel mostrarle il Crocifisso fu testimone di un prodigio. Giuliana guarì immediatamente. Seguirono sedici rivelazioni che mise per iscritto e commentò nel suo libro Rivelazioni dell’Amore divino. Il suo testo non è una catechesi, ma la condivisione con gli altri di ciò che aveva visto e udito.

Riacquistata la salute la donna si rinchiuse in una cella a fianco del santuario di San Julien a Norwich, per meditare le rivelazioni divine. Nella sua piccola dimora si dedicò alla preghiera, allo studio, alla meditazione, sviluppando un’acuta sensibilità umana e spirituale. 
Il luogo della sua reclusione divenne un punto di riferimento per le donne e gli uomini della sua città e del contado. Si recavano da lei mercanti e signori, poveri e disperati, laici e religiosi. Tutti a chiedere consigli a questa donna che si intratteneva con loro dall’unica finestra aperta. Con la sua scelta di vivere separata, Giuliana non scappò dal mondo, ma si collocò al centro del mondo per aiutare i suoi concittadini attraverso l’incontro quotidiano con Dio. Ben presto la stima nei suoi confronti crebbe al punto che molti possidenti intestarono a lei i loro testamenti. Ma niente rimase di sua proprietà, tutto donò per confortare e consolare chi aveva più bisogno. Fu così che per i suoi contemporanei ella divenne “Madre Giuliana”: una mamma a cui ricorrere, un punto di riferimento sicuro nei momenti più bui dell’esistenza, con la certezza che in lei chiunque avrebbe trovato consolazione e comprensione.

La sua spiritualità era semplice e si basava sull’assoluta fiducia nella Provvidenza divina alimentata dall’amore infinito del Creatore per le sue creature. Giuliana è la mistica della gioia e dell’ottimismo, per questo suscitò tanta ammirazione da parte della gente. Assicurava i suoi amici che, nonostante i tempi difficili, il Signore restava vicino, accanto a ognuno. Grazie alla sua esperienza mistica giungerà ad affermare che l’amore di Dio per l’uomo è come quello di una mamma per i suoi figli. Giuliana parla di tenerezza, di dolcezza, di sollecitudine per l’umanità da parte del Signore. Questa grande donna, venerata sia dalla Chiesa cattolica, sia dalla Comunione anglicana, lascia a ognuno di noi una consegna e una speranza anche in questi tempi difficili: «Ogni cosa andrà bene» (Rivelazioni, Capitolo 27).

Tracce di lettura

Dopo ciò io vidi, contemplando, il corpo che sanguinava abbondantemente come durante la flagellazione, ed era così: la pelle splendente era lacerata da profonde ferite che penetravano nella tenera carne a causa dei duri colpi su tutto il dolce corpo. Il sangue caldo scorreva con tale abbondanza che non si riusciva a vedere né le pelle né le ferite, perché tutto era coperto di sangue. E quando giungeva al punto in cui avrebbe dovuto cadere scompariva. Ciò nonostante il sangue continuò a scorrere per un certo tempo, fino a che potei osservarlo con attenzione. Ed era così abbondante che mi venne da pensare che se fosse stato veramente fatto di sostanza reale avrebbe insanguinato tutto il letto e sarebbe traboccato tutto all'intorno.
Allora mi venne in mente che Dio ha creato abbondanza di acque sulla terra per il nostro uso e per le nostre necessità fisiche secondo il tenero amore che egli ha per noi. Ma tuttavia egli preferisce che noi prendiamo come medicina perfetta il suo sangue beato per lavarci dai nostri peccati: questa è la bevanda che egli desidera darci più di qualsiasi altra nel creato. Perché il suo sangue è abbondantissimo, così come è preziosissimo per virtù della beata divinità. Ed è della nostra stessa natura, e per la nostra beatitudine esso scorre sopra di noi per virtù del suo amore prezioso.
Il preziosissimo sangue di nostro Signore Gesù Cristo, così come è veramente inestimabile, è altrettanto veramente sovrabbondante. (Giuliana di Norwich, Rivelazioni, Capitolo 12)