Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

lunedì 12 luglio 2021

Fermati 1 minuto. Sono venuto a portare la spada

Lettura

Matteo 10,34-11,1

10,34 Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. 35 Sono venuto infatti a separare
il figlio dal padre, la figlia dalla madre,
la nuora dalla suocera:
36 e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.
37 Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; 38 chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. 39 Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
40 Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41 Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42 E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
11,1 Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

Commento

Il tempo di Gesù e della sua Chiesa non è ancora l'era messianica di pace (1 Cor 4,8-13), il risultato immediato dell'annuncio evangelico è il conflitto. 

Il vangelo è di una tale radicalità da scuotere le fondamenta della vita quotidiana e delle relazioni familiari; è come una spada che discrimina chi lo accoglie da chi non lo accoglie, relativizzando i legami di sangue e di parentela, perché "i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa" (Mt 10,36).

Gesù, Figlio di Dio, chiede un primato assoluto nell'amore, proprio come il Dio di Israele aveva chiesto un primato assoluto nell'alleanza con il suo popolo. Tale primato implica la disponibilità, da parte del credente, di donare non qualcosa, ma tutta la propria vita al Signore. 

La fedeltà a Cristo si esprime innanzitutto nell'accoglienza, fin dai gesti più piccoli: chi avrà dato un solo bicchiere d'acqua a un discepolo non perderà la sua ricompensa. Offrire un bicchiere d'acqua ai viandanti faceva parte delle regole fondamentali dell'ospitalità orientale e non implicava alcun compenso. L'esempio utilizzato da Gesù sta a significare che la grazia di Dio va oltre i meriti degli uomini.

Prendendosi cura dei missionari itineranti, anche chi non è chiamato direttamente alla missione può condividere la ricompensa di chi è in prima linea. Infatti, i discepoli sono inviati nel nome di Gesù come suo ambasciatori e il trattamento riservato loro è come se fosse riservato a colui che li ha mandati.

Se la gloria della risurrezione è la mèta finale di chi annuncia e di chi accoglie Gesù, il percorso è faticoso e chiede un'amore capace di "perdersi" nel dono totale di sé. Preannunciando le ostilità che incontreranno i suoi discepoli, Gesù proclama che chi non porterà la sua croce non sarà degno di lui. Fatta questa premessa, solo allora, invia i suoi discepoli a predicare il vangelo.

Preghiera

Aiutaci, Signore, a testimoniarti con genorsità e coraggio, per superare ogni difficoltà e affrettare l'avvento del tuo regno di pace. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

domenica 11 luglio 2021

Giustificazione e santificazione

COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA SECONDA DOMENICA DOPO LA TRINITÀ

Colletta

O Dio, che hai preparato per coloro che ti amano, delle cose così buone che oltrepassano l'umana comprensione; effondi nei nostri cuori un tale amore per te, che amandoti al di sopra di ogni altra cosa, possiamo ottenere ciò che ci hai promesso, che oltrepassa ciò che possiamo desiderare. Per Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

Letture

Rm 6,3-11; Mt 5,20-26

Commento

Nella chiesa primitiva si svilupparono due etimologie della Pasqua cristiana: la prima considerava la Pasqua un “passaggio”, rievocazione del passaggio del Mar Rosso da parte degli ebrei che fuggivano dall’Egitto; la seconda idea era invece collegata al termine passio, ovvero alla passione di Cristo, e si richiamava direttamente al brano della lettera di San Paolo che ci propone la liturgia di oggi.

L’Apostolo spiega che il battesimo ci ha unito alla morte di Cristo, facendoci morire al peccato. A questo evento fu applicata l'idea del “passaggio”, prefigurata dagli eventi dell'Antico Testamento, nello specifico del passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà della grazia. 

La giustificazione, però, non è la tappa finale, vi è infatti una chiamata del cristiano alla santificazione; proprio come l’epilogo del Vangelo non è rappresentato dalla morte di Cristo, ma dalla risurrezione: "poiché se siamo stati uniti a Cristo in una morte simile alla sua, saremo anche partecipi della sua risurrezione" (Rm 6,5). 

Paolo impiega un verbo al passato per il battesimo e, dunque, per la giustificazione, ma al futuro per la risurrezione. La santificazione è la meta, ma in certo qual modo anche la via che siamo chiamati a percorrere. Infatti, poco prima, afferma: "Noi dunque siamo stati sepolti con lui... affinché, come Cristo è resuscitato dai morti per la gloria del Padre, così anche noi camminiamo in novità di vita” (Rm 6,4).

Il cristianesimo non è una semplice appartenenza a un popolo o a un'istituzione religiosa. È un "camminare", un percorrere "la Via", come viene definito nel libro degli Atti degli Apostoli. È insita in esso la possibilità di una crescita, in Dio e nella sua grazia.

La risurrezione inizia ora, come esperienza di rinnovamento e santificazione. È il frutto che la grazia fa germinare dal nostro morire al peccato in Cristo. È un esodo, un cammino di liberazione dalla schiavitù: "il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, perché il corpo del peccato possa essere annullato, affinché noi non serviamo più al peccato" (Rm 6,6). L’idea del cammino evoca la progressione che caratterizza la nostra liberazione dal peccato e dalla morte e la nostra crescita in quella libertà che è la santità.

Il punto di partenza è la giustificazione, perché uniti alla morte di Cristo ci vengono rimessi i peccati. Ma la libertà rappresentata dalla santificazione è un approdo, una conquista, che richiede una certa disciplina: la giustificazione ci è stata data a caro prezzo; Gesù ha pagato con la propria morte, e poiché nessun discepolo è più grande del proprio maestro, solo nella misura in cui prenderemo sul serio il nostro discepolato condivideremo con lui anche l'esperienza della glorificazione.

Il battesimo non è semplicemente un'esperienza circoscritta in un dato momento della nostra vita, ma è l'inserimento in un cammino di crescita in santità e giustizia. Gesù lo dice chiaramente: "se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli” (Mt 5,20). 

Se non vogliamo cadere nella mediocrità occorre un'apertura alla grazia e una risposta alla sua azione, che diventa disciplina attenta nel nostro agire. Il Signore ci guida, affinché portiamo a compimento l'opera che ha iniziato in noi.

- Rev. Dr. Luca Vona

venerdì 9 luglio 2021

Fermati 1 minuto. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome

Lettura

Matteo 10,16-23

16 Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. 17 Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; 18 e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. 19 E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: 20 non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
21 Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. 22 E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato. 23 Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un'altra; in verità vi dico: non avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell'uomo.

Commento

Gesù ci manda nel mondo, ma ci avverte della sua ostilità nei nostri confronti. I lupi sono i nemici della Chiesa, ma anche i falsi profeti che si travestono da pecore (Mt 7,15). Il paragone con le colombe è un invito a non contaminarci: pur operando nel mondo il credente non gli appartiene (Gv 17,14-15), sfugge alle sue logiche, mantenendosi puro (questo il senso del verbo greco akeraioi, candido).

Cristo porta la pace nel nostro rapporto con Dio; porta la pace nelle nostre coscienze; porta la pace tra i credenti; ma troveremo tribolazione nel mondo. Questi non è una realtà ben disposta ad accogliere il vangelo, perché obbedisce a una potenza malvagia, entrata in esso a causa del peccato, che il vangelo di Giovanni nomina come "il principe di questo mondo" (Gv 12,31; 14,30).

Le persecuzioni affrontate dai discepoli di Gesù sono occasione per rendergli testimonianza, con l'assistenza dello Spirito Santo e di Gesù stesso, il quale afferma nelle ultime parole del Vangelo di Matteo "io sono con voi, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20). Non siamo abbandonati alla nostra debolezza nella nostra battaglia contro "i dominatori di questo mondo di tenebra" (Ef 6,12).

La parola del vangelo si abbatte come una spada sugli stessi legami familiari. La prospettiva del credente su questa terra appare spaventosa: "sarete odiati da tutti a causa del mio nome" (v. 22); ma la perseveranza condurrà alla salvezza.

La durata delle persecuzioni fino a che sia venuto il Figlio dell'uomo (v. 23) attesta che questa profezia di Gesù non si riferisce alla missione dei Dodici nel corso del ministero di Gesù, ma agli ultimi tempi, che intercorrono dalla sua morte e resurrezione al suo ritorno glorioso.

L'indifferenza e l'opposizione del mondo non possono rappresentare per noi cristiani una scusa per non evangelizzare. Se non tutti siamo destinati a spargere il sangue per Cristo, ogni credente è chiamato a farsi testimone (gr. màrtus) nelle piccole e grandi persecuzioni della vita, forse in un "martirio" segreto e silenzioso, come piccolo tassello di un mosaico che adorna l'edificio della Chiesa.

Preghiera

Il tuo Spirito ci sostenga, Signore, mantenendoci fedeli nel momento della prova, per testimoniare la tua parola di verità. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona



Martiri cinesi del 1900. La stoltezza che percorre la storia

I 32.000 martiri di Taiyuan (+ 1900)

Nel 1900 si consuma in Cina una delle più gravi repressioni xenofobe della storia. L'imperatrice Cixi, cavalcando il malcontento popolare, aveva additato come responsabili della disgregazione occorsa al tessuto politico ed economico del suo immenso paese gli stranieri presenti in Cina. Per questo motivo, Cixi decretò l'eliminazione fisica di tre categorie di persone: gli stranieri, i cristiani, e i mercanti che commerciavano con gli stranieri. Il massacro che ne seguì fu impressionante, e fra le centinaia di migliaia di morti vi furono anche 30.000 cattolici e 2.000 protestanti che si rifiutarono di apostatare.

Martiri cinesi del 1900

Particolarmente feroci furono le esecuzioni nella provincia di Shanxi, nella quale il viceré Yuxian ordinò che tutti gli stranieri e tutti i cristiani residenti nel territorio provinciale si presentassero al suo cospetto. Nel pomeriggio del 9 luglio essi vennero tutti fatti a pezzi nei cortili della reggia.
Fra i martiri di quel giorno, vi erano anche diversi vescovi, pastori e religiosi che non avevano voluto abbandonare la loro gente nel tragico tempo della persecuzione.

Tracce di lettura

Scorrere i nomi di questi martiri è pregare, lasciandosi prendere da una pena profonda per tanto male, tanta violenza, tanta stoltezza che continua a percorrere la storia. Una pena che poi, lentamente, mentre la meditazione continua, si trasforma in una sorta di forza interiore, di bisogno di non riporre il libro dei testimoni e non lasciare che questi nomi tornino nel silenzio. In realtà essi vengono da un silenzio che è Vita e infinita comunicazione di Amore, accolti nel mistero del Padre. Se questo silenzio per noi è oblio, è perché noi siamo sordi.
Dio ci appare spesso indifferente alle sorti del mondo perché continuiamo a voltare la nostra faccia dal suo volto, troppo umile e sofferente, perché continuiamo a non ascoltare il suo sussurro nella storia sempre nuova di cuori che amano, di piccoli che si affidano a lui, di deboli che sperano perché lo accettano così com'è. I martiri gridano per spingerci a distogliere il nostro sguardo dagli aguzzini e rivolgerlo a loro: sono loro l'immagine più viva di Dio. (F. Cagnasso, Martiri in Cina)

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

giovedì 8 luglio 2021

Fermati 1 minuto. L'accoglienza e il rifiuto dell'annuncio di pace

Lettura

Matteo 10,7-15

7 E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. 8 Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. 9 Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, 10 né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l'operaio ha diritto al suo nutrimento.
11 In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. 12 Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. 13 Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. 14 Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. 15 In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città.

Commento

Il messaggio degli apostoli - che annuncia la prossimità del regno dei cieli e la necessità della conversione è lo stesso di Giovanni Battista e di Gesù.

In questa prima fase del mandato missionario Gesù chiede di non andare tra i pagani, perché il vangelo andrà annunciato prima al popolo di Israele. Non chiede agli apostoli di compiere prodigi come spostare le montagne o far scendere il fuoco dal cielo, ma di farsi benedizione, perché l'amore e la bontà sono l'essenza del regno, di cui sono chiamati a stabilire le fondamenta.

Allo stesso modo in cui i dodici hanno ricevuto la loro chiamata e la missione come dono di Dio, così tutto dovranno donare agli altri gratuitamente. Non potranno, dunque, richiedere denaro in cambio del loro ministero, ma gli è concesso di accettare solo ciò che è strettamente necessario alle necessità di base, come il nutrimento (v. 10).

L'equipaggio leggero degli apostoli, privi di denaro, bisaccia, vesti di ricambio e persino di sandali e di bastone (v. 10), indica il completo affidamento alla provvidenza divina e li mette al riparo dall'accusa di avidità. I discepoli dovranno accettare l'offerta di ospitalità risiedendo in una sola casa, senza perdere tempo a cercare una sistemazione migliore. 

Gesù invita gli apostoli a porgere un saluto di pace nei luoghi in cui entreranno che, se non accolto, ritornerà a chi l'ha pronunciato. La prima azione compiuta dagli apostoli durante la loro missione non è, dunque, quella di impartire dei comandamenti, ma di portare la pace di Dio. La pace è associata al giungere dell'era messianica (Is 9,6; 52,7; Ne 1,15; Zc 9,10: Mc 5,5); è degna di riceverla la casa che accoglie il messaggio di salvezza del vangelo, sottraendosi al giudizio.

Il gesto di scuotere la sabbia dai piedi esprime la rottura completa nei confronti di coloro che non credono. I giudei erano soliti compiere questa azione dopo aver viaggiato in regioni pagane. I discepoli estenderanno questo gesto alle località giudaiche che rifiutano il messaggio di Gesù, e che per questo saranno sottoposte allo stesso giudizio dei pagani increduli.

Sòdoma e Gomorra sono città della Pentapoli, in Transgiordania, rappresentate nell'Antico Testamento come luoghi di dissolutezza e di peccato, ma delle quali viene punita soprattutto la mancata ospitalità verso i messaggeri di Dio (Gen 19,1-29). Diventano qui immagine del rifiuto radicale di Cristo e del vangelo.

Le parole utilizzate da Gesù nel suo mandato missionario sono un monito a mantenere viva l'urgenza dell'evangelizzazione, alla quale non sono chiamati solo degli "specialisti", ma tutti coloro che sono stati battezzati in Cristo. Della sua missione sacerdotale, regale e profetica siamo resi partecipi e in virtù di questo siamo costituiti apostoli.

Preghiera

Rendici, Signore, perseveranti nell'annuncio del tuo vangelo di salvezza; affinché superando le difficoltà, il rifiuto e l'ostilità del mondo, possiamo adempiere al tuo mandato. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

mercoledì 7 luglio 2021

Fermati 1 minuto. Chiamati per nome

Lettura


Matteo 10,1-7

1 Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità.
2 I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, 3 Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, 4 Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, che poi lo tradì.
5 Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti:
«Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6 rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. 7 E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.

Commento

Il mandato di Gesù a scacciare i demòni, guarire da ogni malattia e annunciare che il Regno di Dio è vicino è conferito non a un singolo ma a ciascun membro di un collegio di apostoli. È conferito attraverso una specifica chiamata. Nessuno può considerarsi inviato da Gesù in missione senza avere avuto un incontro personale con lui, senza essere stato chiamato per nome. 

Nell'antichità e nel pensiero biblico, fin dal racconto della Genesi, in cui Adamo è chiamato a dare un nome a ogni creatura, prendendosi cura di essa, "possedere" il nome di una cosa o di una persona significava entrare in contatto con l'essenza intima di quella realtà. Così Gesù ci chiama conoscendo le profondità del nostro cuore, comprese le sue debolezze, le sue ferite, i suoi limiti. 

Per questo tra i suoi discepoli non troviamo uomini dotti e potenti ma pescatori e peccatori. Egli li invia "dopo averli istruiti" (v. 5). È dall'ascolto della sua Parola che prende le mosse la missione. Chi non incontra Gesù nella preghiera, chi non ascolta la sua parola nelle Scritture, non può considerarsi suo discepolo.

In questa prima fase della missione il Signore invita i suoi discepoli ad andare due a due - il testo del brano evangelico ci presenta sei coppie di nomi - ad annunciare la sua parola ai figli di Israele: «rivolgetevi alle pecore perdute della casa d'Israele»; ma man mano che crescerà l'ostilità alla sua missione e ancor più dopo la sua risurrezione, il mesaggio evangelico verrà esteso a tutto il mondo e "a ogni creatura" (Mt 16,15). 

Siamo chiamati a testimoniare il Cristo cominciando da chi ci è vicino, nel nostro ambiente quotidiano, lì dove Dio ci ha chiamati.

Preghiera

Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio. Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende ai confini della terra.

- Rev. Dr. Luca Vona