Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

sabato 10 gennaio 2026

Fermati 1 minuto. Quando la profezia si fa carne

Lettura

Luca 4,14-22

14 Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15 Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi.
16 Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. 17 Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:

18 Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi,
19 e predicare un anno di grazia del Signore.

20 Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. 21 Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». 22 Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?».

Commento

Il brano di Luca 4,14-22 costituisce un momento di straordinaria densità teologica nel terzo Vangelo. Siamo di fronte a quella che potremmo definire la "scena inaugurale" del ministero pubblico di Gesù, un episodio che Luca colloca strategicamente all'inizio della narrazione galilea con evidente intenzionalità programmatica.

Il contesto è significativo: Gesù ritorna a Nazaret già circondato da una fama consolidata (v. 14-15), e l'evangelista sottolinea come la potenza dello Spirito accompagni il suo operato. L'ingresso nella sinagoga e la lettura liturgica sembrano seguire un protocollo consueto, ma ciò che accade rappresenta una rottura concettuale radicale.

La scelta del passo isaiano (Is 61,1-2) non è casuale. Quel testo racchiude le coordinate essenziali dell'attesa messianica: l'unzione profetica, l'annuncio ai poveri, la liberazione dei prigionieri, il dono della vista ai ciechi, la proclamazione dell'anno di grazia. Quando Gesù, dopo aver riavvolto il rotolo, dichiara che "oggi si è compiuta questa Scrittura", opera un'interpretazione del compimento che ridefinisce radicalmente il rapporto tra promessa e realizzazione.

L'hodie lucano è teologicamente denso: il Regno non è più oggetto di speranza differita, ma realtà presente che irrompe nella storia. La dimensione escatologica si fa paradossalmente immanente.

La reazione dell'assemblea rivela un'ambivalenza eloquente: lo stupore convive con una domanda insidiosa – "Non è costui il figlio di Giuseppe?" – che tradisce l'incapacità di riconoscere il divino nell'umano, il trascendente nell'ordinario. È il paradigma dell'ostacolo interpretativo che attraverserà l'intero Vangelo: accogliere un Messia che sfida le categorie consolidate dell'attesa religiosa.

- Rev. Dr. Luca Vona