Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

giovedì 22 dicembre 2022

Assidui e concordi nella preghiera. Commento al Salterio - Salmo 17,1-16

Lettura

Salmi 17,1-16

1 Al maestro del coro. Di Davide, servo del Signore, che rivolse al Signore le parole di questo canto, quando il Signore lo liberò dal potere di tutti i suoi nemici, 2 e dalla mano di Saul. Disse dunque:
Ti amo, Signore, mia forza,
3 Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.
4 Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.
5 Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti impetuosi;
6 già mi avvolgevano i lacci degli inferi,
già mi stringevano agguati mortali.
7 Nel mio affanno invocai il Signore,
nell'angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
al suo orecchio pervenne il mio grido.
8 La terra tremò e si scosse;
vacillarono le fondamenta dei monti,
si scossero perché egli era sdegnato.
9 Dalle sue narici saliva fumo,
dalla sua bocca un fuoco divorante;
da lui sprizzavano carboni ardenti.
10 Abbassò i cieli e discese,
fosca caligine sotto i suoi piedi.
11 Cavalcava un cherubino e volava,
si librava sulle ali del vento.
12 Si avvolgeva di tenebre come di velo,
acque oscure e dense nubi lo coprivano.
13 Davanti al suo fulgore si dissipavano le nubi
con grandine e carboni ardenti.
14 Il Signore tuonò dal cielo,
l'Altissimo fece udire la sua voce:
grandine e carboni ardenti.
15 Scagliò saette e li disperse,
fulminò con folgori e li sconfisse.
16 Allora apparve il fondo del mare,
si scoprirono le fondamenta del mondo,
per la tua minaccia, Signore,
per lo spirare del tuo furore.

Commento

I generi letterari e le tonalità del Salmo 17 - canto di ringraziamento, con carattere messianico - mutano ripetutamente. Le parole riecheggiano il cantico di gioia innalzato da Davide, riconoscente verso il Signore, che lo ha liberato dalle insidie mortali tesegli da Saul (2 Sam 22). L'inno regale di vittoria è la dominante del Salmo, ma non mancano gli accenti delle suppliche (vv. 5-7). Nella scena della teofania (manifestazione di Dio) attraverso perturbazioni cosmiche il tono è innico e contemplativo.

Il componimento si apre con una proclamazione di amore del salmista nei confronti del Signore. Il termine ebraico impiegato (erhamekha), indica un amore fatto di compassione e di tenerezza, di cui Dio è soggetto nella Bibbia, mentre qui abbiamo l'unico caso nei salmi in cui diventa oggetto dell'amore dell'uomo devoto, che offre a Dio non un semplice rispetto formale ma un sentimento di attaccamento personale e un impegno di vita, come richiesto nel Decalogo (Dt. 6,5).

Dio è invocato dal salmista con titoli simbolici di impronta militare: "mia forza, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, mia rupe... riparo, mio scudo e baluardo... potente salvezza" (vv. 2-3). L'espressione "mia potente salvezza" (v. 3) va letteralmente tradotta "corno di salvezza" (cfr. 1 Sam 2,10; Sal 131,17) ed è impiegata in tutta la sua caratterizzazione messianica dall'evangelista Luca nel cantico di Zaccaria (Lc 1,69). 

Il salmista presenta il Signore come cavaliere, avvolto nella cappa nera delle nubi (cfr. Is 19,1; Sal 67,5), a cavallo di un cherubino (vv. 11-12). Cherùb è il toro alato con volto d'uomo che l'arte assira collocava all'ingresso dei templi e dei palazzi reali; nella Bibbia la sua figura ricorre più volte; vanno ricordati in proposito le due sculture lignee ricoperte d'oro raffiguranti cherubini collocate all'una e all'altra parte de propiziatorio nel tempipo di Gerusalemme.

Le tenebre di cui il Signore si avvolge come di un velo esprimono la caratteristica trascendente del Dio d'Israele quale deus absconditus (cfr. Es 19,16.18; Ez 1,4). La roccia e la rupe (17,3.32) sono simbolo della fedeltà di Dio, su cui poggia la fede dell'uomo. 

L'autore si ferma un momento a descrivere, con il linguaggio convenzionale delle lamentazioni individuali, il grave pericolo in cui si è trovato. L'immagine delle acque travolgenti è presente anche nelle parole del profeta Giona che nella sua preghiera al Signore così si esprime: "Mi hai gettato nell'abisso, nel cuore del mare e le correnti mi hanno circondato; tutti i tuoi flutti e le tue onde sono passati sopra di me." (Gion 2,4). L'acqua rappresenta nei miti orientali della creazione la forza travoglente e distruttrice del caos primordiale, mentre nel Nuovo Testamento è simbolo di vita, fecondità e grazia.

I "lacci degli inferi" (v. 6) indicano generalmente nei salmi le trappole mortali tese dai nemici. La voce disperata del salmista sale fino al cielo, dove Dio tende l'orecchio ad ascoltare il grido d'aiuto di quanti lo invocano; e non c'è lontananza tale da impedirgli di udire le loro voci. Il tempio indica la dimora celeste di Dio, senza peraltro escludere quella terrena, il tempio di Gerusalemme.

Le immagini della teofania provengono dall'esperienza del Sinai (Es 19,16-18), dove il popolo assiste ai piedi del monte al rendersi presente del Signore mediante fumo, fuoco e il tremare della terra.

Secondo una prospettiva cristiana il Salmo 17 prefigura la preghiera riconoscente del Cristo risorto e della Chiesa partecipe delle sofferenze e della risurrezione del suo Capo. Il grido nell'angoscia richiama la passione del Signore, liberato dai lacci della morte a causa della sua innocenza La rivincita e la vittoria di Cristo non si fermano al fatto storico della risurrezione, ma si dilatano nella prospettiva pasquale dei popoli, della discendenza generata al Padre dal grembo materno della Chiesa.

- Rev. Dr. Luca Vona