Il primo gennaio la Chiesa celebra la solennità di Maria Santissima Madre di Dio, riconoscendo in Lei colei che ha generato il Verbo incarnato. Questo titolo, proclamato nel Concilio di Efeso (431), esprime il mistero dell'Incarnazione e l'incomparabile dignità della Vergine nella storia della salvezza.
L'inno Akathistos è uno dei più celebri e venerati canti che la Chiesa Ortodossa dedica alla Theotokos (Genitrice di Dio). Composto nel V secolo a Costantinopoli, rappresenta un vertice della poesia liturgica bizantina e rimane il modello insuperato di innumerevoli composizioni innografiche e litaniche, antiche e moderne.
Il nome "Akathistos" non è il titolo originario, ma una rubrica liturgica: a-kathistos in greco significa "non seduti", poiché la tradizione prescrive di cantarlo o recitarlo rimanendo in piedi, come durante la proclamazione del Vangelo, in segno di profonda riverenza verso la Madre di Dio.
Strutturato in 24 strofe che seguono l'alfabeto greco, l'inno intreccia contemplazione teologica e lode poetica, narrando i misteri della vita di Maria dalla Annunciazione alla maternità divina. Il suo ritornello "Rallégrati, o Sposa mai sposata!" risuona come un'acclamazione gioiosa che attraversa i secoli, celebrando il paradosso dell'Incarnazione e la bellezza della cooperazione umana al piano divino.
- INNO -
PARTE NARRATIVA
1. Il più eccelso degli Angeli fu mandato dal Cielo
Nella primitiva liturgia romana in questo giorno veniva celebrata la memoria della nascita e della maternità divina di Maria, come testimonia la statio solenne di «Santa Maria ad martyres» del 1° gennaio.
Nell'oriente bizantino, invece, la Sinassi della santissima Madre di Dio viene celebrata all'indomani della solennità del Natale, il 26 dicembre.
Su influsso gallicano, e a seguito dell'introduzione da parte di papa Sergio nel corso del VII secolo di diverse festività mariane provenienti dall'oriente, alla memoria di Maria subentrò la festa della Circoncisione del Signore, volta a storicizzare la celebrazione del mistero dell'incarnazione attraverso la separazione simbolica dei momenti cruciali dell'economia salvifica del Verbo.
In epoca medievale, infine, per influsso di Beda il Venerabile, di Bernardo di Clairvaux e di Francesco di Assisi, si diffuse in occidente la devozione per il Nome di Gesù, che fu prescritta nel 1721 come festa obbligatoria per tutta la chiesa da celebrarsi la domenica tra il 1° gennaio e l'Epifania.
La compresenza di diversi influssi accolti e ordinati in un'unica solennità consente oggi alla chiesa d'occidente di sintetizzare nell'Ottava del Natale il significato fondamentale dell'incarnazione, che è la condiscendenza del Verbo, il quale volle assumere pienamente la nostra natura umana nascendo nella carne dalla vergine Maria e sottomettendosi alla Legge attraverso la circoncisione.
E mentre contempla l'abbassamento del Figlio, la chiesa glorifica il Nome di Gesù, che significa «il Signore salva», impostogli nel giorno della sua circoncisione, cogliendo così in pienezza il senso dell'incarnazione e volgendosi alla celebrazione dell'Epifania del Signore al popolo di Israele, alla chiesa e al mondo intero.
- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose
16 Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. 17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18 Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. 19 Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
20 I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
21 Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.
Commento
Subito dopo la nascita di Gesù, Luca introduce l'annunciazione della buona notizia ai pastori di quella regione della Giudea. Il "vangelo" ("vi annunzio una grande gioia"; Lc 1,10) è innanzitutto riservato non ai grandi rappresentati delle istituzioni religiose ma ai poveri e agli ultimi, a quegli uomini devoti che spesso vivono una vita modesta ai margini della società. La condizione di povertà in cui trovano Gesù il salvatore, deposto in una mangiatoia, non scandalizza i pastori, perché essi sanno cosa vuol dire una vita di comunione con Dio vissuta in umili condizioni.
I pastori, sollecitati dall'annuncio, accorrono a Betlemme, divenendo così il simbolo dei primi fedeli che testimoniano la venuta di Cristo nella storia dell'uomo. Soltanto attraverso la rivelazione e l'annuncio la nascita di Gesù diventa un evento salvifico che raggiunge tutti gli uomini. Le parole dei pastori suscitano la meraviglia di coloro che ascoltano la loro testimonianza. Più volte Luca si serve dello "stupore" per descrivere la reazione degli uomini di fronte alla bontà di Dio (cfr Lc 1,21.63; 2,33). Anche noi dobbiamo sapere meravigliarci del vangelo e saper suscitare meraviglia in coloro ai quali lo annunciamo.
Maria, che "serbava tutte queste cose" (v. 19) è presentata dall'evangelista come modello dell'ascolto della Parola (cfr. Sir 39,1-3; Prv 3,1; Sal 119,11). Il suo atteggiamento è quello di colei che custodisce gelosamente la promessa di Dio nell'attesa del suo avverarsi e dispiegarsi nel futuro. Si tratta di un ricordo meditativo, dell'approfondimento di tutte queste cose dentro di sé, fonte di ispirazione per ogni credente.
Anche Gesù, come Giovanni e ogni ebreo, viene circonciso (v. 21) ed entra così nella comunità del popolo di Dio. Egli si sottomette al giogo della legge mosaica, anche se è un giogo pesante e solo un'ombra della legge a venire, del carico leggero della legge dell'amore, sotto il quale egli esorterà a porsi ogni uomo affrancato dalla grazia.
Maria, Giuseppe e i pastori intorno a Gesù deposto nella mangiatoia sono un'immagine della chiesa in adorazione di colui che "si farà cibo" per gli uomini, donando tutto se stesso, fino alla morte di croce e all'offerta del suo corpo e del suo sangue nella mensa eucaristica. La chiesa nasce così, povera e umile, con una manciata di personaggi sconosciuti, riuniti in un luogo modesto, "nel nome" di Gesù («dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro»; Mt 18,20).
"I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto" (v. 20). Maria custodisce, i pastori annunciano: sono i due movimenti, complementari, del cuore del credente. L'incontro con Gesù deve condurre anche noi alla preghiera di adorazione, di ringraziamento e di lode.
Preghiera
Rendici custodi della tua parola, Signore, a imitazione della tua Santa Madre; affinché possiamo condividere con umiltà la gioia del tuo vangelo di salvezza. Amen.