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Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto
Ministro della Christian Universalist Association
Ministro della Christian Universalist Association
domenica 6 dicembre 2020
Le mie parole non passeranno
venerdì 4 dicembre 2020
Fermati 1 minuto. Il "noi" che chiede misericordia
Lettura
Matteo 9,27-31
27 Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguivano urlando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi». 28 Entrato in casa, i ciechi gli si accostarono, e Gesù disse loro: «Credete voi che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». 29 Allora toccò loro gli occhi e disse: «Sia fatto a voi secondo la vostra fede». 30 E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». 31 Ma essi, appena usciti, ne sparsero la fama in tutta quella regione.
Commento
Due ciechi seguono Gesù, "urlando" - ci riferisce Matteo - e proclamano a gran voce la sua dignità messianica. La promessa fatta a Davide che il Messia sarebbe venuto dalla sua discendenza, si avvera in Gesù e se molti, durante il suo ministero profetico, non lo riconoscono, questi due uomini che sono privi del dono della vista vengono illuminati per discernere le cose di Dio.
Vi è una solidarietà tra i due ciechi, i quali non pregano dicendo "abbi pietà di me" ma impiegano il plurale "abbi pietà di noi" (v. 27). In quel "noi" c'è dentro tutto il genere umano che cerca una via d'uscita dalla sofferenza.
Forse per l'incredulità dimostrata dagli abitanti di Capernaum, Gesù attende che i due entrino in casa sua per guarirli. L'insistenza dei due ciechi, che lo seguono anche nel momento in cui egli si ritira, diviene occasione per Gesù di richiedere loro un atto di fede in ciò che il Figlio di Davide può compiere. E il miracolo si rende possibile proprio in proporzione della loro fede.
Gesù raccomanda ai due uomini guariti di non diffondere la notizia; a causa dell'incredulità del popolo di quella regione oppure per prudenza in un momento del suo ministero ancora lontano dalla sua passione. Ma la luce che è stata donata agli uomini non può non risplendere nelle tenebre e così i ciechi guariti divengono apostoli di colui che è "luce per le genti" e "gloria di Israele" (Lc 2,32). La fede apre i nostri occhi alle meraviglie di Dio e ci spinge alla lode e alla testimonianza.
Anche noi siamo chiamati a pregare Cristo insistentemente, a seguirlo quando sembra ritirarsi dalle nostre vite e ci chiama a compiere un atto di fede. Le porte della sua casa, della sua misericordia, sono aperte per coloro che lo ricercano con sincerità di cuore.
Preghiera
Aprici le porte della tua misericordia, Signore, e donaci la luce che può illuminare ogni tenebra; affinché guidati dalla fede possiamo gustare le promesse messianiche. Amen.
- Rev. Dr. Luca Vona
giovedì 3 dicembre 2020
Fermati 1 minuto. Dare solidità alla parola
Lettura
Matteo 7,21-27
21 Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? 23 Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità. 24 Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. 26 Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».
Commento
La parabola dell'uomo stolto e dell'uomo saggio, conclude il "Discorso della montagna", nel quale è racchiusa l'essenza del vangelo. Gesù spiega come riconoscere il vero credente. La fede che non porta frutto è incredulità.
Ma i frutti della fede non consistono nel compiere opere soprannaturali, miracoli e profezie, che presi di per sé non hanno alcun valore. Neanche la lode e la supplica - "Signore! Signore!" (v. 21) - contano qualcosa senza la conversione. Il vero frutto della fede consiste nel compiere la volontà di Dio, mossi dalla carità.
Come afferma l'apostolo Paolo "Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna" (1 Cor 13,1). Quando riconosciamo Cristo solo a parole non siamo tanto diversi da coloro che lo dileggiavano esclamando sotto la croce "Salve! Re dei giudei!" (Gv 19,3).
La grazia e la carità conducono gli uomini alla salvezza senza che compiano miracoli, mentre il compiere miracoli non ha mai salvato nessuno senza la grazia e la carità. Solo chi costruisce sulla salda roccia che è Cristo e non chi confida in se stesso può resistere alle prove della fede, che saranno tante in questa vita: "Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!" (Gv 16,33).
Non è abbastanza ascoltare le parole del Vangelo, comprenderle, ricordarle, ripeterle e disputare su di esse. Dobbiamo essere capaci di "dare solidità" alla parola, facendoci costruttori della chiesa di Cristo e affidando le sue fondamenta non alla sabbia della nostra umana povertà ma alla roccia della sua grazia.
Preghiera
Signore, donaci la beatitudine di essere tra coloro che ascoltano la tua parola e la osservano, per essere pietre vive nell'edificio della tua chiesa. Amen.
- Rev. Dr. Luca Vona
mercoledì 2 dicembre 2020
Fermati 1 minuto. Le mani di Gesù e le mani dei suoi discepoli
Lettura
Matteo 15,29-37
29 Allontanatosi di là, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là. 30 Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì. 31 E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava il Dio di Israele. 32 Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: «Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada». 33 E i discepoli gli dissero: «Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». 34 Ma Gesù domandò: «Quanti pani avete?». Risposero: «Sette, e pochi pesciolini». 35 Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, 36 Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla. 37 Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene.
Commento
Gesù giunge nella "Galilea delle genti" (Mt 4,15; Is 8,23), terra dei pagani, e qui si ferma su un monte. Questo monte diviene il luogo in cui la folla che lo ha seguito viene raccolta, curata e nutrita.
L'intero contesto è collegato con l'adempimento escatologico delle promesse fatte a Israele, quando il suo Dio sarà glorificato da uomini di ogni popolo e nazione (Ap 5,9). Gesù non siede su un trono o in un tribunale ma su una montagna, affinché tutti possano vederlo e chiunque possa accedere a lui; la sua salvezza è ora alla portata di tutti.
Vengono accompagnati a Gesù molti malati, che egli risana, dando valore all'azione di intercessione di chi glieli ha condotti. Un canto nuovo viene innalzato a Dio quando i ciechi vedono, i muti parlano e gli zoppi camminano. Ciò che era una malattia, un limite, un deficit, diviene nell'incontro con la grazia di Cristo un'occasione di lode.
Il Signore conosce la nostra fatica nel seguirlo e si prende cura delle nostre necessità, si preoccupa affinché non veniamo meno durante il viaggio. Rende i suoi discepoli compartecipi di questa preoccupazione e chiede di sfamare la folla, facendo passare per la sua benedizione il poco che hanno.
Se la grazia a volte non raggiunge chi ne ha bisogno, dovremmo esaminare noi stessi e interrogarci se siamo quelle mani che Dio si aspetta di trovare per elargirla.
Preghiera
Signore, noi ci affidiamo alle tue cure e ci sediamo alla tua presenza, nell'attesa di ricevere il nutrimento per le nostre anime secondo le vie della tua misericordia. Amen.
martedì 1 dicembre 2020
Charles de Foucauld. Presenza silenziosa di carità fraterna
La chiesa anglicana e la chiesa cattolica celebrano oggi la memoria di Charles de Foucauld.
Nato a Strasburgo nel 1858, Charles de Foucauld restò presto orfano. Dopo un'adolescenza agiata e una turbolenta carriera nell'esercito, sentì il fascino del mondo arabo e compì viaggi di conoscenza e di studio in Marocco. A ventotto anni egli riscoprì la fede cristiana e al tempo stesso avvertì la propria vocazione: «Non appena cominciai a credere che esistesse un Dio, capii che non potevo fare altro che vivere per lui», scriverà alcuni anni più tardi. Entrato nella trappa di Notre-Dame des Neiges, egli assunse il nome di fr. Marie-Albéric ed emise i voti monastici; ma la sua ricerca di Dio nell'abbassamento e nella sequela del Cristo povero che ha preso l'ultimo posto, lo porterà a lasciare la trappa con il consenso dei superiori e a partire per la Terra Santa e più tardi per il Sahara. Ordinato presbitero, Charles iniziò nel deserto la sua presenza silenziosa di amore universale in mezzo alle popolazioni tuareg. Il riscatto degli schiavi e la loro evangelizzazione, la traduzione del vangelo nella lingua locale, l'incontro con i musulmani - come lui interamente «abbandonati», nella fede, in Dio - segnarono gli anni trascorsi a Béni-Abbès e a Tamanrasset. Fu in quest'ultima località, in un clima di ostilità tra francesi e arabi, che Charles de Foucauld venne ucciso, probabilmente per errore, il 1° dicembre del 1916. «Vivi come se dovessi morire martire oggi», aveva scritto alcuni anni prima nel suo diario. Parabola del chicco di grano che dà frutto solo se cade a terra e muore, Charles de Foucauld, che non ebbe compagni nel suo cammino di intimità con Cristo nella sofferenza e nella morte a se stesso, troverà dopo la sua morte numerosi discepoli che come lui abbracceranno la croce di Cristo, certi di poter così abbracciare anche colui che vi fu appeso.
- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose
| Charles de Foucauld (1858-1916) |
Fermati 1 minuto. La dotta ignoranza del cristiano
Lettura
Luca 10,21-24
23 E volgendosi ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. 24 Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l'udirono».
Commento
La preghiera con cui Gesù ringrazia il Padre e proclama la beatitudine dei discepoli ci introduce nel nella profonda relazione tra Dio e l'umanità, in Cristo. Egli rende lode al Padre con una gioia ispirata dallo Spirito Santo. La ragione di questa gioia è l'amore del Padre per "i piccoli", ai quali egli si è compiaciuto di rivelare "queste cose".
Di quali cose si tratta? Si tratta dello mistero del Figlio che può essere conosciuto solo per mezzo del Padre e del del Padre che può essere conosciuto solo per mezzo del Figlio, Parola di Dio che si è pienamente manifestata nella carne. Ascoltando la voce del Padre, che ci invita alla sequela di Cristo, sperimentiamo anche noi questo rapporto di comunione privilegiato. Si tratta di una beatitudine celeste già anticipata su questa terra, mediante la fede, che ci avvicina alla natura intima di Dio come a nessuno degli antichi profeti fu data l'opportunità.
Beati coloro che si scoprono figli fatti dallo Spirito Santo a immagine del Figlio di Dio e che si comprendono amati da un Padre di infinita misericordia. Beati coloro che conoscono il Padre contemplando e ascoltando il Figlio. Beati coloro che non si considerano pieni della dottrina e della sapienza di questo mondo, ma la cui sapienza più alta, come afferma Paolo, risiede nella conoscenza di Gesù Cristo e di questi crocifisso (1 Cor 2,4). Perché è nel mistero della croce che ci è rivelata la prossimità di Dio anche a ciò che è più umile e disprezzato, affinché possa essere redento nella luce della risurrezione.
Preghiera
Signore, concedici di accoglierti con semplicità di cuore; per essere introdotti nel tuo mistero di salvezza e crescere continuamente nel tuo amore. Amen.
- Rev. Dr. Luca Vona