Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

lunedì 13 settembre 2021

Fermati 1 minuto. La fede che colma ogni distanza

Lettura

Luca 7,1-10

1 Quando ebbe terminato di rivolgere tutte queste parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafarnao. 2 Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. 3 Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. 4 Costoro giunti da Gesù lo pregavano con insistenza: «Egli merita che tu gli faccia questa grazia, dicevano, 5 perché ama il nostro popolo, ed è stato lui a costruirci la sinagoga». 6 Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non stare a disturbarti, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; 7 per questo non mi sono neanche ritenuto degno di venire da te, ma comanda con una parola e il mio servo sarà guarito. 8 Anch'io infatti sono uomo sottoposto a un'autorità, e ho sotto di me dei soldati; e dico all'uno: Va' ed egli va, e a un altro: Vieni, ed egli viene, e al mio servo: Fa' questo, ed egli lo fa». 9 All'udire questo Gesù restò ammirato e rivolgendosi alla folla che lo seguiva disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». 10 E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Commento

Accanto ai proseliti, che senza essere etnicamente ebrei abbracciavano il giudaismo, con tutti gli obblighi che ciò comportava, vi erano al tempo di Gesù gli "adoratori di Dio" o "timorati di Dio" (gr. sebomenoi, theosebeis), Gentili che simpatizzavano per il giudaismo senza aderirvi pienamente, non osservando tutta la Legge ma soltanto i "comandamnti noachici" (Gn 9,1-11), intesi come una sorta di legge naturale richiesta da Dio a tutti gli esseri umani. Il centurione di questo brano del Vangelo di Luca (che ha un parallelo in Mt 8,5-13) apparteneva probabilmente a quest'ultimi.

Il rispetto del centurione per il popolo di Israele è attestato dal fatto che egli ha contribuito alla costruzione della sinagoga locale (v. 5); la preoccupazione per il suo servo è contraria alla reputazione che i soldati romani avevano presso Israele. 

Gli "anziani dei giudei" (v. 3) menzionati in questo passo del Vangelo di Luca, a differenza degli anziani di Gerusalemme non sono membri del sinedrio, ma semplici notabili del luogo. Il centurione si affida all'intercessione presso Gesù da parte di questi giudei, mostrando la sua umiltà.

Il valore delle parole del centurione davanti a Gesù (v. 6) è tale da essere conservate ancor oggi in diverse liturgie cristiane come parole che esprimono un atteggiamento di umiltà e di fede da parte di coloro che si accostano all'eucaristia. Il centurione si ritiene indegno di ricevere in casa propria Gesù poiché per un ebreo entrare in casa di un gentile era considerato un atto impuro.

Il centurione non considera Gesù uno dei tanti guaritori del suo tempo, ma crede nella sua parola investita della potenza di Dio (v. 7), per questo Gesù non solo lo esaudisce ma ne esalta la fede, più grande di quella trovata presso gli israeliti (v. 9); una fede che è capace di suscitare la misericordia di Dio e di far sì che essa colmi ogni distanza.

La fede del centurione ci assicura che il Signore non è lontano dalle nostre necessità e testimonia la potenza della preghiera di intercessione, espressione della carità fraterna. "Molto vale la preghiera del giusto" afferma l'apostolo Giacomo nella sua lettera (Gc 5,16).

La carità abbatte ogni differenza umana davanti a Dio e capovolge il "gioco delle parti" di questo mondo: un superiore si preoccupa per un suo subalterno; un dominatore romano si fa servo di un rabbi ebreo; i notabili del popolo di Dio si preoccupano per uno straniero. È la fiducia nel nome del Signore che segna l'inizio del mondo nuovo e dei cieli nuovi (Is 65,17), creati da colui che fa nuove tutte le cose (Ap 21,5).

Preghiera

Accresci in noi, Signore, lo spirito di sollecitudine gli uni verso gli altri; il tuo Spirito renda fervente la nostra preghiera e la tua misericoria ci soccorra sempre. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

domenica 12 settembre 2021

L'ansia per il mondo e quella per il Regno

COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA SEDICESIMA DOMENICA DOPO LA PENTECOSTE

Colletta

Custodisci, ti supplichiamo, Signore, la tua Chiesa con la tua misericordia; e, poiché per la fragilità umana senza di te non possiamo che cadere, mantienici sempre al riparo da ciò che è dannoso e guidaci verso ciò che è profittevole per la nostra salvezza; per Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

Letture

Gal 6,11-18; Mt 6,24-34

Commento

Gesù ci raccomanda di non avere ansia per le ricchezze o per il nostro domani, ma è giusto avere ansia per la nostra salvezza e per la salvezza del prossimo; il cristiano e la Chiesa non devono mai venir meno a tale sollecitudine.

La vita del cristiano non è spensierata e concentrata sul cogliere edonisticamente l'attimo presente. Preghiamo invocando il Regno di Dio e il compimento della sua volontà, sospiriamo come le anime davanti al trono dell'agnello e come il salmista, dicendo "Fino a quando Signore?" (Sal 13,1; Sal 79,5; Ap 6,10).

Il messaggio evangelico non ci chiede di essere anestetizzati, di fuggire il senso di limitatezza e imprevedibilità che caratterizza la nostra esistenza umana in questo mondo. C'è un'ansia da curare e c'è un'ansia che non necessita di cure, perché è semplicemente un richiamo della retta coscienza a lavorare nella vigna che il Signore ci ha affidato, in prossimità del suo ritorno.

Esiste poi un'ansia religiosa contraria alla volontà di Dio. L'apostolo Paolo ci parla nella sua Lettera ai Galati, di coloro che vogliono fare bella figura nella carne e costringono gli altri a farsi circoncidere per non essere perseguitati per la croce di Cristo (Gal 6,12). Costoro sono anche ipocriti, perché "neppure quelli stessi che sono circoncisi osservano la legge, ma vogliono che siate circoncisi per potersi vantare nella propria carne" (Gal 6,13). 

Anche le chiese cristiane rischiano di adottare segni esteriori, atteggiamenti etici e pastorali, nell'ottica del conformismo e alla ricerca del consenso, per evitare le persecuzioni del mondo. Viene persa, così, quella sollecitudine positiva, per l'evangelizzazione, per l'annuncio coraggioso del vangelo.

Gesù ci vuole liberare da queste ansie sbagliate, che esprimono un ripiegamento egocentrico e, in definitiva, una vita meschina e sofferente. Ci chiede di spostare il baricentro da noi stessi, liberandoci dalla schiavitù che caratterizza il timore della perdita, l'avversione per ciò che disturba i nostri interessi, il senso di incertezza che paralizza la nostra volontà.

La vita nella grazia è un'esperienza di liberazione da tutte quelle sollecitudini vane, perché legate a ciò che è transitorio, impermanente, imponderabile. Da tutto ciò che è rassicurazione illusoria di essere salvati, come la circoncisione, le questioni di cibo o di bevanda (Rm 14,17), o qualsiasi altro segno "esteriore" di appartenenza religiosa. 

È la riscoperta di un'esistenza centrata in Dio, alimentata dalla fiducia nel Padre, che con amore si prende cura delle sue creature. Egli stesso infatti ci rivestirà di un abito nuovo e splendente, come e più dei gigli del campo; ci donerà un abito di santità, perché “né la circoncisione né l'incirconcisione hanno alcun valore, ma l'essere una nuova creatura” (Gal 6,15).

- Rev. Dr. Luca Vona

Fermati 1 minuto. Il maestro interiore

Lettura

Luca 6,39-42

39 Disse loro anche una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt'e due in una buca? 40 Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro. 41 Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo? 42 Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.

Commento

Gesù mette in guardia i suoi discepoli contro l'orgoglio spirituale utilizzando l'immagine del cieco che guida un altro cieco (presente anche in Mt 15,14 dove è riferita ai farisei); del rapporto tra il discepolo e il maestro; dell'uomo con una trave nell'occhio che cerca di togliere la pagliuzza dall'occhio di un altro uomo (immagine iperbolica presente anche in alcuni testi rabbinici).

Dobbiamo fare attenzione ai maestri che scegliamo, ai farisei di ieri e di oggi. Chi è accecato dall'orgoglio, dal pregiudizio, dal bigottismo non può condurre alla salvezza. Ma anche coloro che si lasciano guidare dalle opinioni e dai costumi di questo mondo avanzano nel buio e non possono condurre alla luce.

Nel battesimo siamo tutti guide, perché veniamo resi partecipi dell'unico sacerdozio di Cristo. Il principio che ci guida è dunque non all'esterno di noi ma si irradia dall'interno e si comunica agli altri nella misura in cui ci rendiamo permeabili alla sua azione, annichilendo il nostro ego. Gesù fu modello perfetto di questa spoliazione di sé, come riconobbe il centurione vedendolo spirare sulla croce: «Veramente quest’uomo era giusto» (Lc 23,47).

Il vero maestro è colui che sa condurre i suoi discepoli alla consapevolezza di questa luce interiore, "la luce vera, quella che illumina ogni uomo" (Gv 1,9), quel "fondo" dell'anima che è la nostra immagine e somiglianza con Dio.

Preghiera

Il tuo Spirito, Signore, ci guidi nel retto discernimento, mettendoci al riparo dall'ipocrisia e dai giudizi temerari, e conformandoci alla tua santità. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

giovedì 9 settembre 2021

Fermati 1 minuto. La carità come libertà

Lettura

Luca 6,27-38

27 Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, 28 benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. 29 A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. 30 Da' a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. 31 Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. 32 Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. 33 E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. 34 E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. 35 Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; perché egli è benevolo verso gl'ingrati e i malvagi.
36 Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. 37 Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; 38 date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Commento

"Amate...", "fate del bene...", "benedite...", "pregate..."; l'autorevolezza di Gesù, nel corrispettivo lucano del Discorso della montagna (Mt 5-7), si esprime in questi quattro imperativi. Il messaggio non è totalmente sconosciuto all'Antico Testamento e alla letteratura giudaica, ma nuova è la forza dell'insegnamento che viene impartito e il fatto che Gesù ne sia il modello fin sulla croce (Gesù diceva: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno"; Lc 23,34).

Gesù enuncia i principi su cui si fonda la sua comunità: il perdono e l'amore dei nemici. Mentre in Matteo il riferimento negativo è ai "pagani" e ai "pubblicani" Luca propone semplicemente la parola "peccatori" (vv.32-33); i destinatari del suo Vangelo sono infatti pagano-cristiani, che difficilmente avrebbero compreso i termini usati da Matteo.

Anche finito il tempo delle persecuzioni (Lc 27-29) sono questi i valori guida che devono ispirare il comportamento dei seguaci di Cristo. "Ciò che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro" (v. 31) è la versione positiva della "regola d'oro", presente anche in scritti sapienziali giudaici e pagani.

Rispetto a Matteo ("Infatti se amate quelli che vi amano quale merito ne avete?"; Mt 5,46) all'idea giuridica di ricompensa Luca preferisce il concetto di "grazia" (charis), che richiama il favore divino.

L'invito a essere misericordiosi (oikotirmòn) figura soltanto in questo passo di Luca (v. 36) e nella lettera di Giacomo (Gc 5,11). Nel passo parallelo di Matteo (Mt 5,48) l'invito è ad essere "perfetti" (teleioi). La misericordia rappresenta, dunque, la perfezione della vita cristiana e la comunione con Dio, che si proclama misericordioso già davanti a Mosè (Es 34,6) e che "fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni" (Mt 5,45).

L'esortazione a non giudicare (v. 37) non implica l'assenza di discernimento ma condanna uno spirito che si fa forte giustificandosi da sé. Tale atteggiamento contraddirebbe il percorso di autospoliazione proposto da Gesù e ben rappresentato dal lasciare anche la tunica a chi ci porta via il mantello. Gesù ci invita alla libertà che deriva dal depotenziare i nostri nemici rinunciando a ogni tentativo di rivalsa; la libertà che solo chi non si lascia prendere al laccio da alcun bene, chi non ha nulla da perdere, può sperimentare.

C'è da domandarsi se il "Discorso della pianura" lucano, così come quello "della montagna" narrato da Matteo possano essere realmente applicati; se sia umanamente possibile amare i propri nemici, pregare per loro e benedirli. Guardando alle sole forze dell'uomo la risposta è certamente no. Solo lo Spirito santificante, donato ai credenti, può trasformare il cuore dell'uomo e renderlo simile al cuore di Dio. 

Preghiera

Insegnaci ad amare, Signore, come tu ci hai amato; affinché percorrendo la via stretta che hai tracciato per noi possiamo giungere alla piena comunione con te. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

mercoledì 8 settembre 2021

Fermati 1 minuto. Dio agisce nella storia

Lettura

Matteo 1,1-23

1 Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. 2 Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, 3 Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esròm, Esròm generò Aram, 4 Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmòn, 5 Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, 6 Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, 7 Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asàf, 8 Asàf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, 9 Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechia, 10 Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, 11 Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
12 Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabèle, 13 Zorobabèle generò Abiùd, Abiùd generò Elìacim, Elìacim generò Azor, 14 Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, 15 Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, 16 Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo.
17 La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo è, infine, di quattordici.
18 Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20 Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21 Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
22 Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
23 Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emmanuele,
che significa Dio con noi.

Commento

Il riferimento agli antenati di Gesù si trova sia nel Vangelo di Matteo che in quello di Luca. Matteo, aprendo la sua narrazione proprio con la genealogia su Gesù dalla parte di Giuseppe, evidenzia una netta cesura nella storia dell'umanità, dall'èra del patto e della legge a quella della grazia.

Il nome "Gesù" deriva dall'ebraico e significa "il Signore salva", mentre i titoli di "Cristo" e "Figlio di Davide", sono attributi che indicano rispettivamente "colui che è stato unto", ovvero il Messia atteso, e la dignità regale di Gesù. Il richiamo ad Abramo fa riferimento al padre di Israele, e al patto che Dio stringe con lui, promettendogli una discendenza più ampia della sabbia del mare. In ciò è indicata la missione universale di Gesù.

Non solo questi versi di apertura del Vangelo di Matteo forniscono un'accurata "carta di identità" su Gesù e ci spiegano chi egli è. Troviamo in questa genealogia tre donne straniere, che si erano macchiate anche di peccati gravi secondo la legge di Israele. Tamar era una cananea che agì come prostituta per sedurre Giuda (Gn 38,13-30); Racab era una straniera e una prostituta (Gs 2,1); la moglie di Uria, Betsabea, commise adulterio con Davide, il quale ne fece uccidere il marito (2 Sam 11).

Questa genealogia mostra la grazia di Dio che passa di generazione in generazione, nonostante il peccato, fino al compimento della salvezza: "così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata." (Is 55,11). Matteo vede chiaramente un piano divino nella storia, anche nel numerare le generazioni prima e dopo Davide, prima e dopo l'esilio in babilonia, sebbene ne salti qualcuna. Saper leggere l'azione di Dio nella storia, anche nella nostra personale storia, è frutto della fede nella grazia del Signore, che non ci abbandona, ma si mostra misericordioso e non ci imputa le nostre infedeltà.

L'immagine umana della misericordia in questo racconto spetta a Giuseppe, che pensa di licenziare in segreto Maria. L'adulterio infatti era considerato tale anche se commesso durante il periodo di fidanzamento precedente al matrimonio e prevedeva la lapidazione (Dt 22,23-24). Forse Giuseppe sentiva che c'era davvero la mano di Dio nella gravidanza di quella donna, la cui pietà religiosa doveva conoscere bene. Sarà un angelo a dargli conferma in sogno che quanto è in lei è frutto dello Spirito Santo. 

Lo Spirito di Dio è insieme a Gesù il vero protagonista del Nuovo Testamento e viene nominato 92 volte, contro le 3 dell'Antico Testamento. Con l'avvento di Gesù abbiamo ricevuto non solo il nuovo Adamo, capace di ristabilire l'immagine divina nell'uomo, ma anche lo Spirito, che accompagna l'opera dei discepoli di Cristo, per l'avvento del suo regno. 

Gesù, erede legittimo di Davide secondo la discendenza di Giuseppe, viene generato dallo Spirito Santo. Tutta la nostra pietà religiosa deve tenere conto di questo: niente di per sé - preghiere, sacramenti, letture bibliche - è in grado di generare Cristo se non è alimentato dal fuoco dello Spirito, scaturito dalla fede. Solo lo Spirito può adempiere la promessa di un "Dio con noi" (v. 23)

Preghiera

Padre celeste, la cui grazia ha sovrabbondato nella nostra miseria, donaci di accogliere nella fede i prodigi del tuo amore e genera in noi il tuo Verbo eterno mediante lo Spirito Santo. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

martedì 7 settembre 2021

Fermati 1 minuto. Li chiamò apostoli

Lettura

Lc 6,12-19

12 In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. 13 Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: 14 Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, 15 Matteo, Tommaso, Giacomo d'Alfeo, Simone soprannominato Zelota, 16 Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore. 17 Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, 18 che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. 19 Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti.

Commento

Gesù scelse come apostoli chi volle, ma non scelse arbitrariamente, né superficialmente. Scelse dopo aver a lungo pregato, tutta la notte. L'evangelista Luca presenta spesso Gesù in preghiera prima dei momenti importanti della sua vita. 

La Chiesa nasce dopo quella notte di preghiera di Gesù e mediante la nostra preghiera può crescere e prosperare. I Dodici ricevono una missione nella missione; non uno status di privilegiati, ma una speciale chiamata a servire con maggiore sollecitudine. Questo sarà il senso di un'altra chiamata da parte di Gesù, poco prima della sua passione: "Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti»" (Mc 10,42-43).

Gesù sceglie i suoi chiamandoli per nome. L'evangelista non aggiunge alcuna loro descrizione; ma il chiamare per nome è certamente testimonianza del fatto che egli si rivolse alla persona nelle sue qualità distintive, i suoi pregi e le sue debolezze, così come nelle differenze, spesso enormi, che incorrevano tra i chiamati. 

Diversi, ma tutti tenuti insieme, ad eccezione di Giuda "il traditore", dall'amore di Cristo. Il chiamare per nome, fin dalla Genesi - quando Dio invita Adamo a dare un nome a ogni creatura - indica l'autorità su di essi e un'intima relazione spirituale. Gesù li chiamò "apostoli", ovvero "inviati", perché erano destinati non a creare delle scuole rabbiniche o filosofiche ma a predicare il vangelo a tutte le nazioni. 

Dopo essere salito al monte per attirare a sé gli apostoli Gesù discende subito "in un luogo pianeggiante" (v. 17) e in questo abbassamento si fa loro maestro, non temendo di toccare e di farsi toccare dalle moltitudini bisognose di salvezza e di guarigione.

Eppure questo loro compito non inizierà prima di avere accompagnato Gesù nella sua missione terrena ed essere stati confermati dal Risorto. Allora diventeranno capaci di portare l'annuncio della grazia fino agli estremi confini della terra.

Preghiera

Signore Gesù Cristo, tu ci chiami per nome per salvarci e farci annunciatori della salvezza. Concedici di ricercare sempre la volontà del Padre nella preghiera fervente e prolungata. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona