Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

domenica 13 novembre 2016

Rowan Williams e la "Preghiera di Gesù"

Rowan Williams, già Arcivescovo di Canterbury e Primate della Comunione Anglicana è un fervente praticante e sostenitore della preghiera esicasta, detta anche "Preghiera di Gesù" e appartenente alla tradizione delle Chiese Orientali. Riportiamo qui di seguito un brano tratto da una intervista apparsa sul periodico New Statesman, di cui trovate in nota il link.

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Rowan Williams, 104° Arcivescovo di Canterbury

Il rituale per me più significativo, a parte la routine del culto pubblico e dell'Ufficio del mattino e della sera, non appartiene alla tradizione anglicana.
I lettori di Franny and Zooey di Salinger (o del "Pellegrino russo", nota del traduttore) ricorderanno quella disciplina meditativa che appartiene alla tradizione greca e russa, la ripetizione della "Preghiera di Gesù": Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore (tratte da Lc 18 e Mt 16).
Praticamente chiunque scriva qualcosa sull'Ortodossia Orientale descrive questa preghiera e la disciplina fisica che può essere utilizzata per supportarla: essere consapevoli del proprio respiro, sedersi in un certo modo, focalizzare l'attenzione sul proprio petto, "facendo discendere la mente nel cuore".
L'interesse nell'unire le parole con le posture del corpo e il respiro è caratteristico anche delle pratiche di preghiera non-cristiane e durante gli ultimi decenni, la crescente esposizione alle dottrine buddhiste mi ha portato a conoscere pratiche non distanti dalla "Preghiera di Gesù", capaci di favorire quella presenza fisica e mentale che la preghiera richiede. La meditazione camminata, con un ritmo lento, coordinando ogni passo con il respiro, è una pratica che ho trovato estremamente importante per prepararmi a una lunga meditazione silenziosa.
Così il rituale ordinario con cui comincio la mia giornata è di svegliarmi presto per una breve passeggiata meditativa o, alcune volte, per poche prostrazioni lente, prima di fare 30-40 minuti di ginnastica ripetendo la "Preghiera di Gesù", lasciando qualche momento tra una ripetizione e l'altra per ascoltare il battito del cuore. La preghiera non ha nulla a che fare con le invocazioni magiche o l'autosuggestione, ma è semplicemente uno strumento per distaccare la mente dalle immagini e dai pensieri distraenti. Questo accade in maniera spontanea, mentre semplicemente ripeti le parole della preghiera (Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore) e porti gentilmente l'attenzione su di esse. Teologicamente potremmo definirlo un momento in cui sei consapevole del tuo corpo come di un luogo in cui la vita "avviene" e dove, prima ancora, Dio "avviene": una vita che vive dentro di te.
Così la giornata comincia con il ricordo fisico e mentale che la tua esistenza individuale è il respiro di una vita che non ti appartiene.Nei momenti di tensione e ansietà durante la giornata, inspirando ed espirando consapevolmente poche volte, meditare sulle parole di questa preghiera, ti consente di connetterti con una vita che non è la tua, immergendo e disperdendo in essa ogni ansia.
Il praticante maturo (non io) sperimenterà una costante chiarezza nella visione del proprio Sé e del mondo e, negli stadi più avanzati, la consapevolezza di una luce interiore e di una azione che accade oltre la propria volontà, una preghiera che prega da sola, come connessione tra un Dio interiore (che prega dentro di te, ndt) e al contempo trascendente.
La "Preghiera di Gesù" è semplicemente un modo di attualizzare (nel quotidiano) ciò che accade in una scala più ampia nella sacramentalità liturgica.
E' un peccato che molti cristiani occidentali oggi percepiscano questa pratica come estranea. Ma credo che nessuno di noi possa scoprire il significato profondo della religione senza esporsi a nuovi modi di essere nel proprio corpo.

- Tratto da New Statesman, 8 luglio 2014

Per ulteriori approfondimenti sulla "Preghiera di Gesù" (Esicasmo) consigliamo il sito, ricchissimo di risorse, http://digilander.libero.it/esicasmo/ESICASM/INDICE.htm

L'intervista integrale, in inglese, può essere letta al seguente link: http://www.newstatesman.com/culture/2014/07/after-god-how-fill-faith-shaped-hole-modern-life

sabato 29 ottobre 2016

Il segno della croce nel Metodismo

Il segno della croce è un gesto cristiano che consiste nel tracciare con un dito o con tutta la mano un segno in forma di croce sopra il proprio corpo o nell'aria nella direzione di altre persone o cose.
Il "piccolo segno di croce", fatto con il dito pollice o indice della mano destra è attestato già da Tertulliano e Clemente di Alessandria nel II secolo dopo Cristo. Tertulliano scrive nel De corona militis:

« Se ci mettiamo in cammino, se usciamo od entriamo, se ci vestiamo, se ci laviamo o andiamo a mensa, a letto, se ci poniamo a sedere, in queste e in tutte le nostre azioni ci segniamo la fronte col segno di croce.»

Oltre al piccolo segno di croce, più tardi (verso il X secolo, forse inizialmente nell'ambiente monastico) fu introdotto nella liturgia il grande segno di croce. Probabilmente l'uso non-liturgico di questo gesto esisteva già dal V secolo.

Il segno della croce è presente nella liturgia metodista fin dalle origini ed è effettuato dal pastore durante il culto per la grande preghiera di ringraziamento, la confessione e perdono dei peccati e la benedizione di congedo. John Wesley, leader principale del primo metodismo, revisionò il Book of Common Prayer anglicano pubblicando per le chiese metodiste il Sunday Service of the Methodist in North America che istruisce i ministri a fare il segno della croce sul petto dei bambini immediatamente dopo averli battezzati. Il segno della croce per il rito del battesimo è ancora oggi presente nel Book of Worship metodista e ampiamente praticato, talvolta mediante l'unzione con olio benedetto. Il mercoledi delle ceneri il segno della croce è quasi sempre fatto dal pastore sulla fronte dei laici. La liturgia per gli infermi, che sta divenendo sempre più praticata, prevede che il pastore faccia un segno di croce con l'olio benedetto sulla fronte di coloro che cercano la guarigione.

L'utilizzo del segno della croce per la devozione privata è in ambito metodista una scelta personale, incoraggiata nella United Methodist Church, la più grande confessione metodista negli Stati Uniti e una delle più numerose al mondo. Molti metodisti della United Methodist Church fanno il segno della croce dopo aver ricevuto la Comunione e alcuni ministri benedicono la congregazione con un ampio segno di croce al termine del sermone o della liturgia.

Riporto qui di seguito quanto afferma, a proporsito del segno della croce, il Rev. Daniel Benedict, direttore del Center for Worship Resources e del General Board of Dishepleship della United Methodist Church.

«Il segno della croce è una pratica cristiana della chiesa cattolica: Romana, Ortodossa, Anglicana, Luterana, di alcune chiese Metodiste e Presbiteriane.
Nulla nella United Methodist Church incoraggia o proibisce questa pratica. Dal momento che la United Methodist Church è in qualche modo un prodotto della riforma protestante la sua pietà tende all'iconoclastia, rigettando statue, icone e molte pratiche cattoliche. Ma questo è un elemento culturale della chiesa non qualcosa di scritto.
Fatta questa premessa, io sono fortemente favorevole al segno della croce e lo impiego abitualmente nella mia preghiera privata e quando ricevo la Comunione (subito prima e subito dopo avere assunto gli elementi del pane e del vino). Come pastore faccio il segno della croce sulla congregazione al termine della liturgia.
Il segno della croce è indicato in particolare in quei contesti che ci chiamano maggiormente a recuperare il nostro senso di incorporazione a Cristo in seguito al battesimo. E' un segno spesso fatto sul petto del bambino durante il rito del battesimo, sulla fronte degli ammalati e quando una persona sta morendo.
Io vi incoraggio a usare il segno della croce come ricordo del battesimo e riaffermazione delle sue promesse e come segno di incoraggiamento nella sequela di Cristo. Se noti che le persone intorno a te sono a disagio con esso prova a condividere con loro le ragioni di quel che stai facendo. Io penso che dovremmo essere altrettanto liberi di sollevare o non sollevare le nostre braccia durante la preghiera. Perché non essere altrettanto liberi di fare il segno della croce, inginocchiarci, segnarci con l'acqua benedetta attinta a un fonte dentro la chiesa? La liturgia ha a che fare anche con il corpo e il movimento non solo con le labbra e con la testa».

Nelle chiese metodiste italiane il segno della croce non è normalmente praticato né durante il culto domenicale né durante l'amministrazione del battesimo, entrambi pressoché assimilabili alla ritualità della Chiesa Evangelica Valdese, con la quale è stato siglato un patto di integrazione nel 1975 sottoscrivendo una dottrina comune e celebrando insieme lo stesso Sinodo. La pratica liturgica e le consuetudini correlate alla devozione privata sono però sempre più soggette al contributo portato da metodisti provenienti da paesi che furono terre di missione delle chiese inglesi e statunitensi. Si aprono quindi nuovi scenari possibili per un recupero delle consuetudini liturgiche e sacramentali metodiste.

La nostra chiesa pratica il segno della croce da parte del ministro di culto all'inizio della liturgia, dopo la confessione generale con l'annuncio del perdono di Cristo, e nella benedizione al termine del Culto. È inoltre praticato dal ministro di culto durante il battesimo, la confermazione, l'unzione degli ammalati e il rito delle esequie. In tutte le altre occasioni, relative alla pietà privata, resta una pratica discrezionale, secondo la diversa sensibilità dei fedeli.

- Rev. Dr. Luca Vona

giovedì 22 settembre 2016

Wesley e la comunione frequente

Un terzo mezzo di grazia promosso fortemente da John Wesley, padre del Metodismo, fu la Cena del Signore, la cui partecipazione era richiesta ai metodisti secondo le prescrizioni delle General Rules e che fu inserita nella lista dei mezzi della Grazia nelle Larges Minutes (Wesley 1984-7: i. 389-90; Wesley 1873: viii 271, 323).  A proposito della Cena del Signore, difesa in particolare nel sermone Strumenti della Grazia, Wesley chiede ai metodisti: Vi prendete parte ogni volta che se ne presenta l'occasione? Preparandovi ad essa con preghiere solenni e grande devozione?. La comunione frequente è stata praticata da Wesley stesso fin dai tempi dei suoi studi ad Oxford (cf. Heitzenrater 1985: 13), e la sua enfasi nel raccomandare di ricevere il sacramento ogni volta che se ne presenti l'occasione è chiaramente espressa nell'esortazione di Wesley The Duty of Constant Communion (Il dovere della comunione frequente) scritto nel 1732 e ripubblicato nel 1787 con una nota: Ringrazio Dio di non aver mai mutato i miei sentimenti in alcuna delle cose qui raccomandate (Weslwy 1984-7: 3, 428). La revisione wesleyana del Prayer Book, compiuta nel 1784, asserisce che gli anziani ordinati in ciascuna delle nuove chiese metodiste americane devono celebrare la Cena del Signore ogni domenica.
Il sermone Il dovere della comunione frequente esprime molto chiaramente la convinzione che il sacramento della Cena del Signore veicola la grazia divina, la grazia del perdono dei peccati commessi dopo la nuova nascita (il battesimo) e la grazia della santificazione: che possiamo ottenere la santità sulla terra e la gloria senza fine in cielo (II: 5, Wesley 1984-7: iii. 432).
John e Charles Wesley esprimono questo senso della presenza della grazia divina nel sacramento attraverso la collezioni di Inni sulla cena del Signore (Hymns on the Lord's Supper (1745; in Rattenbury 1948: 195-249,204-24, esp. section II), sebbene solo pochi di questi inni siano stati inseriti nell'Innario del 1780, che ha rappresentato uno standard per gli innari successivi.
La mancanza di ministri ordinati autorizzati a celebrare il sacramento della Cena del Signore fu uno dei principali motivi che condussero John Wesley ad autorizzare la fondazione di una Chiesa Metodista Americana (successivamente denominata Methodist Episcopal Church) nel 1784 e la celebrazione della Cena del Signore fu un tratto distintivo della vita metodista, anche nei periodi di intensa evangelizzazione.

- Fonte: The Oxford Handbook of Methodist Studies, a cura di William J. Abraham,James E. 

venerdì 2 settembre 2016

Se andassimo d'accordo potremmo convertire anche i turchi

'Ho letto quasi ogni cosa che è stata scritta da Ecolampadio e Zwingli e sono giunto alla conclusione che le loro opere vadano esaminate con discernimento.
Potremmo convertire facilmente anche i turchi all'obbedienza del Vangelo se solo trovassimo un accordo tra di noi, unendoci in una confederazione'.

I have seen almost every thing that has been written and published either by OEcolampadius or Zuinglius, and I have come to the conclusion that the writings of every man must be read with discrimination. 
We sholud easily convert even the Turks to the obedience of our gospel, if only we would agree among ourselves, and unite together in some holy confederacy.

- Thomas Cranmer a Joachim Vadian, Original Letters relative to the english Reformation, eds. Robinsons & Hastings, Cambridge 1847, VII

'Sono consapevole che hai spesso desiderato che uomini saggi e di buona volontà prendessero consiglio insieme e, comparando le loro opinioni, portassero avanti il proprio lavoro sotto la sanzione della loro autorità, abbracciando i principali soggetti della dottrina ecclesiastica e trasmettendo la verità incorrotta ai posteri'.

I am aware that you have often desired that wise and godly men should take counsel together, and, having, compared their opinions, send forth under the sanction of their authority some work, that should embrace the chief subjects of ecclesiastical doctrine, and transimit the truth uncorrupted to posterity.

- Thomas Cranmer a Melantone, Original Letters relative to the english Reformation, eds. Robinsons & Hastings, Cambridge 1847, XII

martedì 26 luglio 2016

A Cambridge, un Convegno sulle missioni protestanti dal XVII al XX secolo

Converting Europe: Protestant Missions, Propaganda and Literature  from the British Isles (1600-1900)

Girton College, University of Cambridge
30 September -1 October 2016

Organisers: Dr Simone Maghenzani (Girton College) and Prof. Stefano Villani (University of Maryland)




The birth of the Society for Promoting Christian Knowledge in 1698 marks the beginning of direct institutional involvement by the Church of England in missionary activity abroad, and a new season of proselytism. During the eighteenth and nineteenth centuries, numerous societies of religious propaganda were created both by the Established Church and non-conformists in Great Britain and Ireland, starting with the Society for the Propagation of the Gospel in Foreign Parts in 1701. The clear connection between missionary activity and British imperial expansion has been extensively investigated by historians, who have often highlighted the rhetorical and political importance of the British colonial enterprise in shaping new global Christianities. Neglected in this narrative has been the intense missionary action that these organizations, and British Protestantism more widely, engaged in towards Catholic Europe.

The conference aims to investigate the historical and theoretical context that favoured the birth of missionary institutions, looking in particular at their actions in continental Europe. We want to put together historians of the British Isles, of continental Europe, global historians, experts in Protestantism, Catholicism, and Jewish history, and ask them to go beyond the traditional boundaries of their historical disciplines. Furthermore, we will explore the origins of this missionary commitment in the religious and political turmoil of the seventeenth century, moving away from earlier approaches which emphasised the role of (solely) English religious life after the Glorious Revolution. Similarly, we adopt a long-term overview, overturning the distinction between early modern and modern: we are including the nineteenth century in our investigation, highlighting the continuity of Anglican and non-conformist missions in Europe. In doing so, we position the conference at the forefront of the debate on religious history, contributing to the radical reconsideration of the chronology of European religious history currently debated by historians. Finally, we believe necessary a constant comparative approach with Catholic missions.

This new approach is also an attempt to change the traditional perspective that saw the global Evangelical expansion as a one-way movement outwards from Europe, to the peripheries of the world. It is our contention instead that global missions and the emergence of global Christianities profoundly changed European churches at home. The attempt to spread Protestantism in Europe was indeed the product of a missionary experiment that had been tested in America, Africa, and Asia. It is our ambition to show how, in a striking theoretical overturn, continental Europe was considered a missionary land, just another periphery of the world, whose centre was instead in Imperial Britain. Catholic countries (particularly Spain and Italy) were often described using colonial language, with an emphasis on their backwardness, and their need to modernize. In this sense, the British missionary offensive in Europe has provided conceptual material to what can be called a true "imaginary colonialism". In the ideological construction of a global Evangelical Christianity, the history of this (failed) attempt to convert Europe had a role that has not been adequately investigated until now.

Programme

Friday 30 September, Stanley Library, Girton College, Cambridge

9.15 Introduction – Dr Simone Maghenzani and Prof. Stefano Villani

9.30 Chair: Prof. Francisco Bethencourt (King’s College, London)

Missionary Models
Prof. Simon Ditchfield (University of York) ‘One World is not Enough’: the Myth of Roman Catholicism as a World Religion

Prof. John Coffey (University of Leicester) Confessional Rivalry and the Rise of Protestant Missions

11.00  Tea Break

11.20 Chair: Prof. David Maxwell (Emmanuel College, Cambridge)

The Origins of Global Protestantisms
Dr Gabriel Glickman (Fitzwilliam College, Cambridge) Protestant Europe and the English Missions in Colonial America, 1660-1714

Prof. Andrew Barnes (Arizona State University), British Imperialism and the Regeneration of Africa: Missionary Debates about the Introduction of Civilization in Africa

12.50  Lunch

14.00 Chair: Prof. Alexandra Walsham (Trinity College, Cambridge)

Catholic Europe: A British Missionary Land
Prof. Stefano Villani (University of Maryland, College Park) Converting the Pope: seventeenth-century Quaker Missions in the Mediterranean

Dr Simone Maghenzani (Girton College, Cambridge) ‘Opening to Italians the Doors of the Heavenly Truth’: English Connections and the Italian Bible, 1600-1900

Catherine Arnold (Yale) Asylum and Charity: the Church of England, the British government, and aid for French Jansenists, 1717-1732

16.15 Tea Break

16.45 Chair: Prof. Ulinka Rublack (St John’s College, Cambridge)

Institutions of Propaganda
Scott Mandelbrote (Peterhouse, Cambridge) Books and the Trade for Souls: the Society for Promoting Christian Knowledge, the Society for the Propagation of the Gospel, and the Trustees of Dr Thomas Bray in the Early Eighteenth Century

Prof. Brent Sirota (North Carolina State University) The London Jews' Society and the Roots of Premillennialism, 1809-1829

Saturday 1 OctoberWolfson Court, Library Room

9.00 Chair: Prof. Eugenio Biagini (Sidney Sussex College, University of Cambridge)

Churches and States
Dr Andrew Thompson (Queen’s College, Cambridge) Identifying Interests: British Protestants and the European States System in the Early Eighteenth Century

Dr Gareth Atkins (Magdalene College, Cambridge) Missions on the Fringes of Europe: British Protestants and the Orthodox Churches, c. 1800-1850

Dr Michael Ledger-Lomas (King’s College, London), ‘City of Atheism and Popery and Pleasure’: Protestants and the Conversion of Later Nineteenth-Century Paris

11.00 Tea Break

11.15 Chair: Prof. Philip Soergel (University of Maryland, College Park)

Imagining Protestant Networks
Prof. Adelisa Malena (Ca’ Foscari University, Venice) German-Anglo-Italian Religious Networks and Cultural Transfers at the Beginning of the Eighteenth Century

Prof. Sugiko Nishikawa (University of Tokyo) Uniting a Protestant Europe: the SPCK and its Networks

We gratefully acknowledge the generous support of: Girton College, Cambridge; The Trevelyan Fund (History Faculty, Cambridge); The Lightfoot Fund (History Faculty, Cambridge); Department of History, University of Maryland (College Park); The Spalding Trust; The Royal Historical Society; EMoDiR – Early Modern Dissent and Radicalism Research Network

lunedì 18 luglio 2016

Le Scritture nel culto pubblico e nella devozione privata

Nonostante John Wesley faccia una chiara distinzione tra preghiera e lettura della Bibbia, i suoi scritti attestano che considerava le due pratiche strettamente connesse. Egli suggerisce che il Metodista dovrebbe dedicare alla preghiera l'ora che precede e quella che segue la predica mattutina e che lo studio delle Scritture dovrebbe essere accompagnato dalla preghiera. Ciò è conforme sia alla spiritualità anglicana del Book of Common Prayer, sia con la pratica della Lectio divina, che risale al monachesimo medievale.

John Wesley distingue tra ascolto e lettura delle Scritture, intendendo con l'ascolto l'assimilazione della Parola durante il culto pubblico e con la lettura lo studio devozionale privato della Bibbia. Nelle Regole Generali, redatte con il fratello Charles, John Wesley utilizza anche il termine investigazione (searching) delle Scritture, per riferirsi allo studio privato, mentre collega l'ascolto pubblico delle letture bibliche al ministero della Parola (General Rules, Wesley 1873: VIII, 271). I Metodisti di epoca wesleyana potevano ascoltare le Scritture quotidianamente nelle chiese metodiste, che prevedevano una predica giornaliera, oppure nelle chiese anglicane, dove il service del Morning Prayer includeva la lettura della Bibbia secondo il lezionario del Book of Common Prayer. Wesley però raccomanda ai ministri la lettura continuativa di tutta la Bibbia in ordine, secondo la pratica tipicamente riformata dello studio sequenziale delle Scritture, in contrasto con l'utilizzo di un lezionario elaborato in stretta connessione con l'anno liturgico.

- Fonte: The Oxford Handbook of Methodist Studies, a cura di William J. Abraham,James E.







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