Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

venerdì 6 novembre 2020

Fermati 1 minuto. Far quadrare i conti

Lettura

Luca 16,1-8

1 Diceva anche ai discepoli: «C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. 2 Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. 3 L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. 4 So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. 5 Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: 6 Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. 7 Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta. 8 Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

Commento

Quanti beni ci ha dato Dio da amministrare? Qual è la porzione della grazia che abbiamo ricevuto? E cosa ne abbiamo fatto? «A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più» (Lc 12,48)

Verrà il giorno, alla sera della nostra vita, in cui ci verrà chiesto conto della nostra "amministrazione", una vera "resa dei conti", un redde rationem, che non potrà che trovare noi, "servi inutili" (Lc 17,10) in difetto verso il padrone di casa. Ma il protagonista di questa parabola più che "disonesto" è scaltro: questo il significato della parola greca phrónimos

Nell'agire per conto del proprio padrone, nel medio-oriente antico era consentito agli amministratori praticare forme di usura. L'amministratore scaltro sembra rinunciare al proprio profitto per ingraziarsi i debitori, in vista di un suo probabile bisogno futuro. 

La parabola assume così un valore escatologico e rimanda alla fine dei tempi, quando i nostri debiti saranno rimessi nella proporzione in cui li abbiamo rimessi ai nostri debitori: «Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui» (Mt 5,25). 

Siamo chiamati a imitare nelle cose spirituali il modo di agire dell'amministratore scaltro in quelle materiali. Rinunciamo alla nostra parte di guadagno e facciamo "quadrare i conti" finché abbiamo tempo.

Preghiera

Signore, che hai riversato su di noi i tesori della tua grazia, insegnaci ad amministrarli con giustizia e ad agire con misericordia verso i nostri debitori. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

William Temple, precursore dell'ecumenismo

Nato a Exeter nel 1881, William Temple è stato uno dei principali protagonisti del movimento ecumenico nel XX secolo. Dopo gli studi teologici e filosofici compiuti brillantemente a Oxford, egli iniziò ad attuare in prima persona un programma di sostegno agli ultimi della società inglese. La sua attenzione ai poveri non lo abbandonerà mai, e finirà per permeare ogni scelta e pronunciamento decisivo della sua vita. Ordinato presbitero, Temple fu eletto vescovo di Manchester a 40 anni, e pochi anni dopo fu trasferito alla sede arcivescovile di York. Nella sua nuova posizione di primo piano nella Chiesa d'Inghilterra - di cui diventerà nel 1942 arcivescovo di Canterbury - Temple denunciò con coraggio la profonda contraddizione al vangelo costituita dalle disuguaglianze sociali e dall'estrema difficoltà per i poveri di conseguire un'educazione dignitosa. Promotore del Consiglio britannico delle Chiese, Temple presiedette nel 1937 a Edimburgo la seconda conferenza internazionale di Fede e Costituzione, dove propose di creare un «Consiglio mondiale delle chiese», che vedrà la luce pochi anni dopo la sua morte. Alle soglie della seconda guerra mondiale, egli si adoperò in ogni modo per scongiurare il disastro bellico, che tra l'altro avrebbe finito per pesare soprattutto sui ceti più disagiati della società.
William Temple morì il 6 novembre del 1944, e la sua santità, indubitabile già agli occhi dei suoi stessi contemporanei, è riconosciuta dalla sua inclusione nel calendario della Chiesa d'Inghilterra.

Tracce di lettura

L'unità della chiesa, alla quale si orientano la nostra fede e la nostra speranza, è fondata sull'unità di Dio e sull'unicità della sua azione redentrice in Cristo Gesù. «Un solo corpo e un solo spirito» corrisponde a «un solo Dio e Padre di tutti». L'unità della chiesa di Dio è un fatto perenne; il nostro compito non è di crearla, ma di farla emergere. Dove Cristo abita nel cuore degli uomini, là è la chiesa: dove il suo Spirito è all'opera, là è il suo corpo. La chiesa non è un'associazione di uomini, ciascuno dei quali ha scelto Cristo come Signore: essa è una comunione di uomini, ognuno dei quali Cristo ha unito a sé. La fede e la vita cristiane non sono la scoperta o un invezione degli uomini; non sono uno stadio del processo di sviluppo storico: esse sono dono di Dio (W. Temple, Sermone di apertura della Seconda conferenza mondiale di "Fede e Costituzione").

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

giovedì 5 novembre 2020

Fermati 1 minuto. Dio non si dà pace

Lettura

Luca 15,1-10

1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». 3 Allora egli disse loro questa parabola: 4 «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? 5 Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, 6 va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. 7 Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. 8 O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? 9 E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. 10 Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Commento

In questo episodio, come in diversi altri dei Vangeli, Gesù dimostra di non temere di essere considerato un amico dei peccatori. Il mormorare degli scribi e dei farisei è occasione per esprimere il cuore del suo annuncio: la misericordia di Dio, che "non si dà pace" finché non ritrova ciò che è perduto.

La prima parabola presenta un pastore che ha smarrito una sua pecora attraversando un luogo deserto. I pastori in medio oriente erano responsabili verso il loro padrone per ogni pecora del gregge.

La pecora ha perso il suo padrone, ha perso la comunione con il suo gregge e ha perso se stessa "nel deserto", in una terra ostile, che la espone al pericolo dei predatori.

I rabbini non negavano la possibilità per il peccatore di essere perdonato da Dio a seguito di un sincero ravvedimento, ma queste due parabole rimandano a una immagine di Dio che cerca egli per primo, con sollecitudine, l'uomo smarrito.

Dio non solo non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva, come afferma il profeta Ezechiele (Ez 33,11); egli lo cerca per primo.

Mentre i farisei e gli scribi mormorano sulla terra, Dio e gli angeli si rallegrano nei cieli per il peccatore ritrovato.

Dio si rallegra non solo quando si convertono le moltitudini ma anche quando si converte un singolo peccatore. Si rallegra più per un peccatore che si converte che per una intera chiesa di "giusti" o persone che si presumono tali.

Così Gesù offre l'esempio della dramma perduta. Quella moneta, il cui valore è pari a una giornata di lavoro, è simbolo della nostra anima, su di essa è impressa l'immagine di Dio, cui apparteniamo. Si è perduta tra la polvere e la sporcizia, ma la donna accende la lucerna e spazza con attenzione la casa, finché la trova e la ripone tra i propri beni. Cos'è una moneta nel tesoro immenso di Dio? Eppure egli non smette di cercare finché non l'ha ritrovata.

Il Signore ci guida con il suo vangelo per farsi trovare; spazza la casa, ripulendoci da ogni peccato e facendoci venire alla luce della grazia.

Preghiera

Signore, che non vuoi che alcuno si perda, concedici di essere trovati dalla tua misericordia, così da poter gioire con te nella gloria senza fine. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

mercoledì 4 novembre 2020

Fermati 1 minuto. Nulla anteporre

Lettura

Luca 14,25-33

25 Siccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: 26 «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 27 Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. 28 Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? 29 Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: 30 Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. 31 Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 32 Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. 33 Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

Commento

L'obiettivo di Gesù non è di radunare folle adulanti ma di fare veri discepoli. Egli non adatta mai il suo messaggio ai desideri della maggioranza, ma espone chiaramente gli alti costi del discepolato. In questo passo evangelico Gesù pone due domande in forma di parabola volte a scoraggiare coloro che si donano a metà o che prendono superficialmente l'impegno da assumere.

«Nulla anteporre all'amore di Cristo» (Nihil amori Christi praeponere) ammonirà Benedetto da Norcia (Regola 4,21), riassumendo questo passo evangelico, in cui Gesù ci chiede di "relativizzare" gli stessi legami familiari.

L'odio menzionato da Gesù (v. 26) è un semitismo che sta per "amare meno". Il senso della frase è che per essere davvero suoi discepoli ogni cosa - compresa la nostra stessa vita - deve essere amata in lui, nella misura in cui non si oppone a lui. 

Il sacrificio che la sequela comporta trova il suo distintivo nella croce di Cristo, che ogni discepolo è chiamato a prendere su di sé. Poiché questa scelta è impegnativa per ciò che comporta, anche di eroico, le due brevi parabole esposte da Gesù invitano a un attento discernimento. Di qui il richiamo a "sedersi" (v. 28), avendo piena coscienza di dover portare a compimento l'impegno assunto. 

Ma è proprio quando ci mettiamo seduti e facciamo silenzio, quando le acque agitate della nostra anima si placano e siamo in grado di rispecchiarci in essa, è proprio in quel momento che siamo faccia a faccia con la nostra vulnerabilità e la nostra povertà di mezzi. Allora comprendiamo che solo la grazia di Dio può insegnarci a essere fedeli: «Sta' in silenzio davanti al Signore e spera in lui» (Sal 36,7).

Preghiera

Insegnaci, Signore, un amore ordinato e incondizionato; il tuo Spirito infonda coraggio ai nostri cuori e la tua grazia ci assista nella battaglia contro le potenze di questo mondo. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

martedì 3 novembre 2020

Richard Hooker, il Maestro della teologia anglicana

Il 3 novembre 1600, nei pressi di Canterbury dove era parroco, conclude la sua parabola terrena Richard Hooker, «maestro della fede», secondo il titolo riconosciutogli dalla Chiesa d'Inghilterra. Nato a Heavitree nel 1554, ed educato al Corpus Christi College di Oxford, Richard fu ordinato presbitero e quindi si sposò.
Trasferitosi a Londra, divenne uno dei principali sostenitori della «via media» anglicana, cercando di contrastare sia le deviazioni del puritanesimo allora dilagante in Inghilterra, sia il peso eccessivo conferito a suo avviso dal cattolicesimo all'autorità all'interno della chiesa.
Egli sosteneva infatti che la chiave fondamentale per accedere alla conoscenza della volontà di Dio contenuta nelle Scritture è la ragione, la cui dignità è data dal fatto che Dio stesso ne ha fatto dono agli uomini. Obbedire alla ragione è per Hooker obbedire alla legge di natura stabilita da Dio attraverso la creazione.
Le scritture, insomma, per Hooker contengono certamente tutto ciò che è necessario alla salvezza, ma ciò che secondo la ragione o la tradizione, non è apertamente contrario ad esse non deve essere rigettato.
Egli è dunque colui che stabilisce i tre pilastri della teologia anglicana: Scritture, Tradizione e Ragione.
Persona di grande equilibrio, Hooker ha lasciato opere teologiche che testimoniano una profonda vita spirituale e un grande amore per l'uomo.

Tracce di lettura

Le scuole di Roma insegnano che la Scrittura è a tal punto insufficiente che, se non si aggiungessero le tradizioni, essa non conterrebbe tutta la verità rivelata e soprannaturale che i figli degli uomini devono assolutamente conoscere in questa vita per poter essere salvati in quella futura. Altri condannano giustamente questa opinione, ma cadono parimenti in un estremismo pericoloso. Essi affermano infatti che la Scrittura non contiene soltanto le cose necessarie a quel fine, ma ogni cosa, cosicché agire secondo qualsiasi altra legge non solo è superfluo, ma persino contrario alla salvezza; sì, illegale e peccaminoso.
Ma qualsiasi discorso su Dio o su cose divine, se non corrisponde alla verità, è una pura offesa dell'intelligenza, anche se sembra apparire un onore.

(R. Hooker, Le leggi di governo della chiesa 11,8)

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

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Richard Hooker, teologo anglicano (1544-1600)

Fermati 1 minuto. La dolce violenza dell'amore

Lettura

Luca 14,15-24

15 Uno dei commensali, avendo udito ciò, gli disse: «Beato chi mangerà il pane nel regno di Dio!». 16 Gesù rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. 17 All'ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: Venite, è pronto. 18 Ma tutti, all'unanimità, cominciarono a scusarsi. Il primo disse: Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego, considerami giustificato. 19 Un altro disse: Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego, considerami giustificato. 20 Un altro disse: Ho preso moglie e perciò non posso venire. 21 Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al padrone. Allora il padrone di casa, irritato, disse al servo: Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui poveri, storpi, ciechi e zoppi. 22 Il servo disse: Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c'è ancora posto. 23 Il padrone allora disse al servo: Esci per le strade e lungo le siepi, spingili a entrare, perché la mia casa si riempia. 24 Perché vi dico: Nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena».

Commento

Gesù, che è stato invitato a pranzo da un fariseo, ha appena esortato a scegliere bene gli invitati, rivolgendosi agli ultimi della società (poveri, storpi, zoppi, ciechi) perché non avevdo da ricambiare faranno ottenere una ricompensa nei cieli a chi li invita. In tale occasione uno dei commensali pronuncia quello che era probabilmente un detto rabbinico, proclamando la beatitudine di chi "mangerà il pane" nel regno di Dio. 

È l'occasione per Gesù di esprimere, con una parabola, la posizione di rifiuto del Messia in cui si è posto Israele e l'apertura delle porte della salvezza alle genti. Ma è anche una parabola su tutti noi, che ci mostra un Dio più sollecito nel salvare i peccatori di quanto essi lo siano nel ricercare la propria salvezza. Siamo chiamati, infatti, alla salvezza annunciata dal vangelo, che non esclude nessuno che non si escluda da sé. Rischiamo, però, che l'annuncio ci trovi affaccendati nelle cose di questo mondo e disinteressati al diletto che può offrirci "banchettare" con Dio. La parabola ci esorta a non dare per scontato che quest'ultimo privilegio ci spetti di diritto e che ci aspetti mentre ci occupiamo dei nostri affari. Di qui il rifiuto e le scuse dei tre invitati. Eppure il terreno acquistato sarà ancora lì, i buoi normalmente vengono provati prima di comprarli, il matrimonio esonerava dal servizio militare e dai viaggi di affari, ma non dal partecipare a una cena. 

Ognuno di noi può cadere nella tentazione di non dare la dovuta importanza all'offerta di chi ci invita, mentendo a lui e a se stesso nel dichiarare che non è possibile accettare o che si ha altro da fare. In tal caso ci passerà avanti colui che non si aspetta di essere invitato, che non se ne ritiene degno, il quale sperimenterà la dolce violenza dell'amore, la forza della parola di Dio, che lo attira a condividere la sua beatitudine.

Preghiera

Donaci la gioia di essere salvati, Signore. La ricerca della comunione con te prevalga sulle sollecitudini del mondo; affinche possiamo partecipare, nella vita futura, al tuo banchetto celeste. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona