Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

venerdì 3 giugno 2022

Fermati 1 minuto. Dal voler bene al dono di sé

Lettura

Giovanni 21,15-19

15 Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16 Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». Gli disse: «Pasci le mie pecorelle». 17 Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi ami?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle. 18 In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». 19 Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi».

Commento

Nell'epilogo del Vangelo di Giovanni assistiamo alla riabilitazione della figura di Pietro. Gesù gli chiede una triplice professione di amore, a riparazione del suo triplice rinnegamento. La sezione presenta l'utilizzo di due sinonimi del verbo "amare": filéo e agapáo; la prima indica il voler bene di Pietro a Gesù; la seconda esprime il dono totale di sé.

Il nome che Gesù utilizza per riferirsi a Pietro non è Cefa ("roccia") ma «Simone, figlio di Giona»; l'attenzione è posta non sul carisma che gli era stato affidato, ma sulla sua fallibile umanità. Gesù interpella la nostra debolezza perché l'umiltà è il primo passo per trovare la riconciliazione.

Gesù non chiede a Pietro quanto ha pianto il suo rinnegamento, quanto ha fatto penitenza, ma quanto egli lo ama. Solo l'amore rende accettabile ogni espressione di pentimento. A chi ha molto amato sarà molto perdonato (Lc 7,47).

Gesù accompagna la triplice domanda a Pietro con l'esortazione a occuparsi dei suoi agnelli e delle sue pecore. 

Il ruolo di nutrire il gregge era affidato usualmente a un sottoposto del pastore, in questo caso viene a indicare la devozione nel servizio al Signore. Il primo dovere di coloro che Gesù pone a guida della sua Chiesa è di insegnare la parola di Dio. L'amore verso Cristo si dimostra prendendosi cura del popolo che egli si è acquistato per mezzo del suo sangue.

Due volte Gesù chiede a Pietro se lo ama (con il verbo agapáo), se è capace del dono totale di sé. Ma egli, memore della sua caduta, non se la sente di promettere qualcosa che va oltre le proprie capacità e professa semplicemente la sua filìa, il suo umano voler bene a Gesù. La terza volta Gesù si pone al suo livello e gli chiede proprio se gli vuole bene (con il verbo filéo ); è allora che lo accoglie per quello che egli è, con i suoi limiti, le sue fragilità confessate apertamente. Proprio su di queste si innesterà la grazia soprannaturale rendendo capace Pietro di compiere il suo ministero, fino alla testimonianza estrema con il dono della vita.

Gesù rinnova a Pietro l'esortazione che fu rivolta agli apostoli al principio della loro chiamata: «Seguimi!» (v. 19). Pietro non è respinto per essere venuto meno alla sua fedeltà durante la passione, ma è riconfermato nella fede e nell'amore, affinché anch'egli possa confermare a sua volta i suoi fratelli. Solo l'umile consapevolezza di essere peccatori riconciliati può renderci buoni ministri del vangelo.

Preghiera

Vieni in soccorso, Signore, alla fragilità del nostro amore, per renderci capaci di donare generosamente le nostre vite nella testimonianza del vangelo. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

giovedì 2 giugno 2022

1 Minute Gospel. I want them to be with me

Reading

John 17:20-26

20 “My prayer is not for them alone. I pray also for those who will believe in me through their message, 21 that all of them may be one, Father, just as you are in me and I am in you. May they also be in us so that the world may believe that you have sent me. 22 I have given them the glory that you gave me, that they may be one as we are one— 23 I in them and you in me—so that they may be brought to complete unity. Then the world will know that you sent me and have loved them even as you have loved me.
24 “Father, I want those you have given me to be with me where I am, and to see my glory, the glory you have given me because you loved me before the creation of the world.
25 “Righteous Father, though the world does not know you, I know you, and they know that you have sent me. 26 I have made you known to them, and will continue to make you known in order that the love you have for me may be in them and that I myself may be in them.”

Comment

Jesus not only prays for the twelve, or for the seventy-two disciples, for the men and women who followed him during his earthly life, but his intercession embraces believers of all times (v. 20), all who will believe for the word passed on by his disciples. The New Testament Scriptures and the ministry of preaching were established in the Church to beget men to faith.

The unity for which Jesus prays is the communion of saints, of those who are sanctified by the Spirit, in heaven, and on earth, in every time and in every latitude.

The fullness of the unity Jesus requested of the Father for his Church is a visible sign of the truth of the witness: "so that the world may believe" (v. 21). If believers are divided, their testimony is not credible.

The witness given to the world is also founded on the privilege of believers to be loved by the Father as he loved Jesus ("Then the world will know that you sent me and have loved them even as you have loved me"; v. 23). It will appear to the world that God has loved us if we love one another because when God's love is poured into hearts he transforms them into his own image. Our ability to love is proportional to the awareness of God's love for us.

The "priestly prayer" of Jesus insists on the union of the Father and the Son as a model for the union between the disciples ("that they may be one as we are one"; v. 22). Divisions among Christians shatter the reflection of God's image in the world. God is communion and communion between believers is the way that leads to him.

If initially, Jesus prays (erotao) for the disciples and for those who believe in him (v. 20), then he uses the verb "I want" (thelo), sovereignly expressing his will, which is also that of the Father: "I want those you have given me to be with me where I am, and to see my glory"(v. 24).

The prayer that Jesus raises for every believer is our strength in the fulfillment of the apostolic mandate, a source of firmness and courage in the midst of the difficulties and dangers that the world places before the witnesses of the gospel.

Prayer

That your Spirit, o Lord, instills in us the desire for fraternal communion and the courage to bear witness to you, so that the world may know your name. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona


Fermati 1 minuto. "Voglio che siano con me"

Lettura

Giovanni 17,20-26

20 Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; 21 perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
22 E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. 23 Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.
24 Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.
25 Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. 26 E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

Commento

Gesù non prega solo per i Dodici, o per i settantadue discepoli, per gli uomini e le donne che lo hanno seguito durante la sua vita terrena, ma la sua intercessione abbraccia i credenti di ogni tempo (v. 20), tutti coloro che crederanno per la parola trasmessa dai suoi discepoli. Le Scritture del Nuovo Testamento e il ministero della predicazione sono stati stabiliti nella Chiesa per generare gli uomini alla fede.

L'unità per la quale prega Gesù è la comunione dei santi, di coloro che sono santificati dallo Spirito, in cielo e sulla terra, in ogni tempo e in ogni latitudine.

La pienezza dell'unità richiesta da Gesù al Padre per la sua Chiesa è segno visibile della verità della testimonianza: «perché il mondo creda» (v. 21). Se i credenti sono divisi la loro testimonianza non è credibile. 

La testimonianza data al mondo è fondata anche sul privilegio dei credenti di essere amati dal Padre come egli ha amato Gesù («il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me»; v. 23). Apparirà al mondo che Dio ci ha amati se ci ameremo gli uni gli altri, perché quando l'amore di Dio è effuso nei cuori li trasforma a propria immagine. La nostra capacità di amare è proporzionale alla consapevolezza dell'amore di Dio per noi.

La "preghiera sacerdotale" di Gesù insiste sull'unione del Padre e del Figlio come modello per l'unione tra i discepoli («perché siano come noi una cosa sola»; v. 22). Le divisioni tra i cristiani frantumano il riflesso dell'immagine di Dio nel mondo. Dio è comunione e la comunione tra i credenti è la via che conduce a lui.

Se inizialmente Gesù prega (erotao) per i discepoli e per chi crederà in lui (v. 20), di seguito utilizza il verbo «voglio» (thelo), esprimendo sovranamente la sua volontà, che è anche quella del Padre: «voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria» (v. 24).

La preghiera che Gesù innalza per ogni credente è la nostra forza nell'adempimento del mandato apostolico, fonte di fermezza e coraggio in mezzo alle difficoltà e ai pericoli che il mondo pone innanzi ai testimoni del vangelo.

Preghiera

Il tuo Spirito, Signore, infonda in noi il desiderio della comunione fraterna e il coraggio di renderti testimonianza, affinché il mondo possa conoscere il tuo nome. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

mercoledì 1 giugno 2022

1 Minute Gospel. Consecrated in the truth

Reading

John 17:11-19

11 I will remain in the world no longer, but they are still in the world, and I am coming to you. Holy Father, protect them by the power of your name, the name you gave me, so that they may be one as we are one. 12 While I was with them, I protected them and kept them safe by that name you gave me. None has been lost except the one doomed to destruction so that Scripture would be fulfilled.
13 “I am coming to you now, but I say these things while I am still in the world, so that they may have the full measure of my joy within them. 14 I have given them your word and the world has hated them, for they are not of the world any more than I am of the world. 15 My prayer is not that you take them out of the world but that you protect them from the evil one. 16 They are not of the world, even as I am not of it. 17 Sanctify them by the truth; your word is truth. 18 As you sent me into the world, I have sent them into the world. 19 For them I sanctify myself, that they too may be truly sanctified.

Comment

The death of Jesus will expose the disciples to the temptation and hatred of the world, but they will be guarded by God and will be able to experience the same unity that the Trinitarian life represents (v. 11).
The perdition of Judas is not a lack on the part of Jesus, but an event prophesied by the Scriptures (Ps 41.9; 109.8).

Jesus asks the Father for the fullness of joy for his disciples (v. 13). The believer rejoices in Christ with a lasting joy, which does not wither like the joy that the world gives.

There is a clear similarity between Jesus' request to the Father, in this prayer, to keep the disciples from the evil one (v. 15) and the last petition of the Our Father.

The idea of ​​consecration (v. 17) represents setting apart something for a specific use. Believers are set apart by God to become heralds of the gospel. Sanctification does not involve the isolation of the disciples from the world but their mission to the world. Jesus sanctifies himself (v. 19) by totally fulfilling the will of the Father.

The ministers of the ancient covenant, the Levite priests, were sanctified with the blood of bulls and goats, but the ministers of the gospel are consecrated by the sacrifice of Christ (Rev 5:9-10).

Knowing that Jesus intercedes for us, that we are present in his prayer, makes us live with the awareness of being guarded by his love. Guarding is different from owning. God does not stifle our freedom, but accompanies us, amid the difficulties of the world, in a relationship of love, placing under his blessing our actions in daily life.

Prayer

O Lord Jesus, incorporated by faith in your sacrifice of salvation, you have made us priests to our God; may our lives be transformed into a precious gift through your blessing. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona





Fermati 1 minuto. Consacrati nella verità

Lettura

Giovanni 17,11-19

11 Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.
12 Quand'ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. 13 Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. 14 Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
15 Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. 16 Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 17 Consacrali nella verità. La tua parola è verità. 18 Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo; 19 per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità.

Commento

La morte di Gesù esporrà i discepoli alla tentazione e all'odio del mondo, ma essi saranno custoditi da Dio e potranno sperimentare la stessa unità che rappresenta la vita trinitaria (v. 11).

Gesù chiede al Padre per i suoi discepoli la pienezza della gioia (v. 13). Il credente gioisce in Cristo di una gioia duratura, che non appassice come la gioia che dà il mondo.

Vi è una chiara somiglianza tra la richiesta di Gesù al Padre, in questa preghiera, di custodire i discepoli dal maligno (v. 15) e l'ultima petizione del Padre nostro.

L'idea della consacrazione (v. 17) rappresenta il mettere a parte qualcosa per un uso specifico. I credenti sono messi a parte da Dio per diventare annunciatori del vangelo. La santificazione non comporta l'isolamento dei discepoli dal mondo ma la loro missione verso il mondo. Gesù santifica se stesso (v. 19) compiendo totalmente la volontà del Padre.

I ministri dell'antico patto, i sacerdoti leviti, erano santificati con il sangue di tori e di capri, ma i ministri del vangelo sono consacrati dal sacrificio di Cristo (Ap 5,9-10).

Sapere che Gesù intercede per noi, che siamo presenti nella sua preghiera, ci fa vivere con la consapevolezza di essere custoditi dal suo amore. Custodire è diverso da possedere. Dio non soffoca la nostra libertà, ma ci accompagna, tra le difficoltà del mondo, in una relazione di amore, ponendo il nostro agire nella quotidianità sotto la sua benedizione.

Preghiera

Signore Gesù, incorporati per fede nel tuo sacrificio di salvezza, ci hai resi sacerdoti per il nostro Dio; la nostra vita sia trasformata in un dono prezioso mediante la tua benedizione. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

Giustino martire e i "semi del Verbo"

Cattolici, ortodossi, anglicani, luterani e veterocattolici celebrano oggi la memoria di Giustino.

Attorno all'anno 165, sotto l'imperatore Marco Aurelio, muore martire assieme a sei compagni Giustino, ricordato nella tradizione antica come «il Filosofo».
Nativo di Flavia Neapolis, l'antica Sichem, Giustino era di famiglia pagana. Egli ricevette un'educazione raffinata nell'ambiente ellenistico del suo tempo, e cercò la risposta ai suoi più profondi interrogativi esistenziali aderendo a diverse scuole filosofiche, senza tuttavia trovare la pace a cui anelava.

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Giustino (+ 165 ca)

La sua vita cominciò a cambiare quando incontrò gli scritti dell'Antico Testamento, verosimilmente nell'interpretazione datane dai maestri ebrei di quell'epoca. Attraverso le Scritture ebraiche, Giustino approdò al cristianesimo, probabilmente a Efeso. Decisiva per la sua adesione alla fede cristiana fu la testimonianza di tutti coloro che per Cristo erano disposti a dare la vita fino al martirio.
A Efeso egli decise di vestire il pallio dei filosofi e di iniziare un ministero di predicazione itinerante di quella che era ormai per lui «la vera filosofia». Giunto a Roma sotto Antonino Pio, vi fondò una scuola per diffondere il cristianesimo.
Giustino passò alla storia per la passione e la coerenza con cui difese la fede cristiana dalle accuse dei detrattori. Ciò non gli impedì tuttavia di riconoscere i semi del Verbo presenti al di là dei confini della chiesa visibile, e in tal modo radicò l'annuncio della novità cristiana nella sapienza dei filosofi pagani e dei profeti di Israele.
Giustino morì in un luogo imprecisato, per essersi rifiutato di sacrificare agli dei, dopo aver raggiunto, non senza affrontare molte prove, quella serenità che era stata il fine di tutta la sua ricerca filosofica.

Tracce di lettura

Noi affermiamo che Cristo è nato centocinquant'anni fa sotto Cirino, e ci insegnò quello che noi diciamo, qualche tempo dopo, sotto Ponzio Pilato. Nessuno obietti che tutti gli uomini che vissero prima sarebbero irresponsabili.
Ci è stato insegnato che Cristo è il primogenito di Dio, e abbiamo dimostrato che egli è il Verbo di cui fu partecipe tutto il genere umano. Coloro che vissero secondo il Verbo sono cristiani, anche se furono giudicati atei, come tra i greci Socrate ed Eraclito, e tra i barbari Abramo, Anania, Azaria e Misaele e molti altri. Quanti sono vissuti e vivono secondo il Verbo, sono cristiani, e sono impavidi e imperturbabili.
(Giustino, Apologie 1,46,1-4)

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose