Dopo la sepoltura di Gesù, l'attenzione del Vangelo di Giovanni si posa sul giorno che segue il sabato — quello che i cristiani eleggeranno come giorno memoriale della risurrezione del Signore. Maria di Magdala si reca alla tomba nel cuore dell'alba, e trova qualcosa di sconvolgente: la pietra è rovesciata, e dentro restano soltanto i lini che avvolgevano il corpo e il sudario che ne copriva il volto. Corre subito ad avvertire Pietro e il discepolo amato da Gesù, colui che è anche l'evangelista Giovanni.
Maria di Magdala — una donna, colei alla quale molto è stato perdonato e che per questo ha amato con tutto se stessa — è la prima a portare la notizia del mistero della tomba vuota. Amata da Gesù con singolare predilezione, la Maddalena diviene apostola degli apostoli: lei che si era recata al sepolcro per ungere di profumi il corpo del Signore, come aveva già fatto nell'ultima cena, mostrando così che il suo amore non conosce confine nemmeno davanti alla morte.
Pietro e il discepolo amato si mettono a correre verso la tomba, e il secondo arriva per primo. "L'amore di Cristo ci spinge", scriverà Paolo nella seconda Lettera ai Corinti. Ma chi corre più veloce si arresta sulla soglia — forse trattenuto dal timore di una contaminazione rituale: i sentimenti più profondi non sempre si accompagnano alla risoluzione più pronta. Pietro, invece, di cui i Vangeli tratteggiano a più riprese il carattere impetuoso, non conosce simile esitazione. Due forme d'amore, dunque: il discepolo amato si affretta nella corsa, poi si ferma davanti all'ingresso, ed entrerà nel sepolcro solo dopo aver superato le proprie razionalizzazioni legalistiche. Pietro si affanna nel correre, ma il suo slancio impulsivo spazza via ogni timore di violare le "leggi prestabilite".
Nel racconto dei due apostoli si avverte una tensione viva tra fede e incomprensione. Entrato nel sepolcro dopo Pietro, il discepolo amato "vide e credette": i due verbi sono posti in relazione diretta e consequenziale. Eppure il testo precisa che entrambi "non avevano ancora compreso la Scrittura". Saranno le apparizioni del Risorto ad aprire gli occhi dei discepoli alla piena intelligenza del mistero custodito nell'Antico Testamento: solo l'incontro diretto con Cristo rende capaci di accogliere un evento così eccedente la misura della ragione umana, come la vittoria sulla morte — quella che più spaventa l'uomo e che attende implacabile ogni creatura. A Giovanni bastano la tomba vuota e il lenzuolo ordinatamente ripiegato per credere. All'amore sono sufficienti piccoli segni per captare ciò che gli altri non vedono.
Gesù, il Messia promesso, volle che la sua morte fosse pubblica, esposta alla luce del sole che si oscura davanti a lui; ma la sua risurrezione è riservata agli amici più intimi. Accostiamoci a lui nella certezza che oggi Gesù Cristo ha vinto la morte, il peccato, la tristezza, e ci ha dischiuso le porte di una vita nuova, colma della pace e della gioia che lo Spirito Santo ci dona per grazia e che nessuno potrà mai toglierci. Risorgendo, Cristo rivela il destino ultimo dell'uomo, la sua vocazione, la sua natura più profonda. Lasciandoci condurre dall'amore, entreremo nel mistero dell'immensità divina.