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Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto
Ministro della Christian Universalist Association
Ministro della Christian Universalist Association
domenica 9 ottobre 2022
Through faith... rooted in love
Per mezzo della fede, radicati nell'amore
COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA DICIASSETTESIMA DOMENICA DOPO LA PENTECOSTE
Colletta
Signore, ti supplichiamo, possa la tua continua pietà purificare e difendere la tua Chiesa; e poiché essa non può essere al sicuro senza il tuo soccorso, preservala sempre con il tuo aiuto e la tua bontà. Per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.
Letture
Ef 3,13-21; Lc 7,11-17
Commento
Due folle si incontrano: l'una è quella dei discepoli di Gesù e del suo vasto seguito, l'altra quella del funerale dell'unico figlio di una vedova. Nella società patriarcale di quel contesto storico-geografico le vedove erano una categoria particolarmente vulnerabile; possiamo immaginare, dunque, la tragedia per questa donna, di aver perso l'unico figlio maschio.
Gesù "ne ebbe compassione"; con una traduzione più accurata del verbo greco splanchnizomai, possiamo dire "ne fu commosso nelle viscere". Lo stesso verbo è utilizzato da Luca nella parabola del buon samaritano e in quella del figliol prodigo. Gesù, che si commosse fino a prorompere in pianto davanti alla tomba dell'amico Lazzaro, comprende la nostra miseria di creature soggette alla morte a causa del peccato (cfr. Rm 5,12-14) e compie in questa occasione un gesto che per la legge ebraica rendeva impuri.
Egli non solo non contrae alcuna impurità ma è anche in grado di ridonare la vita a ciò che si è avviato verso la corruzione. Un gesto semplice e una parola efficace: "Giovinetto, dico a te, alzati!" - quell'"alzati" che nel verbo originale greco egheiro descriverà nello stesso Vangelo di Luca il mistero pasquale.
Gesù non teme di toccare con mano la nostra miseria. Troppe volte la religione inculca un senso di impurità in chi vorrebbe avvicinarsi ad essa, provocandone il rifiuto. Per paura di perdere consensi, d'altra parte, alcune chiese rimuovono la parola "peccato" dal proprio lessico, disconoscendo che nell'uomo vi è una tendenza al male, all'egoismo, alla prevaricazione.
Il vangelo ci istruisce sul fatto che tutti abbiamo peccato ma la fede in Cristo ci consente di morire al peccato per risorgere nella grazia. Come i testimoni del giovane riportato in vita possiamo veramente dire "Dio ha visitato il suo popolo".
"Per mezzo della fede... radicati nell'amore" conosceremo, afferma Paolo (Ef 3,17-19), la misura dell'amore di Cristo, e saremo "ripieni della pienezza di Dio". Dio che può fare molto di più di quel che possiamo aspettarci (Ef 3,20) ha mandato il suo Figlio a restaurare la sua immagine nell'uomo; non ci concede solo di vincere la morte, ma di partecipare alla sua stessa vita divina.
- Rev. Dr. Luca Vona
venerdì 7 ottobre 2022
1 Minute Gospel. A mild intransigence
Fermati 1 minuto. Una mite intransigenza
Lettura
Luca 11,15-26
15 Ma alcuni dissero: «È in nome di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». 16 Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. 17 Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra. 18 Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl. 19 Ma se io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. 20 Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio. 21 Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. 22 Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l'armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino. 23 Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde. 24 Quando lo spirito immondo esce dall'uomo, si aggira per luoghi aridi in cerca di riposo e, non trovandone, dice: Ritornerò nella mia casa da cui sono uscito. 25 Venuto, la trova spazzata e adorna. 26 Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui ed essi entrano e vi alloggiano e la condizione finale di quell'uomo diventa peggiore della prima».
Commento
Fare il bene per opera del maligno. Questa l'accusa che "alcuni" - non si specifica qui se si tratta di farisei e dottori della legge - muovono a Gesù. Qui si invera il salmo 108: "Mi rendono male per bene e odio in cambio di amore". Ma Gesù, che conosce i loro pensieri, afferma l'assurdità dell'accusa rivolta dai suoi oppositori: perché vi è una gerarchia, una "unità" anche nel dominio del male.
Satana porta divisione, ma anch'egli possiede un regno con una unità di scopo: distruggere l'opera salvifica di Cristo e lo stesso genere umano. Gesù ha attestato in tante occasioni che la sua opera porta guarigione e liberazione. Ma la cecità dei suoi avversari chiede "un segno dal cielo". Essi non guardano ai frutti per giudicare l'albero (Mt 7,20); la loro incredulità ha bisogno di segni e prodigi. Un rischio che corre anche il cristiano, quando non gli è sufficiente l'esperienza salvifica che si realizza in chi accoglie l'evangelo ma ricerca a tutti i costi l'evento miracoloso, sul quale far poggiare una fede vacillante.
Il Verbo incarnato è capace di "strappare l'armatura" del nemico; siamo però messi in guardia di vigilare perché quest'ultimo si accanirà contro la nostra "casa spazzata e adorna" più di prima (vv. 25-26). Gesù opera "con il dito di Dio", ovvero con la potenza del Padre, e chi è con lui è rivestito della stessa capacità di liberare le anime dal male. Ma chi è contro di lui "disperde", perché la sua opera, lungi dal portare a una messe abbondante, è come il seme caduto lungo la strada (Mt 13,1-9).
In un altro passaggio evangelico, Marco riporta che l'apostolo Giovanni si rivolse a Gesù dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri»; Ma Gesù rispose: «Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi è per noi» (Mc 9,38-40; vedi anche Luca 9,50). Sono parole solo in apparente contraddizione con quanto riportato da Matteo: «Chi non è con me, è contro di me» (v. 23). L'importante, infatti, è muoversi nel perimetro tracciato dal vangelo. Qui sta la mite "intransigenza" di Gesù. Allora raccoglieremo frutti di salvezza, e raccoglieremo in abbondanza, come strumenti della sua stessa grazia.
Preghiera
Signore, noi riconosciamo la tua parola, come parola di vita e liberazione; concedici di custodirla per essere liberi dagli assalti del Maligno. Amen.
- Rev. Dr. Luca Vona
L'apprezzamento protestante della lettera apostolica "Rosarium Virginis Mariae"
giovedì 6 ottobre 2022
Bruno e la pace che il mondo non conosce
I cattolici d'occidente celebrano oggi la memoria di Bruno, fondatore dell'Ordine certosino.
Nel 1101 muore nel romitorio di Serra, in Calabria, Bruno, fondatore della Certosa. Nato a Colonia intorno al 1030, egli aveva dapprima compiuto gli studi nella celebre scuola cattedrale di Reims, fino a diventarne in giovanissima età scholasticus, cioè maestro di teologia.
Dopo aver posto mano alla stesura di un commento sui Salmi e averne intrapreso un altro sulle epistole paoline, Bruno visse anni difficili al servizio del vescovo Manasse, notoriamente simoniaco. Maturato un certo disgusto per la mondanità della chiesa di quel tempo, Bruno rifiutò, alla deposizione di Manasse, l'elezione ad arcivescovo di Reims, e iniziò a pensare a una forma di vita conforme al suo desiderio di ricerca del Signore nella solitudine e nel silenzio.
Chiamato da papa Urbano II, suo antico discepolo, Bruno dovette lasciare i propri compagni per recarsi a Roma al suo servizio. Ma di fronte ai dissidi tra il pontefice e l'impero, egli prese la decisione di ritirarsi definitivamente in Calabria, dando vita all'eremo di Serra.
Animo vigilante, uomo di desideri e di amore ardente per il Signore, egli poté così dedicarsi all'ascolto della parola di Dio e all'attesa del suo Regno nella preghiera. È la preghiera, secondo Bruno, che porta l'uomo a consolidare la propria umanità nella lotta che silenziosamente ha luogo nel cuore, giorno dopo giorno.
Tracce di lettura
Quanta utilità e gioia divina, poi, la solitudine e il silenzio dell'eremo apportino a coloro che li amano, lo sanno solo coloro che ne hanno fatto l'esperienza. Qui, infatti, agli uomini forti è consentito ritornare in se stessi e abitare con se stessi quanto a loro piace, coltivare assiduamente i germogli delle virtù e cibarsi con beatitudine dei frutti del paradiso. Qui si acquista quell'occhio dal cui sereno sguardo d'amore è colpito lo Sposo e attraverso il quale, se senza macchia e puro, si vede Dio. Qui si celebra una tranquillità solerte e si gusta il riposo mediante un quieto agire. Qui Dio dispensa ai suoi atleti, per la fatica della lotta, la ricompensa desiderata, cioè quella pace che il mondo non conosce, e la gioia nello Spirito santo. (Bruno, Lettera a Rodolfo il Verde 6)
- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose
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