Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

martedì 16 febbraio 2021

Dizionario della Musica Anglicana. Sir Thomas Armstrong

Sir Thomas Henry Wait Armstrong (15 giugno 1898 - 26 giugno 1994) è stato un organista, direttore d'orchestra, compositore ed educatore inglese. Proveniente da una famiglia di musicisti, esordì come organista di chiese e cattedrali. Dagli anni '20 in poi ha lavorato in radio per la BBC, come conduttore ed esecutore.

Sir Thomas Armstrong, ritratto di John Aubrey, 1970

Come organista è stato membro della facoltà di Christ Church, Oxford, unendo il lavoro accademico con l'attività di musicista e direttore. Dal 1955 al 1968 è stato presidente della Royal Academy of Music (RAM), Londra, preoccupandosi in modo particolare per il benessere del suo staff e degli studenti e sforzandosi di rafforzare i legami con i college di musica d'oltremare.

Armstrong ha composto 25 inni, canti natalizi, Service e un gran numero di canzoni. Le ambiziose opere secolari composte per il suo dottorato sono rimaste ineseguite fino a dopo la sua morte.





Fermati 1 minuto. L'unico pane che basta a saziarci

Lettura

Marco 8,14-21

14 Ma i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo. 15 Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». 16 E quelli dicevano fra loro: «Non abbiamo pane». 17 Ma Gesù, accortosi di questo, disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? 18 Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, 19 quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». 20 «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». 21 E disse loro: «Non capite ancora?».

Commento

Gesù è salito in barca con i suoi discepoli per dirigersi da Dalmanùta verso Betsaida. Ha appena discusso con i farisei, i quali gli chiedevano un segno dal cielo. I discepoli si sono imbarcati dimenticando di fare provviste e hanno con se un pane solo. Gesù, che forse sta ancora pensando a quanto accaduto, li esorta a guardarsi "dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode" (v. 15). 

I discepoli iniziano a discutere fra loro per il fatto di non avere pane. Il verbo greco dielogízonto indica una vera e propria disputa. Probabilmente iniziano a darsi la colpa l'un l'altro. 

Nella Bibbia il simbolo del lievito è usato sia per indicare gli influssi positivi (Mt 13,33) che, più frequentemente, quelli negativi. Il "lievito" dei farisei comprende i loro falsi insegnamenti e il loro comportamento ipocrita. Il "lievito" di Erode Antipa rappresenta la sua condotta immorale. Farisei ed erodiani, sebbene contrapposti a livello ideologico, erano uniti dal sentimento di avversione nei confronti di Gesù. 

Le cinque domande rivolte da Gesù ai discepoli sono un ammonimento per non avere compreso il senso delle sue parole preoccupandosi degli aspetti materiali, per i quali egli può senz'altro provvedere. I discepoli ricordano bene il miracolo dei cinque pani moltiplicati per i cinquemila e quello dei sette pani moltiplicati per i quattromila, ma non ne hanno compreso il significato. Forse dubitano che un altro miracolo possa compiersi avendo un solo pane. Vorrebbero "una scorta" di pani per sentirsi tranquilli e dimenticano la raccomandazione di Gesù di viaggiare senza borsa né bisaccia (Lc 10,4). 

I discepoli si lamentano di avere un solo pane ma non si accorgono di avere con sé Gesù, il pane vivo disceso dal cielo (Gv 6,51), che sazia la nostra fame di senso e di felicità. 

Dobbiamo guardarci affinché le nostre preoccupazioni presenti non ci facciano dimenticare i benefici ricevuti da Dio, la sua sollecitudine verso le nostre necessità corporali e spirituali; al contempo dobbiamo farci noi stessi pane, come Gesù, per il nostro prossimo, supplendo alle sue necessità. 

La presenza vivificante del lievito buono dello Spirito non ci scivoli addosso nelle nostre giornate, ma penetri nel profondo del cuore e ci trovi consapevoli dell'azione della grazia: "Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici" (Sal 102,2). 

Preghiera

Moltiplica in noi la tua grazia Signore, affinché possiamo crescere nella comunione con te e nella condivisione dei tuoi beni con il nostro prossimo. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

lunedì 15 febbraio 2021

Dizionario della Musica Anglicana. Malcolm Archer

Malcolm Archer (nato nel 1952) è un compositore, direttore d'orchestra e organista inglese. Archer è stato organista e direttore musicale nelle cattedrali di Wells e St Paul e direttore della Chapel Music al Winchester College.


Il talento di Malcolm Archer per la scrittura per voci è leggendario. Le sue sono melodie meravigliosamente cantabili con un buon senso del ritmo e una parte d'organo che sostiene perfettamente il canto. Ha un orecchio eccellente per la sonorità corale, un'ammirevole sensibilità per le parole e impiega melodie genuine e distintive. Il suo linguaggio armonico è accessibile e tradizionale (nel senso migliore del termine) ma non è mai banale.

Le opere principali di Archer includono Requiem, Vespers, Three Psalms of David, The Coming of the Kingdom, il musical Walter and the Pigeons, l'opera in un atto George and the Dragon, Sinfonietta per orchestra, un Concerto per tromba e archi, una Sonata per violoncello e pianoforte e numerosi inni.

Ha oltre 250 composizioni pubblicate, in gran parte dalla Oxford University Press e dalla RSCM Publications.




Fermati 1 minuto. Gesù, segno tangibile dell'amore divino

Lettura

Marco 8,11-13

11 Allora vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. 12 Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione». 13 E lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all'altra sponda.

Commento

Di fronte alle affermazioni messianiche di Gesù i farisei, non soddisfatti dai numerosi miracoli da lui compiuti, chiedono un ulteriore segno, un prodigio di natura astronomica. Gesù, che pure ha compiuto numerosi miracoli, si rifiuta di venire incontro alla loro cecità spirituale. Il segno supremo sarà dato dalla sua risurrezione. 

I farisei non sono esauditi nella loro richiesta per tre ragioni. La loro intenzione non è retta: essi chiedono un segno sperando che Gesù non sia in grado di realizzarlo, al fine di gettare discredito su di lui e dimostrare che egli non è il Messia atteso. In secondo luogo non hanno saputo interpretare i numerosi segni offerti, dal battesimo al Giordano - dove il Padre e lo Spirito hanno reso testimonianza a Cristo - ai numerosi miracoli di guarigione e liberazione. Infine, se anche gli fosse concesso un segno ulteriore e definitivo della messianicità di Gesù i farisei non si accontenterebbero di un segno qualsiasi ma di quello che indichi Gesù come il tipo di Messia che essi aspettano: un restauratore politico di Israele e un legislatore conforme alla loro idea legalistica della religione giudaica. 

Anche noi possiamo essere tentati di chiedere a Dio di agire secondo il nostro volere per accordargli fiducia; rischiamo di chiedere segni che lungi dall'indicarci la volontà di Dio, siano una conferma delle nostre convinzioni e la realizzazione di quello che è, secondo il nostro punto di vista, il miglior bene. Ma Gesù ci ha insegnato a chiedere al Padre che sia fatta la sua volontà e ci invita ad affidarci a lui che si prende cura dell'erba dei campi, degli uccelli del cielo (Mt 6,25-34) e ancor più dei propri figli. 

Davanti all'ostinazione e all'ostilità dei farisei Gesù trae "un profondo sospiro" (v 12), letteralmente geme (gr. anastenaxas) e passa all'altra riva (v.13). È come la prefigurazione di quanto avverrà sulla croce, nel suo passaggio dalla morte alla risurrezione, quando al suo spirare saranno sconvolte le potenze del cielo e della terra (Mt 27 51) e il centurione esclamerà "Davvero costui era Figlio di Dio!" (Mt 27,54).

Preghiera

Signore Gesù Cristo, tu sei segno tangibile dell'amore del Padre. Apri inostri occhi affinché sappiamo riconoscerti per giungere alla vita eterna. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

domenica 14 febbraio 2021

Condividere la natura di Dio

COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA DOMENICA DI QUINQUAGESIMA
O DOMENICA PRIMA DELL'INIZIO DELLA QUARESIMA

Colletta

O Signore, che ci hai insegnato che tutte le cose, senza la carità non valgono nulla; manda il tuo Santo Spirito e infondi nei nostri cuori il dono eccellente dell'amore, vero vincolo di pace e fonte di ogni virtù, senza il quale, chiunque vive è considerato morto ai tuoi occhi. Concedici questo per la grazia del tuo unico Figlio Gesù Cristo. Amen.

Letture

1 Cor 13,1-13; Lc 18,31-42

Commento

Sul finire del periodo che separa l'Epifania dalla Quaresima la lettura del Vangelo di oggi ci conduce all'annuncio da parte di Gesù del suo destino terreno, che si compirà nella sua passione e morte. Per preparare i discepoli a questo evento traumatico ed evitare che ne restino scandalizzati il Signore gli rivela che le profezie degli antichi profeti dovranno adempiersi in lui e che, dunque, quella catastrofe imminente, rientra nel piano salvifico di Dio. 

Proprio perché nulla dovrà più restare nascosto Gesù compie il miracolo della guarigione del cieco Bartimeo, non impedendogli di testimoniare quanto accaduto. Nessuna cautela, infatti, è più necessaria, poiché l'odio dei nemici di Cristo è giunto ormai al suo culmine e, approssimandosi il suo sacrificio, egli deve farsi riconoscere da tutti come il Messia atteso da Israele. 

La ferma fede di Bartimeo e la sua preghiera insistente si elevano al di sopra del fragore della folla, giungendo fino alle orecchie del Salvatore. Bartimeo vede esaudita la propria preghiera per la sua fede incrollabile, che ignora coloro che gli intimano di tacere. È la stessa insistenza con cui Gesù ci invita a pregare nel Vangelo di Luca, nella parabola dell'amico importuno (Lc 11,5-8). 

Bartimeo è un esempio della gratitudine con cui siamo chiamati a rispondere alla misericordia di Dio: non appena guarito, egli getta via la sua veste e inizia a seguire Gesù. All'amore di Dio si risponde con la conversione e il discepolato. Ritrovare la vista e continuare a vestire i panni di un cieco, restando nel proprio giaciglio, non avrebbe alcun senso. 

Cristo, luce del mondo, apre i nostri occhi alle meraviglie della carità di Dio, della quale dobbiamo farci imitatori, come esorta l'apostolo Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi. Lungi dall'essere una mera forma di elemosina, magari un modo per alleggerirci la coscienza donando il superfluo, la carità è l'amore disinteressato, che dona senza chiedere nulla in cambio e senza ricercare secondi fini. 

Paolo presenta la carità come virtù superiore alla fede che opera miracoli e sposta i monti, superiore a ogni altro dono che possiamo possedere. Senza di essa non siamo nulla. Perché quando tutte le cose passeranno resterà solo ciò che siamo, non ciò che abbiamo. E agli occhi di Dio, che è amore, non siamo nulla se siamo privi di amore. 

Non ci inganni il giudizio degli uomini, che possono lodarci per quel che abbiamo: scienza, eloquenza, beni materiali. Dio guarda a ciò che siamo. Paolo considera la carità, insieme e al di sopra della fede e della speranza, come una virtù permanente, che oltrepassa la nostra vita terrena: «Ora dunque queste tre cose rimangono: fede, speranza e amore; ma la più grande di esse è l'amore» (1 Cor 13,13). La carità è la virtù più grande perché ci rende partecipi della natura stessa di Dio.

- Rev. Dr. Luca Vona

sabato 13 febbraio 2021

Giordano di Sassonia, propagatore degli ideali evangelici

I domenicani ricordano oggi Giordano di Sassonia, biografo di Domenico di Guzman e suo successore alla guida dell'Ordine dei predicatori.

Giordano era nato a Burgberg, in Sassonia, attorno al 1185, e si era trasferito a Parigi per studiare teologia in questa città. A seguito dell'incontro con Domenico, la sua vita cambiò profondamente. Un anno più tardi, Giordano entrò nell'Ordine domenicano insieme a Enrico di Colonia, suo carissimo amico.

Giordano di Sassonia, affresco del Beato Angelico

Alla morte di Domenico, Giordano di Sassonia assunse la guida dell'Ordine, consolidando e diffondendo ovunque l'attività dei Predicatori. Nel corso del suo ministero il numero dei conventi e dei frati venne decuplicato, si giunse a formulare le Costituzioni e a fornire un assetto stabile alla vita domenicana, in anni di grande fermento e instabilità spirituale.

Giordano, uomo di profonda serenità e grande propagatore degli ideali evangelici che avevano guidato la vita e l'azione di Domenico, ebbe tra l'altro il merito di fornirci nel suo Libro sulle origini dei frati predicatori una delle rare vite di fondatori equilibrate e prive degli eccessi agiografici tipici dell'epoca medioevale.

Egli morì naufrago, mentre tornava dalla Terra Santa, da una delle sue frequenti visite alle province dell'Ordine, il 13 febbraio del 1237.

Tracce di lettura

Cara sorella, è stato il tuo desiderio che ti ha spinta a scrivermi, e io dunque ti dirò qualcosa a proposito del santo desiderio.
Carissima, il desiderio degli antichi padri invitò il tuo Sposo, Cristo Figlio di Dio, a venire a soffrire, ed egli venne. Invitato dai tuoi desideri alle tue gioie, come potrà non venire? Innalza tutti i tuoi desideri verso il cielo.
Se vuoi imparare una lingua spirituale, vivi con il desiderio dei paesi del cielo, in modo che se avrai occasione di leggere un libro dal contenuto spirituale o ascoltare un predicatore, tu li possa comprendere. Il senso delle cose spirituali non può essere compreso da chi non è mai stato nelle regioni dello spirito. (Giordano di Sassonia, Lettere)

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose