Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

martedì 30 dicembre 2025

Assidui e concordi nella preghiera. Commento al Salterio - Salmo 35

Lettura

Salmi 35

1 Al maestro del coro. Di Davide servo del Signore.

2 Nel cuore dell'empio parla il peccato,
davanti ai suoi occhi non c'è timor di Dio.
3 Poiché egli si illude con se stesso
nel ricercare la sua colpa e detestarla.
4 Inique e fallaci sono le sue parole,
rifiuta di capire, di compiere il bene.
5 Iniquità trama sul suo giaciglio,
si ostina su vie non buone,
via da sé non respinge il male.
6 Signore, la tua grazia è nel cielo,
la tua fedeltà fino alle nubi;
7 la tua giustizia è come i monti più alti,
il tuo giudizio come il grande abisso:
uomini e bestie tu salvi, Signore.
8 Quanto è preziosa la tua grazia, o Dio!
Si rifugiano gli uomini all'ombra delle tue ali,
9 si saziano dell'abbondanza della tua casa
e li disseti al torrente delle tue delizie.
10 È in te la sorgente della vita,
alla tua luce vediamo la luce.
11 Concedi la tua grazia a chi ti conosce,
la tua giustizia ai retti di cuore.
12 Non mi raggiunga il piede dei superbi,
non mi disperda la mano degli empi.
13 Ecco, sono caduti i malfattori,
abbattuti, non possono rialzarsi.

Commento

Il Salmo 35 offre un contrasto drammatico tra la perversità dell'empio e la bontà infinita di Dio. Il salmista penetra nella psicologia del malvagio con intuizione profetica: "Nel cuore dell'empio parla il peccato" (v. 2) - una personificazione audace che presenta il male come una voce seduttrice interiore. L'empietà è il frutto di una scelta deliberata che abbandona il timore di Dio per lasciare parlare nel cuore questa voce alternativa. Da qui scaturisce l'autoinganno circa le proprie colpe, il rifiuto della mente e delle opere di volgersi alla luce, alla verità e al bene.

La descrizione dell'empio è spietata: parole fraudolente, macchinazioni notturne, orientamento sistematico verso l'iniquità. L'assenza del "timore di Dio" cancella ogni freno morale, conducendo a un'esistenza costruita sull'illusione e sulla menzogna.

Ma al centro del salmo esplode l'inno alla hesed (fedeltà amorosa, misericordia) divina (vv. 6-11), che raggiunge i cieli. Benché classificato come salmo di supplica, la sua centralità sembra risiedere proprio in questa parte innica, dove la contemplazione di Dio come sorgente di salvezza e fonte della vita sovrasta ogni altro motivo, diventando un canto di lode di trasparente purezza.

Con immagini cosmiche - cieli, nubi, monti - il poeta celebra la giustizia divina. Il riferimento al "grande abisso" (ebr. tehom rabbah) evoca l'abisso primordiale, figura del caos e del nulla nella lingua ebraica, esprimendo una profondità immensa attraverso dimensioni cosmiche. La sollecitudine salvifica di Dio si estende persino al mondo animale (v. 7), motivo ricorrente nella Bibbia (Sal 103,14-21; 146,9; Gb 38,39-39,30).

Opposto al quadro dell'empietà è la vita nella grazia: l'anima che si apre a Dio rimane sommersa dalla fedeltà del Signore, dalla sua giustizia che salva. Un torrente di vita irrompe dal cielo, sazia, disseta e riempie di luce. La protezione divina è espressa con l'immagine "all'ombra delle tue ali" (v. 8), ricorrente nel Salterio (Sal 17,8; 56,2; 62,8), possibile riferimento anche alle ali dei cherubini nel Santo dei santi del tempio.

Il linguaggio si fa sapienziale: presso Dio c'è la "sorgente della vita", la "luce" che illumina, simboli che anticipano temi giovannei. Il salmo si chiude invocando la continuità della hesed per i giusti, fiducia nella giustizia ultima di Dio contro chi costruisce sulla menzogna.

- Rev. Dr. Luca Vona