Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

venerdì 5 febbraio 2021

Philipp Jakob Spener. Comunicare l'esperienza di Dio

Nato nel 1635 nell'Alsazia superiore, nei pressi di Colmar, Philipp Jackob Spener era stato avviato fin da giovane alla carriera ecclesiastica. La sua educazione religiosa risentì dell'influsso delle opere di Johann Arndt, teologo luterano di orientamento mistico, aperto alla spiritualità di Bernardo di Chiaravalle. Philipp Jakob aggiunse una solida formazione teologica conseguita all'università di Strasburgo, dove approfondì la conoscenza degli scritti di Lutero.
Terminati gli studi teologici a Strasburgo, fu chiamato come "seniore" (primo parroco) a Francoforte sul Meno: qui cominciò a organizzare riunioni periodiche di fedeli per la lettura della Bibbia e altre pratiche di pietà (da tali riunioni nacquero i Collegia pietatis). 
Alla necessità di una più intensa vita di preghiera e di comunione, egli seppe aggiungere nei suoi scritti un forte orientamento pratico, che farà di lui e dei suoi seguaci dei testimoni profondamente influenti sui costumi dei cristiani tedeschi.
Ormai conosciuto in tutta la Germania, Spener divenne prima predicatore alla corte del duca di Sassonia, per poi essere nominato preposito della Nikolaikirche di Berlino e membro del concistoro della chiesa luterana. Nonostante i molti apprezzamenti ricevuti, tuttavia non risparmiò mai a nessuno, neppure ai suoi patroni, come il duca di Sassonia, critiche anche dure fondate sul vangelo e sul primato della fede nella vita di chi si proclama cristiano.
Sulla base della sua esperienza pubblicò nel 1675 i Pia desideria, che erano destinati a essere considerati come il manifesto del pietismo: in essi Spener svolgeva una violenta polemica contro i rappresentanti della chiesa luterana e sosteneva la necessità di una nuova iniziativa o riforma religiosa basata sul senso dell'esperienza mistica. Presto a Spener venne in aiuto il discepolo A. H. Francke, molto più polemico contro il tradizionale orientamento teologico. Fatto segno a violenti attacchi, Spener si ritirò prima alla corte di Dresda, poi a Berlino. Su sua iniziativa fu fondata nel 1694 l'Università di Halle, che divenne il centro maggiore del pietismo. Si spense a Berlino nel 1705.

Tracce di lettura

Tutto il nostro cristianesimo consiste nell'uomo interiore o nuovo, la cui anima è la fede e i cui frutti sono i frutti della vita; questa ritengo sia la questione principale: che le prediche che facciamo siano in generale dirette a questo scopo.
Da una parte esse dovrebbero mirare a mostrare come i preziosi benefici divini si indirizzino all'uomo interiore, in modo che così la fede e in essa quest'uomo interiore vengano sempre più rafforzati.
Ma dall'altra parte dovrebbero mirare a promuovere le opere, in modo che non siamo affatto contenti di condurre le persone esclusivamente all'abbandono dei vizi e all'esercizio delle virtù esteriori, e quindi ad avere a che fare soltanto con l'uomo esteriore, cosa che può fare anche l'etica pagana. Dobbiamo piuttosto porre il fondamento proprio nel cuore, mostrare che è pura ipocrisia ciò che non procede da questo fondamento, e abituare le persone a lavorare prima di tutto a questa interiorità, a risvegliare in sé l'amore di Dio e del prossimo attraverso mezzi adeguati, e a operare poi in base ad esso.
(P. J. Spener, Pia desideria)

- Fonti: Enciclopedia Treccani; Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

       

giovedì 4 febbraio 2021

Fermati 1 minuto. Viaggiare leggeri

Lettura

Marco 6,7-13

7 Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. 8 E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; 9 ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. 10 E diceva loro: «Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. 11 Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro». 12 E partiti, predicavano che la gente si convertisse, 13 scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.

Commento

Dopo essere stati chiamati da Gesù e aver trascorso un tempo di preparazione vivendo a stretto contatto con lui, i discepoli sono ora mandati a predicare e compiere le azioni che hanno imparato da questo apprendistato estremamente pratico. Gesù infatti non ha impartito loro un insegnamento scolastico, ma li ha resi testimoni del suo agire e ora trasferisce a loro il suo potere (v. 7). 

I dodici diventano un gruppo distinto, investito di un mandato profetico; non insegneranno infatti nelle sinagoghe come dottori della legge, ma nelle strade e per le case. Mentre nel Vangelo di Matteo i discepoli sono inviati ai figli di Israele, con il divieto di rivolgersi ai pagani e ai samaritani, in Marco tale divieto non compare, attestando una visione più universalista. Forse non è un caso che questo brano evangelico segua proprio la manifestazione di incredulità dei conterranei di Gesù a Nazaret.

Diversamente da Matteo è qui consentito un minimo equipaggiamento materiale. I Dodici vengono inviati a due a due per il mutuo aiuto e incoraggiamento, oltre che per far fronte al requisito legale per una testimonianza autentica. Il bastone era comunemente portato dai viaggiatori e serviva anche come difesa dai criminali o da animali feroci. I discepoli non dovranno portare con se né borsa, né denaro, né viveri, dipendendo completamente dalla provvidenza divina e testimoniando di essere uomini semplici, che non appartengono a questo mondo. Le tuniche erano la veste comune e normalmente ne venivano indossate due. Gesù chiede ai discepoli di viaggiare con l'abbigliamento minimo necessario. 

Nessun vantaggio materiale è previsto per i discepoli per il loro ministero e come Abramo non conosceranno preventivamente il luogo in cui dimorerranno. Trovata una casa in cui essere ospitati i discepoli dovranno accontentarsi di quello che gli viene offerto, concentrandosi unicamente sul ministero di evangelizzazione. 

Lo scuotimento della polvere dai sandali (v. 11) è un gesto simbolico, che veniva compiuto dai Giudei quando lasciavano un territorio pagano per non contaminare il suolo sacro di Israele. Esso significa quindi, per i Dodici, dichiarare quel luogo pagano, escluso dalla comunità del vero Israele, formata da chi accoglie l'annuncio di Gesù. 

I discepoli non predicano una dottrina fatta di curiose speculazioni, non insegnano la sapienza di questo mondo, ma semplicemente richiamano alla conversione (v. 12). 

La liberazione dai demòni rivela il potere di Cristo sul mondo sovrannaturale. La pratica di ungere gli ammalati pregando per la loro guarigione è attestata anche nella lettera di Giacomo (Gc 5,14-15) e associa un segno visibile all'azione della grazia. 

Le disposizioni di Gesù ai suoi discepoli, costituiscono un monito per la chiesa a coltivare la semplicità e l'afflato missionario e chiamano gli apostoli di ogni tempo a viaggiare leggeri, liberi da tante zavorre che rischiano di rendere faticoso l'incedere sull'itinerario tracciato dallo Spirito.

Preghiera

Rendici, Signore, testimoni fedeli del tuo vangelo e preservaci dai pericoli lungo il cammino, affinché possiamo affrettarci verso la mèta che hai stabilito. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

mercoledì 3 febbraio 2021

Fermati 1 minuto. Fra le pieghe della quotidianità

Lettura

Marco 6,1-6

1 Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. 2 Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? 3 Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui. 4 Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». 5 E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. 6 E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando.

Commento

Per quanto possa indicare anche il paese natale il termine greco patris è riferito in questo brano evangelico al paese d'origine di Gesù, Nazaret. La presenza dei discepoli indica che egli non sta compiendo una visita privata alla sua famiglia ma sta esercitando il suo ministero. Lo stupore di coloro che lo ascoltano insegnare nella sinagoga non è espressione di un senso di ammirazione ma di scetticismo: "si scandalizzavano di lui" (v. 3). 

La gente di Nazaret continua a identificare Gesù come colui che porta avanti il lavoro del padre. A volte la famiglia, il proprio ambiente di origine divengono una gabbia che ci vorrebbe costringere entro quell'idea che si sono fatti di noi. Anziché luogo in cui i nostri talenti possono maturare ed esprimersi ci soffocano e respingono tutto ciò che risulta "eversivo" rispetto alle loro aspettative. 

Non è che i conterranei di Gesù non riconoscano la sua sapienza e i suoi prodigi (v. 2) ma per le sue umili origini si rifiutano di considerarlo superiore a se stessi e di accettarlo come Figlio di Dio e Messia. L'appellativo "figlio di Maria" potrebbe indicare che Giuseppe era già morto, ma con esso il popolo potrebbe anche voler esprimere in modo dispregiativo l'idea di una nascita illegittima di Gesù. 

Secondo l'usanza semitica quando si parla di fratello (adelphos) o sorella (adelphe) non si intendono solo i figli degli stessi genitori, ma anche nipoti, cugini e fratellastri. Giacomo sarà alla guida della chiesa di Gerusalemme. Giuda è l'autore della omonima lettera apostolica. Non sappiamo nulla di Simone, Ioses e delle due "sorelle". 

I residenti di Nazaret si sentono offesi dal fatto che Gesù si presenti come un grande maestro, per le sue origini ordinarie, la formazione limitata e la mancaza di un titolo religioso riconosciuto. Gesù invece non esita a definirsi profeta, in accordo con uno dei suoi ruoli. Egli dichiara apertamente la propria identità, affinché chi lo rifiuta non possa avere alibi al riguardo. Ma è "impossibilitato" a compiere grandi miracoli (v. 5) perché questi sono destinati a coloro che sono pronti a credere. 

Gesù è sorpreso dell'incredulità della gente di Nazaret perché proprio in Galilea egli ha predicato e compiuto numerosi prodigi. Solo spogliandoci dei nostri pregiudizi, dei nostri automatismi concettuali, potremo accogliere il vangelo e riconoscere lo spirito di Cristo all'opera tra le pieghe della nostra quotidianità.

Preghiera

Liberaci, Signore, da ciò che ostacola l'accoglimento del tuo vangelo; affinché possiamo riconoscerti quando vieni a visitarci e professare il tuo santo Nome. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

martedì 2 febbraio 2021

La presentazione di Gesù al Tempio. Il santo incontro

Il 2 febbraio tutte le chiese cristiane celebrano la Presentazione di Gesù al Tempio; la festa odierna ci ricorda che, quaranta giorni dopo la nascita del suo primogenito, Maria portò il bambino al Tempio per riscattarlo con il sacrificio di due tortore o due colombe, secondo la Legge di Mosè.
Questo adempimento della Legge è anche il primo incontro ufficiale di Gesù con il suo popolo, nella persona dell'anziano Simeone. Per questo le chiese ortodosse chiamano la festa di oggi il Santo Incontro (hypapanté) del Signore. È un incontro e una manifestazione, poiché Maria entra nel Tempio «per manifestare al mondo colui che ha dato la Legge e la compie», e per accompagnare il Figlio nella sua prima offerta al Padre.
La festa della Presentazione sorse a Gerusalemme, dove è attestata già nel IV secolo. Dalla liturgia gerosolimitana le liturgie occidentali hanno attinto la processione delle candele, che hanno conservato fino ai nostri giorni; essa trae origine dal cantico del vecchio Simeone il quale, prendendo tra le braccia il piccolo Gesù ringrazia Dio e riconosce in quel bambino la «luce per la rivelazione alle genti e la gloria del popolo d'Israele» (Lc 2,32).
Celebrando questa festa i cristiani sono così condotti a ricordare che per riconoscere il Signore e la sua missione di salvezza universale sono necessarie la povertà e l'attesa che furono proprie di Simeone, della profetessa Anna e di tutti i poveri di Israele, che l'evangelista Luca presenta nel vangelo dell'infanzia.

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, noi supplichiamo umilmente la tua maestà, affinché come in questo giorno il tuo Figlio unigenito è stato presentato al tempio nella sostanza della sua carne, così noi possiamo essere presentati a te con cuore puro. Per lo stesso Gesù Cristo nostro Signore. Amen. (The Book of Common Prayer)

Fermati 1 minuto. L'attesa ricompensata. Commento al Nunc dimittis

Lettura

Luca 2,22-40

22 Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, 23 come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; 24 e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
25 Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; 26 lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. 27 Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, 28 lo prese tra le braccia e benedisse Dio:

29 «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola;
30 perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
31 preparata da te davanti a tutti i popoli,
32 luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele».

33 Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34 Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione 35 perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima».
36 C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, 37 era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38 Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
39 Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. 40 Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

Commento

Il Vangelo di Luca si apre con un coro di profezie sul bambino Gesù, prima di accennare alla sua vita nascosta a Nazaret e farlo ricomparire dodicenne a discutere con i dottori nel tempio. Il compimento delle promesse fatte da Dio a Israele è annunciato da Simeone e Anna in occasione della purificazione di Maria e della consacrazione di Gesù al Signore in quanto primogenito.

Secondo la legge mosaica (Lv 12,2-8) la donna che aveva partorito non doveva toccare nulla di sacro né entrare nel tempio per quaranta giorni, a motivo della sua impurità rituale. Al termine di questo periodo, la legge prescriveva l'offerta di un agnello di un anno come sacrificio da bruciare e una tortora o una giovane colomba in espiazione dei propri peccati. Le donne che non potevano permettersi un agnello dovevano offrire, come nel caso di Maria, due giovani colombi. La legge prevedeva, inoltre, la consacrazione al Signore di ogni primogenito (Es 13,2-12). 

La nascita di Gesù porta a compimento le speranze degli ebrei devoti, che attendevano il Messia annunciato a Israele. Il cantico di Simeone, chiamato Nunc dimittis dalle sue due prime parole nella versione in latino, sembra provenire dall'ambiente giudeo-cristiano, come anche il Magnificat e il Benedictus. Si trova perfettamente in sintonia con l'annuncio del carattere universale della salvezza che attraversa il Vangelo di Luca. Per tutti e tre i cantici viene specificato dall'evangelista che chi li pronuncia è mosso dallo Spirito Santo. 

I primi a riconoscere l'avvento del Messia sono persone umili, povere, senza posizioni di particolare rilievo: Maria e Giuseppe, fidanzati di modeste condizioni del paesino di Nazaret; Elisabetta; Simeone, "uomo giusto e timorato di Dio" (v. 25). Nel prendere tra le braccia Gesù, Simeone trova la gioia e la pace che non solo gli fanno sentire compiute le aspettative di Israele ma danno pienezza e significato alla sua intera esistenza: "Ora lascia, O Signore, che il tuo servo vada in pace..." (v. 29). 

Nell'incontro con il Figlio di Dio incarnato scopriamo una pace che non solo pervade la nostra vita ma che ci conforta anche nella nostra morte. L'incontro con Gesù colma le aspettative più profonde dell'uomo; questo il senso etimologico della "salvezza" cantata da Simeone: "fare integro", aggiungere all'edificio della nostra esistenza quella pietra angolare (Mt 21,42) che gli dona stabilità e perfezione. "Ogni cosa è in travaglio, più di quel che l'uomo possa dire; l'occhio non si sazia mai di vedere" (Eccl 1,8); finché non vede Cristo. Come Simeone, tenendo quel bambino tra le braccia, posando il nostro sguardo su di lui, possiamo trovare nella sua tenerezza il volto misericordioso di Dio.

L'ultima delle profezie presenti all'inizio del Vangelo di Luca vede protagonista Anna, un'anziana vedova, una profetessa, ci viene detto, che conduce una vita ascetica senza allontanarsi mai dal tempio. La sua età avanzata non le impedisce di servire Dio e il servizio che gli rende è fatto di digiuno e di preghiera; due pratiche spirituali spesso messe in secondo piano ai nostri giorni, a favore di un attivismo che rischia non solo di imprigionare la prospettiva della chiesa in una dimensione puramente "orizzontale", ma anche di relegare nell'ambito dell'inutilità coloro che non possono esercitare un ministero attivo per l'età avanzata o per altre limitazioni. 

La preghiera di Anna, il suo digiuno, protratti per così tanti anni dalla sua vedovanza, diventano essi stessi segno profetico del primato di Dio in relazione con qualsiasi altra cosa; testimoniano la perseveranza nell'attesa e nell'invocazione del Messia, un'implorazione che si trasforma in lode e annuncio nel momento in cui si realizza il sospirato incontro: "lodava Dio e parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme" (v. 38). Letteralmente il testo greco parla di "riscatto" (lutrósis). Gesù è infatti l'agnello sacrificato per la nostra salvezza, colui che sta eretto sull'altare della Gerusalemme celeste. 

Come Giovanni il Battista, Anna si fa interprete delle profezie dell'Antico Testamento, fa da "ponte" tra esse e la nuova alleanza in Cristo; ricordandoci con le sue veglie e i suoi digiuni, l'unico necessario, "la parte migliore" (Lc 18,41-42) che si rivela agli umili, ai "poveri di spirito", perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,3).

Preghiera

Signore Gesù Cristo, che ti sei sottomesso alla legge per donarci la libertà dei figli di Dio, concedici di posare su di te il nostro sguardo, per contemplare il compimento delle nostre attese. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

lunedì 1 febbraio 2021

Fermati 1 minuto. Liberati fino in fondo

Lettura

Marco 5,1-20

1 Intanto giunsero all'altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni. 2 Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. 3 Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, 4 perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. 5 Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. 6 Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, 7 e urlando a gran voce disse: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». 8 Gli diceva infatti: «Esci, spirito immondo, da quest'uomo!». 9 E gli domandò: «Come ti chiami?». «Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti». 10 E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione. 11 Ora c'era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. 12 E gli spiriti lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». 13 Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l'altro nel mare. 14 I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto. 15 Giunti che furono da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. 16 Quelli che avevano visto tutto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci. 17 Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. 18 Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di permettergli di stare con lui. 19 Non glielo permise, ma gli disse: «Va' nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato». 20 Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati.

Commento

L'azione missionaria di Gesù si sposta in territorio pagano, oltre il lago di Gennesaret. Qui gli viene incontro dai sepolcri un uomo indemoniato. I luoghi di sepoltura si trovavano fuori città e secondo la legge ebraica toccare un morto o una tomba rendeva impuri (Num 19,16); forse per questo lo spirito che affligge quest'uomo è definito "immondo". 

Gesù ha a che fare con una forma di possessione violenta; l'indemoniato Geraseno, ci dice Marco, ha spezzato più volte le catene e i ceppi con cui si è cercato di contenerlo e si ferisce percuotendosi con delle pietre. Se Dio cerca per le sue creature ogni bene vediamo qui la condizione dell'uomo quando è governato da Satana; questi lo separa dall'umano consorzio, lo fa abitare in terra di morte, tormenta la sua anima e ne sfigura l'immagine e somiglianza con Dio. 

Ma c'è una parte sana, un residuo di luce nel cuore dell'indemoniato geraseno, che il maligno non riesce ad oscurare con la sua tenerbra. L'incontro con Cristo suscita un momentaneo "risveglio" nella coscienza dell'indemoniato, che gli corre incontro e si getta ai suoi piedi, riconoscendone la sovranità.

L'autorità di Gesù si manifesta proprio nella capacità della sua parola di liberare l'uomo dallo spirito maligno, facendo spazio allo Spirito Santo. Che fra i due spiriti non vi sia nulla in comune è attestato dalle parole stesse dell'indemoniato: "Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo?" (v. 7). I demoni riconoscono la natura messianica di Gesù e ciò che chiedono è di poter continuare a esercitare la loro azione sia pur in un ambito circoscritto. Ma l'avvento del regno di Dio non lascia più spazio a Satana e alle sue potenze. 

Il nome che il demone rivela a Gesù attesta la sua natura belligerante: "Mi chiamo Legione... perché siamo molti" (v. 9). La legione era costituita da circa seimila soldati in armi. I demoni sono potenze in guerra contro Dio e contro l'uomo per portare quest'ultimo verso la perdizione. Così Paolo, nella sua lettera agli Efesini: "La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti" (Ef 6,12). 

Che vi sia un ordine anche nelle gerarchie demoniache e che non si tratti di una moltitudine divisa in se stessa - come pensavano i farisei (Mc 3,22-30) - risulta evidente dal fatto che la legione che possiede l'uomo geraseno parla con una voce sola. La presenza di un gregge di maiali, animali considerati impuri dalla legge mosaica, indica che ci troviamo in un ambiente pagano o di ebrei "apostati". Acconsentendo che la legione vada a possedere questo gregge causandone la distruzione Gesù mostra quanto fosse grave la situazione dell'uomo e il potere distruttivo del  maligno. 

La reazione dei geraseni accorsi per vedere quanto accaduto dovrebbe essere di ammirato stupore vedendo l'uomo "vestito e sano di mente" invece Marco riporta che "ebbero paura" (v. 15) e pregarono Gesù di andarsene. Il loro attaccamento ai beni materiali è superiore alla pietà verso il proprio concittadino che aveva sofferto terribilmente e a lungo, né troviamo in essi il desiderio di trarre beneficio dalla parola potente di Gesù. 

L'uomo appena liberato dal demonio desidera seguire colui che lo ha salvato, ma Gesù vuole che egli cammini con le proprie gambe, lo vuole liberare fino in fondo, così non gli permette di restare con lui (v. 19). Esortato ad annunziare la misericordia del Signore alla sua casa il geraseno si spinge oltre questi confini e si mette a proclamare l'annuncio del vangelo per tutta la Decapoli (v. 20). L'uomo tormentato, l'uomo spaventato, è divenuto un fervente discepolo.

Preghiera

Rendici, Signore, tempio del tuo Spirito; affinché liberati dal peccato e dal timore possiamo servirti e annunciarti con fervore. Amen.

-Rev. Dr. Luca Vona