Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

mercoledì 14 aprile 2021

Fermati 1 minuto. "Così"... ci ha amati

Lettura

Giovanni 3,16-21

16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. 17 Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. 19 E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. 21 Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.

Commento

Il "tanto", più precisamente il "così" (gr. outos), con cui è indicato l'amore di Dio per il mondo è un rafforzativo che indica la grandezza del dono del Figlio unigenito per i peccatori.

Il Padre ha inviato Gesù nel mondo per la salvezza, ma la sua venuta provoca il giudizio e alcuni si condannano da soli volgendo le spalle alla luce. Il giudizio futuro non determina ma conferma il destino che ciascuno si è scelto.

Il Padre ha mandato Cristo nel mondo per testimoniare quanto vale la nostra vita. Se il giudizio degli uomini o il nostro stesso giudizio ci considerassero un nulla, nel vangelo troviamo la verità sul valore inestimabile che Dio ci ha assegnato donandoci il suo Figlio unigenito.

Gesù è luce che viene nel mondo. Rifiutare Gesù significa chiudere gli occhi alla luce, perdersi fra le tenebre del mondo. Ma se anche ci rifiutiamo di guardarlo, il sole rimane lì dov'è, la verità di Cristo non cessa di splendere e di donarsi. Solo accogliendola troveremo la verità su noi stessi, la vera libertà, che è il progetto di Dio per la nostra santificazione.

Credere "nel nome" di Gesù implica più che un semplice assenso della ragione al suo vangelo o un trasporto sentimentalistico. Comporta una operosa devozione a Cristo come Signore e Salvatore, il lasciarsi rivestire da lui di una nuova natura.

Cristo è luce che non si compiace nel rivelare la nostra fragilità, ma che si dona per farci germogliare e prosperare nella sua grazia.

Preghiera

Alla tua luce, Signore, vediamo la luce; concedici di riconoscere la verità su noi stessi per aprirci all'azione della tua grazia , crescendo in santità e giustizia. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

martedì 13 aprile 2021

Fermati 1 minuto. Sospeso tra terra e cielo

Lettura

Giovanni 3,7-15

7 Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto. 8 Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito». 9 Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». 10 Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose? 11 In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. 12 Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? 13 Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo. 14 E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, 15 perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

Commento

Gesù ha parlato a Nicodemo della necessità di "rinascere dall'alto" e questi è curioso di sapere come ciò possa avvenire (v. 9). Pur essendo un erudito in Israele non ha compreso infatti il senso profondo delle Scritture e degli eventi dell'antica dispensazione di salvezza, che prefigurano quella che si realizzerà in Cristo.

Mosè, su indicazione di Dio, mise un serpente di rame sopra un'asta per guarire gli ebrei dai morsi dei serpenti velenosi (Nm 21,5-9); in questa pagina del Vangelo di Giovanni il verbo greco hypsoo, "sollevare", richiama l'esaltazione di Gesù nella sua morte e risurrezione. Come chi guardava il serpente di rame aveva salva la vita così chi "guarderà" con fede al sacrificio di Cristo sarà salvato dal veleno del peccato e avrà la vita eterna (v. 15). L'immagine dell'animale mortale divenne mezzo di salvezza per il corpo, così la croce, strumento di supplizio e di morte, otterrà la salvezza delle anime.

Per comprendere le verità celesti occorre essere saliti al cielo, ma nessuno lo ha mai fatto (v. 13), oppure essere discesi dal Cielo, e l'unico che lo ha fatto è il Figlio dell'uomo, il Logos incarnato. Mosè infatti era asceso sul Monte Sinai per ricevere la Legge, ma non fino al cielo; gli antichi profeti avevano parlato per ispirazione divina ma continuando a camminare sulla terra. Nessun uomo ha ottenuto una conoscenza di Dio pari a quella di Cristo, sebbene egli debba presentarcela per immagini e similitudini, a causa della nostra debolezza spirituale.

Nel dialogo con Nicodemo Gesù prefigura la sua crocifissione, quando sarà sospeso tra cielo e terra, separato da entrambi, perché fattosi peccato pur essendo senza peccato, respinto dunque dagli uomini e da Dio. Eppure proteso verso entrambi, per riconciliarli, con il pieno dono di sé. Guardiamo a lui e saremo guariti dalle ferite che il male ha prodotto nella nostra anima. Guardiamo a lui e saremo raggianti (Sal 34,5).

Preghiera

Attiraci a te, Signore, lontano dalle tribolazioni del mondo; affinché possiamo ritrovare la piena salute dell'anima e del corpo e contemplare la tua gloria. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

lunedì 12 aprile 2021

Fermati 1 minuto. Dialogo nella notte

Lettura

Giovanni 3,1-8

1 C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei. 2 Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui». 3 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio». 4 Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». 5 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 6 Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. 7 Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto. 8 Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».

Commento

Nicodemo era un membro del sinedrio (il consiglio composto da anziani, sommi sacerdoti e scribi) e rappresenta, in questo episodio del Vangelo di Giovanni, il "tipo" dei giudei disponibili a incontrare Gesù. Presso i farisei Gesù non era particolarmente popolare e forse per questa ostilità Nicodemo si reca da lui di notte.

Nicodemo si allontana dalle tenebre di una religiosità puramente esteriore per accogliere la luce di una autentica esperienza spirituale. Ciò si realizza attraverso l'incontro personale con Cristo; Nicodemo non si accontenta di ascoltare la predicazione pubblica di Gesù, ma lo va a cercare per poter discorrere con lui. La notte diventa così momento di pace, al riparo dai clamori del mondo, per crescere nella conoscenza del Signore, nell'attesa escatologica del "nuovo giorno", che vedrà l'instaurazione del regno di Dio.

Il "rinascere dall'alto" (v. 3) può essere tradotto anche come "nascere di nuovo"; questo il significato dell'avverbio greco anòthen. L'espressione "vedere il regno di Dio" (v. 3) utilizza il verbo horaò, che significa "sperimentare, partecipare". La rinascita avviene attraverso l'acqua, simbolo di purificazione ed elemento battesimale, ma anche mediante lo Spirito, il solo che "vivifica" (2 Cor 3,6).

Nascere di nuovo significa accogliere la radicale novità del vangelo; non costruire semplicemente su un edificio vecchio, ma gettare le fondamenta per una costruzione nuova. Questa rinascita è "dall'alto" perché ll modello dell'uomo nuovo è nei cieli, è infatti Cristo stesso, il Logos generato dal Padre.

Le parole di Gesù a Nicodemo ci rammentano da dove veniamo: le mani di Dio ci hanno fatto e plasmato (Sal 119,73) e sebbene la nostra carne, segnata dal peccato, sia soggetta alla debolezza e alla caducità, l'uomo che partecipa dello Spirito viene rigenerato per l'incorruttibilità.

Come non dubitiamo dell'esistenza del vento, nonostante sia invisibile agli occhi, così non possiamo dubitare dall'azione misteriosa dello Spirito, che può essere riconosciuta dalle sue opere. Siamo chiamati dalla parola del vangelo a liberarci da quelle zavorre che ci impediscono di spiccare il largo, guidati dal soffio dello Spirito.

Preghiera

Il tuo Spirito, Signore, ci rigeneri a vita nuova e ci conduca alla verità tutta intera; affinché crescendo nella conoscenza di te possiamo lodarti e professarti senza timore. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

Pietro Valdo, precursore della Riforma

La Chiesa luterana ricorda oggi Pietro Valdo, riformatore. I dati sulla vita di Pietro Valdo sono scarsi o leggendari, ma tuttavia sufficienti a delineare la fisionomia delle chiese originate da Valdo e dai suoi primi compagni, che furono tra i più convinti testimoni del radicalismo evangelico nel medioevo occidentale. Valdo era nato attorno al 1140, aveva una fiorente attività mercantile a Lione e una famiglia numerosa. 
Tutto mutò per lui, secondo gli agiografi, quando fece suo l'appello evangelico a vendere ogni cosa per darla ai poveri e seguire unicamente il Signore. Lasciato ogni bene, compresa la famiglia, Valdo diventò un predicatore povero e itinerante dell'Evangelo. Il suo richiamo alla povertà e alla vita delle prime comunità cristiane gli attirò numerosi compagni, i «poveri di Lione» o «poveri di Cristo», e gli valse il soprannome di Pietro, a memoria del primo tra gli apostoli. Osteggiati da diversi vescovi, i valdesi, a differenza dei coevi francescani, si rifiutarono di dipendere nella predicazione da un preciso dell'autorità ecclesiastica. Valdo era infatti convinto che fosse la Parola a giudicare la chiesa e a costituire tutti i cristiani suoi ministri, e non viceversa. Per questo loro rifiuto, i valdesi furono condannati dal Sinodo di Verona del 1184. Ormai considerati scomunicati, essi subirono una lunga serie di persecuzioni da parte degli altri cristiani, che li condurrà nel XVI secolo ad aderire alla Riforma protestante, entrando in comunione con le chiese riformate di Svizzera e di Francia.
Pietro Valdo morì probabilmente in Boemia, dove era sorta nel frattempo una nutrita comunità di «poveri di Cristo», nel 1217. Attualmente le comunità valdesi, sono presenti soprattutto in Italia e annoverano diverse decine di migliaia di membri.

Tracce di lettura

Poiché la fede, secondo l'apostolo Giacomo, «senza le opere è morta», abbiamo rinunciato al mondo, e ciò che avevamo, come consiglia il Signore, lo abbiamo dato ai poveri per diventare poveri noi stessi, per non preoccuparci del domani. Non accetteremo né oro né argento né altro, salvo il vitto e il vestire quotidiano. Ci siamo impegnati a osservare sia i consigli sia i precetti contenuti nell'Evangelo. (Pietro Valdo, dalla Professione di fede)

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Pietro Valdo (1140 – 1206)


domenica 11 aprile 2021

Il vostro cuore non sia turbato

COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA PRIMA DOMENICA DOPO PASQUA

Colletta

Padre Onnipotente, che hai donato il tuo unico Figlio affinché morisse per i nostri peccati e risorgesse per la nostra giustificazione; concedici di essere liberi dal lievito della malizia e del peccato, per servirti sempre in verità e con cuore puro. Per i meriti del tuo stesso Figlio Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

Letture

1 Gv 5,4-12; Gv 20,19-23

Commento

Il mondo è nei vangeli quella forza che si oppone a Cristo e alla sua azione di salvezza. È una forza che risiede non solo fuori di noi, ma anche dentro di noi. È un ostacolo all'avvento del Regno di giustizia e di pace. La paura del mondo, la paura delle forze ostili che hanno messo a morte l'autore della vita è ben rappresentata dalle porte serrate, dietro le quali i discepoli si sono trincerati dopo il terribile epilogo della vicenda terrena di Gesù.

Ma il Risorto, che "si presentò là in mezzo" (Gv 20,19), è capace di entrare nei nostri cuori anche a porte chiuse, per donarci la sua pace; non come la dà il mondo, ma come dono dello Spirito, quella pace che è Dio stesso. Gesù ci invita a diventare noi stessi portatori di pace, innanzitutto attraverso il perdono: "a chi rimetterete i peccati saranno perdonati e a chi li riterrete saranno ritenuti" (Gv 20,23).

Dio è pace. Per questo Gesù ci esorta: "il vostro cuore non sia turbato e non si spaventi" (Gv 14,27). Tutto ciò che porta turbamento, in noi e fuori di noi, non è da Dio, anche se dovesse ammantarsi delle vestigia della pietà religiosa.

Il mondo ci fa versare in un continuo stato di agitazione con impegni, scadenze, sollecitazioni di ogni genere. Il più delle volte si tratta di cose distanti dalle necessità del Regno di Dio. Ma noi dobbiamo essere capaci di prenderne consapevolezza e di spostare il centro della nostra attenzione sulla quiete che Dio pone nelle profondità del nostro cuore.

Per contro, il mondo non deve turbarci al punto da voltargli le spalle chiudendo dietro di noi la porta della nostra stanza. Ad esso siamo stati inviati, per annunciare la buona notizia di Gesù Cristo (Gv 17,18). Non può essere considerato evangelico un atteggiamento di semplice “disprezzo del mondo”.

Il cristiano non appartiene al mondo ma è mandato nel mondo. Avere il Figlio, possedere Gesù, farlo nostro nell'ascolto della sua Parola e nella sequela del suo esempio, significa possedere la vita, vivere in pienezza, gustare il senso profondo della nostra esistenza. E noi siamo chiamati dal Risorto a condividere questa pienezza di vita, saldi nella nostra fede. Perchè "questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede" (1 Gv 5,4).

- Rev. Dr. Luca Vona

venerdì 9 aprile 2021

Fermati 1 minuto. Gettare le reti secondo la parola del Signore

Lettura

Giovanni 21,1-14

1 Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: 2 si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. 3 Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla.
4 Quando già era l'alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. 5 Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». 6 Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. 7 Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi la sopravveste, poiché era spogliato, e si gettò in mare. 8 Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri.
9 Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. 10 Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso or ora». 11 Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. 12 Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», poiché sapevano bene che era il Signore.
13 Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. 14 Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti.

Commento

L'epilogo del Vangelo di Giovanni, che descrive la terza apparizione di Gesù risorto, rappresenta un incoraggiamento al lettore che ha creduto a intraprendere la missione di annunciare Cristo al mondo. L'episodio narrato mostra Pietro che ritorna alla sua vita di pescatore. I tragici eventi della passione e la tomba vuota, di cui è stato testimone con Giovanni, hanno generato in lui dubbi e sconcerto. 

Il manifestarsi di Gesù sulle sponde del lago di Tiberiade è espresso con il verbo greco phaneroo, che indica il venire alla luce; si tratta di una vera e propria epifania del Risorto, che emerge dalle tenebre del dubbio, della delusione e del timore che avvolgono i discepoli. La notte durante la quale i Sette si affaticano a pescare rappresenta un richiamo simbolico all'assenza di Gesù, luce del mondo (Gv 8,12).

Ai discepoli manca ancora la capacità di capire dove gettare le reti: è Gesù che indica loro il luogo più adatto alla pesca. Senza Gesù che li illumina e li guida lo sforzo dei discepoli è destinato a rimanere infecondo. Con lui, invece, tutto porta frutto in abbondanza. 

Giovanni, il discepolo che ha assistito da vicino alla passione di Gesù è colui che ha gli occhi più pronti a riconoscerlo; Pietro, che subito si getta in acqua per poter raggiungere più in fretta il Signore, dimostra che nonostante le sue debolezze non si è spento il suo amore per lui.

La precisazione del numero di pesci tirati su con le reti dagli apostoli sembra tesa a rafforzare il carattere di testimonianza oculare, ma potrebbe anche avere un valore simbolico indicando un mandato missionario universale. Tutto l'episodio viene così a simboleggiare il successo che otterrano gli apostoli come "pescatori di uomini" (Lc 5,10).

L'atteggiamento premuroso di Gesù, espresso dall'appellativo di "figlioli" (gr. paidia) che rivolge ai discepoli si manifesta anche nel fatto che quando questi giungono a riva egli ha già del pesce sul fuoco. Egli viene incontro alle necessità dei suoi, rinfrancandoli per le loro fatiche. Il tradimento di Pietro si era consumato mentre si scaldava intorno al fuoco nel cortile del sommo sacerdote, ora intorno al fuoco di un pasto preparato da Gesù si compie il ritorno alla piena comunione con lui. Gesù risorto non ha bisogno di cibo eppure sceglie di partecipare alla nostra quotidianità per renderla viva.

La pesca miracolosa che si realizza nel terzo incontro con il Risorto mostra il potere dell'obbedienza alla parola di Cristo. Pietro e i suoi compagni erano pescatori esperti e sapevano dove gettare le reti. Ma solo seguendo il consiglio di Gesù riescono nel loro intento, oltre ogni aspettativa. Solo sull'obbedienza al vangelo può fondarsi l'efficacia della nostra azione apostolica. Se getteremo le reti seguendo la parola del Signore il nostro sforzo non sarà invano e nulla andrà perduto.

Preghiera

Possano, Signore, tutte le genti essere radunate fra le trame della tua parola di salvezza; guida l'azione apostolica della tua Chiesa e benedici i nostri sforzi di evangelizzazione. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona