Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

sabato 17 settembre 2022

Ildegarda di Bingen e il fuoco del Paraclito

Nel 1179 muore nel monastero di Rupertsberg, presso Bingen, Ildegarda, monaca e mistica.

Nata ottantun anni prima a Bermersheim, nella Renania, Ildegarda fu affidata a otto anni a Jutta di Sponheim, un'anacoreta che viveva legata alle benedettine di Disibodenberg. Intorno alle due donne la comunità crebbe, e alla morte di Jutta, Ildegarda ne assunse la responsabilità.

Essa seppe fare tesoro della propria estrema sensibilità e fragilità fisica per comprendere in profondità le forze fisiche e biologiche della natura e per affinare la propria arte farmacologica e medica, da cui molti trassero grandi benefici.

Attenta lettrice e ruminatrice delle Scritture, fu una donna di temperamento straordinario: predicò il vangelo in modo itinerante, quasi un secolo prima di Francesco d'Assisi, seguendo unicamente la voce interiore che la spingeva a farlo; promosse il rinnovamento spirituale nel monachesimo del suo tempo, e fu sempre pronta a servire i malati e a lenire le loro sofferenze.

In tutto questo, Ildegarda non dimenticò mai le proprie figlie spirituali, ma continuò sino alla fine a seguire a una a una tutte le monache dei monasteri che aveva fondato, con una dolcezza e una sensibilità pari alla forza e alla fermezza che aveva saputo mostrare quando si era trovata ad ammonire e a consigliare i potenti del suo tempo.

Su indicazione di Bernardo di Clairvaux, Ildegarda mise per iscritto il frutto della sua contemplazione visionaria del mondo, lasciando così ai posteri almeno un poco della sapienza che aveva saputo vivere e incarnare nel suo lungo itinerario umano e monastico.

Tracce di lettura

O fuoco dello Spirito Paraclito, vita della vita di ogni creatura, sei santo, tu che vivifichi le forme.

Sei santo, tu che copri con balsami le fratture doloranti, santo, tu che fasci le ferite incancrenite. Soffio di santità, fuoco di amore, dolce gusto nei cuori e pioggia nelle anime, profumato di virtù.

Fontana purissima nella quale si vede Dio, intento a radunare gli stranieri e a cercare gli smarriti.

Corazza della vita, speranza dell'unione di tutti gli uomini, crogiolo della bellezza, salva le tue creature!

Grazie a te le nubi corrono, l'aria plana, le pietre si coprono di umidità, le acque diventano ruscelli e la terra trasuda la linfa verdeggiante.

E sei ancora tu a guidare incessantemente i dotti e a colmarli di gioia mediante l'ispirazione della tua sapienza.

Lode dunque a te, che fai risuonare le lodi e rallegri la via: a te la speranza, l'onore e la forza.

Lode a te che porti a noi la luce. (Ildegarda di Bingen, O fuoco dello Spirito Paraclito)

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Ildegarda di Bingen (1098-1179)

venerdì 16 settembre 2022

Cipriano e Cornelio. La difesa dell'autonomia e dell'unità della Chiesa

Nel 258 nel corso delle persecuzioni dell'imperatore Valeriano, muore martire a Cartagine il vescovo Cipriano. Nato intorno al 210, Cipriano era un retore pagano che si convertì al cristianesimo dopo aver distribuito tutti i suoi beni ai poveri. A tre anni soltanto dalla conversione fu eletto vescovo di Cartagine. Vissuto in un periodo di grandi divisioni nella chiesa, suscitate dalle diverse posizioni assunte dai cristiani di fronte alla pressione ad apostatare esercitata su di loro dai persecutori, Cipriano optò sempre per un atteggiamento misericordioso verso chi era caduto nell'apostasia. Convinto infatti che il ministero episcopale fosse uno e indivisibile, e che fosse stato lasciato da Cristo alla chiesa per custodirne l'unità attraverso la remissione dei peccati, egli difese l'autorità episcopale sia contro le intromissioni dell'impero sia contro quei cristiani che minavano l'unità della chiesa pretendendo di costituire delle chiese parallele di uomini impeccabili. Anche per questo motivo, Cipriano sostenne contro l'antipapa Novaziano, eletto dalla fazione più rigorista del clero romano, il legittimo papa di Roma Cornelio. Il comune atteggiamento di Cornelio e Cipriano verso chi aveva ceduto di fronte alle violenze dei persecutori e la loro comune morte nel martirio, hanno fatto sì che la chiesa d'occidente li ricordi assieme in questo giorno.

Tracce di lettura

Fratelli, vi sono alcuni che invece di proporre la speranza, insinuano la disperazione e la mancanza di fede sotto il pretesto di offrire la fede. Ma il Signore dice a Pietro: «Io ti dico che tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell'inferno non la vinceranno. Io ti darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato anche nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto anche nei cieli».
Il Signore edifica la sua chiesa sopra uno solo; anche se dopo la sua resurrezione egli conferisce un'eguale potestà a tutti gli apostoli: «Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi. Ricevete lo Spirito santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi; saranno ritenuti a chi li riterrete». Tuttavia per evidenziare l'unità dispose che l'origine della medesima procedesse da uno solo. Come può credere allora di possedere la fede chi non mantiene l'unità della chiesa?
(Cipriano, L'unità della chiesa cattolica 3-4)

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Cipriano e Cornelio (+258), Catacombe di san Callisto


1 Minute Gospel. Jesus does not fear women

Reading

Luke 8:1-3

8 After this, Jesus traveled about from one town and village to another, proclaiming the good news of the kingdom of God. The Twelve were with him, 2 and also some women who had been cured of evil spirits and diseases: Mary (called Magdalene) from whom seven demons had come out; 3 Joanna the wife of Chuza, the manager of Herod’s household; Susanna; and many others. These women were helping to support them out of their own means.

Comment

The preaching of the kingdom of God is an itinerant activity, which Jesus does not carry out alone, but together with his disciples. He moves from city to city, because “Foxes have dens and birds have nests, but the Son of Man has no place to lay his head” (Mt 8:20). Together with him we find the Twelve, but also a small group of women, something completely unusual for the religious culture of the time. The rabbis, in fact, did not have women as disciples. This reluctance is evident in the Johannine account of the encounter between Jesus and the Samaritan woman, where Jesus' disciples were surprised to see him talking to a woman at the well (Jn 4:27).

“Sir, give me this water so that I won’t get thirsty and have to keep coming here to draw water” (Jn 4:15) exclaims the Samaritan woman at the well; and the three women who follow Jesus in his ministry seem to have quenched their thirst of that water. Mary, coming from the city of Magdala, is identified by a tradition without any objective confirmation with the woman who in the previous Gospel passage pours the perfume on the feet of Jesus and that pours it on the head before the passion; here it is simply said that she was freed from seven demons, but another tradition, always without any foundation, makes her a prostitute. Joanna and Susanna are mentioned only here.

It will be women who follow Jesus in his passion and stay under the cross, with Mary, the mother of Jesus and John, the disciple he loved. And women are always the first witnesses of the resurrection, heralds of the good news to the Twelve themselves.

The Scriptures present an ambivalent attitude towards women, starting from the progenitor Eve, through whom sin entered the world, to the numerous warnings contained in the book of Proverbs, in which man is warned against the female capacity to circumvent and make fall into sin.

Yet, the whole history of salvation is dotted with figures of exemplary women blessed by God, starting with Sarah, who conceives Isaac in her old age and shares in the promise made by God to Abraham of a descendant more numerous than the sand of the sea ​​and, therefore, of redemption that extends beyond the very borders of Israel; and then Rachel, wife of Jacob and mother of Joseph, who "weeps for her children", representing the one who intercedes with God for Israel (Jer 31:15, taken from Mt 2:18). Through a woman the incarnate Word decides to come among us: Mary, the new Eve, is the instrument through which the messianic promises are fulfilled.

The women of the Old and New Testaments are mostly silent figures, but they are significant in the history of salvation. Their silence is always fruitful.

Prayer

Grant us, o Lord, to be associated with you in the preaching of salvation and our actions, guided by your Spirit, be ever more eloquent than our words. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona



Fermati 1 minuto. Gesù non ha paura delle donne

Lettura

Luca 8,1-3

1 In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. 2 C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, 3 Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni.

Commento

La predicazione del regno di Dio è un'attività itinerante, che Gesù non compie da solo, ma insieme ai suoi discepoli. Egli si sposta di città in città, perché «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20). Insieme a lui troviamo i Dodici, ma anche un piccolo gruppo di donne, cosa del tutto inconsueta per la cultura religiosa dell'epoca. I rabbini, infatti, non avevano donne come discepoli. Questa ritrosia è evidente nel racconto giovanneo dell'incontro tra Gesù e la samaritana, dove appunto i discepoli di Gesù si stupirono nel vederlo discorrere con una donna presso il pozzo (Gv 4,27). 

«Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete» (Gv 4,15) esclama la samaritana al pozzo; e di quell'acqua sembrano essersi dissetate le tre discepole che seguono Gesù nel suo ministero. Maria, proveniente dalla città di Màgdala, è identificata da una tradizione senza alcun riscontro oggettivo con la donna che in un passo precedente versa il profumo sui piedi di Gesù e ne versa sul suo capo prima della passione; qui si dice semplicemente che fu liberata da sette demòni, ma un'altra tradizione, sempre senza alcun fondamento, ne fa una prostituta. Giovanna e Susanna sono menzionate solo qui. 

Saranno delle donne a seguire Gesù nella sua passione e a sostare sotto la croce, con Maria, la madre di Gesù e Giovanni, il discepolo che egli amava. E sempre delle donne sono le prime testimoni della risurrezione, annunciatrici della lieta notizia ai Dodici stessi. 

Le Scritture presentano un atteggiamento ambivalente sulla donna, a partire dalla progenitrice Eva, mediante la quale il peccato è entrato nel mondo, ai numerosi ammonimenti contenuti nel libro dei Proverbi, in cui l'uomo viene messo in guardia dalla capacità femminile di circuire e far cadere nel peccato. 

Eppure, tutta la storia della salvezza è costellata da figure di donne esemplari e benedette da Dio, a partire da Sara, che concepisce Isacco nella sua vecchiaia e diviene partecipe della promessa, fatta da Dio ad Abramo, di una discendenza più numerosa della sabbia del mare e, dunque, di una redenzione che si estende oltre i confini stessi di Israele; e poi Rachele, sposa di Giacobbe e madre di Giuseppe, che "piange i suoi figli", figura di colei che per Israele intercede presso Dio (Ger 31,15, ripreso da Mt 2,18). Per mezzo di una donna il Verbo di Dio decide di venire in mezzo a noi: Maria, nuova Eva, è lo strumento mediante il quale giungono a compimento le promesse messianiche. 

Sono figure per lo più silenziose le donne dell'Antico e del Nuovo Testamento, ma significative nella storia della salvezza. Il loro silenzio è sempre fecondo.

Preghiera

Concedicci Signore, di essere associati a te nella predicazione della salvezza e il nostro agire, guidato dal tuo Spirito, sia sempre più eloquente delle nostre parole. Amen.

giovedì 15 settembre 2022

1 Minute Gospel. Don't stumble in that stone

Reading

Luke 2:33-35

33 The child’s father and mother marveled at what was said about him. 34 Then Simeon blessed them and said to Mary, his mother: “This child is destined to cause the falling and rising of many in Israel, and to be a sign that will be spoken against, 35 so that the thoughts of many hearts will be revealed. And a sword will pierce your own soul too.”

Comment

On the occasion of the ritual of circumcision in the temple, Joseph and Mary come across Simeon, defined as a "righteous and devout" (Lk 2:25), to whom the Holy Spirit promised to contemplate the Messiah before dying (Lk 2:26). He makes a prediction about the different attitudes that the crowd - the "many" - will show towards the teaching of Jesus. Simeon is aware of the great mission of that child, destined to be the center of history, a "sign of contradiction" (v. 34) with which all humanity will have to confront, in acceptance or rejection, in salvation or in judgment.

The image of the Lord as a stumbling block is already present in the Old Testament prophetic literature (Is 8:14-15). Even Peter represents Christ as a stumbling block for those who do not believe (1 Pt 2: 7-8).

Mary, whose soul will be pierced by the sword of pain and division, is intimately involved in the destiny of Jesus. The mother according to the flesh will have to learn to crucify her own flesh (cf. Gal 5:24) in order to reconsider family relationships in the light of the demands of the gospel. But far from mortifying her own maternal vocation, Mary becomes the mother of all believers and with her, we can pray, united in the hope that gives life to the Church.

Prayer

Guide our steps, Lord, on the way of the gospel; so that, having become partakers of your mysteries, we can conform to you and reach the fulfillment of the hope of eternal life. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona



Fermati 1 minuto. Non inciampare in quella pietra

Lettura

Luca 2,33-35

33 Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34 Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione 35 perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima».

Commento

In occasione del rituale della circoncisione al tempio, Giuseppe e Maria si imbattono in Simeone, definito "uomo giusto e timorato di Dio" (Lc 2,25), al quale lo Spirito Santo ha promesso di contemplare il Messia prima di morire (Lc 2,26). Egli fa una predizione sui diversi atteggiamenti che la folla - i "molti" - mostrerà nei confronti dell'insegnamento di Gesù. Simeone sa scorgere la grande missione di quel bambino, destinato a essere il centro della storia, un "segno di contraddizione" (v. 34) con il quale si dovrà confrontare tutta l'umanità, nell'accettazione o nel rifiuto, nella salvezza o nel giudizio.

L'immagine del Signore come pietra d'inciampo è già presente nella letteratura profetica veterotestamentaria (Is 8,14-15). Cristo è rappresentato come pietra d'inciampo per coloro che non credono anche da Pietro (1 Pt 2,7-8). 

Maria, la cui anima sarà trafitta dalla spada del dolore e della divisione, è intimamente partecipe del destino di Gesù. La madre secondo la carne dovrà imparare a crocifiggere la propria carne (cfr. Gal 5,24) per riconsiderare i rapporti familiari alla luce delle esigenze del vangelo. Ma lungi dal mortificare la propria vocazione materna, Maria diviene madre di tutti i credenti e con lei possiamo pregare, uniti nella speranza che vivifica la Chiesa.

Preghiera

Guida i nostri passi, Signore, sulla via del vangelo; affinché, resi partecipi dei tuoi misteri, possiamo conformarci a te e giungere al compimento della speranza di vita eterna. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona