Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

venerdì 2 dicembre 2022

Jan van Ruusbroec e le nozze spirituali

Il 2 dicembre del 1381, all'età di 88 anni, si spegne Jan van Ruusbroec, canonico regolare della chiesa di Santa Gudula a Bruxelles e poi monaco a Groenendael. Nativo del villaggio di Ruusbroec, nei pressi di Bruxelles, Jan acquisì una notevole cultura pur senza frequentare le università del suo tempo. Egli era del resto poco attratto dalle speculazioni scolastiche, e alle discussioni astratte su Dio e sull'anima umana preferiva l'indagine dell'esperienza spirituale e della psicologia della vita interiore. La sua assiduità con le Scritture e con i Padri, unita a un saldo equilibrio umano, gli evitarono nei suoi scritti mistici ogni deviazione dalla via del vangelo. Ordinato presbitero nel 1317, Jan fu per ventisei anni canonico a Bruxelles, dove diede un forte impulso alla vita spirituale dei suoi parrocchiani componendo per loro diverse opere spirituali di assoluto valore, tra cui il suo capolavoro, Le nozze spirituali. Quando la situazione in città si fece pesante, sia per l'imperversare di pseudopredicatori fanatici, sia per il crescente imborghesimento del clero, Jan si ritirò assieme a cinque compagni a Groenendael, nella campagna belga, per condividere una vita di povertà e di preghiera. Qui egli esercitò un intenso ministero di paternità spirituale, e compose altre opere pregevoli. La sua esperienza di vita ritirata, tesa all'incontro con Dio nella preghiera e all'accoglienza della continua novità portata dal rapporto d'amore che il credente intrattiene con Dio, sarà una delle principali fonti d'ispirazione della devotio moderna.

Tracce di lettura

Una voce grida: «Guardate, ecco lo sposo che viene: uscitegli incontro». Per colui che intende mettersi a guardare in questo modo soprannaturale attraverso intime occupazioni, tre cose sono necessarie. Anzitutto la luce della grazia di Dio, ma secondo un modo più elevato di quello che si può percepire nella vita attiva esteriore, sprovvista di intimo zelo. Quindi, lo spogliamento da ogni immagine estranea e da ogni agitazione del cuore, per poter essere liberi dalle creature, senza immagini suscitate da esse, senza prestare loro attenzione e senza essere occupati da esse. Infine, il libero volgersi della volontà, mediante il raccoglimento di ogni nostra potenza, del corpo e dello spirito, dopo che la volontà si è sbarazzata di qualsivoglia attaccamento disordinato per fluire ormai unita a Dio e al pensiero, affinché la creatura dotata di ragione possa acquisire in modo sovrannaturale la sublime unità di Dio, ed essere stabilita in essa. Ecco perché Dio ha creato il cielo, la terra e ogni cosa, e in vista di tutto ciò si è fatto uomo, ci ha istruiti con la sua parola e la sua vita, essendo lui stesso, del resto, la via che conduce a una simile unità. Non solo, egli morì, prigioniero dell'amore, è salito in cielo e ha dischiuso anche a noi questa stessa unità, nella quale ci è possibile conseguire la beatitudine senza fine. (J. Ruusbroec, Nozze spirituali 2,11)

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Jan van Ruusbroec (1293-1381)

1 Minute Gospel. The "we" that asks for mercy

Reading

Matthew 9:27-31

27 As Jesus went on from there, two blind men followed him, calling out, “Have mercy on us, Son of David!”
28 When he had gone indoors, the blind men came to him, and he asked them, “Do you believe that I am able to do this?”
“Yes, Lord,” they replied.
29 Then he touched their eyes and said, “According to your faith let it be done to you”; 30 and their sight was restored. Jesus warned them sternly, “See that no one knows about this.” 31 But they went out and spread the news about him all over that region.

Comment

Two blind men follow Jesus, "screaming" and loudly proclaiming his messianic dignity. The promise made to David that the Messiah would come from his descendants is fulfilled in Jesus and if many, during his prophetic ministry, do not recognize him, these two men who are deprived of the gift of sight are enlightened to discern the things of God.

There is solidarity between the two blind men who do not pray by saying "have mercy on me" but use the plural "have mercy on us" (v. 27). In that "we" there is all mankind seeking a way out of suffering.

Perhaps due to the disbelief shown by the inhabitants of Capernaum, Jesus waits for the two to enter his house to heal them. The insistence of the two blind men, who follow him even when he withdraws, becomes an occasion for Jesus to ask them for an act of faith in what the Son of David can accomplish. And the miracle is made possible precisely in proportion to their faith.

Jesus advises the two healed men not to spread the news; due to the disbelief of the people of that region or out of prudence in a moment of his ministry still far from his passion. But the light that has been given to men cannot fail to shine in the darkness and thus the healed blind become apostles of him who is "light to the Gentiles" and "glory of Israel" (Lk 2:32). Faith opens our eyes to the wonders of God and moves us to praise and witness.

We too are called to pray insistently to Christ, to follow him when he seems to withdraw from our lives and calls us to make an act of faith. The doors of his house, of his mercy, are open to those who seek him with sincerity of heart.

Prayer

Open the doors of your mercy to us, o Lord, and give us the light that can illuminate every darkness; so that guided by faith we can taste the messianic promises. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

Fermati 1 minuto. Il "noi" che chiede misericordia

Lettura

Matteo 9,27-31

27 Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguivano urlando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi». 28 Entrato in casa, i ciechi gli si accostarono, e Gesù disse loro: «Credete voi che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». 29 Allora toccò loro gli occhi e disse: «Sia fatto a voi secondo la vostra fede». 30 E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». 31 Ma essi, appena usciti, ne sparsero la fama in tutta quella regione.

Commento

Due ciechi seguono Gesù, "urlando" - ci riferisce Matteo - e proclamano a gran voce la sua dignità messianica. La promessa fatta a Davide che il Messia sarebbe venuto dalla sua discendenza, si avvera in Gesù e se molti, durante il suo ministero profetico, non lo riconoscono, questi due uomini che sono privi del dono della vista vengono illuminati per discernere le cose di Dio. 

Vi è una solidarietà tra i due ciechi, i quali non pregano dicendo "abbi pietà di me" ma impiegano il plurale "abbi pietà di noi" (v. 27). In quel "noi" c'è dentro tutto il genere umano che cerca una via d'uscita dalla sofferenza. 

Forse per l'incredulità dimostrata dagli abitanti di Capernaum, Gesù attende che i due entrino in casa sua per guarirli. L'insistenza dei due ciechi, che lo seguono anche nel momento in cui egli si ritira, diviene occasione per Gesù di richiedere loro un atto di fede in ciò che il Figlio di Davide può compiere. E il miracolo si rende possibile proprio in proporzione della loro fede. 

Gesù raccomanda ai due uomini guariti di non diffondere la notizia; a causa dell'incredulità del popolo di quella regione oppure per prudenza in un momento del suo ministero ancora lontano dalla sua passione. Ma la luce che è stata donata agli uomini non può non risplendere nelle tenebre e così i ciechi guariti divengono apostoli di colui che è "luce per le genti" e "gloria di Israele" (Lc 2,32). La fede apre i nostri occhi alle meraviglie di Dio e ci spinge alla lode e alla testimonianza.

Anche noi siamo chiamati a pregare Cristo insistentemente, a seguirlo quando sembra ritirarsi dalle nostre vite e ci chiama a compiere un atto di fede. Le porte della sua casa, della sua misericordia, sono aperte per coloro che lo ricercano con sincerità di cuore.

Preghiera

Aprici le porte della tua misericordia, Signore, e donaci la luce che può illuminare ogni tenebra; affinché guidati dalla fede possiamo gustare le promesse messianiche. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

giovedì 1 dicembre 2022

Charles de Foucauld. Presenza silenziosa di carità fraterna

La chiesa anglicana e la chiesa cattolica celebrano oggi la memoria di Charles de Foucauld. 

Nato a Strasburgo nel 1858, Charles de Foucauld restò presto orfano. Dopo un'adolescenza agiata e una turbolenta carriera nell'esercito, sentì il fascino del mondo arabo e compì viaggi di conoscenza e di studio in Marocco. A ventotto anni egli riscoprì la fede cristiana e al tempo stesso avvertì la propria vocazione: «Non appena cominciai a credere che esistesse un Dio, capii che non potevo fare altro che vivere per lui», scriverà alcuni anni più tardi. Entrato nella trappa di Notre-Dame des Neiges, egli assunse il nome di fr. Marie-Albéric ed emise i voti monastici; ma la sua ricerca di Dio nell'abbassamento e nella sequela del Cristo povero che ha preso l'ultimo posto, lo porterà a lasciare la trappa con il consenso dei superiori e a partire per la Terra Santa e più tardi per il Sahara. Ordinato presbitero, Charles iniziò nel deserto la sua presenza silenziosa di amore universale in mezzo alle popolazioni tuareg. Il riscatto degli schiavi e la loro evangelizzazione, la traduzione del vangelo nella lingua locale, l'incontro con i musulmani - come lui interamente «abbandonati», nella fede, in Dio - segnarono gli anni trascorsi a Béni-Abbès e a Tamanrasset. Fu in quest'ultima località, in un clima di ostilità tra francesi e arabi, che Charles de Foucauld venne ucciso, probabilmente per errore, il 1° dicembre del 1916. «Vivi come se dovessi morire martire oggi», aveva scritto alcuni anni prima nel suo diario. Parabola del chicco di grano che dà frutto solo se cade a terra e muore, Charles de Foucauld, che non ebbe compagni nel suo cammino di intimità con Cristo nella sofferenza e nella morte a se stesso, troverà dopo la sua morte numerosi discepoli che come lui abbracceranno la croce di Cristo, certi di poter così abbracciare anche colui che vi fu appeso.

Tracce di lettura

Abbiate profondamente scolpito nel fondo dell'anima questo principio da cui tutto scaturisce: tutti gli uomini sono davvero, autenticamente fratelli in Dio, loro Padre comune, il quale vuole che si considerino, si amino, si trattino in tutto come i fratelli più teneri.
(C. de Foucauld, Ritiro a Efrem)

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Charles de Foucauld (1858-1916)


1 Minute Gospel. Giving solidity to the word

Reading

Matthew 7:21-27

21 “Not everyone who says to me, ‘Lord, Lord,’ will enter the kingdom of heaven, but only the one who does the will of my Father who is in heaven. 22 Many will say to me on that day, ‘Lord, Lord, did we not prophesy in your name and in your name drive out demons and in your name perform many miracles?’ 23 Then I will tell them plainly, ‘I never knew you. Away from me, you evildoers!’
24 “Therefore everyone who hears these words of mine and puts them into practice is like a wise man who built his house on the rock. 25 The rain came down, the streams rose, and the winds blew and beat against that house; yet it did not fall, because it had its foundation on the rock. 26 But everyone who hears these words of mine and does not put them into practice is like a foolish man who built his house on sand. 27 The rain came down, the streams rose, and the winds blew and beat against that house, and it fell with a great crash.”

Comment

The parable of the foolish man and the wise man concludes the "Sermon on the Mount", which contains the essence of the gospel. Jesus explains how to recognize the true believer. Faith that bears no fruit is unbelief.

But the fruits of faith do not consist in performing supernatural works, miracles and prophecies, which taken by themselves have no value. Not even the praise and pleading - "Lord! Lord!" (v. 21) - count for something without conversion. The true fruit of faith consists in fulfilling God's will, moved by charity.

As the Apostle Paul affirms "If I speak in the tongues of men or of angels, but do not have love, I am only a resounding gong or a clanging cymbal" (1 Cor 13:1). When we acknowledge Christ only in words we are not so different from those who mocked him by exclaiming under the cross "Hail! King of the Jews!" (Jn 19:3).

Grace and charity lead men to salvation without performing miracles while performing miracles has never saved anyone without grace and charity. Only those who build on the firm rock that is Christ and not those who trust in themselves can withstand the trials of faith, which will be many in this life: "In this world you will have trouble. But take heart! I have overcome the world" (Jn 16:33).

It is not enough to listen to the words of the gospel, understand them, remember them, repeat them and argue over them. We must be able to "give solidity" to the word, making ourselves builders of Christ's church and entrusting its foundations not to the sand of our human poverty but to the rock of his grace.

Prayer

O Lord, give us the bliss to be among those who hear your word and keep it, to be living stones in your church's building. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

Fermati 1 minuto. Dare solidità alla parola

Lettura

Matteo 7,21-27

21 Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? 23 Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità. 24 Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. 26 Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».

Commento

La parabola dell'uomo stolto e dell'uomo saggio, conclude il "Discorso della montagna", nel quale è racchiusa l'essenza del vangelo. Gesù spiega come riconoscere il vero credente. La fede che non porta frutto è incredulità. 

Ma i frutti della fede non consistono nel compiere opere soprannaturali, miracoli e profezie, che presi di per sé non hanno alcun valore. Neanche la lode e la supplica - "Signore! Signore!" (v. 21) - contano qualcosa senza la conversione. Il vero frutto della fede consiste nel compiere la volontà di Dio, mossi dalla carità. 

Come afferma l'apostolo Paolo "Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna" (1 Cor 13,1). Quando riconosciamo Cristo solo a parole non siamo tanto diversi da coloro che lo dileggiavano esclamando sotto la croce "Salve! Re dei giudei!" (Gv 19,3). 

La grazia e la carità conducono gli uomini alla salvezza senza che compiano miracoli, mentre il compiere miracoli non ha mai salvato nessuno senza la grazia e la carità. Solo chi costruisce sulla salda roccia che è Cristo e non chi confida in se stesso può resistere alle prove della fede, che saranno tante in questa vita: "Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!" (Gv 16,33).

Non è abbastanza ascoltare le parole del Vangelo, comprenderle, ricordarle, ripeterle e disputare su di esse. Dobbiamo essere capaci di "dare solidità" alla parola, facendoci costruttori della chiesa di Cristo e affidando le sue fondamenta non alla sabbia della nostra umana povertà ma alla roccia della sua grazia.

Preghiera

Signore, donaci la beatitudine di essere tra coloro che ascoltano la tua parola e la osservano, per essere pietre vive nell'edificio della tua chiesa. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona