Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

martedì 16 aprile 2024

Fermati 1 minuto. Non saremo sazi finché non ci nutriremo di lui

Lettura

Giovanni 6,30-35

30 Allora gli dissero: «Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? 31 I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». 32 Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; 33 il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». 34 Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». 35 Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.

Commento

Gesù ha da poco compiuto la moltiplicazione dei pani e dei pesci per i cinquemila uomini, ed è dovuto fuggire perché la folla voleva proclamarlo re. Ma questo entusiasmo dura poco e adesso un gruppo di giudei gli chiede un altro segno, "all'altezza" di quello di Mosè, che per quarant'anni procurò la manna agli Israeliti nel deserto.

Secondo la tradizione ebraica (Midrash) la manna, con la quale Dio nutrì Israele nel deserto, sarà fatta discendere nuovamente dal cielo dal Messia degli ultimi tempi.

Il doppio "Amen" ("In verità") con cui Gesù introduce la risposta a coloro che gli chiedono un segno sottolinea l'importanza dell'annuncio. Gesù si appresta infatti a proclamare che è lui il pane del cielo, il dono di Dio all'uomo.

La manna caduta nel deserto era un nutrimento per il corpo, per sostenere Israele nel suo lungo esodo verso la terra promessa. Ma Cristo è il vero pane che il Padre dona al mondo, non solo ad Israele, e che nutre l'anima, facendo crescere l'uomo in santità nel suo peregrinare verso il Regno dei cieli.

La manna era un cibo deperibile e si putrefaceva se non veniva consumata lo stesso giorno. Cristo invece è pane che resta etarnamente fragrante. Eppure anche lui è fatto per nutrire l'uomo giorno per giorno: la sua Parola, la sua stessa presenza eucaristica, lungi dall'essere adorati come "sacre reliquie" sono realtà viva e devono costituire il nostro nutrimento quotidiano, vanno "masticati" e assimilati per produrre oggi stesso frutti di santità.

Per procurarci questo cibo, Gesù aveva detto poco prima l'unica cosa che dobbiamo fare: "Questa è l'opera di Dio, credere in colui che egli ha mandato" (Gv 6,29). La fede aprirà i nostri occhi e ci farà tendere le mani verso il nutrimento di cui abbiamo bisogno.

Si tratta di vincere quell'"accidia" spirituale che ci fa sentire forti della nostra appartenenza religiosa, per quanto vissuta con disimpegno e come vuoto perpetuarsi di antiche tradizioni. Vediamo senza discernere; tocchiamo, senza sentire veramente: "Il prigro tuffa la mano nel piatto, ma dura fatica a portarla alla bocca (Pr 26,15). La fede rinnovata ci dia l'occasione di gustare il profumo e il sapore del pane buono di Cristo, che possiamo ricevere nella meditazione della Parola e nella comunione con i fratelli nella Santa Cena. Non saremo sazi finché non ci nutriremo del suo amore.

Preghiera

Liberaci dalla fame che il mondo non può saziare, Signore; affinché fortificati dalla tua Parola e dalla tua carità possiamo diventare noi stessi pane spezzato per i nostri fratelli. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona