Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

giovedì 14 ottobre 2021

Fermati 1 minuto. Cristo, parola attuale

Lettura

Luca 11,47-54

47 Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. 48 Così voi date testimonianza e approvazione alle opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite loro i sepolcri. 49 Per questo la sapienza di Dio ha detto: Manderò a loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno; 50 perché sia chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, versato fin dall'inizio del mondo, 51 dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l'altare e il santuario. Sì, vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. 52 Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito». 53 Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo ostilmente e a farlo parlare su molti argomenti, 54 tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Commento

L'incapacità di accogliere la parola profetica, rende responsabili "in solido" i farisei con i loro padri che perseguitarono e uccisero gli inviati di Dio. Anziché aprirsi all'appello alla conversione i farisei si chiudono nella celebrazione "monumentale" del passato: costruendo tombe ai profeti, attestano una religiosità esteriore, che non sa riconoscere il farsi attuale del loro messaggio nella predicazione e nella vita di Cristo.

Anche nella storia del cristianesimo, in alcuni momenti, l'"autorità ecclesiastica", non solo ha trascurato lo spirito profetico del vangelo, ma ha impedito al popolo di comprendere le Scritture e di coltivare attraverso di esse una relazione diretta con Dio. 

Cristo è la Sapienza stessa, che mette le proprie parole sulla bocca dei profeti di ogni tempo e che è venuta nel mondo per illuminare ogni uomo. Quella "lucerna che illumina con il suo bagliore" (Lc 11,36) di cui parla Gesù proprio subito prima di questa invettiva contro i farisei e i dottori della legge. 

Considerare attuale la parola dei profeti e la voce del Cristo-Sapienza significa innanzitutto considerarle rivolte a noi. È facile, infatti, sentirsi "giusti" lodando Dio e i suoi messaggeri, ma è più difficile lasciarsi trasformare dalla sua Parola. Quest'ultimo è il fine della vera religione, il superamento (non il rinnegamento) della religione stessa - intesa come insieme di norme e di riti - nell'incontro con Dio che ci interpella personalmente e ci chiama ad essere simili a lui. 

Tale incontro si realizza anche nel riconoscimento dei poveri, dei sofferenti, degli ultimi, essi stessi segno profetico di Dio, immagine del volto di Cristo, il quale afferma: «ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25,40).

Preghiera

Signore, la tua grazia ci conceda non solo di celebrarti ma anche di accoglierti come luce capace di trasformare le nostre vite e di risplendere nel mondo. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

mercoledì 13 ottobre 2021

Fermati 1 minuto. La giustizia che si compie nell'amore

Lettura

Luca 11,42-46

42 Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l'amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre. 43 Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. 44 Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
45 Uno dei dottori della legge intervenne: «Maestro, dicendo questo, offendi anche noi». 46 Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!

Commento

I "guai" proclamati da Gesù in risposta alla domanda del fariseo appartengono a un genere letterario della tradizione profetica e costituiscono più un lamento che una maledizione. Il primo si riferisce a un'obbedienza selettiva della Legge. Il pagamento della decima è considerato obbligatorio per i prodotti della terra (Lv 27,30: Dt 14,22); Gesù rimprovera agli scribi e ai farisei di averla estesa alle erbe più piccole, segno della loro preoccupazione per le questioni da poco e dell'incuranza per quelle importanti.

Il secondo "guai" ha a che fare con la superbia delle guide spirituali, interessate a ricevere onori dal popolo. Il buon pastore non si mette in cattedra per essere adulato, ma passa davanti al gregge per guidarlo innanzitutto con il proprio esempio.

Il terzo "guai" utilizza l'immagine dei sepolcri imbiancati (v. 44), richiamando il pericolo di contaminazione derivante dal contatto con morti, ossa umane o sepolcri (Nm 19,16): i farisei sono visti come coloro che portano insidiosamente gli altri fuori strada, con la loro errata interpretazione della Legge.

Il legalismo, che aggiunge precetti a precetti e tradizioni a tradizioni, è una minaccia anche per la Chiesa. Le parole di Gesù mettono in guardia dal dispensare la legge a piene mani senza volerne sollevare il peso neanche con un dito.

Non sono "le erbette" a determinare la qualità della nostra vita spirituale, ma la giustizia e l'amore di Dio (v. 42), da ricercare e praticare con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente (Mt 22,37; Mc 12,30; Lc 10,27).

Preghiera

Rendici testimoni umili e fedeli del tuo amore, Signore; affinché la tua giustizia possa risplendere, attraverso il nostro buon esempio, davanti agli uomini. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

martedì 12 ottobre 2021

Fermati 1 minuto. Purificati dall'amore

Lettura

Luca 11,37-41

37 Dopo che ebbe finito di parlare, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli entrò e si mise a tavola. 38 Il fariseo si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. 39 Allora il Signore gli disse: «Voi farisei purificate l'esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pieno di rapina e di iniquità. 40 Stolti! Colui che ha fatto l'esterno non ha forse fatto anche l'interno? 41 Piuttosto date in elemosina quel che c'è dentro, ed ecco, tutto per voi sarà mondo.

Commento

In questo brano di Luca vediamo Gesù rompere l'osservanza delle regole religiose giudaiche, provocando una reazione di meraviglia, probabilmente di sdegno, nel fariseo che lo ha invitato a pranzo. Il Signore - così è chiamato qui Gesù, forse a sottolineare la sua signoria sulla stessa Legge - si siede direttamente a tavola, senza fare le abluzioni rituali. 

La reazione del fariseo diventa occasione per una dura accusa di Gesù verso un'intera classe religiosa, alla quale egli rimprovera di essere tanto attenta alla "norma" quanto vuota spiritualmente. L'appellativo di "stolti" richiama la letteratura sapienziale, in cui ricorre frequentemente per indicare l'uomo che si rifiuta di orientare la propria vita a Dio e che assume un atteggiamento di presunzione e di disprezzo. Un atteggiamento che ricorre spesso nei farisei descritti dai Vangeli ma che può costituire una tentazione anche per i cristiani. 

Quando il diritto canonico, le rubriche liturgiche, il catechismo, diventano fine a se stessi, viene a mancare l'essenziale, ovvero la carità che muove a misericordia verso il prossimo e dà senso a ogni norma religiosa. Nello specifico è qui raccomandata l'elemosina, pratica del tutto estranea al mondo pagano e ritenuta capace di esporre all'impurità - nel contatto con la gente bisognosa - in quello giudaico. 

"Tutto sarà mondo" (v. 41) per chi si apre alle necessità del prossimo. Un'affermazione del genere è rivoluzionaria. In un ambiente religioso sovraccarico di leggi e prescrizioni - spesso di natura puramente umana - e ossessionato dal timore per l'impurità, Gesù proclama la capacità dell'amore e della generosità di purificare il cuore dell'uomo e ogni cosa che lo circonda. 

L'affermazione di Gesù è ribadita da Paolo, la cui influenza è rilevante sul corpus degli scritti di Luca (Vangelo e Atti degli apostoli): "Tutto è puro per i puri; ma per i contaminati e gli infedeli nulla è puro; sono contaminate la loro mente e la loro coscienza" (Tt 1,15). Solo attraverso la carità potremo custodire l'integrità del nostro corpo e del nostro spirito.

Preghiera

Crea in noi, Signore, un cuore puro; liberaci dal cuore di pietra e donaci un cuore di carne. Affinché animati dalla tua carità possiamo essere solleciti verso i bisogni del nostro prossimo. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

lunedì 11 ottobre 2021

Fermati 1 minuto. Segni

Lettura

Luca 11,29-32

29 Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. 30 Poiché come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione. 31 La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c'è qui. 32 Quelli di Nìnive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c'è qui.

Commento

La folla pretende di vedere continuamente dei "segni" da parte di Gesù: prodigi, guarigioni, esorcismi. Ma la sua risposta spazza via ogni falsa attesa, richiamando la gente che lo segue al senso profondo di ciò che sente e ascolta. Non sono, in realtà, dei "segni" che essa deve aspettare, perché il "segno" vero è lui stesso: la sua persona, la sua parola e la sua testimonianza. Questo "segno" va accolto attraverso un impegno di conversione, l'unico capace di far riconoscere la grandezza di Gesù e del suo insegnamento, che si innalza ben sopra quella di Salomone. 

Il "segno di Giona" è interpretato da Gesù in relazione alla sua morte e risurrezione. Come Giona fu gettato dalla barca per salvare la vita dell'equipaggio minacciato dalla tempesta così Gesù è stato gettato fuori da questo mondo nella sua passione per salvarci dalla tempesta del peccato; e come Giona riemerse dal ventre del pesce dopo tre giorni e tre notti, così Gesù risorge il terzo giorno, liberandoci dal potere della morte. 

Gli abitanti di Ninive risposero alla predicazione di Giona, che minacciava la distruzione della città da parte di Dio, cospargendosi di cenere e facendo quaranta giorni di penitenza. Anche noi siamo chiamati al ravvedimento, dalla persona di Gesù, che è molto più grande di Giona. Ma mentre quest'ultimo predicava l'imminente castigo di Dio, Gesù annuncia la buona notizia della salvezza, che ci spinge a conformarci alla volontà di Dio non per timore, ma in risposta al suo gratuito atto di amore. 

Il sorgere (v. 31) della regina del sud, insieme agli abitanti di Ninive, nel giorno del giudizio, indica la loro risurrezione, ma anche la loro accusa contro la generazione incredula. La sapienza di cui Dio aveva rivestito Salomone diventa fulgida manifestazione della misericordia divina nel volto di Gesù, disprezzato, flagellato, crocifisso per essersi fatto carico dei nostri peccati: "Ecco l'uomo!" (Gv 19,5); ecco Dio che viene a visitarci come amore disarmato e come tale ci chiede di accoglierlo.

Preghiera

Signore Gesù Cristo, che ti sei fatto peccato in nostro favore, perché diventassimo giusti davanti a Dio, concedici di conformarci sempre più a te, segno vivente dell'amore del Padre. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

domenica 10 ottobre 2021

Coraggio, alzati

COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA VENTESIMA DOMENICA DOPO LA PENTECOSTE

Colletta

O Dio, poiché senza di te non siamo capaci di compiacerti; concedi, misericordioso, ai nostri cuori, di essere guidati dal tuo Santo Spirito. Per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

Letture

Ef 4,17-32; Mt 9,1-8

La vita nella fede è un'esperienza di rinascita e di guarigione radicale. L'aspetto di rinascita, predicato da Gesù nel dialogo notturno con Nicodemo, è approfondito da Paolo nella sua lettera agli Efesini, nell'ottica di una esortazione che va oltre il senso semplicemente morale del discorso, facendosi descrizione di ciò che Dio opera nel credente.

Il passo del Vangelo di Matteo, che in maniera più sintetica dei paralleli di Marco e di Luca descrive la guarigione del paralitico, offre una lettura dell'esperienza cui conduce l'incontro con Cristo, il quale ha autorità di rimettere i peccati sulla terra, sanando radicalmente la nostra natura umana.

La sottolineatura della capacità di Gesù di rimettere i peccati in terra indica la chiara proclamazione della sua natura messianica. Fino ad allora, infatti, i credenti israeliti avevano confidato in una remissione dei peccati in cielo, da parte di Dio, che solo poteva operarla efficacemente.

Il racconto ci fa intendere che molti dei presenti non mancano di individuare la potenza divina in questo miracolo, ma gli sfugge il fatto che Cristo stesso l'ha operato nel proprio nome: "Io ti dico" riferiscono i passi paralleli di Marco e Luca. È in questo "Io", in questa formula indicativa, che si esprime la novità radicale del messaggio evangelico. Gesù non è semplicemente un profeta, un riformatore religioso, un guaritore, ma il Messia pienamente investito di autorità divina, l'Emmanuele annunciato dai profeti dell'Antico Testamento.

Gesù comanda al paralitico non solo di alzarsi in piedi ma anche di tornare a casa sua portando via il suo lettino. Il segno della malattia che lo ha costretto per lungo tempo all'immobilità, rimane come testimonianza della radicale svolta che l'incontro di Cristo ha determinato nella sua vita. Gesù rimette i nostri peccati ma non cancella in noi il ricordo di essi, affinché possiamo avere sempre davanti ai nostri occhi il prevalere della sua grazia sul peccato. 

Esaminando il racconto di questo miracolo, non bisogna sorvolare sul ruolo importante degli amici, che intercedono per il paralitico (nel passo parallelo di Marco e Luca fino ad arrampicarsi sul tetto della casa in cui sta predicando Gesù, per aprire un varco e calare il malato al centro della stanza). La carità fraterna ha un ruolo importante nel muovere a compassione Gesù.

Paolo esorta "nel nome del Signore" (Ef 4,17), ovvero con autorità, con l'autorità che deriva da Cristo stesso e dal suo vangelo, a non camminare nella vanità della propria mente; letteralmente "nella vacuità ed estranei alla vita di Dio". La vita "pagana" è vita che si aggrappa a ciò che è vuoto, impermanente e che offusca la ragione. L'estraneità alla vita di Dio non è semplicemente il non condurre una vita da "persone per bene", ma il privarsi di un'esistenza vissuta in pienezza.

La vita di Dio è la vita - come dice Teodoro di Beza - qua Deus vivit in suis (che Dio vive in se stesso); la vita spirituale accende nei credenti la vita stessa di Dio. La vita di Dio non è semplicemente la vita onesta e virtuosa, ma è la vita che viene dall'alto, la rinascita per opera dello Spirito Santo, che porta con sé il germe della pace, della gioia, dell'eternità.

Paolo ci esorta a essere rinnovati "per rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio". Questa identità nuova, questo rinnovamento non solo della personalità ma dell'intera natura umana, non è opera dell'uomo: è una creazione, un'opera di Dio (Ef 4,24).

Gesù viene in nostro soccorso, e ci consente di levarci dal nostro giaciglio, di lasciarci guarire, rinnovare, creare a immagine di Dio.

- Rev. Dr. Luca Vona

venerdì 8 ottobre 2021

Mariologia. Una voce protestante. La situazione attuale

Renzo Bertalot, "Ecco la serva del Signore. Una voce protestante", Editore Facoltà Teologica Marianum (2002)


I - LA SITUAZIONE ATTUALE

Dai tempi della Riforma del XVI secolo la discussione tra cattolici e protestanti si è fatta sempre più difficile e più aspra. Soltanto nell'attuale ricerca ecumenica si comincia a rivedere le distanze che si sono frapposte tra le due confessioni.

1. LA SENSIBILITÀ POPOLARE

Le diversità di carattere teologico hanno dato origine a tipi di sensibilità popolare contrastanti. Da un lato si sente dire che i protestanti son quelli che non credono nella Madonna e dall'altro che i cattolici non possono più essere considerati cristiani perché da tempo sono diventati mariani.

Gli uni sembrano aver peccato per difetto e gli altri per eccesso. Ora la sensibilità delle masse non si cambia molto rapidamente e l'ecumenismo, che è innanzitutto cambiamento degli uni e degli altri davanti a Dio, dovrà valutare attentamente questa resistenza e affrontarla con grande saggezza.

2. LA TEOLOGIA

Le riflessioni delle singole confessioni sulla figura di Maria si sono sviluppate, negli ultimi quattro secoli, senza preoccuparsi di far emergere un consenso. Le divergenze erano considerate qualificanti dagli uni e dagli altri. Da parte protestante si è guardato alla mariologia come alla somma di tutte le eresie, mentre da parte cattolica si è vista la proclamazione di due dogmi mariani e uno sviluppo senza precedenti della devozione popolare alla Madonna. Solo dopo il concilio Vaticano Il è stato possibile passare dalla contrapposizione più aspra al confronto franco e disteso.

3. NUOVE COMUNITÀ

Dopo il secondo conflitto mondiale sono sorte, nell'area della Riforma protestante, nuove forme di vita comunitaria. Esse hanno avuto, generalmente, fin dall'inizio una dimensione ecumenica abbracciando elementi di varie confessioni cristiane compresa quella cattolica. La composizione stessa della comunità è diventata uno stimolo a riaprire il dialogo sulle divergenze e a non rinviare oltre il discorso su Maria. Ricordiamo come esempio: le comunità di Taizé, nel settore riformato, la comunità delle Sorelle di Maria, nell'area luterana, e l'ordine dell'Agape e della Riconciliazione, nell'anglicanesimo. Chi dall'esterno guarda a questo nuovo tipo di vita comunitaria, ne prende atto ora con sospetto e perplessità, ora come di un'occasione propizia per sbloccare un passato eccessivamente polemico e avviare una ricerca comune.

4. ECUMENISMO

Volenti o nolenti dobbiamo constatare che la discussione su Maria non ha ancora trovato il suo spazio nel dialogo ecumenico che si svolge a livello mondiale tra le chiese. Nel movimento ecumenico, sviluppatosi dal 1910 in poi, l'attenzione non si è soffermata su questo tema. Le grandi assemblee organizzate dal Consiglio Ecumenico delle Chiese non hanno prodotto documenti comuni di studio al riguardo. Anche nello sviluppo attuale dei dialoghi bilaterali tra le varie confessioni, in generale, e tra il Vaticano e le diverse famiglie confessionali, in particolare, non si è affrontato ufficialmente l'argomento. Questo ritardo è significativo ed anche orientativo. Vi sono altri temi urgenti che hanno diritto di priorità nella riflessione ecumenica dei nostri giorni. Dalla discussione di questi temi e dai consensi che ne emergeranno sarà possibile trovare le basi per uno studio, approfondito a livello mondiale, del nostro argomento.

5. INIZIATIVE NAZIONALI

Se vi è silenzio, ai livelli più impegnativi del dialogo tra le chiese, non significa che ci troviamo di fronte ad un nulla di fatto. Nei singoli paesi vi sono incontri, congressi e pubblicazioni che ci avvertono della fine dell'isolamento e della volontà di riaprire un discorso su Maria. Mi pare particolarmente significativo il fatto che teologi protestanti siano, oggi, invitati come professori nei centri di studi mariani. Lo scambio dell'informazione è sicuramente la base più promettente per l'individuazione del cammino futuro e del lavoro comune.