Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

mercoledì 18 agosto 2021

Fermati 1 minuto. Operai volenterosi o mercenari?

Lettura

Matteo 20,1-16

1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2 Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 3 Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati 4 e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. 5 Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. 6 Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? 7 Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
8 Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. 9 Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10 Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. 11 Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: 12 Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. 13 Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. 15 Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? 16 Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

Commento

Molte sono le interpretazioni date per questa parabola dagli esegeti nel corso della storia. Vi è chi ha visto negli operai della prima ora i figli di Israele e negli ultimi i pagani ai quali è stato esteso il messaggio della salvezza. Questo concorderebbe con il fatto che la parabola è presente solo nel Vangelo di Matteo, rivolto soprattutto agli ebrei convertiti. Altri vi hanno individuato le diverse età della vita in cui viene accolto il vangelo, oppure la durata del servizio reso al Signore. Contrapponendo per esempio i convertiti "della prima ora" a coloro che si convertono in prossimità della morte, come il buon ladrone sulla croce, che il giorno stesso della sua conversione è accolto in paradiso.

La collocazione della parabola la fa sembrare come una risposta alla domanda fatta da Pietro dopo che il giovane ricco se ne andrò contristato: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?» (Mt 19,27). In tal caso, l'intento di Gesù sarebbe quello di fugare lo spirito opportunista di coloro che servono nella sua vigna, il regno di Dio che si fa presente nella storia. 

Lungi dal rappresentare una ricompensa data in base alle proprie opere, la parabola del padrone di casa, apparentemente ingiusto, mostra la misericordia di questi nel momento in cui tiene conto non del lavoro svolto ma dell'accoglienza sincera della grazia, sia pur compiuta all'ultima ora. Afferma infatti Paolo nella sua lettera ai Romani (citando Esodo 33,19): "Che diremo dunque? C'è forse ingiustizia da parte di Dio? No certamente! Egli infatti dice a Mosè: Userò misericordia con chi vorrò" (Rm 9,14-15). 

D'altra parte, non aveva affermato, Gesù che vi è più gioia in cielo per un peccatore che si converte che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione? (Lc 15,7). L'invidia degli operai della prima ora ricorda quella del fratello del figliol prodigo, quando il padre uccide il vitello grasso per festeggiarne il ritorno a casa. 

Non saper condividere la gioia di Dio nei confronti di chi accetta di lavorare nella sua vigna, sia pure al tramonto del giorno, significa porsi da sé lontano dalla comunione con i suoi sentimenti di misericordia e non comprendere il senso profondo del vangelo. Serviamo Dio, non con spirito mercenario, ma con gratitudine per il significato che egli dona alle nostre vite, rendendole operose, nel coltivare frutti di vita eterna.

Preghiera

Donaci, Signore, sentimenti di gratitudine per averci chiamati a partecipare al tuo progetto di salvezza e la capacità di gioire con te per la tua misericordia verso coloro che si convertono al vangelo della grazia. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

martedì 17 agosto 2021

Johann Gerhard. L'unione con Cristo come fine della giustificazione

Nel 1637 muore a Jena Johann Gerhard, teologo luterano. Nato nel 1582 a Quedlinburg, in Germania, Gerhard sentì fin da giovane il desiderio di un'intensa vita interiore. Egli rimase sempre ancorato, sulla scia di Lutero, a una teologia più esperienziale che speculativa; provato a lungo da una salute cagionevole. Subì il fascino delle correnti spirituali dell'epoca, lasciando già a ventidue anni opere dedicate alla preghiera e alla meditazione. Compose nel 1621 a Jena i Loci theologici, vera e propria «summa» dell'ortodossia luterana.

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Johann Gerhard (1582-1637)

Sotto l'influsso di Johann Arndt, egli iniziò quindi a interessarsi della spiritualità patristica e medievale. Facendo ritorno ai padri della chiesa, Gerhard riscoprì il principio del senso spirituale dell'esegesi, e sviluppò e sostenne una mistica dell'unione a Cristo, presentata come il senso ultimo della giustificazione mediante la fede. La sua opera, caratterizzata dalla sintesi delle dimensioni esperienziale, razionale e contemplativa, ebbe una larga diffusione e segnò profondamente la teologia luterana.

Tracce di lettura

«I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento proclama l'opera delle sue mani». «La legge del Signore è irreprensibile, ridà la vita; l'insegnamento del Signore è veritiero, fa sapienti i semplici». Il beato David ci insegna nel Salmo 19 che esistono due libri dai quali noi possiamo apprendere e conoscere Dio: il liber naturae e il liber Scripturae.
Nel libro della natura possiamo studiare in maniera fruttuosa se meditiamo su noi stessi o su altre creature di Dio. In noi stessi troviamo il libro interiore della coscienza. Nelle creature troviamo il libro esteriore che dobbiamo leggere, studiare e meditare di continuo. Quante sono le creature che ci sono presentate, tanti sono i maestri che ci sono proposti.
La meditazione del libro della sacra Scrittura può invece configurarsi come attenta osservazione del modo in cui il Signore Dio parla in essa con l'anima credente, ossia di come il Signore ci esorta e come noi gli rispondiamo nell'obbedienza; come imploriamo Dio nella preghiera e come il Signore ci risponde con benevolenza.
(J. Gerhard, La scuola della fede).

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Fermati 1 minuto. Vangelo del benessere o della grazia?

Lettura

Matteo 19,23-30

23 Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. 24 Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli». 25 A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: «Chi si potrà dunque salvare?». 26 E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
27 Allora Pietro prendendo la parola disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?». 28 E Gesù disse loro: «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele. 29 Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.
30 Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi».

Commento

Nel pensiero giudaico il benessere terreno è considerato una benedizione di Dio, un premio per i giusti. Lo stesso Giobbe, che viene privato di tutto ciò che gli è più caro (i propri figli, i propri possedimenti, la propria salute) vede benedetti i suoi ultimi anni da Dio (Gb 41,12) e arrivando a centoquarant'anni, "morì vecchio e sazio di giorni" (Gb 42,17). 

Eppure non mancano, anche nell'Antico Testamento, e in particolare nei Salmi, attestazioni di una particolare predilezione di Dio per i poveri e ammonizioni contro gli empi, i quali conducono una vita agiata e spensierata: "Ecco, questi sono gli empi: sempre tranquilli, ammassano ricchezze. Invano dunque ho conservato puro il mio cuore e ho lavato nell'innocenza le mie mani, poiché sono colpito tutto il giorno, e la mia pena si rinnova ogni mattina" (Sal 72,12-14); continua il salmista: "Riflettevo per comprendere: ma fu arduo agli occhi miei, finché non entrai nel santuario di Dio e compresi qual è la loro fine. Ecco, li poni in luoghi scivolosi, li fai precipitare in rovina" (Sal 72,16-18). 

Non è la ricchezza di per sé a costituire un ostacolo alla salvezza, ma la cupidigia, l'attaccamento verso di essa. Anche pochi beni possono diventare un ostacolo per la salvezza, quando ci si attacca egoisticamente ad essi. 

Eppure vi è qualcosa di intrinsecamente pericoloso nella ricchezza, quasi una sua proprietà in grado di accecare l'uomo e di lasciarne invischiate le mani nelle cose terrene. Quando il cuore del ricco si chiude verso il povero Lazzaro (Lc 16,19-31) l'esito è di perdere per sempre la propria anima. E cosa gioverà all'uomo guadagnare il mondo intero se perderà la propria anima? (Mc 8,36). Da qui il paradosso illustrato da Gesù: per chi si considera ricco perché abbonda dei beni di questo mondo e non riconosce la ricchezza infinitamente maggiore del regno dei cieli, è difficile entrare in quest'ultimo come per un cammello passare attraverso la cruna di un ago. 

Gli apostoli rimangono sbigottiti di fronte a tale affermazione e si domandano chi, allora, potrà salvarsi. La risposta di Gesù esprime il primato della grazia. Solo Dio può agire sui cuori induriti, solo lui può ridonare la luce a coloro che sono accecati dalle ricchezze di questo mondo. 

Ma cosa giova a coloro che hanno seguito il consiglio dato da Gesù al giovane ricco, di lasciare tutto per seguirlo? «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?» (v. 27) chiede Pietro a Gesù con la sua ruvida franchezza.

