Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

giovedì 4 gennaio 2024

Fermati 1 minuto. Uno sguardo che sa vedere

Lettura

Giovanni 1,35-42

35 Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36 e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». 37 E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38 Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». 39 Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. 40 Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41 Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» 42 e lo condusse da Gesù. Gesù lo guardò e disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; tu sarai chiamato Cefa» (che si traduce «Pietro»).

Commento

Pienamente consapevole del suo ruolo di precursore, Giovanni non trattiene a sé i suoi discepoli, ma addita Gesù come l'agnello di Dio (v. 36), colui che viene a togliere i peccati del mondo. Gesù si accorge che due discepoli di Giovanni lo stanno seguendo e si volta verso di loro (v. 38). Egli conosce sempre le nostre disposizioni interiori e quando comprende che desideriamo seguirlo ci mostra il suo volto.

Per prima cosa Gesù chiede a quelli che si pongono alla sua sequela che cosa stanno cercando (v. 38). La risposta dei due discepoli è per noi di esempio. Chiamandolo "Rabbì", ovvero "Maestro", testimoniano di riconoscere in lui l'autore della saggezza. Non ricercano beni e vantaggi materiali, ma il luogo della sua dimora. Sicuramente non trovarono una casa lussuosa come quelle dei dottori della legge, ma compresero che Gesù dimorava presso il Padre. 

Per questo dopo essersi fermati presso di lui (v. 39), come per una sosta contemplativa, si risveglia nei due l'urgenza dell'annuncio. Andrea, il primo dei chiamati, diviene anche il primo apostolo, testimoniando a suo fratello Simone "Abbiamo trovato il Messia" (v. 41) e conducendolo a Gesù. 

Andrea mostra che la sequela di Cristo, l'incontro del suo sguardo con il nostro, il dimorare in lui, suscitano nel vero apostolo il desiderio di condivisione. La grazia è un tesoro che si accresce comunicandolo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle. 

Gesù posa il suo sguardo su Pietro - ancora una volta l'iniziativa è sua - e coglie in un attimo chi egli è, la persona che è racchiusa nel suo nome; in esso è indicato anche il senso della sua chiamata: egli sarà una pietra (gr. cefa), perché sulla sua testimonianza di fede sarà edificata la comunità dei credenti.

L'esperienza di Andrea e Simone dimostra che quello di Gesù è uno sguardo che sa vedere, non si ferma in superficie, ma ci compenetra, arricchendo di senso la nostra vita.

Preghiera

Signore noi ti riconosciamo profeta, sacerdote e re. Concedici di rimanere in te come il tralcio nella vite; per portare frutti di conversione. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

Angela da Foligno. «Tu sei me, io sono Te»

Il 4 gennaio del 1309, attorniata dai propri discepoli, muore Angela da Foligno, terziaria francescana.

Angela era nata a Foligno nel 1248, in un periodo di ricchissimi fermenti spirituali, ben espressi dalla compresenza nella cittadina umbra di case religiose appartenenti a tutti gli ordini mendicanti che da poco erano sorti nel sud dell'Europa: francescani, domenicani, agostiniani e Servi di Maria.
«Tu sei me, io sono Te». Queste le parole riferite da Gesù ad Angela in uno dei suoi mistici colloqui col Risorto. Angela da Foligno fu definita magistra theologorum per il cenacolo che si formò intorno a lei, composto anche da uomini dotti, come Ubertino da Casale. Circa nel 1285 ebbe la sua "conversione"; poi, morti in breve (intorno al 1288) la madre, il marito e i figli, venduti i beni ed entrata, tra la fine del 1290 e gli inizi del 1291, nel terz'ordine francescano, si diede a stretta penitenza e a intense opere di carità (specie con i lebbrosi); fu ammirata da molti, tra cui, per primo, Ubertino da Casale. Non sembra prendesse parte attiva alle dispute tra francescani, benché simpatizzasse con gli spirituali non eterodossi. Le esperienze di Angela da lei narrate, tra il 1292 e il 1296 circa, a frate Arnaldo da Foligno, sono raccolte nel Liber sororis Lelle de Fulgineo, de tertio ordine Sancti Francisci detto anche Liber de vera fidelium experientia, nonché in altre relazioni e in lettere, e costituiscono una vera dottrina, che, se risente l'influsso di Bonaventura da Bagnoregio, dei Vittorini e di altri, non è però priva di una sua originalità.  Questa "autobiografia spirituale" mostra i trenta passi che l'anima compie raggiungendo l'intima comunione con Dio, attraverso la meditazione dei misteri di Cristo, sull'Eucaristia, e intorno alle tentazioni e alle penitenze. L'anima giunge così alla conoscenza e all'amore di Dio-Trinità in una unione con l'"Ognibene" che il linguaggio umano non riesce ad esprimere. 
Emessi i voti da terziaria francescana, Angela visse a Foligno, quasi da reclusa, il resto della sua vita, insieme a una compagna di cui si conosce solo il nome: Masazuola. Alla sua morte, si era ormai formato attorno a lei un piccolo cenacolo, comprendente le più grandi figure di spirituali francescani del tempo. Il culto fu approvato nel 1701. Papa Francesco l'ha proclamata Santa il 9 ottobre 2013. La sua festa liturgica è fissata al 4 di gennaio.

«L'azione è la prova e la misura dell'amore. Che l'amore sia puro, vero e retto si riconosce dal fatto che si ama e si fa ciò che amò e fece Colui a cui si vuol bene» - Angela da Foligno

mercoledì 3 gennaio 2024

Fermati 1 minuto. Cristo, rivelazione di mitezza

Lettura

Giovanni 1,29-34

29 Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! 30 Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. 31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele». 32 Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. 34 E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».

Commento

Nel battesimo di Gesù al Giordano, Giovanni Battista fa la sua presentazione di Gesù, ma è lo Spirito Santo che discende dal cielo a confermare la sua e la nostra fede. Il battesimo di penitenza amministrato da Giovanni si trasforma, per Gesù, in una grande teofania in cui Dio lo proclama suo Figlio. 

Il titolo di "agnello di Dio" attribuito da Giovanni al Signore può avere diversi riferimenti: l'agnello apocalittico, che distruggerà il male presente nel mondo (Ap 5-7; 17,14); l'agnello pasquale, con cui è stato salvato Israele (Es 12); l'agnello immagine del servo sofferente che dà la sua vita per i peccati della comunità (Is 53,7.10). L'immagine dell'agnello riferita a Gesù esprime la sua pazienza nel soffrire, la sua innocenza e la forza redentrice del suo sacrificio.

L'agnello di Dio non ha tolto ma "toglie" - gr. ho airon - i peccati del mondo. Il verbo al congiuntivo indica non un singolo atto ma un azione continua. Il sacrificio della croce si rinnova nella liturgia celeste e con l'influsso della grazia nella vita del credente sulla terra.

Il "peccato del mondo" è la situazione in cui si trova l'intera umanità. In questo contesto la parola "mondo" indica l'umanità in generale e non il singolo individuo. Il sacrificio di Cristo raggiunge ogni essere umano, senza distinzione (1 Gv 2,2). Giovanni tuttavia, afferma chiaramente che l'efficacia del sacrificio di Gesù è per coloro che lo accolgono (Gv 1,11-12).

Per l'evangelista la preesistenza di Gesù è implicita, per questo il Battista afferma "era prima di me" (v. 30). La divinità di Gesù è espressa anche dal titolo "Figlio di Dio" attribuitogli da Giovanni Battista (v. 34) e che Gesù applicherà a se stesso. I giudei dimostreranno di comprenderne il significato come rivendicazione dell'uguaglianza con Dio (Gv 5,18).

Il battesimo amministrato da Giovanni è perché Gesù "fosse fatto conoscere a Israele" (v. 31); non è dunque un battesimo di perdono completo dei peccati, ma di preparazione alla rivelazione di colui che adempirà la volontà di salvezza dell'umanità da parte di Dio.

La colomba che discende e rimane su Gesù è simbolo dello Spirito Santo che attesta la sua messianicità; l'immagine rimanda anche alla pace ristabilita da Dio con l'uomo dopo il diluvio (Gen 8,8) mediante l'inaugurazione di una nuova creazione.

Poiché l'agnello di Dio ci comunica continuamente i benefici del suo sacrificio unico, perfetto e sufficiente per l'espiazione dei peccati del mondo intero, siamo chiamati a vivere il nostro battesimo ogni giorno, come realtà attuale nella nostra esistenza.

Preghiera

Signore Gesù Cristo, fa' che possiamo riconoscerti come nostro salvatore e che possiamo imitare la tua mitezza nei confronti degli uomini e la tua docilità nel compiere la volontà del Padre. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

martedì 2 gennaio 2024

Basilio di Cesarea e il comandamento dell'amore

Basilio nacque a Cesarea di Cappadocia verso il 330, da una famiglia di profonda tradizione cristiana. Studiò a Cesarea, Costantinopoli e Atene, dove incontrò poeti e filosofi, storici e retori.
Tornato nella propria città nel 355, egli intraprese un lungo viaggio che gli permise di conoscere la vita monastica in Siria, Palestina, Egitto e Mesopotamia.
Ricevuto il battesimo, Basilio si sentì chiamato a un radicalismo evangelico che emergerà in ogni pagina dei suoi scritti. Ritiratosi nella solitudine di Annesi, dove fu raggiunto poco dopo da Gregorio di Nazianzo, egli visse un tempo di preghiera, di lavoro manuale, di studio della Scrittura e delle opere di Origene.
Uomo istruito da Dio attraverso la via maestra delle Scritture, Basilio radunò attorno a sé un numero sempre maggiore di compagni animati dal suo stesso e unico desiderio: adempiere il comandamento nuovo dell'amore.
Divenuto vescovo di Cesarea nel 370, egli spese tutte le sue forze per porsi al servizio della Parola di Dio, opponendosi a tutti coloro che ne offrivano interpretazioni riduttive, e promuovendo l'esercizio della carità, soprattutto nei confronti dei deboli e dei poveri.
Nelle chiese bizantine, egli è ricordato in particolare per la Divina liturgia che va sotto il suo nome, impiegata in occasione delle feste principali, e per le sue indicazioni fondamentali sulla vita monastica: il suo Asceticon, infatti, è alla base di tutte le regole e le riforme della vita cenobitica in oriente, ed è conosciuto e stimato in occidente grazie alla traduzione latina di Rufino di Aquileia cui potè attingere per scrivere la propria regola.
Basilio morì il 1° gennaio del 379, alle soglie del Concilio di Costantinopoli, che aveva sapientemente contribuito a preparare servendo l'unità e la comunione nella chiesa e tra le chiese, e contribuendo in modo decisivo assieme agli altri grandi padri della Cappadocia all'elaborazione della teologia ortodossa sullo Spirito santo e sulla Trinità, che è alla base del simbolo di fede comune a tutte le chiese cristiane.

Tracce di lettura

In che cosa, chi vive solo, darà prova di umiltà, se non ha nessuno di cui mostrarsi più umile? In che cosa darà prova di misericordia, se è separato dalla comunione con altri? E come potrà esercitarsi nella pazienza, se non c'è nessuno che si oppone alle sue volontà?
Se uno poi dicesse che basta apprendere la Scrittura per correggere i costumi, farebbe esattamente come uno che impara il mestiere del falegname e non fabbrica mai niente, come uno cui viene insegnato il mestiere del fabbro e non vuole mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti.
Il Signore, nel suo immenso amore per gli uomini, non si è accontentato di un insegnamento fatto soltanto di parole, ma volendo donarci in modo preciso e chiaro l'esempio dell'umiltà nella perfezione dell'amore, si cinse i fianchi e lavò i piedi dei discepoli. Chi dunque laverai? Di chi ti prenderai cura? Di chi ti farai ultimo, tu che vivi solo con te stesso? Come si potrà realizzare, nella vita solitaria, la bellezza e la gioia dell'abitare insieme tra i fratelli, gioia che lo Spirito santo paragona al profumo che emana dalla testa del sommo sacerdote?
(Basilio di Cesarea, Regole diffuse 7,4)

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose


Basilio di Cesarea (ca 330-379)

lunedì 1 gennaio 2024

Fermati 1 minuto. La chiesa nasce attorno a una mangiatoia

Lettura

Luca 2,16-21

16 Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. 17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18 Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. 19 Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
20 I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
21 Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.

Commento

Subito dopo la nascita di Gesù, Luca introduce l'annunciazione della buona notizia ai pastori di quella regione della Giudea. Il "vangelo" ("vi annunzio una grande gioia"; Lc 1,10) è innanzitutto riservato non ai grandi rappresentati delle istituzioni religiose ma ai poveri e agli ultimi, a quegli uomini devoti che spesso vivono una vita modesta ai margini della società. La condizione di povertà in cui trovano Gesù il salvatore, deposto in una mangiatoia, non scandalizza i pastori, perché essi sanno cosa vuol dire una vita di comunione con Dio vissuta in umili condizioni.

I pastori, sollecitati dall'annuncio, accorrono a Betlemme, divenendo così il simbolo dei primi fedeli che testimoniano la venuta di Cristo nella storia dell'uomo. Soltanto attraverso la rivelazione e l'annuncio la nascita di Gesù diventa un evento salvifico che raggiunge tutti gli uomini. Le parole dei pastori suscitano la meraviglia di coloro che ascoltano la loro testimonianza. Più volte Luca si serve dello "stupore" per descrivere la reazione degli uomini di fronte alla bontà di Dio (cfr Lc 1,21.63; 2,33). Anche noi dobbiamo sapere meravigliarci del vangelo e saper suscitare meraviglia in coloro ai quali lo annunciamo.

Maria, che "serbava tutte queste cose" (v. 19) è presentata dall'evangelista come modello dell'ascolto della Parola (cfr. Sir 39,1-3; Prv 3,1; Sal 119,11). Il suo atteggiamento è quello di colei che custodisce gelosamente la promessa di Dio nell'attesa del suo avverarsi e dispiegarsi nel futuro. Si tratta di un ricordo meditativo, dell'approfondimento di tutte queste cose dentro di sé, fonte di ispirazione per ogni credente.

Anche Gesù, come Giovanni e ogni ebreo, viene circonciso (v. 21) ed entra così nella comunità del popolo di Dio. Egli si sottomette al giogo della legge mosaica, anche se è un giogo pesante e solo un'ombra della legge a venire, del carico leggero della legge dell'amore, sotto il quale egli esorterà a porsi ogni uomo affrancato dalla grazia. 

Maria, Giuseppe e i pastori intorno a Gesù deposto nella mangiatoia sono un'immagine della chiesa in adorazione di colui che "si farà cibo" per gli uomini, donando tutto se stesso, fino alla morte di croce e all'offerta del suo corpo e del suo sangue nella mensa eucaristica. La chiesa nasce così, povera e umile, con una manciata di personaggi sconosciuti, riuniti in un luogo modesto, "nel nome" di Gesù («dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro»; Mt 18,20).

"I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto" (v. 20). Maria custodisce, i pastori annunciano: sono i due movimenti, complementari, del cuore del credente. L'incontro con Gesù deve condurre anche noi alla preghiera di adorazione, di ringraziamento e di lode.

Preghiera

Rendici custodi della tua parola, Signore, a imitazione della tua Santa Madre; affinché possiamo condividere con umiltà la gioia del tuo vangelo di salvezza. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

La memoria della Madre di Dio e l'inno Akathistos

Il primo gennaio la Chiesa celebra la solennità di Maria Santissima Madre di Dio, riconoscendo in Lei colei che ha generato il Verbo incarnato. Questo titolo, proclamato nel Concilio di Efeso (431), esprime il mistero dell'Incarnazione e l'incomparabile dignità della Vergine nella storia della salvezza.

L'inno Akathistos è uno dei più celebri e venerati canti che la Chiesa Ortodossa dedica alla Theotokos (Genitrice di Dio). Composto nel V secolo a Costantinopoli, rappresenta un vertice della poesia liturgica bizantina e rimane il modello insuperato di innumerevoli composizioni innografiche e litaniche, antiche e moderne.

Il nome "Akathistos" non è il titolo originario, ma una rubrica liturgica: a-kathistos in greco significa "non seduti", poiché la tradizione prescrive di cantarlo o recitarlo rimanendo in piedi, come durante la proclamazione del Vangelo, in segno di profonda riverenza verso la Madre di Dio.

Strutturato in 24 strofe che seguono l'alfabeto greco, l'inno intreccia contemplazione teologica e lode poetica, narrando i misteri della vita di Maria dalla Annunciazione alla maternità divina. Il suo ritornello "Rallégrati, o Sposa mai sposata!" risuona come un'acclamazione gioiosa che attraversa i secoli, celebrando il paradosso dell'Incarnazione e la bellezza della cooperazione umana al piano divino.



- INNO -

PARTE NARRATIVA

1. Il più eccelso degli Angeli fu mandato dal Cielo
per dir "Ave" alla Madre di Dio.
Al suo incorporeo saluto
vedendoti in Lei fatto uomo,
Signore,
in estasi stette,
acclamando la Madre così:

Ave, per Te la gioia risplende;
Ave, per Te il dolore s'estingue.
Ave, salvezza di Adamo caduto;
Ave, riscatto del pianto di Eva.
Ave, Tu vetta sublime a umano intelletto;
Ave, Tu abisso profondo agli occhi degli Angeli.
Ave, in Te fu elevato il trono del Re;
Ave, Tu porti Colui che il tutto sostiene.
Ave, o stella che il Sole precorri;
Ave, o grembo del Dio che s'incarna.
Ave, per Te si rinnova il creato;
Ave, per Te il Creatore è bambino.
Ave, Sposa non sposata!

2. Ben sapeva Maria
d'esser Vergine sacra e così a Gabriele diceva:
«Il tuo singolare messaggio
all'anima mia incomprensibile appare:
da grembo di vergine
un parto predici, esclamando:
Alleluia!»

3. Desiderava la Vergine
di capire il mistero
e al nunzio divino chiedeva:
«Potrà il verginale mio seno
mai dare alla luce un bambino?
Dimmelo!»
E Quegli riverente
acclamandola disse così:

Ave, Tu guida al superno consiglio;
Ave, Tu prova d'arcano mistero.
Ave, Tu il primo prodigio di Cristo;
Ave, compendio di sue verità.
Ave, o scala celeste
che scese l'Eterno;
Ave, o ponte che porti gli uomini al cielo.
Ave, dai cori degli Angeli cantato portento;
Ave, dall'orde dei dèmoni esecrato flagello.
Ave, la Luce ineffabile hai dato;
Ave, Tu il «modo» a nessuno hai svelato.
Ave, la scienza dei dotti trascendi;
Ave, al cuor dei credenti risplendi.
Ave, Sposa non sposata!

4. La Virtù dell'Altissimo
adombrò e rese Madre
la Vergine ignara di nozze:
quel seno, fecondo dall'alto,
divenne qual campo ubertoso per tutti,
che vogliono coglier salvezza 
cantando così:
Alleluia!

5. Con in grembo il Signore
premurosa Maria
ascese e parlò a Elisabetta.
Il piccolo in seno alla madre
sentì il verginale saluto,
esultò,
e balzando di gioia
cantava alla Madre di Dio:

Ave, o tralcio di santo Germoglio;
Ave, o ramo di Frutto illibato.
Ave, coltivi il divino Cultore;
Ave, dai vita all'Autor della vita.
Ave, Tu campo che frutti ricchissime grazie;
Ave, Tu mensa che porti pienezza di doni.
Ave, un pascolo ameno Tu fai germogliare;
Ave, un pronto rifugio prepari ai fedeli.
Ave, di suppliche incenso gradito;
Ave, perdono soave del mondo.
Ave, clemenza di Dio verso l'uomo;
Ave, fiducia dell'uomo con Dio.
Ave, Sposa non sposata!

6. Con il cuore in tumulto 
fra pensieri contrari
il savio Giuseppe ondeggiava:
tutt'ora mirandoti intatta 
sospetta segreti sponsali, o illibata!
Quando Madre ti seppe
da Spirito Santo, esclamò:
Alleluia!

7. I pastori sentirono 
i concerti degli Angeli 
al Cristo disceso tra noi. 
Correndo a vedere il Pastore, 
lo mirano come agnellino innocente 
nutrirsi alla Vergine in seno, 
cui innalzano il canto: 

Ave, o Madre all'Agnello Pastore,
Ave, o recinto di gregge fedele.
Ave, difendi da fiere maligne,
Ave, Tu apri le porte del cielo.
Ave, per Te con la terra esultano i cieli,
Ave, per Te con i cieli tripudia la terra.
Ave, Tu sei degli Apostoli la voce perenne,
Ave, dei Martiri sei l'indomito ardire.
Ave, sostegno possente di fede,
Ave, vessillo splendente di grazia.
Ave, per Te fu spogliato l'inferno,
Ave, per Te ci vestimmo di gloria.
Ave, Vergine e Sposa!

8. Osservando la stella
che guidava all'Eterno, 
ne seguirono i Magi il fulgore. 
Fu loro sicura lucerna 
andando a cercare il Possente, 
il Signore. 
Al Dio irraggiungibile giunti, 
l'acclaman beati: 
Alleluia!

9. Contemplarono i Magi 
sulle braccia materne 
l'Artefice sommo dell'uomo. 
Sapendo ch'Egli era il Signore 
pur sotto l'aspetto di servo, 
premurosi gli porsero i doni, 
dicendo alla Madre beata:

Ave, o Madre dell'Astro perenne,
Ave, o aurora di mistico giorno.
Ave, fucine d'errori Tu spegni,
Ave, splendendo conduci al Dio vero.
Ave, l'odioso tiranno sbalzasti dal trono,
Ave, Tu il Cristo ci doni clemente Signore.
Ave, sei Tu che riscatti dai riti crudeli,
Ave, sei Tu che ci salvi dall'opre di fuoco.
Ave, Tu il culto distruggi del fuoco,
Ave, Tu estingui la fiamma dei vizi.
Ave, Tu guida di scienza ai credenti,
Ave, Tu gioia di tutte le genti.
Ave, Vergine e Sposa!

10. Banditori di Dio 
diventarono i Magi 
sulla via del ritorno. 
Compirono il tuo vaticinio 
e Te predicavano, o Cristo, 
a tutti, noncuranti d'Erode, 
lo stolto, incapace a cantare:
Alleluia!

11. Irradiando all'Egitto 
lo splendore del vero, 
dell'errore scacciasti la tenebra: 
ché gli idoli allora, o Signore, 
fiaccati da forza divina caddero; 
e gli uomini, salvi, 
acclamavan la Madre di Dio:

Ave, riscossa del genere umano,
Ave, disfatta del regno d'inferno.
Ave, Tu inganno ed errore calpesti,
Ave, degl'idoli sveli la frode.
Ave, Tu mare che inghiotti il gran Faraone,
Ave, Tu roccia che effondi le Acque di Vita.
Ave, colonna di fuoco che guidi nel buio,
Ave, riparo del mondo più ampio che nube.
Ave, datrice di manna celeste,
Ave, ministra di sante delizie.
Ave, Tu mistica terra promessa,
Ave, sorgente di latte e di miele.
Ave, Vergine e Sposa!

12. Stava già per lasciare 
questo mondo fallace 
Simeone, ispirato vegliardo. 
Qual pargolo a lui fosti dato, 
ma in Te riconobbe il Signore perfetto, 
e ammirando stupito 
l'eterna sapienza esclamò:
Alleluia!


PARTE TEMATICA


13. Di natura le leggi 
innovò il Creatore, 
apparendo tra noi, suoi figlioli: 
fiorito da grembo di Vergine, 
lo serba qual era da sempre, inviolato: 
e noi che ammiriamo il prodigio 
cantiamo alla Santa:

Ave, o fiore di vita illibata,
Ave, corona di casto contegno.
Ave, Tu mostri la sorte futura,
Ave, Tu sveli la vita degli Angeli.
Ave, magnifica pianta che nutri i fedeli,
Ave, bell'albero ombroso che tutti ripari.
Ave, Tu in grembo portasti la Guida agli erranti,
Ave, Tu desti alla luce Chi affranca gli schiavi.
Ave, Tu supplica al Giudice giusto,
Ave, perdono per tutti i traviati.
Ave, Tu veste ai nudati di grazia,
Ave, Amore che vinci ogni brama.
Ave, Vergine e Sposa!

14. Tale parto ammirando, 
ci stacchiamo dal mondo 
e al cielo volgiamo la mente. 
Apparve per questo fra noi, 
in umili umane sembianze l'Altissimo, 
per condurre alla vetta 
coloro che lieti lo acclamano: 
Alleluia!

15. Era tutto qui in terra, 
e di sé tutti i cieli 
riempiva il Dio Verbo infinito: 
non già uno scambio di luoghi, 
ma un dolce abbassarsi di Dio verso l'uomo 
fu nascer da Vergine, 
Madre che tutti acclamiamo:

Ave, Tu sede di Dio, l'Infinito,
Ave, Tu porta di sacro mistero.
Ave, dottrina insicura per gli empi,
Ave, dei pii certissimo vanto.
Ave, o trono più santo del trono cherubico,
Ave, o seggio più bello del seggio serafico.
Ave, o tu che congiungi opposte grandezze,
Ave, Tu che sei in una e Vergine e Madre.
Ave, per Te fu rimessa la colpa,
Ave, per Te il paradiso fu aperto.
Ave, o chiave del regno di Cristo,
Ave, speranza di eterni tesori.
Ave, Vergine e Sposa!

16. Si stupirono gli Angeli 
per l'evento sublime 
della tua Incarnazione divina: 
ché il Dio inaccessibile a tutti 
vedevano fatto accessibile, uomo, 
dimorare fra noi 
e da ognuno sentirsi acclamare:
Alleluia!

17. Gli oratori brillanti 
come pesci son muti 
per Te, Genitrice di Dio: 
del tutto incapaci di dire 
il modo in cui Vergine e Madre Tu sei. 
Ma noi che ammiriamo il mistero 
cantiamo con fede:

Ave, sacrario d'eterna Sapienza,
Ave, tesoro di sua Provvidenza.
Ave, Tu i dotti riveli ignoranti,
Ave, Tu ai retori imponi il silenzio.
Ave, per Te sono stolti sottili dottori,
Ave, per Te vengon meno autori di miti.
Ave, di tutti i sofisti disgreghi le trame,
Ave, Tu dei Pescatori riempi le reti.
Ave, ci innalzi da fonda ignoranza,
Ave, per tutti sei faro di scienza.
Ave, Tu barca di chi ama salvarsi,
Ave, Tu porto a chi salpa alla Vita.
Ave, Vergine e Sposa!

18. Per salvare il creato, 
il Signore del mondo, 
volentieri discese quaggiù. 
Qual Dio era nostro Pastore, 
ma volle apparire tra noi come Agnello: 
con l'umano attraeva gli umani, 
qual Dio l'acclamiamo: 
Alleluia!

19. Tu difesa di vergini, 
Madre Vergine sei, 
e di quanti ricorrono a Te: 
che tale ti fece il Signore 
di tutta la terra e del cielo, o illibata, 
abitando il tuo grembo 
e invitando noi tutti a cantare:

Ave, colonna di sacra purezza,
Ave, Tu porta d'eterna salvezza.
Ave, inizio di nuova progenie,
Ave, datrice di beni divini.
Ave, Tu vita hai ridato ai nati nell'onta,
Ave, hai reso saggezza ai privi di senno.
Ave, o Tu che annientasti il gran seduttore,
Ave, o Tu che dei casti ci doni l'autore.
Ave, Tu grembo di nozze divine,
Ave, che unisci i fedeli al Signore.
Ave, di vergini alma nutrice,
Ave, che l'anime porti allo Sposo.
Ave, Vergine e Sposa!
  
20. Cede invero ogni canto 
che presuma eguagliare 
le tue innumerevoli grazie. 
Se pure ti offrissimo inni 
per quanti granelli di sabbia, Signore, 
mai pari saremmo ai tuoi doni 
che desti a chi canta: 
Alleluia!

21. Come fiaccola ardente 
per che giace nell'ombre 
contempliamo la Vergine santa, 
che accese la luce divina 
e guida alla scienza di Dio tutti, 
splendendo alle menti 
e da ognuno è lodata col canto:

Ave, o raggio di Sole divino,
Ave, o fascio di Luce perenne.
Ave, rischiari qual lampo le menti,
Ave, qual tuono i nemici spaventi.
Ave, per noi sei la fonte dei sacri Misteri,
Ave, Tu sei la sorgente dell'Acque abbondanti.
Ave, in Te raffiguri l'antica piscina,
Ave, le macchie detergi dei nostri peccati.
Ave, o fonte che l'anime mondi,
Ave, o coppa che versi letizia.
Ave, o fragranza del crisma di Cristo,
Ave, Tu vita del sacro banchetto.
Ave, Vergine e Sposa!

22. Condonare volendo 
ogni debito antico, 
fra noi, il Redentore dell'uomo 
discese e abitò di persona: 
fra noi che avevamo perduto la grazia. 
Distrusse lo scritto del debito, 
e tutti l'acclamano:
Alleluia!

23. Inneggiando al tuo parto 
l'universo ti canta 
qual tempio vivente, o Regina! 
Ponendo in tuo grembo dimora 
Chi tutto in sua mano contiene, il Signore, 
tutta santa ti fece e gloriosa 
e ci insegna a lodarti:

Ave, o «tenda» del Verbo di Dio,
Ave, più grande del «Santo dei Santi».
Ave, Tu «Arca» da Spirito aurata,
Ave, «tesoro» inesausto di vita.
Ave, diadema prezioso dei santi sovrani,
Ave, dei pii sacerdoti Tu nobile vanto.
Ave, Tu sei per la Chiesa qual torre possente,
Ave, Tu sei per l'Impero qual forte muraglia.
Ave, per Te innalziamo trofei,
Ave, per Te cadon vinti i nemici.
Ave, Tu farmaco delle mie membra,
Ave, salvezza dell'anima mia.
Ave, Vergine e Sposa!

24. Grande ed inclita Madre,
Genitrice del sommo fra i Santi,
Santissimo Verbo,
or degnati accogliere il canto!
Preservaci da ogni sventura, tutti!
Dal castigo che incombe
Tu libera noi che gridiamo:
Alleluia!