Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

martedì 19 aprile 2022

Fermati 1 minuto. L'incontro che si fa annuncio

Lettura

Giovanni 20,11-18

11 Maria invece stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12 e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». 14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. 15 Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». 16 Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! 17 Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». 18 Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.

Commento

Dopo aver constatato l'assenza del corpo di Gesù nella tomba i discepoli tornano a casa (Gv 20,10) ma Maria di Màgdala rimane lì a piangere il suo Maestro. Mentre piange si china verso il sepolcro, cercando con lo sguardo colui che le è stato strappato via dalla morte. Due angeli sono seduti uno dalla parte del capo l'altro dalla parte dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù (v. 12), come i due cherubini scolpiti erano posti uno di fronte all'altro sull'Arca dell'alleanza (Es 25,18). Gesù è la nuova alleanza tra Dio e gli uomini, suggellata nel suo sacrificio sulla croce. 

I messaggeri di Dio chiedono a Maria Maddalena le ragioni della sua afflizione e mentre lei spiega che le è stato sottratto il corpo del suo Signore, questi appare in piedi alle sue spalle. Così in un primo momento Maria non vede Gesù ma sente la sua voce. Poi si volta ma non lo riconosce. Egli è vivo, ma lei "non sapeva che era Gesù" (v. 14). Anche gli apostoli sul lago di Tiberiade (Gv 21,1-6) e i due discepoli sulla strada di Emmaus (Lc 24,31-35) non riconoscono immediatamente Gesù risorto. 

Gli apostoli che pescano sulle rive del lago di Tiberiade riconoscono Gesù dalle sue opere, nel momento in cui gli dice di gettare le reti e queste si riempiono di pesci; i discepoli di Emmaus lo riconoscono mentre egli spezza il pane; Maria Maddalena lo riconosce quando viene da lui chiamata per nome. Gesù, d'altra parte, aveva affermato "Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono" (Gv 10,27). 

Maria di Màgdala cerca Cristo e si scopre essa stessa cercata da Cristo, sotto l'umile aspetto di una persona qualsiasi (un giardiniere). Anche noi lo cerchiamo nei vuoti che non possono riempire le creature. Il Signore mantiene la sua parola "mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il cuore" (Ger 29,13) e non solo si fa trovare ma viene a cercarci per primo. 

Maria vorrebbe trattenere Gesù per paura di perderlo un'altra volta, ma egli resterà solo per quaranta giorni, prima della sua ascensione (At 1,3-11). Quando se ne sarà andato manderà però il Consolatore, a insegnare ogni cosa e rammentare tutto ciò che egli ha detto (Gv 14,26). 

Per Giovanni la glorificazione di Gesù avviene con la sua risurrezione, ma si compie con il dono dello Spirito Santo e la sua ascensione. Gesù aveva chiamato i suoi discepoli "servi" e "amici" (Gv 15,15) ma qui li chiama "fratelli" e si riferisce a Dio come "Padre mio e Padre vostro" (v. 17) perché il sacrificio della croce ha creato una nuova relazione con loro e il dono dello Spirito li fa rinascere come figli di Dio.

Nella parole di Gesù, che definisce il Padre "Dio mio e Dio vostro" (v. 17) c'è la promessa della vita eterna: come egli è stato risuscitato anche noi abbiamo vinto la morte in lui. L'esempio di Maria Maddalena, apostola degli apostoli, dimostra che Gesù risorto si manifesta per costituire i suoi testimoni come annunciatori di salvezza. L'incontro con il Risorto non è un'esperienza destinata a rimanere privata, né una contemplazione infruttuosa ("non mi trattenere"; v. 17), ma come avverrà per Paolo sulla via di Damasco, rappresenta l'investitura di un mandato apostolico. Cristo cerca i nostri fratelli anche mediante la nostra testimonianza e il nostro annuncio.

Preghiera

Signore, tu ci cerchi chiamandoci per nome; le nostre orecchie riconoscano la tua voce, affinché possiamo essere consolati nelle nostre afflizioni diventando testimoni della tua salvezza. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

giovedì 14 aprile 2022

Quattrocento preti ucraini ortodossi denunciano Kirill

Quattrocento preti ucraini ortodossi denunciano Kirill all'alta corte Consiglio Primati delle Chiese Antiche Orientali

Sono arrivati a circa 400 i sacerdoti della Chiesa ucraina sotto la giurisdizione del Patriarcato di Mosca che si appellano collettivamente al Consiglio dei Primati delle Chiese Antiche Orientali (la più alta corte dell'ortodossia mondiale) contro il patriarca di Mosca Kirill, citandolo in giudizio.

Lo scrive Orthodox Times.

I 400 sacerdoti sostengono che Kirill predica la dottrina del "mondo russo", che si discosta dall'insegnamento ortodosso e andrebbe condannata come eresia. E addebitano a Kirill crimini morali nel benedire la guerra contro l'Ucraina e sostenere pienamente le azioni aggressive delle truppe russe sul suolo ucraino. 

Il clero spera che il Consiglio dei Primati consideri il loro appello e prenda la decisione giusta. "Stiamo assistendo alle brutali azioni dell'esercito russo contro il popolo ucraino, approvate dal patriarca Kirill. Come sacerdoti della Chiesa e come semplici cristiani, siamo sempre stati e saremo sempre con il nostro popolo, con coloro che soffrono e hanno bisogno di aiuto. Sosteniamo pienamente le autorità statali ucraine e le forze armate ucraine nella loro lotta contro l'aggressore", affermano i sacerdoti nel loro appello. Ritengono inoltre che le attività del patriarca di Mosca rappresentino una minaccia per l'ortodossia ecumenica. Gli autori del testo invitano il Consiglio a "esaminare le dichiarazioni pubbliche di Kirill sulla guerra contro l'Ucraina, a valutarle alla luce delle Sacre Scritture e della Sacra Tradizione della Chiesa", e di privare Kirill del diritto del trono patriarcale. "La tragedia che si sta svolgendo oggi in Ucraina è anche il risultato della politica perseguita dal patriarca Kirill durante il suo incarico di capo della Chiesa russa. Ovviamente, questa è già una sfida per l'intero mondo ortodosso", afferma padre Andriy Pinchuk, che ha caricato il testo dell'appello e i nomi dei suoi firmatari sul suo account Facebook personale. Allo stesso tempo, nel mondo ecumenico, si intensificano le pressioni sul Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec) nei confronti del patriarca di Mosca, anche per espellere la Chiesa ortodossa russa dal Concilio. Il segretario generale del Cec, il rev. Ioan Sauca, della Chiesa rumena, ha però finora 'congelato' la proposta di espellere la Chiesa ortodossa russa, sostenendo che ciò si discosterebbe dalla missione storica del Cec di rafforzare il dialogo universale, rinviando tuttavia la competenza e la decisione al Comitato centrale in calendario a giugno. - Ansa, 14 aprile 2022



1 Minute Gospel. The humility that makes you clean

Reading

John 13:1-15

1 It was just before the Passover Festival. Jesus knew that the hour had come for him to leave this world and go to the Father. Having loved his own who were in the world, he loved them to the end.
2 The evening meal was in progress, and the devil had already prompted Judas, the son of Simon Iscariot, to betray Jesus. 3 Jesus knew that the Father had put all things under his power, and that he had come from God and was returning to God; 4 so he got up from the meal, took off his outer clothing, and wrapped a towel around his waist. 5 After that, he poured water into a basin and began to wash his disciples’ feet, drying them with the towel that was wrapped around him.
6 He came to Simon Peter, who said to him, “Lord, are you going to wash my feet?”
7 Jesus replied, “You do not realize now what I am doing, but later you will understand.”
8 “No,” said Peter, “you shall never wash my feet.”
Jesus answered, “Unless I wash you, you have no part with me.”
9 “Then, Lord,” Simon Peter replied, “not just my feet but my hands and my head as well!”
10 Jesus answered, “Those who have had a bath need only to wash their feet; their whole body is clean. And you are clean, though not every one of you.” 11 For he knew who was going to betray him, and that was why he said not every one was clean.
12 When he had finished washing their feet, he put on his clothes and returned to his place. “Do you understand what I have done for you?” he asked them. 13 “You call me ‘Teacher’ and ‘Lord,’ and rightly so, for that is what I am. 14 Now that I, your Lord and Teacher, have washed your feet, you also should wash one another’s feet. 15 I have set you an example that you should do as I have done for you.

Comment

Jesus and the disciples are gathered to share supper before the eve of the Passover. It is therefore an ordinary meal taken in the late afternoon of the Thursday preceding the Festival. In fact, there is no ritual element, but Jesus carries out a strongly symbolic action by washing the feet of his disciples.

It is not a question of a religious order, to be practiced once a year, but of an example (v. 15) of extreme humility in the service of the brothers; it is the demonstration that Jesus loves us perfectly, right up to the end (Gr. ein telos). We can consider this moment the beginning of the "becoming Easter" of Jesus himself, one day after his crucifixion. John specifies in fact that "the hour had come for him to leave this world and go to the Father" (v. 1), where the Greek verb metabaino (to change place, to move away from) gives the phrase an allusion to the passage from death to life. Also the verb with which it is indicated to put down the garments of Jesus (Gr. Tithemi) recalls the offering of life.

The washing of the feet was a sign of hospitality in the Jewish world and through this gesture Jesus fully welcomes the disciples into a relationship of salvation, expressed by having part with him (v. 8). He also asks the disciples to become his imitators, showing themselves humble to one another. The action of washing guests' feet was in fact the responsibility of the servants; only rarely was it performed among peers, as a sign of great love.

The disciples, who until a short time before discussed who was the greatest (Lk 22:24) remain astonished - starting with Peter - at the lowering of Jesus to the point of showing himself to them as the one who serves. Action is also a symbol of the spiritual washing that the Passion of Christ will carry out for souls; of that gift of love which now cannot be understood (v. 7), but whose meaning will be disclosed by the Risen One when he comes to break the bread again for his (Lk 24:35).

The atoning sacrifice of the Cross will bring about full justification by grace, however, continuous sanctification in humility and righteousness of life will be necessary. With his example, Jesus teaches us to receive one another, with that love which is agape, a gift, capable of making us go beyond our individuality, realizing that transformation, that "passage", which takes us out of the limits of the human condition.

Prayer

Purify us, o Lord, with your grace; so that we can participate in full communion with you, in the solicitous service of our brothers. Amen.

- Rev. Dr. Luca



Maria Egiziaca, Madre del deserto

La chiesa copta ricorda il 6 del mese di barmūdah Maria Egiziaca, penitente nel deserto palestinese. I dati storici su questa asceta di origine egiziana si riducono all'esistenza della tomba di una santa solitaria in terra palestinese, ma straordinario fu l'impatto che ebbero sia in oriente che in occidente le Vite leggendarie sorte a suo riguardo. La più celebre e antica, tradotta in tutte le lingue della cristianità, è quella attribuita a Sofronio di Gerusalemme. Zosimo, ieromonaco in una laura del Giordano, va a trascorrere la quaresima nel deserto e vi incontra una donna consumata dal sole, rivestita soltanto dei propri capelli. Dopo aver ricevuto da Zosimo un mantello per coprirsi, Maria racconta la sua storia. Egiziana di origine, era fuggita di casa per vivere in modo dissoluto ad Alessandria. In cerca di nuove avventure, si era unita ad alcuni pellegrini che si recavano a Gerusalemme. Giunti nella Città Santa, secondo Sofronio una forza misteriosa le impedì di entrare al Santo Sepolcro. Di fronte a un'icona della Vergine, a Maria fu infine rivelato il cammino di penitenza che avrebbe dovuto compiere. Essa partì con tre pani per il deserto, dove visse per quarantasette anni. Zosimo fu l'unico essere umano incontrato da Maria nel deserto, e sarà lui a seppellirla con l'aiuto di un leone l'anno successivo, quando tornerà per portarle l'eucaristia il Giovedì santo.
Nelle chiese bizantine, Maria Egiziaca è la penitente per eccellenza, l'immagine del pénthos che dovrebbe accompagnare la conversione di ogni credente: viene ricordata alla fine di ogni Ode e con particolare solennità la quinta domenica di quaresima.

Tracce di lettura

Appena si fece luce, passai dall'altra parte del Giordano e chiesi alla santa Vergine che mi portasse dove a lei piaceva. Giunsi allora in questo deserto e da allora fino a oggi mi sono sempre allontanata fuggendo e nell'attesa del mio Dio, che salva i piccoli e i grandi che si convertono a lui.
(Pseudo-Sofronio di Gerusalemme, Vita di santa Maria Egiziaca 18)

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Maria Egiziaca (+ 522)

Fermati 1 minuto. L'umiltà che rende puri

Lettura

Giovanni 13,1-15

1 Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 2 Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3 Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4 si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. 5 Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. 6 Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». 7 Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». 8 Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». 9 Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!». 10 Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti». 11 Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi».
12 Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? 13 Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. 14 Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. 15 Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.

Commento

Gesù e i discepoli sono riuniti per condividere una cena prima della vigilia della Pasqua ebraica. Si tratta dunque di un pasto ordinario assunto nel tardo pomeriggio del giovedi che precede la festa. Non c'è infatti alcun elemento rituale, ma Gesù mette in opera una azione fortemente simbolica lavando i piedi ai suoi discepoli. 

Non si tratta di un ordinamento cultuale, da praticare una volta l'anno, ma di un esempio (v. 15) di estrema umiltà nel servizio dei fratelli; è la dimostrazione che Gesù ci ama in modo perfetto, fino alla fine (gr. ein telos). Possiamo considerare questo momento l'inizio del "farsi pasqua" di Gesù stesso, a  un giorno di distanza dalla sua crocifissione. Giovanni specifica infatti che "era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre" (v. 1), dove il verbo greco metabaino (cambare posto, spostarsi da) conferisce alla frase una allusione al passaggio dalla morte alla vita. Anche il verbo con cui è indicato il deporre le vesti di Gesù (gr. tithemi) richiama l'offerta della vita. 

La lavanda dei piedi era nel mondo ebraico un segno di ospitalità e attraverso questo gesto Gesù accoglie pienamente i discepoli in una relazione di salvezza, espressa dall'"aver parte con lui" (v. 8). Egli chiede anche ai discepoli di farsi suoi imitatori, mostrandosi umili gli uni con gli altri. L'azione di lavare i piedi agli ospiti infatti era di competenza dei servi; solo raramente veniva effettuata tra pari, come segno di grande amore. 

I discepoli, che fino a poco prima discutevano su chi fosse il più grande (Lc 22,24) rimangono attoniti - a partire da Pietro - di fronte all'abbassarsi di Gesù fino al punto di mostrarsi loro come colui che serve. L'azione è anche simbolo del lavacro spirituale che la Passione di Cristo realizzerà per le anime; di quel dono d'amore che ora non può essere compreso (v. 7), ma il cui significato sarà dischiuso dal Risorto quando verrà a spezzare nuovamente il pane per i suoi (Lc 24,35). 

Il sacrificio espiatorio della Croce realizzerà la piena giustificazione per grazia; sarà tuttavia necessaria una continua santificazione nell'umiltà e nella rettitudine di vita. Con il suo esempio Gesù ci insegna a riceverci l'un l'altro, con quell'amore che è agape, dono, capace di farci oltrepassare la nostra individualità, realizzando quella trasformazione, quel "passaggio", che ci fa uscire dai limiti della condizione umana.

Preghiera

Purificaci, Signore, con la tua grazia; affinché possiamo partecipare alla piena comunione con te, nel servizio sollecito dei nostri fratelli. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

mercoledì 13 aprile 2022

1 Minute Gospel. Is it me, Lord?

Reading

14 Then one of the Twelve—the one called Judas Iscariot—went to the chief priests 15 and asked, “What are you willing to give me if I deliver him over to you?” So they counted out for him thirty pieces of silver. 16 From then on Judas watched for an opportunity to hand him over.
17 On the first day of the Festival of Unleavened Bread, the disciples came to Jesus and asked, “Where do you want us to make preparations for you to eat the Passover?”
18 He replied, “Go into the city to a certain man and tell him, ‘The Teacher says: My appointed time is near. I am going to celebrate the Passover with my disciples at your house.’” 19 So the disciples did as Jesus had directed them and prepared the Passover.
20 When evening came, Jesus was reclining at the table with the Twelve. 21 And while they were eating, he said, “Truly I tell you, one of you will betray me.”
22 They were very sad and began to say to him one after the other, “Surely you don’t mean me, Lord?”
23 Jesus replied, “The one who has dipped his hand into the bowl with me will betray me. 24 The Son of Man will go just as it is written about him. But woe to that man who betrays the Son of Man! It would be better for him if he had not been born.”
25 Then Judas, the one who would betray him, said, “Surely you don’t mean me, Rabbi?”
Jesus answered, “You have said so.”

Comment

The feast of the Passover, which celebrates the exodus of the Jews from Egypt, is approaching and Judas' greed leads him to consummate his betrayal. The thirty silver coins required of the high priests recall the price established by the Law for the rejected shepherd (Zk 11:12) and the compensation to be paid to the master whose slave was struck with the horns by an ox (Ex 21 , 32).

The "first day of the Festival of Unleavened Bread" indicates the beginning of the week of Easter, when only unleavened bread is allowed to be eaten. On the occasion of the feast, many residents of Jerusalem rented rooms to pilgrims to celebrate the Passover meal.

Jesus also asks his disciples to prepare the Passover in a private home; he thus sends them to "a man" (v. 18) to ask him to be allowed to celebrate Easter at his house. Today we could be that very person, in receiving a particular call to share the mystery of the passion of Jesus, the delivery of him (Gr. Paradidotai) into the hands of men, the radical gift of himself.

According to what John reported (Jn 13:1), the supper celebrated by Jesus took place before Easter; this explains the absence of the lamb. Jesus is betrayed by those who outwardly show an intimate communion with him, dipping his hand in the same dish (v. 23) and calling him "Master" (Rabbi; v. 25). The first to have to guard against the danger of betraying Jesus and the gospel is precisely his disciples and ecclesiastical institutions. We are all called to examine our conscience and ask ourselves "Is it me, Lord?" (v. 22).

Not only would it be less bad to never have known Jesus than to betray him, but it would be better to never have been born (v. 24). Whoever betrays Christ, in fact, loses the way that leads to salvation, renounces the truth that sets free, deprives himself of an existence lived in fullness; he betrays love; ultimately, he betrays himself.

Prayer

May your Spirit enlighten us, o Lord, so that we may be ready to open the door of our heart to you when you come to celebrate your holy mysteries. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona