Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

domenica 4 settembre 2022

Una lezione di preghiera da parte di Gesù

COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA DODICESIMA DOMENICA DOPO LA PENTECOSTE

Colletta

O Dio, che hai manifestato la tua onnipotenza principalmente mostrando la tua pietà e misericordia; concedici benigno la tua grazia in abbondanza, affinché noi, correndo sulla via dei tuoi comandamenti, possiamo ottenere la ricompensa promessa e prendere parte al tuo regno celeste. Per Gesù Cristo nostro Signore Amen.

Letture

1 Cor 15,1-11; Lc 18,9-14

Commento

Le parole con cui Luca introduce la parabola del pubblicano e del fariseo ci informano che egli la pronunciò per coloro che “erano persuasi di essere giusti e disprezzavano gli altri" (Lc 18,9). I protagonisti della parabola rappresentano due tipologie di credenti e la tentazione di sentirsi tra coloro che appartengono “alla chiesa giusta”, al popolo degli “eletti”, biasimando, o quantomeno compatendo, “quelli di fuori”.

Il Vangelo di Luca, dopo averci riportato, in questo stesso capitolo, l’esortazione di Gesù a pregare continuamente “senza stancarsi” (Lc 18, 1), offre questa parabola in cui viene spiegato come bisogna pregare.

La preghiera del fariseo, apparentemente, è una preghiera di ringraziamento a Dio. In realtà, il fariseo è completamente centrato su se stesso, nella presunzione di non essere “come gli altri uomini” (Lc 18,11). Compie diverse opere buone, andando anche molto al di là di ciò che è richiesto dalla legge mosaica: digiuna due volte a settimana, mentre all’ebreo osservante era comandato di digiunare una volta l'anno in occasione della memoria annuale della distruzione del primo tempio; paga la decima di tutto, mentre in realtà la decima era richiesta solo su alcuni prodotti.

Ciò che Gesù mette in discussione non sono le opere buone del fariseo, ma il suo atteggiamento interiore, contrapposto a quello del pubblicano, che risulta molto diverso. Il fariseo prega stando ritto in piedi - una posizione che sembra testimoniare una grande sicurezza di sé davanti a Dio - e parlando “dentro di sé” (Lc 18,11), trasformando la sua preghiera in una mormorazione contro il prossimo, rendendola dunque una sorta di bestemmia.

Il pubblicano, invece, proclama ad alta voce il suo status di peccatore. D’altra parte, era un peccatore “pubblico”, per il suo ruolo di agente della risocossione delle tasse per conto dell’occupante romano (e spesso tale riscossione, già considerata riprovevole di per sé, si macchiava ulteriormente di disonestà). Ma egli non respinge le accuse che gli vengono rivolte: ciò che il fariseo mormora dentro di sé contro il pubblicano questi lo riconosce, portando la propria vergogna davanti a Dio. Di qui la sua preghiera, a sguardo basso e a debita distanza dal Santo dei Santi, il luogo del Tempio che rappresentava la presenza di Dio sulla terra: “stando lontano, non ardiva neppure alzare gli occhi al cielo” (Lc 18,1). Il pubblicano non ha nulla di cui gloriarsi, soltando chiede a Dio “sii placato verso me peccatore” (Lc 18,14).

Gesù non condanna le buone opere del fariseo, né sminuisce il peccato del pubblicano; ma loda il suo modo di pregare, ovvero il modo in cui egli si relaziona con Dio e, di conseguenza, con il prossimo. Il pubblicano appare consapevole del male arrecato e del suo essersi posto lontano da Dio e dai suoi comandamenti. Questa è la condizione di tutti noi, compreso il fariseo, con il suo perfezionismo spirituale. 

La parabola del fariseo e del pubblicano ci insegna che pregare bene significa essere veritieri con se stessi, riconoscendosi bisognosi di salvezza; e significa essere veritieri con Dio, riconoscendolo come un Dio misericordioso, che in Cristo, ha donato se stesso per la nostra salvezza.

- Rev. Dr. Luca Vona

venerdì 2 settembre 2022

Nicolai Grundtvig. La parola è il veicolo dello Spirito

Il 2 settembre del 1872 muore a Copenaghen Nicolai Frederik Severin Grundtvig, pastore della Chiesa luterana di Danimarca e innografo tra i più fecondi nella storia della Riforma.
Nativo di Udby, nel Seeland danese, Nicolai Grundtvig fu contemporaneo di Søren Kierkegaard, e al pari di questi - seppur con un'impostazione teologica profondamente differente - contribuì in modo decisivo alla reinterpretazione della tradizione luterana nel suo paese. La sua intuizione di fondo è che la vita spirituale si trasmette essenzialmente mediante il linguaggio, e che la parola è il veicolo dello spirito, sia nel linguaggio profano che nella predicazione della chiesa. A partire da questa intuizione, e profondamente convinto dell'importanza della libertà umana - valorizzata e non negata da un Dio che si comunica «parlando» -, egli sostenne che là dove la Parola è predicata e quindi accolta nella professione di fede di una comunità, la comunità stessa diviene chiesa: presenza santa e vivente di Cristo nella storia. Tale concezione dinamica e spirituale della chiesa, che Grundtvig deve a una rilettura di Lutero alla luce della tradizione patristica e in particolare di Ireneo da Lione, traspare nei più di 1500 inni che Grundtvig ci ha lasciato, e gli ha permesso di essere un precursore del moderno ecumenismo. Coerentemente con la sua preferenza per la comunicazione orale della fede, egli diede vita a molte «scuole superiori popolari», che si sarebbero diffuse ben al di là dei confini della Danimarca. A lungo incompreso e osteggiato nella sua stessa chiesa, Grundtvig fu tuttavia riconosciuto negli ultimi anni della sua vita da tutti come un maestro e un pastore di grande valore.

Tracce di lettura

O occhi, davvero siete benedetti,
voi che avete visto il Figlio di Dio sulla terra!
O orecchi, davvero siete colmi di grazia,
voi che avete udito la sua parola,
la parola dell'unico sulla cui lingua non vi è che la verità di Dio e la sua grazia!
Molti profeti e re avevano desiderato vedere il tuo giorno.
I gemiti del cuore e i canti degli angeli
avevano profetizzato l'anno di grazia
in cui la luce e la vita di Dio avrebbero trionfato con la loro forza
sulla tenebra e sulla morte.
Come siamo fortunati noi cristiani:
il tempo della grazia non è mai passato;
illuminati dal radunarsi insieme della chiesa
anche noi siamo i figli prediletti della grazia.
Gli occhi vedono, gli orecchi odono colui che porta a noi la parola di Dio,
colui che ci accorda luce e vita con il suo Spirito e la sua Parola,
colui che ricompone ogni nostra vita spezzata alla sua fonte e alla mensa del suo altare:
Gesù Cristo, che porta a noi la gioia, viene vivente, è presente in mezzo a noi
(N. Grundtvig, Inni )

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Nicolai Frederik Severin Grundtvig (1783-1872)

1 Minute Gospel. A completely new garment

Reading

Luke 5:33-39

33 They said to him, “John’s disciples often fast and pray, and so do the disciples of the Pharisees, but yours go on eating and drinking.”
34 Jesus answered, “Can you make the friends of the bridegroom fast while he is with them? 35 But the time will come when the bridegroom will be taken from them; in those days they will fast.”
36 He told them this parable: “No one tears a piece out of a new garment to patch an old one. Otherwise, they will have torn the new garment, and the patch from the new will not match the old. 37 And no one pours new wine into old wineskins. Otherwise, the new wine will burst the skins; the wine will run out and the wineskins will be ruined. 38 No, new wine must be poured into new wineskins. 39 And no one after drinking old wine wants the new, for they say, ‘The old is better.’”

Comment

Jewish law required fasting only once a year for the celebration of Yom Kippur, or the Day of Atonement. All the other fasts were voluntary initiatives and often became, at the time of Jesus, an occasion to show off one's religiosity. The Lord's only fast mentioned in the Gospels is the fast he performed in his retreat of forty days in the desert, before starting his ministry. This fast is carried out in a private way, far from the eyes of the world, as he will invite us to do during his preaching (Mt 6:16-18).

The reference to the image of the wedding refers to the new spousal relationship of God with his people, in the person and mission of Jesus. Not understanding the significance of the event that Jesus, Son of God incarnate, represents in the history of Israel and of all humanity, these disciples of John and the group of Pharisees are unable to appreciate - we can say to "taste" - the new wine of the Gospel.

Jesus' teaching is not a "patch" of Judaism, nor can the gospel be simply an adaptation to the Mosaic Law. A ferment in it makes the skins of ancient Jewish religiosity burst; the precious and newly woven fabric represented by the Son of God can only tear the old fabric if it is force-sewn onto it.

Jesus himself will be "torn", "torn" from his disciples, by the doctors of the old law: this is the meaning of the Greek word apairomai, which heralds the violent end of the Messiah.
Christians too, risk being satisfied with old wine, ignoring the newness that the Gospel always brings with it in personal life, communities, and everyday life.

For this reason, no true believer will try to be a copy - ugly or beautiful - of a believer of the past, even though the memory of the witnesses of the faith can be a useful stimulus for spiritual growth. The Lord wants his word to ferment in us producing unique wine and he wants to weave a completely new garment with our lives.

Prayer

You have woven us into the womb, o Lord; may your grace bring to fulfillment in us what you have established for our days. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona


Fermati 1 minuto. Un abito completamente nuovo

Lettura

Luca 5,33-39

33 Allora gli dissero: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno orazioni; così pure i discepoli dei farisei; invece i tuoi mangiano e bevono!». 34 Gesù rispose: «Potete far digiunare gli invitati a nozze, mentre lo sposo è con loro? 35 Verranno però i giorni in cui lo sposo sarà strappato da loro; allora, in quei giorni, digiuneranno». 36 Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per attaccarlo a un vestito vecchio; altrimenti egli strappa il nuovo, e la toppa presa dal nuovo non si adatta al vecchio. 37 E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spacca gli otri, si versa fuori e gli otri vanno perduti. 38 Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi. 39 Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: Il vecchio è buono!».

Commento

La legge ebraica prevedeva il digiuno solo una volta l'anno per la celebrazione dello Yom Kippur, ovvero il Giorno dell'espiazione. Tutti gli altri digiuni erano iniziative volontarie e diventavano spesso, al tempo di Gesù, un'occasione per ostentare la propria religiosità. L'unico digiuno del Signore menzionato nei Vangeli è quello compiuto nel suo ritiro di quaranta giorni nel deserto, prima di dare avvio al suo ministero. Tale digiuno è compiuto in forma privata, lontano dagli occhi del mondo, come d'altra parte egli inviterà a fare durante la sua predicazione (Mt 6,16-18).

Il richiamo dell'immagine delle nozze rimanda al nuovo rapporto sponsale di Dio con il suo popolo, nella persona e nella missione di Gesù. Non comprendendo la portata dell'evento nella storia di Israele e dell'umanità tutta, questi discepoli di Giovanni e il gruppo di farisei non riescono ad apprezzare, possiamo dire a "gustare", il vino nuovo del vangelo.

L'insegnamento di Gesù non è un "rattoppo" del giudaismo, né il vangelo può essere semplicemente un adattamento alla Legge mosaica. Vi è in esso un fermento tale da far scoppiare gli otri dell'antica religiosità ebraica; la stoffa pregiata e di nuova tessitura rappresentata dal Figlio di Dio può solo lacerare la stoffa vecchia se cucita a forza su di essa.

Gesù stesso verrà "lacerato", "strappato" ai suoi discepoli, dai dottori della vecchia legge: questo il senso della parola greca apairomai, che preannuncia la fine violenta del Messia.
Anche i cristiani rischiano di accontentarsi del vino vecchio, ignorando la novità che il vangelo porta sempre con sé nella vita personale, nelle comunità, nell'"oggi". 

Nessun vero credente cercherà di essere la copia - brutta o bella che sia - di un credente del passato, per quanto la memoria dei testimoni della fede possa essere un utile stimolo alla crescita spirituale. Il Signore vuole che la sua parola fermenti in noi producendo un vino unico e vuole intessere con le nostre vite un abito completamente nuovo.

Preghiera

Tu ci hai intessuti nel seno materno Signore; la tua grazia porti in noi a compimento ciò che hai stabilito per i nostri giorni quando ancora non ne esisteva uno. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

giovedì 1 settembre 2022

1 Minute Gospel. Grace respects our nature

Reading

Luke 5:1-11

5 One day as Jesus was standing by the Lake of Gennesaret, the people were crowding around him and listening to the word of God. 2 He saw at the water’s edge two boats, left there by the fishermen, who were washing their nets. 3 He got into one of the boats, the one belonging to Simon, and asked him to put out a little from shore. Then he sat down and taught the people from the boat.
4 When he had finished speaking, he said to Simon, “Put out into deep water, and let down the nets for a catch.”
5 Simon answered, “Master, we’ve worked hard all night and haven’t caught anything. But because you say so, I will let down the nets.”
6 When they had done so, they caught such a large number of fish that their nets began to break. 7 So they signaled their partners in the other boat to come and help them, and they came and filled both boats so full that they began to sink.
8 When Simon Peter saw this, he fell at Jesus’ knees and said, “Go away from me, Lord; I am a sinful man!” 9 For he and all his companions were astonished at the catch of fish they had taken, 10 and so were James and John, the sons of Zebedee, Simon’s partners.
Then Jesus said to Simon, “Don’t be afraid; from now on you will fish for people.” 11 So they pulled their boats up on shore, left everything and followed him.

Comment

The scene on this page of the Gospel of Luke takes place in an important place of trade and water supply in Galilee, near the lake of Genèsaret, more than two hundred meters below sea level, also known as the Sea of ​​Galilee; on its banks stood the city of Capernaum, where Jesus had performed many miracles, as attested by the episode of the teaching in the synagogue of Nazareth ("‘Do here in your hometown what we have heard that you did in Capernaum"; Lk 4:23) and the healing of the possessed in the synagogue.

The interest that Jesus aroused from the beginning of his ministry is attested by this great crowd that "thronged around him to hear the word of God" (v. 1). Against this background we glimpse the figure of the fishermen, certainly including Peter, busy cleaning their nets and disappointed for not having caught anything.

The encounter with Jesus represents a radical turning point in the life of Peter and his companions, who will follow Christ in discipleship. The prodigy of the miraculous catch of fish passes through the recognition in Jesus of the Master, here and in various New Testament passages defined as such with the Greek word epistatès, which, unlike the more common didaskalos, indicated not a simple teacher, but a person invested with authority towards the disciples and directly responsible to them, just as the good shepherd is responsible for his sheep (Jn 10:11).

Peter's profession of faith, despite his initial incredulity, manifested at the beginning of his response to Jesus, is what makes the miraculous event possible; this is followed by the confession of sin for one's own unbelief. Jesus' response attests that the miracle just performed is only a sign - as indeed all his prodigies in the Gospels and in our life - of a greater reality, of the call to a broader existential perspective: in the case of Peter, that of becoming a "fisher of men" (v. 10).

Jesus does not completely upset Peter's life but makes him pass "from one level to another", from fisher of fish to fisher of men. Peter's personality, his peculiarities, and his talents, however poor, they are respected. This also happens when Christ challenges our lives by calling us "to something higher". The evangelical conversion is a conversion from sin but respects our individuality, and our profound identity, while healing it from the wounds that prevent it from expressing itself fully.

Prayer

Free our eyes, o Lord, from the veil of unbelief so that we can recognize and gratefully welcome the signs you perform in our life and follow you faithfully to proclaim your word. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona



Fermati 1 minuto. Prendi il largo

Lettura

Luca 5,1-11

1 Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret 2 e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. 3 Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. 4 Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». 5 Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». 6 E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. 7 Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. 8 Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». 9 Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; 10 così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». 11 Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Commento

La scena si svolge in un importante luogo di commercio e approvvigionamento idrico della Galilea, presso il lago di Genèsaret, oltre duecento metri sotto il livello del mare, lago detto anche mare di Galilea; sulle sue sponde sorgeva la città di Cafarnao, dove Gesù aveva compiuto molti miracoli, come attesta l'episodio dell'insegnamento nella sinagoga di Nazaret («Quanto abbiamo udito che hai compiuto a Cafàrnao fallo anche qui, nella tua patria!»; Lc 4,23).

L'interesse che Gesù riscuote fin dagli inizi del suo ministero è testimoniato dalla grande folla che "gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio" (v. 1). Su questo sfondo intravediamo in disparte la figura dei pescatori, tra cui Simon Pietro, affaccendati nel pulire le reti e delusi per non aver pescato nulla. 

L'incontro con Gesù rappresenta una svolta radicale nella vita di Pietro e dei suoi compagni, che seguiranno il Cristo nel discepolato. Il prodigio della pesca miracolosa passa attraverso il riconoscimento in Gesù del Maestro, qui e in diversi passaggi neotestamentari definito tale con la parola greca epistatès, che a differenza del più comune didaskalos, indicava non un semplice insegnante, ma una persona rivestita di autorità verso i discepoli e direttamente responsabile nei loro confronti, proprio come il buon pastore è responsabile delle sue pecore (Gv 10,11). 

La professione di fede di Pietro, nonostante l'iniziale incredulità, manifestata al principio della sua risposta a Gesù, è ciò che rende possibile l'evento miracoloso; a questo segue la confessione di peccato per la propria incredulità. La risposta di Gesù sta a significare che il miracolo appena compiuto è solo un segno - come d'altra parte tutti i suoi prodigi nei Vangeli e nella nostra vita - di una realtà più grande, della chiamata a una prospettiva esistenziale più ampia: nel caso di Pietro, quella di diventare "pescatore di uomini" (v. 10). 

Gesù non stravolge del tutto la vita di Pietro, ma lo fa passare "da un livello a un altro", da pescatore di pesci a pescatore di uomini. La personalità di Pietro, le sue peculiarità e i suoi talenti, per quanto poveri, vengono rispettati. Così accade anche quando Cristo interpella le nostre vite chiamandoci "a qualcosa di più alto". La conversione evangelica è conversione dal peccato, ma rispetta la nostra individualità, la nostra identità profonda, pur sanandola dalle ferite che le impediscono di esprimersi in pienezza.

Preghiera

Libera i nostri occhi, Signore, dal velo dell'incredulità affinché possiamo riconoscere e accogliere con gratitudine i segni che compi nella nostra vita e seguirti fedelmente per proclamare la tua parola. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona