Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

sabato 14 giugno 2025

Eliseo, profeta della fedeltà all'unico Dio

Le chiese ortodosse ricordano in questo giorno il profeta Eliseo, la cui vita è narrata nel Primo e nel Secondo libro dei Re.

Eliseo era figlio di Safat, secondo la tradizione un ricco agricoltore della valle del Giordano, e ricevette la vocazione profetica attraverso la mediazione di Elia.
Egli fu l'erede e il continuatore dell'opera profetica di Elia, come ricordano sia l'episodio della chiamata di Eliseo al profetismo, sia quello dell'ascensione di Elia in cielo sopra un carro infuocato. I due terzi dello spirito che Eliseo chiede al proprio maestro rappresentano infatti la parte di eredità spettante al primogenito nelle famiglie di quel tempo.
Eliseo, il cui nome significa «Dio salva», esercitò il proprio ministero nella seconda metà del IX sec. a.C., annunciando la potenza vivificante del Dio di Israele con la parola e con le opere che compì nel suo nome, soprattutto a vantaggio dei piccoli e dei sofferenti. Egli rivendicò con coraggio nel regno del nord la fedeltà al Dio unico in un periodo delicato per la storia della monarchia in Israele.
Eliseo morì agli inizi dell'VIII sec. a.C. dopo aver consegnato l'ultima istruzione a Ioas, re d'Israele.

Tracce di lettura

Disceso dall'Oreb, Elia incontrò Eliseo figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. Quegli lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elia disse: «Va' e torna, perché sai bene cosa ho fatto di te». Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con gli attrezzi per arare ne fece cuocere la carne e la diede alla gente, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Eliseo, profeta (IX sec.)

Richard Baxter. La santità pratica, oltre il legalismo

La Chiesa anglicana fa oggi memoria di Richard Baxter (1615-1691), uno dei più influenti teologi puritani inglesi del XVII secolo. Nato nel Shropshire, ricevette un'educazione prevalentemente autodidatta che forgiò il suo carattere intellettuale indipendente.

Ordinato nel 1638, Baxter iniziò il suo ministero in un periodo di grandi trasformazioni religiose e politiche. La sua esperienza pastorale a Kidderminster (1641-1660) rappresentò il culmine della sua attività ministeriale, dove trasformò una comunità moralmente degradata in un modello di vita cristiana attraverso la predicazione appassionata e la cura pastorale sistematica.
Baxter sviluppò una teologia che cercava di mediare tra le diverse correnti protestanti del suo tempo. Pur rimanendo fedele ai principi riformati, propose un approccio moderato che enfatizzava l'importanza della santificazione pratica e della vita devozionale. La sua opera principale, "The Reformed Pastor" (1656), divenne un classico della letteratura pastorale, sottolineando la necessità per i ministri di essere esempi viventi di fede.

Il suo pensiero si caratterizzava per l'equilibrio tra ortodossia dottrinale e pietà pratica, opponendosi sia al legalismo rigido che al libertinismo. Baxter credeva fermamente nell'importanza dell'educazione religiosa e nella disciplina ecclesiastica come strumenti di crescita spirituale.

Autore prolifico con oltre 160 opere pubblicate, Baxter influenzò profondamente il puritanesimo inglese e la tradizione evangelica successiva. La sua enfasi sulla conversione personale, la santità pratica e il ministero pastorale continuò a ispirare generazioni di predicatori e teologi, consolidando il suo posto tra i grandi maestri della spiritualità protestante.

Tracce di lettura

Il riposo dei santi non consiste nell'ozio, ma in quella dolce e incessante azione dell'anima che è perfettamente adeguata alle sue facoltà rinnovate. Come il sole non si stanca mai di splendere, né le fontane di fluire, così i santi glorificati non si stancheranno mai di amare, lodare e servire il loro Creatore. La loro attività sarà la loro felicità, e la loro felicità la loro attività. (Richard Baxter, Il riposo eterno dei santi, 1650)

Il vento soffia dove vuole

COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA DOMENICA DELLA TRINITÀ

Colletta

Dio onnipotente ed eterno, che hai donato a noi, tuoi servi, la grazia di riconoscere, mediante la confessione della vera fede, la gloria dell’eterna Trinità e di adorare la sua unità nel potere della Maestà Divina; ti supplichiamo di custodirci in questa fede e di difenderci da ogni avversità; tu che vivi e regni, unico Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

Letture

Ap 4,1-11; Gv 3,1-15

Commento

Nella conversazione notturna con l’amico Nicodemo Gesù ci lascia un insegnamento sul suo modo di intendere l’impegno religioso, lontano dal semplice senso di appartenenza o dalla fedeltà legalistica alla lettera dei testi sacri. Il vento soffia (Gv 3,8), ma occorre dispiegare le vele della fede per lasciarci guidare dallo Spirito.

La direzione dalla quale e verso la quale si muove lo Spirito non è prevedibile, è capace di sorprenderci sempre. Per questo occorre essere dei navigatori attenti alle sue sollecitazioni, in modo da sapere da quale direzione prendere il vento. La nostra traversata si compie sotto la spinta di una fonte di energia che non può essere accumulata e conservata. È dunque necessaria una nostra apertura allo Spirito qui ed ora, in ogni momento, che si manifesta nella meditazione assidua della Parola di Dio. La nostra docilità alla sua azione non può venire meno, se non vogliamo esporci alle correnti e andare alla deriva.

Nel lungo periodo liturgico che dalla domenica dopo Pentecoste fino all'Avvento viene chiamato, secondo una antica tradizione, "tempo della Trinità" viene riassunto il principio e al tempo stesso il fine ultimo della creazione, la ragione per cui siamo stati creati e ciò che costituirà la nostra vita quando avremo combattuto la buona battaglia e preservato la fede fino alla fine: la vita nella Trinità, la partecipazione al mistero di un Dio unico ma non solitario, un Dio in tre persone, che chiama l'uomo a partecipare a quest'intima relazione.

Ma occorre rinascere dall'alto, dall'acqua e dallo Spirito Santo. Occorre lasciarsi rigenerare da Dio, per vedere il mondo con occhi sempre nuovi, per ascoltare e gustare tutte le cose con la meraviglia di un bambino da poco venuto alla luce.

Tutto è straordinario per chi accoglie il dono dello Spirito. La vita del cristiano non ha mai nulla di ordinario nel senso peggiorativo del termine. La noia, la monotonia, il vuoto, sono sensazioni lontane dalla vita di chi possiede Cristo e, in lui, l'intera Trinità divina. Chi ha fede non ha bisogno di stordire i sensi con emozioni sempre nuove. La fede rende la vita quotidiana luogo di incontro con Dio, in cui diventiamo destinatari e al tempo stesso dispensatori delle sue benedizioni.

- Rev. Dr. Luca Vona

venerdì 13 giugno 2025

Evagrio Pontico. "Se preghi sei veramente teologo"

Nel 399, il giorno dell'Epifania, si spegne Evagrio Pontico, monaco e maestro di vita spirituale nel deserto egiziano.
Era nato attorno al 345 a Ibora, nel Ponto, in una famiglia di alti notabili, e questo gli permise di ricevere una formazione completa e raffinata.
Ordinato lettore da Basilio, egli divenne membro del clero di Cesarea, ove rimase fedele al proprio vescovo fino alla morte di quest'ultimo. Quindi si trasferì a Costantinopoli dall'amico Gregorio di Nazianzo, che lo ordinò diacono e lo volle al proprio fianco nella difficile lotta contro gli ariani.
Quando Gregorio si ritirò, egli trascorse un certo tempo al servizio del nuovo patriarca Nettario, finché una serie di drammatiche circostanze finì, secondo le sue stesse parole, per «esiliare Evagrio nel deserto». Fuggito da Costantinopoli, si recò a Gerusalemme, e quindi raggiunse il deserto egiziano di Nitria attorno al 384. Dopo due anni di vita semianacoretica alla scuola di Macario di Alessandria e di Macario il Grande, egli ottenne un maggiore isolamento nel deserto delle Celle.
La sua lotta nel deserto, non del tutto scelta ma pienamente assunta, non fu vana. Nel deserto Evagrio sviluppò infatti una sintesi di teologia e di monachesimo pratico unica per il suo tempo. La sua sensibilità psicologica, la sua finezza analitica ne fecero uno dei più grandi maestri spirituali dell'antichità, e a lui si ispireranno Massimo il Confessore, Isacco il Siro e Simeone il Nuovo Teologo, per citare solo i padri più famosi.
La condanna di alcune sue affermazioni, avvenuta a quasi due secoli dalla morte e in circostanze non chiare, ha a lungo infangato la memoria di Evagrio, anche se non ha impedito che i suoi scritti, spesso sotto altro nome, giungessero fino a noi. Solo la critica moderna gli ha restituito l'onore che si merita.

Tracce di lettura

La fede è il principio della carità; il fine della carità, la conoscenza di Dio.
(Evagrio, Ai monaci 3)
«Fa', o Signore, che conosca le tue vie, e insegnami i tuoi sentieri». Chi vuole conoscere «le vie del Signore», diventi mite. Si dice infatti: «Ai miti egli insegnerà le sue vie». Sono miti coloro i quali hanno placato nell'anima la lotta indefessa dell'irascibilità e della concupiscenza, nonché la lotta delle passioni da esse suscitate.
(Evagrio, Scholia sui Salmi 24,4)
Nessuna virtù produce la sapienza come la mitezza, a motivo della quale anche Mosè fu lodato, perché era «il più mite di tutti gli uomini».
(Evagrio, Lettere 36,3)
Dimmi, dunque, perché la Scrittura, quando ha voluto esaltare Mosè, ha lasciato da parte tutti i segni mirabili e pensato unicamente alla mitezza? ... Essa infatti dice che egli, nel deserto, stette tutto solo davanti al volto di Dio, quando questi volle annientare Israele, e chiese di essere annientato con i figli del suo popolo. Egli presentò dinanzi a Dio l'amore per gli uomini e la trasgressione dicendo: «Perdona loro, o cancellami dal libro che tu hai scritto». Così parlo il mite! Dio allora preferì perdonare coloro che avevano peccato, piuttosto che far torto a Mosè.
(Evagrio, Lettere 56,6).
Se sei teologo pregherai veramente, e se preghi veramente sei teologo.
(Evagrio, Sulla preghiera 60)

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Fermati 1 minuto. La custodia del cuore

Lettura

Matteo 5,27-32

27 Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; 28 ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
29 Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. 30 E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
31 Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; 32 ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

Commento

Gesù porta alle estreme conseguenze la legge del Decalogo, riconducendola al suo spirito più profondo. Il cristiano non si accontenta di combattere l'atto esteriore dell'adulterio, ma anche il desiderio, che rappresenta già una scelta interiore di infedeltà. Le sue radicali raccomandazioni contro le passioni disordinate (v. 29) non costituiscono un invito all'automutilazione, poiché la lussuria nasce dal cuore, ma indicano la gravi conseguenze del peccato. 

La Geenna era la valle di Hinnom, situata sul lato meridionale del Monte Sion, in cui era stato praticato nell'antichità il culto pagano di Moloch (che prevedeva anche olocausti di bambini); divenne in seguito una discarica, in cui venivano bruciati i rifiuti. Il desiderio disordinato è un fuoco che consuma senza sosta e tiene l'uomo lontano dalla presenza di Dio.

Il vangelo insegna che la sessualità è un linguaggio di amore e la sottoscrizione di un'alleanza, non va dunque banalizzata trasformando gli altri in mero oggetto di piacere.

Radicale è l'atteggiamento di Gesù anche sulla questione del ripudio. Questo è giustificato dalla legge mosaica nel caso sia intervenuto qualcosa di sconveniente (Dt 24,1), ma deve avvenire mediante il rilascio di un attestato scritto per salvaguardare la donna dall'accusa di adulterio. Altrove Gesù afferma che Mosè ha permesso il ripudio per la durezza del cuore degli uomini, ma che "'in principio non fu così'" (Mt 19,1-9). L'atto di ripudio va dunque considerato una condizione a tutela della moglie, non come un precetto ma come una concessione. Gesù è venuto a restaurare la creazione nella purezza delle sue origini.

Il vangelo chiede ai coniugi una piena donazione reciproca. Viene posta l'eccezione nel caso di porneia, che può essere interpretato come "concubinato" (rapporti considerati illegittimi, perché tra parenti prossimi (cfr. Lv 18,6-18), ma anche come adulterio del coniuge. Il rigore di Gesù sulla questione del ripudio è riferito anche dal Vangelo di Marco (Mc 10,11-12) e dal Vangelo di Luca (Lc 16,18). Paolo ribadisce il divieto del ripudio, anche se appronfondisce la questione indicando la possibilità per la moglie di separarsi dal marito, a condizione di rimanere senza sposarsi una seconda volta (1 Cor 7,10-11).

Con le sue raccomandazioni Gesù ci invita a prenderci cura dei nostri pensieri e delle nostre emozioni, perché le opere malvagie, così come quelle buone, vengono dal di dentro. La nostra mente e il nostro cuore plasmano l'uomo esteriore, ne orientano le azioni e determinano le loro conseguenze. Conserviamo integro il nostro spirito, nello stesso modo in cui ci prendiamo cura del nostro corpo. Esaminare la propria anima, non lasciarsi soggiogare dalle passioni, saper fare una selezione delle continue sollecitazioni che provengono dal mondo è la virtù dell'uomo sapiente e fedele a Dio.

Preghiera

Custodisci la porta del nostro cuore, Signore, affinché possiamo restare fedeli a te e a coloro che ci hai chiamato ad amare. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

mercoledì 11 giugno 2025

La fede radicale di Walter Brueggemann in 10 citazioni indimenticabili

Walter Brueggemann credeva che il futuro fosse ancora da scrivere. Lo studioso biblico e teologo, morto il 5 giugno all'età di 92 anni, ha dedicato la sua carriera straordinariamente prolifica a incoraggiare i cristiani a pensare oltre ciò che è e a immaginare ciò che potrebbe essere. Quella possibilità, credeva, era radicata nella speranza di un Dio che desidera giustizia per gli emarginati. Brueggemann aveva uno spirito umile, una mente accademica e un'anima poetica — ma non lasciatevi ingannare: era, soprattutto, un radicale.

Nacque nel Nebraska rurale, figlio di un pastore che si innamorò presto del mondo accademico. Dopo aver conseguito un dottorato di ricerca presso la Saint Louis University, divenne professore di Antico Testamento al Eden Theological Seminary fuori St. Louis, Missouri, prima di assumere lo stesso ruolo al Columbia Theological Seminary a Decatur, Georgia, dove prestò servizio dal 1986 fino al suo pensionamento quasi due decenni dopo. Durante la sua carriera, Brueggemann conquistò un vasto pubblico, che attraversava diverse denominazioni, per la sua esegesi biblica orientata alla giustizia. Credeva che Gesù stesse dalla parte dei poveri, degli emarginati e degli esclusi, e che il cristianesimo, preso sul serio, dovesse sempre esistere in opposizione profetica all'impero.

Lo fece attraverso libri molto amati come "Truth Speaks to Power" (2013), "Sabbath as Resistance" (2014), e, più famoso di tutti, "The Prophetic Imagination" (1978), che rimane un testo indispensabile per qualsiasi cristiano impegnato nella giustizia. "L'Immaginazione Profetica ha dato a innumerevoli cristiani bianchi della corrente principale il permesso di riconsiderare la giustizia sociale come parte integrante della loro fede e pratica", ha dichiarato a Sojourners nel 2018 il teologo attivista Ched Myers. "In esso un membro rispettato della corporazione accademica (e un presbiteriano) ha osato oltrepassare il divario tra seminario, santuario e strade — qualcosa di fin troppo raro negli studi biblici professionali bianchi dell'epoca."

Il modo migliore per onorare Brueggemann è iniziare a leggere. Prendete "The Prophetic Imagination", "Sabbath as Resistance", o uno qualsiasi dei più di 100 libri che ha scritto. Mentre piangiamo la sua perdita e celebriamo la sua eredità, ecco alcune citazioni da alcuni di quei libri per ispirare la vostra riflessione e motivarvi verso il tipo di fede che Brueggemann credeva tutti noi dovessimo aspirare ad avere: una fede che prospera nella possibilità del futuro ancora da scrivere.

Le 10 Citazioni

1. "La compassione costituisce una forma radicale di critica, perché annuncia che il dolore deve essere preso sul serio, che il dolore non deve essere accettato come normale e naturale ma è una condizione anormale e inaccettabile per l'umanità." – Da "The Prophetic Imagination"

2. "La speranza, da una parte, è un'assurdità troppo imbarazzante di cui parlare, perché va contro tutte quelle affermazioni che ci hanno detto essere fatti. La speranza è il rifiuto di accettare la lettura della realtà che è l'opinione della maggioranza; e si fa questo solo a grande rischio politico ed esistenziale. D'altra parte, la speranza è sovversiva, perché limita la grandiosa pretesa del presente, osando annunciare che il presente verso cui tutti abbiamo preso impegni è ora messo in discussione." – Da "The Prophetic Imagination"

3. "Quel riposo divino del settimo giorno della creazione ha reso chiaro (a) che YHWH non è un maniaco del lavoro, (b) che YHWH non è ansioso riguardo al pieno funzionamento della creazione, e (c) che il benessere della creazione non dipende dal lavoro senza fine." – Da "Sabbath as Resistance"

4. "Sia nel suo insegnamento che nella sua presenza stessa, Gesù di Nazareth ha presentato la critica definitiva della coscienza regale. Ha, infatti, smantellato la cultura dominante e annullato le sue pretese. Il modo della sua critica definitiva è la sua solidarietà decisiva con le persone marginali e la vulnerabilità che accompagna quella solidarietà richiesta da essa. L'unica solidarietà che vale la pena affermare è la solidarietà caratterizzata dalla stessa impotenza che essi conoscono e sperimentano." — Da "The Prophetic Imagination"

5. "Il risultato è delegittimare e decostruire i re in modi efficaci per mostrare che mentre occupano le forme del potere, mancano della sostanza del potere." – Da "Truth Speaks to Power"

6. "Dato che ora viviamo in una società — e in un mondo — che sta andando a tentoni verso il fascismo, rompere il silenzio è del tutto urgente. Nella vita istituzionale della chiesa, inoltre, rompere il silenzio attraverso la testimonianza del vangelo spesso significa rompere il silenzio tra coloro che hanno un interesse determinato nel mantenere lo status quo." — Da "Interrupting Silence"

7. "La preghiera è un rifiuto di accontentarsi di ciò che è." — Da "Interrupting Silence"

8. "Il mondo non ha bisogno che la chiesa parli di ciò che è già possibile. Il lavoro della chiesa è combattere la definizione del mondo di ciò che è credibile e incredibile." — Da "A Gospel of Hope"

9. "Quindi l'immaginazione profetica è radicata nella convinzione che Dio stia facendo qualcosa di vivace nel mondo. Che possa essere lento, ma è molto sicuro, e che un mondo nuovo stia nascendo che screditerà e respingerà il vecchio totalismo." — Da "Called to a Dangerous Oddness"

10. "La pratica dell'immaginazione profetica richiede energia, coraggio e libertà e il senso di essere altrimenti. Non ho dubbi che stiamo ora arrivando a un momento in cui non c'è più una via di mezzo. Che o aderiamo acriticamente al totalismo, o prendiamo su di noi questo compito di pericolosa stranezza che espone le contraddizioni e realizza le alternative." – Da "Called to a Dangerous Oddness"