Gesù promette di donare il centuplo fin da questa vita e la vita eterna nel tempo della "rigenerazione". Se sapremo vivere con distacco il nostro rapporto con i beni terreni il nostro cuore sarà allietato dai doni dello Spirito. Condividendo ciò che ci fa sentire ricchi, al di fuori di ogni desiderio di appropriazione, scopriremo la gioia della comunione fraterna.

Le persecuzioni accompagneranno le benedizioni del Signore per i suoi fedeli (v. 30). Ma i problemi e le difficoltà incontrati nel mondo a causa del vangelo diverranno essi stessi fonte di benedizione, aiuto a maturare nella fede, come rami potati nella giusta stagione, per portare frutto più abbondante.

Preghiera

Donaci la grazia, Signore, di uno spirito pronto a sacrificare tutto per te, nella certezza della tua gratitudine verso chi ha scelto di seguirti per la causa del vangelo. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

lunedì 16 agosto 2021

Frère Roger Schutz. La speranza della riconciliazione

Il 16 agosto 2005, durante la preghiera della sera che raduna la Comunità di Taizé e migliaia di giovani, frère Roger viene ucciso nella chiesa della Riconciliazione. Il 12 maggio precedente, circondato dai suoi fratelli, aveva festeggiato i suoi 90 anni nella semplicità e nella letizia.
Nel 1940, dopo aver concluso gli studi di teologia a Losanna e a Strasburgo, Roger Schutz, figlio di un pastore riformato svizzero, si stabilisce a Taizé, piccolo paese della Borgogna dove intende iniziare una comunità monastica dedicata alla riconciliazione dei cristiani e tesa ad alleviare la miseria umana. Nel 1949, i primi sette fratelli si impegnano nella vita comune. Convinto della necessità di fare di questa comunità un segno visibile di unità, frère Roger vi accoglie in un primo tempo fratelli appartenenti a diverse confessioni evangeliche, e successivamente, dal 1969, anche cattolici. Da allora Taizé costituisce un riferimento spirituale ed ecumenico di primo piano non solo per il mondo ecclesiale, ma anche per le decine di migliaia di giovani che la comunità accoglie anno dopo anno.
Vicino a papa Giovanni XXIII e al patriarca Athenagoras di Costantinopoli, frère Roger ha partecipato al Concilio Vaticano II in qualità di osservatore. Il suo desiderio profondo di unità lo ha sempre condotto a cercare gesti e simboli capaci di evocare, al di là delle difficoltà, l'avvento di una primavera della chiesa, chiamata ad essere una «terra di riconciliazione, di condivisione, di semplicità» al cuore della famiglia umana.

Tracce di lettura

Ci rendiamo conto che, duemila anni fa, il Cristo è venuto sulla terra non per creare una nuova religione, ma per offrire una comunione in Dio ad ogni essere umano? Dopo la sua resurrezione, la presenza del Cristo si fa concreta attraverso una comunione di amore che è la chiesa. I cristiani avranno il cuore così ampio, l'immaginazione così aperta, l'amore così ardente da scoprire questa via del vangelo e vivere da riconciliati?
Se la vocazione ecumenica ha provocato notevoli dialoghi e scambi, come dimenticare questa parola di Cristo: «Va' prima a riconciliarti»? A forza di rinviare a più tardi la riconciliazione dei cristiani, l'ecumenismo, senza rendersene conto, potrebbe alimentare un'attesa illusoria.
Quando i cristiani permangono in una grande semplicità e in un'infinita bontà del cuore, quando sono attenti a scoprire la bellezza profonda dell'animo umano, sono portati ad essere in comunione gli uni con gli altri nel Cristo.
Una credibilità può rinascere presso i giovani, quando questa comunione che è la chiesa si fa limpida, cerca con tutta la sua anima di amare e perdonare; quando, anche con pochi mezzi, si fa accogliente, vicina alle pene umane. Mai distante, mai sulla difensiva, liberata dalle severità, essa può irradiare l'umile fiducia della fede fin nei nostri cuori umani.
Sì, il Cristo chiama noi, evangelicamente poveri, a realizzare la speranza di una comunione. Anche il più semplice dei più semplici può riuscirci...
Penso che dalla mia gioventù non mi abbia mai abbandonato l’intuizione che una vita di comunità poteva essere un segno che Dio è amore, e amore soltanto. A poco a poco cresceva in me la convinzione che era essenziale creare una comunità con uomini decisi a donare tutta la loro vita, e che cercassero sempre di capirsi e riconciliarsi: una comunità dove la bontà del cuore e la semplicità fossero al centro di tutto.
(Frère Roger, Dio non può che amare)

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Frère Roger di Taizé (1915-2005)

Fermati 1 minuto. L'illusione della ricchezza

Lettura

Matteo 19,16-22

16 Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?». 17 Egli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 18 Ed egli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, 19 onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso». 20 Il giovane gli disse: «Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?». 21 Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». 22 Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze.

Commento

Nel passo parallelo del vangelo di Luca (Lc 18,18-23) il giovane di questa parabola è definito "uno dei capi". Si trattava probabilmente, di uno dei capi della sinagoga e, dunque, di un uomo molto ricco. Marco, invece, ci informa che il giovane "corse" da Gesù e "si inginocchiò davanti a lui" (Mc 10,17), a indicare il suo sincero e ardente desiderio di incontrarlo. Sia Marco che Luca riferiscono che nel suo preambolo il giovane chiama Gesù "maestro buono". 

Se in altri passi evangelici vediamo che molti sacerdoti e dottori della legge, avvicinano Gesù per metterlo alla prova e cercare di coglierlo in fallo, in questo caso c'è un autentico desiderio del giovane di sapere cosa deve fare di buono per ottenere la vita eterna. Egli è invitato da Gesù a osservare i comandamenti e, tra questi, sono elencati i cinque che costituivano la seconda tavola della legge, relativi al rispetto e all'amore del prossimo. Probabilmente perché come sacerdote levitico questo capo della sinagoga poteva più facilmente illudersi di osservare quelli relativi all'amore di Dio, come anche noi, d'altra parte possiamo credere di amare Dio per qualche buon sentimento nei suoi confronti e le azioni di culto che gli rendiamo. Più difficile è illudersi sull'amore del prossimo nel momento in cui lo defraudiamo dai suoi beni o desideriamo ciò che gli appartiene. 

Il giovane crede avventatamente di aver rispettato "tutte queste cose", ma non si rende conto della profondità spirituale della legge. Come proclamato da Gesù nel Discorso sul monte, anche solo gli atteggiamenti interiori disordinati costituiscono una violazione della legge: "fu detto agli antichi: Non uccidere... ma io vidico chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio" (Mt 5,21-22); "fu detto: Non commettere adulterio... ma chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" (Mt 5,27-28). 

Il giovane che interpella Gesù non comprende che la nuova giustizia è superiore all'antica e che davvero nessuno, di fronte ad essa può essere detto "buono" se non Dio e il suo "figlio prediletto". Crede di potersi salvare con le proprie opere e per questo chiede a Gesù cosa gli manca ancora per raggiungere la perfezione, presumento di poter compiere un'opera ancora più grande. Ma la perfezione cristiana, consiste in un distacco interiore da ogni ricchezza. A questa perfezione noi tutti siamo chiamati e non solo le persone che svolgono qualche ministero ecclesiastico.

Relegare la chiamata a una totale consacrazione di sé e dei propri beni al Signore a pastori o preti, frati, suore e monache non ha alcun senso cristiano. Il Vangelo è l'unica regola di vita per ogni battezzato e invita tutti a lasciare i molteplici idoli che questo mondo ci mette davanti.

Donare le nostre ricchezze ai poveri significa coltivare un totale distacco del cuore delle cose materiali e persino da quelle spirituali. A cosa gioverebbe infatti dare tutti i nostri beni ai poveri se poi diventiamo preda della vanagloria e ci convinciamo di esserci salvati, non per la grazia che opera in noi e attraverso di noi, ma illudendoci di aver meritato una ricompensa compiendo qualcosa di buono? 

Beati coloro che hanno uno spirito "povero", distaccato, "perché di essi è il regno dei cieli" (Mt 5,3). Ma il giovane ricco non lo comprese e come venne a Gesù correndo, pieno di gioia, così se ne andò, rattristato. Vogliamo andarcene anche noi? (Gv 6,67)

Preghiera

Signore Gesù Cristo, che hai rinunciato alla tua stessa uguaglianza con Dio per abbassarti fino a noi e guadagnarci la savezza; concedici di rinunciare con gioia a ciò che ci fa sentire ricchi, per poter entrare nel tuo regno. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

domenica 15 agosto 2021

Una lezione di preghiera da parte di Gesù

COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA DECIMA DOMENICA DOPO LA TRINITÀ

Colletta

Apri le tue orecchie misericordiose, Signore, alle preghiere dei tuoi servi; affinché possano essere esauditi, chiedendo quelle cose che possono compiacerti; per Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

Letture

1 Cor 12,1-11; Lc 19,41-47

Commento

Ai canti di esultanza della folla, con l'ingresso di Gesù a Gerusalemme fa da contrasto la profezia del Signore sulla distruzione della città e il pianto di lamentazione su di essa. Questo il senso della parola greca eklausen diverso dall' edákrysen utilizzato per descrivere l'episodio in cui Gesù piange per la morte dell'amico Lazzaro (Gv 11,35).

La lamentazione di Gesù di fronte a Gerusalemme richiama il pianto dei profeti sulle città destinate al giudizio di Dio. L'assedio della città, che avverrà per opera di Flavio Tito Vespasiano nel 70 d.C. è ricollegato al suo rifiuto del Messia promesso nel Primo Testamento. Come i vignaioli omicidi (Lc 20,9-18), dopo aver rifiutato i numerosi appelli dei profeti, i suoi capi religiosi faranno mettere a morte lo stesso Figlio di Dio. Rasi al suolo la "città santa" e il suo tempio si inaugureranno i tempi ultimi, in cui Dio verrà adorato "in spirito e verità" (Gv 4,23) dai credenti, pietre vive del tempio spirituale che è il corpo stesso di Cristo, vivificato dal suo Spirito.

Eppure tante volte anche la Chiesa, nel corso della sua storia, non ha "compreso la via della pace" (Lc 19,42), facendo proprio ciò che Paolo considera inaccettabile nella sua Prima lettera ai Corinzi: maledire nel nome di Gesù. Questo infatti il senso del dire "Gesù è anàtema": non si tratta di maledire Gesù, ma di strumentalizzare il nome del Figlio di Dio per maledire i fratelli, in modo simile a come facevano i pagani, quando ricorrevano a una divinità per maledire gli uomini.

Persino tra i fratelli che proclamano "Gesù è il Signore" (1 Cor 12,3) vi sono state nel corso dei secoli, guerre, stragi, persecuzioni. Ciò accade quando i credenti, le "denominazioni" cristiane non sanno riconoscere i rispettivi carismi e, lungi dal sentirsi parte di un solo corpo, si lasciano tentare dall'esercizio del potere e dall'imposizione violenta di un "pensiero unico" cristiano che è ben diverso dall'unità radicata nel vangelo. 

Il mercimonio che Gesù trovò dentro il tempio di Gerusalemme ha sedotto nel tempo le stesse chiese cristiane, con la vendita di indulgenze, di reliquie e di cariche ecclesiastiche, il pervertimento dei ministeri in strumento di potere anziché di servizio, lo sfruttamento delle devozioni popolari a scopo di lucro. Anche le chiese figlie della Riforma protestante non sono state esenti nella storia dalla ricerca di alleanze e compromessi con il potere politico e non sempre sono rimaste fedeli alla parola evangelica.

Ma ogni giorno il Signore insegna nel tempio (Lc 19,47); le Sacre scritture sono il metro con cui misurare quanto sono vicine le nostre chiese alla sua volontà. Quando è fondata sulla Parola di Dio, la Chiesa può resistere a ogni assedio, perché fondata sulla roccia che è Cristo stesso (Mt 7,24-25). I doni dello Spirito saranno così distribuiti in abbondanza e Dio opererà tutto in tutti.

- Rev. Dr. Luca Vona