Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

lunedì 3 gennaio 2022

Fermati 1 minuto. Cristo, rivelazione di mitezza

Lettura

Giovanni 1,29-34

29 Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! 30 Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. 31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele». 32 Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. 34 E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».

Commento

Nel battesimo di Gesù al Giordano, Giovanni Battista fa la sua presentazione di Gesù, ma è lo Spirito Santo che discende dal cielo a confermare la sua e la nostra fede. Il battesimo di penitenza amministrato da Giovanni si trasforma, per Gesù, in una grande teofania in cui Dio lo proclama suo Figlio. 

Il titolo di "agnello di Dio" attribuito da Giovanni al Signore può avere diversi riferimenti: l'agnello apocalittico, che distruggerà il male presente nel mondo (Ap 5-7; 17,14); l'agnello pasquale, con cui è stato salvato Israele (Es 12); l'agnello immagine del servo sofferente che dà la sua vita per i peccati della comunità (Is 53,7.10). L'immagine dell'agnello riferita a Gesù esprime la sua pazienza nel soffrire, la sua innocenza e la forza redentrice del suo sacrificio.

L'agnello di Dio non ha tolto ma "toglie" - gr. ho airon - i peccati del mondo. Il verbo al congiuntivo indica non un singolo atto ma un azione continua. Il sacrificio della croce si rinnova nella liturgia celeste e con l'influsso della grazia nella vita del credente sulla terra.

Il "peccato del mondo" è la situazione in cui si trova l'intera umanità. In questo contesto la parola "mondo" indica l'umanità in generale e non il singolo individuo. Il sacrificio di Cristo raggiunge ogni essere umano, senza distinzione (1 Gv 2,2). Giovanni tuttavia, afferma chiaramente che l'efficacia del sacrificio di Gesù è per coloro che lo accolgono (Gv 1,11-12).

Per l'evangelista la preesistenza di Gesù è implicita, per questo il Battista afferma "era prima di me" (v. 30). La divinità di Gesù è espressa anche dal titolo "Figlio di Dio" attribuitogli da Giovanni Battista (v. 34) e che Gesù applicherà a se stesso. I giudei dimostreranno di comprenderne il significato come rivendicazione dell'uguaglianza con Dio (Gv 5,18).

Il battesimo amministrato da Giovanni è perché Gesù "fosse fatto conoscere a Israele" (v. 31); non è dunque un battesimo di perdono completo dei peccati, ma di preparazione alla rivelazione di colui che adempirà la volontà di salvezza dell'umanità da parte di Dio.

La colomba che discende e rimane su Gesù è simbolo dello Spirito Santo che attesta la sua messianicità; l'immagine rimanda anche alla pace ristabilita da Dio con l'uomo dopo il diluvio (Gen 8,8) mediante l'inaugurazione di una nuova creazione.

Poiché l'agnello di Dio ci comunica continuamente i benefici del suo sacrificio unico, perfetto e sufficiente per l'espiazione dei peccati del mondo intero, siamo chiamati a vivere il nostro battesimo ogni giorno, come realtà attuale nella nostra esistenza.

Preghiera

Signore Gesù Cristo, fa' che possiamo riconoscerti come nostro salvatore e che possiamo imitare la tua mitezza nei confronti degli uomini e la tua docilità nel compiere la volontà del Padre. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

domenica 2 gennaio 2022

Breviario Metodista. Antologia dai Sermoni di John Wesley

Non c'è dunque nessuna condanna per coloro che credono in Cristo Gesù. Ed essendo salvati dalla colpa, sono salvati dalla paura. Non dal timore filiale di offendere; ma da ogni timore servile; da quella paura che dà tormento; dalla paura della punizione; per timore dell'ira di Dio, che ormai non considerano più un Maestro severo, ma un Padre indulgente. Non hanno ricevuto di nuovo lo spirito di schiavitù, ma lo Spirito di adozione, per cui gridano «Abbà, Padre»: lo Spirito stesso attesta con il loro spirito, che sono figli di Dio". Sono salvati dalla paura, ma non dalla possibilità di allontanarsi dalla grazia di Dio e di venire meno alle grandi e preziose promesse. – “Salvezza mediante la fede”, predicato a St. Mary's Oxford, 18 giugno 1738



Like Oaks Rooted in Faith

COMMENT ON THE LITURGY OF THE SECOND SUNDAY AFTER CHRISTMAS


Collect

Almighty God, who hast poured upon us the new light of thine incarnate Word; Grant that the same light enkindled in our hearts may shine forth in our lives; through Jesus Christ our Lord. Amen.

Readings

Is 61,1-3; Mt 2,19-23

Comment

Joseph, warned once again in a dream by an angel, is exhorted to leave Egypt and return to his homeland, because Herod, who had tried to kill the baby Jesus, died. He goes to live in a city called Nazareth, "so that he might fulfill what was said by the prophets".

Indeed, we do not find specific prophecies about this in the Old Testament. Therefore this association between the name of the city and Jesus is explained in relation to the Hebrew term neser, "sprout", as Jesus is the sprout that sprouted from the trunk of Jesse (father of King David), or in relation to the word nazir, "Nazirite ", the one who, such as Samson, made a particular vow to the Lord, abstaining from fermented drinks, not cutting his hair and following other rules of ritual purity. However, Jesus drinks wine and touches dead bodies to resurrect them, so this association could only be understood in terms of a total consecration to the Father.

Joseph's return to Israel demonstrates that no place can be excluded from the visit of God. Joseph is joined by the grace in Egypt, Ezekiel in Babylon and John in Patmos. God helps us in a foreign land. The world is our place of slavery and exile, while Heaven is our Canaan, our true home, our rest. We must promptly abandon the first in order to move towards the second, as soon as the grace of God calls us.

The reality of this spiritual exodus and the one who makes it possible for us is well described by the prophet Isaiah. The Servant of the Lord, protagonist of the last part of his book, is the last of the prophets and the redeemer of Israel who brings freedom to the exiles in Babylon. In Luke's Gospel we see that Jesus applied these words to himself precisely in the synagogue of Nazareth, at the beginning of his ministry. He clearly says "Today this Scripture has been fulfilled" (Lk 4:21).

Jesus is the consecrated one among the prophets, the one who has received the anointing and authority from the Father to lead mankind to salvation through his royal office. He defeats our enemies: Satan, sin and death. The words of the passage from Isaiah seem to allude to all three persons of the Trinity: "The spirit" ... "of the Lord God" (the Father) ... "is upon me" (the Son).

The passage quoted by Jesus stops after the words "to proclaim the year of the Lord's grace"; the day of vengeance and the consolation of the afflicted will in fact come to an end with his return at the end of time. When the day of his judgment comes, the saved will be like "oaks of righteousness", because they are firmly rooted in faith.

- Rev. Dr. Luca Vona


Come querce radicate nella fede

COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA SECONDA DOMENICA DOPO IL NATALE

Colletta

Dio Onnipotente, che hai effuso su di noi la luce nuova del tuo Verbo incarnato; concedici che la stessa luce accesa nei nostri cuori possa risplendere nelle nostre vite; per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

Letture

Is 61,1-3; Mt 2,19-23

Commento

Giuseppe, avvertito ancora una volta in sogno da un angelo, è esortato ad abbandonare l'Egitto e ritornare in patria, perché Erode, che aveva cercato di uccidere il bambino Gesù, è morto. Egli va ad abitare in una città chiamata Nazaret, "perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti".

In verità, non troviamo profezie specifiche in tal senso nell'Antico Testamento. Perciò questa associazione tra il nome della città e Gesù è spiegata in relazione al termine ebraico neser, "germoglio", in quanto Gesù è il germoglio spuntato dal tronco di Iesse (padre del re Davide), oppure in relazione alla parola nazir, "nazireo", colui che, come ad esempio Sansone, faceva un particolare voto al Signore, astenendosi dalle bevande inebrianti, non tagliandosi i capelli e seguendo altre regole di purità rituale. Gesù, tuttavia, beve vino e tocca i cadaveri per risuscitarli, pertanto tale associazione potrebbe essere intesa solo nei termini di una totale consacrazione al Padre.

Il ritorno di Giuseppe in Israele dimostra che nessun luogo può essere escluso dalla visita della grazia di Dio; Giuseppe viene raggiunto da essa in Egitto, Ezechiele a Babilonia e Giovanni a Patmos. Dio ci soccorre in terra straniera. Il mondo è il nostro luogo di schiavitù e di esilio, mentre il Cielo è la nostra Canaan, la nostra vera casa, il nostro riposo. Dobbiamo abbandonare prontamente il primo per incamminarci verso la seconda, appena la grazia di Dio ci chiama. 

La realtà di questo esodo spirituale e colui che lo rende per noi possibile è ben descritta dal profeta Isaia. Il Servo del Signore, protagonista dell'ultima parte del suo libro, è l'ultimo dei profeti e il redentore di Israele che porta la libertà agli esuli in Babilonia. Nel Vangelo di Luca vediamo che Gesù ha applicato su di sé queste parole proprio nella sinagoga di Nazaret, all'inizio del suo ministero. Egli dice chiaramente "Oggi si è adempiuta questa Scrittura" (Lc 4,21). 

Gesù è il consacrato tra i profeti, colui che ha ricevuto l'unzione e l'autorità dal Padre per condurre alla salvezza il genere umano mediante il suo ufficio regale. Egli fa giustizia dei nostri nemici: Satana, il peccato e la morte.

Il passo citato da Gesù si ferma dopo le parole "per proclamare l'anno di grazia del Signore"; il giorno in cui il mondo sarà giudicato e gli afflitti consolati, giungeranno infatti a compimento con il suo ritorno alla fine dei tempi. Quando verrà il giorno del suo giudizio i salvati saranno come "querce di giustizia", perché saldamente radicati nella fede.

- Rev. Dr. Luca Vona

sabato 1 gennaio 2022

The Feast of the Circumcision of the Lord

In the primitive Roman liturgy, the memory of Mary's birth and divine motherhood was celebrated on this day, as testified by the solemn statio of "Santa Maria ad martyres" on January 1st.
In the Byzantine East, however, the Synaxis of the Blessed Mother of God is celebrated the day after the solemnity of Christmas, on December 26th.
On Gallican influence, and following the introduction by Pope Sergius during the seventh century of various Marian feasts from the East, the feast of the Circumcision of the Lord took over the memory of Mary, aimed at historicizing the celebration of the mystery of the Incarnation through the symbolic separation of the crucial moments of the saving economy of the Word.
Finally, in medieval times, under the influence of Bede the Venerable, Bernard of Clairvaux and Francis of Assisi, developed the devotion to the Name of Jesus, that spread in the West, and was prescribed in 1721 as an obligatory feast for the whole church to be celebrated Sunday between January 1st and Epiphany.
The coexistence of different influences welcomed and ordered in a single solemnity today allows the Western Church to synthesize in the Octave of Christmas the fundamental meaning of the Incarnation, which is the condescension of the Word, who wanted to fully assume our human nature. being born in the flesh of the virgin Mary and submitting to the Law through circumcision.
And while contemplating the lowering of the Son, the church glorifies the Name of Jesus, which means "the Lord saves", imposed on him on the day of his circumcision, thus fully grasping the meaning of the Incarnation and turning to the celebration of the Epiphany of the Lord to the people of Israel, to the church and to the whole world.



Festa della Circoncisione del Signore e del Santo Nome di Gesù

Nella primitiva liturgia romana in questo giorno veniva celebrata la memoria della nascita e della maternità divina di Maria, come testimonia la statio solenne di «Santa Maria ad martyres» del 1° gennaio.
Nell'oriente bizantino, invece, la Sinassi della santissima Madre di Dio viene celebrata all'indomani della solennità del Natale, il 26 dicembre.
Su influsso gallicano, e a seguito dell'introduzione da parte di papa Sergio nel corso del VII secolo di diverse festività mariane provenienti dall'oriente, alla memoria di Maria subentrò la festa della Circoncisione del Signore, volta a storicizzare la celebrazione del mistero dell'incarnazione attraverso la separazione simbolica dei momenti cruciali dell'economia salvifica del Verbo.
In epoca medievale, infine, per influsso di Beda il Venerabile, di Bernardo di Clairvaux e di Francesco di Assisi, si diffuse in occidente la devozione per il Nome di Gesù, che fu prescritta nel 1721 come festa obbligatoria per tutta la chiesa da celebrarsi la domenica tra il 1° gennaio e l'Epifania.
La compresenza di diversi influssi accolti e ordinati in un'unica solennità consente oggi alla chiesa d'occidente di sintetizzare nell'Ottava del Natale il significato fondamentale dell'incarnazione, che è la condiscendenza del Verbo, il quale volle assumere pienamente la nostra natura umana nascendo nella carne dalla vergine Maria e sottomettendosi alla Legge attraverso la circoncisione.
E mentre contempla l'abbassamento del Figlio, la chiesa glorifica il Nome di Gesù, che significa «il Signore salva», impostogli nel giorno della sua circoncisione, cogliendo così in pienezza il senso dell'incarnazione e volgendosi alla celebrazione dell'Epifania del Signore al popolo di Israele, alla chiesa e al mondo intero.

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose