Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

domenica 16 luglio 2023

Giustificazione e santificazione

COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA SECONDA DOMENICA DOPO LA TRINITÀ

Colletta

O Dio, che hai preparato per coloro che ti amano, delle cose così buone che oltrepassano l'umana comprensione; effondi nei nostri cuori un tale amore per te, che amandoti al di sopra di ogni altra cosa, possiamo ottenere ciò che ci hai promesso, che oltrepassa ciò che possiamo desiderare. Per Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

Letture

Rm 6,3-11; Mt 5,20-26

Commento

Nella chiesa primitiva si svilupparono due etimologie della Pasqua cristiana: la prima considerava la Pasqua un “passaggio”, rievocazione del passaggio del Mar Rosso da parte degli ebrei che fuggivano dall’Egitto; la seconda idea era invece collegata al termine passio, ovvero alla passione di Cristo, e si richiamava direttamente al brano della lettera di San Paolo che ci propone la liturgia di oggi.

L’Apostolo spiega che il battesimo ci ha unito alla morte di Cristo, facendoci morire al peccato. A questo evento fu applicata l'idea del “passaggio”, prefigurata dagli eventi dell'Antico Testamento, nello specifico del passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà della grazia. 

La giustificazione, però, non è la tappa finale, vi è infatti una chiamata del cristiano alla santificazione; proprio come l’epilogo del Vangelo non è rappresentato dalla morte di Cristo, ma dalla risurrezione: "poiché se siamo stati uniti a Cristo in una morte simile alla sua, saremo anche partecipi della sua risurrezione" (Rm 6,5). 

Paolo impiega un verbo al passato per il battesimo e, dunque, per la giustificazione, ma al futuro per la risurrezione. La santificazione è la meta, ma in certo qual modo anche la via che siamo chiamati a percorrere. Infatti, poco prima, afferma: "Noi dunque siamo stati sepolti con lui... affinché, come Cristo è resuscitato dai morti per la gloria del Padre, così anche noi camminiamo in novità di vita” (Rm 6,4).

Il cristianesimo non è una semplice appartenenza a un popolo o a un'istituzione religiosa. È un "camminare", un percorrere "la Via", come viene definito nel libro degli Atti degli Apostoli. È insita in esso la possibilità di una crescita, in Dio e nella sua grazia.

La risurrezione inizia ora, come esperienza di rinnovamento e santificazione. È il frutto che la grazia fa germinare dal nostro morire al peccato in Cristo. È un esodo, un cammino di liberazione dalla schiavitù: "il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, perché il corpo del peccato possa essere annullato, affinché noi non serviamo più al peccato" (Rm 6,6). L’idea del cammino evoca la progressione che caratterizza la nostra liberazione dal peccato e dalla morte e la nostra crescita in quella libertà che è la santità.

Il punto di partenza è la giustificazione, perché uniti alla morte di Cristo ci vengono rimessi i peccati. Ma la libertà rappresentata dalla santificazione è un approdo, una conquista, che richiede una certa disciplina: la giustificazione ci è stata data a caro prezzo; Gesù ha pagato con la propria morte, e poiché nessun discepolo è più grande del proprio maestro, solo nella misura in cui prenderemo sul serio il nostro discepolato condivideremo con lui anche l'esperienza della glorificazione.

Il battesimo non è semplicemente un'esperienza circoscritta in un dato momento della nostra vita, ma è l'inserimento in un cammino di crescita in santità e giustizia. Gesù lo dice chiaramente: "se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli” (Mt 5,20). 

Se non vogliamo cadere nella mediocrità occorre un'apertura alla grazia e una risposta alla sua azione, che diventa disciplina attenta nel nostro agire. Il Signore ci guida, affinché portiamo a compimento l'opera che ha iniziato in noi.

- Rev. Dr. Luca Vona

giovedì 13 luglio 2023

Fermati 1 minuto. L'accoglienza e il rifiuto dell'annuncio di pace

Lettura

Matteo 10,7-15

7 E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. 8 Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. 9 Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, 10 né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l'operaio ha diritto al suo nutrimento.
11 In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. 12 Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. 13 Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. 14 Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. 15 In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città.

Commento

Il messaggio degli apostoli - che annuncia la prossimità del regno dei cieli e la necessità della conversione è lo stesso di Giovanni Battista e di Gesù.

In questa prima fase del mandato missionario Gesù chiede di non andare tra i pagani, perché il vangelo andrà annunciato prima al popolo di Israele. Non chiede agli apostoli di compiere prodigi come spostare le montagne o far scendere il fuoco dal cielo, ma di farsi benedizione, perché l'amore e la bontà sono l'essenza del regno, di cui sono chiamati a stabilire le fondamenta.

Allo stesso modo in cui i dodici hanno ricevuto la loro chiamata e la missione come dono di Dio, così tutto dovranno donare agli altri gratuitamente. Non potranno, dunque, richiedere denaro in cambio del loro ministero, ma gli è concesso di accettare solo ciò che è strettamente necessario alle necessità di base, come il nutrimento (v. 10).

L'equipaggio leggero degli apostoli, privi di denaro, bisaccia, vesti di ricambio e persino di sandali e di bastone (v. 10), indica il completo affidamento alla provvidenza divina e li mette al riparo dall'accusa di avidità. I discepoli dovranno accettare l'offerta di ospitalità risiedendo in una sola casa, senza perdere tempo a cercare una sistemazione migliore. 

Gesù invita gli apostoli a porgere un saluto di pace nei luoghi in cui entreranno che, se non accolto, ritornerà a chi l'ha pronunciato. La prima azione compiuta dagli apostoli durante la loro missione non è, dunque, quella di impartire dei comandamenti, ma di portare la pace di Dio. La pace è associata al giungere dell'era messianica (Is 9,6; 52,7; Ne 1,15; Zc 9,10: Mc 5,5); è degna di riceverla la casa che accoglie il messaggio di salvezza del vangelo, sottraendosi al giudizio.

Il gesto di scuotere la sabbia dai piedi esprime la rottura completa nei confronti di coloro che non credono. I giudei erano soliti compiere questa azione dopo aver viaggiato in regioni pagane. I discepoli estenderanno questo gesto alle località giudaiche che rifiutano il messaggio di Gesù, e che per questo saranno sottoposte allo stesso giudizio dei pagani increduli.

Sòdoma e Gomorra sono città della Pentapoli, in Transgiordania, rappresentate nell'Antico Testamento come luoghi di dissolutezza e di peccato, ma delle quali viene punita soprattutto la mancata ospitalità verso i messaggeri di Dio (Gen 19,1-29). Diventano qui immagine del rifiuto radicale di Cristo e del vangelo.

Le parole utilizzate da Gesù nel suo mandato missionario sono un monito a mantenere viva l'urgenza dell'evangelizzazione, alla quale non sono chiamati solo degli "specialisti", ma tutti coloro che sono stati battezzati in Cristo. Della sua missione sacerdotale, regale e profetica siamo resi partecipi e in virtù di questo siamo costituiti apostoli.

Preghiera

Rendici, Signore, perseveranti nell'annuncio del tuo vangelo di salvezza; affinché superando le difficoltà, il rifiuto e l'ostilità del mondo, possiamo adempiere al tuo mandato. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

mercoledì 12 luglio 2023

Fermati 1 minuto. Chiamati per nome

Lettura


Matteo 10,1-7

1 Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità.
2 I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, 3 Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, 4 Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, che poi lo tradì.
5 Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti:
«Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6 rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. 7 E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.

Commento

Il mandato di Gesù a scacciare i demòni, guarire da ogni malattia e annunciare che il Regno di Dio è vicino è conferito non a un singolo ma a ciascun membro di un collegio di apostoli. È conferito attraverso una specifica chiamata. Nessuno può considerarsi inviato da Gesù in missione senza avere avuto un incontro personale con lui, senza essere stato chiamato per nome. 

Nell'antichità e nel pensiero biblico, fin dal racconto della Genesi, in cui Adamo è chiamato a dare un nome a ogni creatura, prendendosi cura di essa, "possedere" il nome di una cosa o di una persona significava entrare in contatto con l'essenza intima di quella realtà. Così Gesù ci chiama conoscendo le profondità del nostro cuore, comprese le sue debolezze, le sue ferite, i suoi limiti. 

Per questo tra i suoi discepoli non troviamo uomini dotti e potenti ma pescatori e peccatori. Egli li invia "dopo averli istruiti" (v. 5). È dall'ascolto della sua Parola che prende le mosse la missione. Chi non incontra Gesù nella preghiera, chi non ascolta la sua parola nelle Scritture, non può considerarsi suo discepolo.

In questa prima fase della missione il Signore invita i suoi discepoli ad andare due a due - il testo del brano evangelico ci presenta sei coppie di nomi - ad annunciare la sua parola ai figli di Israele: «rivolgetevi alle pecore perdute della casa d'Israele»; ma man mano che crescerà l'ostilità alla sua missione e ancor più dopo la sua risurrezione, il mesaggio evangelico verrà esteso a tutto il mondo e "a ogni creatura" (Mt 16,15). 

Siamo chiamati a testimoniare il Cristo cominciando da chi ci è vicino, nel nostro ambiente quotidiano, lì dove Dio ci ha chiamati.

Preghiera

Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio. Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende ai confini della terra.

- Rev. Dr. Luca Vona

martedì 11 luglio 2023

Benedetto. Padre del monachesimo occidentale

Oggi ricorre nel calendario monastico la festa di Benedetto, padre del monachesimo d'occidente.
«Vi fu un uomo di vita venerabile, Benedetto per grazia e per nome»: così inizia il secondo libro dei Dialoghi, in cui Gregorio Magno narra la vita del più famoso monaco latino, nato a Norcia intorno al 480. Inviato a Roma per compiere gli studi, Benedetto abbandonò la città, «sapientemente ignorante e saggiamente incolto, desideroso di piacere a Dio solo». Conobbe le diverse forme di vita monastica del suo tempo: il semianacoretismo ad Affile, l'eremitismo in una grotta vicino a Subiaco, infine il cenobitismo indisciplinato e decadente di quell'epoca. Dopo un tentativo fallito di riformare un monastero già esistente, Benedetto tornò nella solitudine, raggiunto ben presto da molti, che desideravano mettersi sotto la sua paternità spirituale. Egli organizzò per i suoi discepoli delle piccole comunità, assegnando loro degli abati e istruendoli nella conoscenza delle Scritture, nella vita fraterna e nella preghiera.
Nel 529 Benedetto si trasferì con alcuni monaci a Montecassino, per dar vita a un nuovo tipo di monastero. Per questo cenobio, unico e con un solo abate, egli scrisse la sua Regola, che testimonia il suo grande discernimento e la sua misura, e che sarebbe diventata il riferimento essenziale per tutto il monachesimo d'occidente. Benedetto organizzò le giornate della comunità contemperando tempi di preghiera e di lavoro, da lui ritenuti ugualmente imprescindibili per la vita del monaco.
Secondo un'antica tradizione, il padre dei monaci latini morì il 21 marzo del 547.

Tracce di lettura

Dice il Signore: «Chi è l'uomo che vuole la vita e che desidera vedere giorni felici?». Ecco, il Signore nel suo grande affetto ci mostra la via della vita: percorriamo sotto la guida dell'Evangelo le sue vie, per giungere a vedere colui che ci ha chiamati al suo regno.
È perciò necessario che istituiamo una scuola del servizio divino, all'interno della quale speriamo di non stabilire nulla di aspro o di gravoso; ma se anche, in ragione di un necessario equilibrio, ne risultasse qualcosa di un poco appena più ristretto, in vista della correzione dei vizi e del mantenimento della carità, non tornare indietro, atterrito per lo spavento, dalla via della salvezza. Man mano infatti che si avanza nella vita di conversione e di fede, si corre sulla via dei comandamenti con il cuore dilatato nell'inesprimibile dolcezza dell'amore.
(Benedetto, Prologo della Regola).

- Dal Martirologio ecumenico della Comunità monastica di Bose

Benedetto (ca 480-547)

Fermati 1 minuto. Che cosa ne otterremo?

Lettura

Matteo 19,27-29

27 Allora Pietro prendendo la parola disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?». 28 E Gesù disse loro: «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele. 29 Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.

Commento

Di fronte al rifiuto del giovane ricco di lasciare tutto per seguire Gesù (Mt 19,21) Pietro evidenzia la generosità sua e degli apostoli e con una domanda diretta chiede quale ricompensa spetterà loro. Gesù non lo riprende per questo, ma fa una promessa che attesta la generosità ancor più grande da parte di Dio.

La "nuova creazione" (v. 28) è letteralmente la "nuova generazione" (gr. palingenesia), termine che ricorre soltanto in questo passo del Vangelo di Matteo - a significare la rigenerazione nel regno di Dio - e nella lettera di Tito (Tt 3,5), ad indicare la rinascita spirituale attraverso il battesimo. La nuova creazione potrebbe riferirsi al periodo successivo alla risurrezione, quando i dodici governeranno l'intero Israele, cioè la chiesa di Gesù. Il regno di Dio infatti non è soltanto l'evento escatologico e cosmico atteso dagli ebrei nel giorno del giudizio, ma anche la sovranità regale di Dio che si fa presente al mondo in Gesù; egli infatti avvia la sua predicazione annunciando che "il regno dei cieli è vicino" (Mt 4,17).

Giudicare (gr. krino) può essere inteso anche nel senso di governare (cfr. Gdc 15,20; 16,31; Sal 2,10). Tuttavia, poiché in questo caso è collegato al tempo in cui "il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria" è più probabile che ciò che viene promesso ai dodici è che si uniranno a Gesù nel giudicare il popolo d'Israele.

Secondo altri passi del Nuovo Testamento tutti i credenti saranno chiamati a partecipare al giudizio di Cristo sul mondo (Mt 25,21; Rm 16,20; 1 Cor 6,2; Ap 2,26-27; 3,21).

Poiché Dio non è debitore di alcuno, chi avrà lasciato casa, o parenti, o proprietà, per mettersi al servizio delle esigenze del regno troverà l'affetto dei fratelli e delle sorelle nella fede e ricchezze superiori ai beni che si possono vedere.

Solo chi ha trovato la sapienza in Cristo può giudicare ogni cosa con retto discernimento. Per gustare la vita vera, dobbiamo saper riconoscere ciò che è destinato alla sterilità e alla morte, per ricercare in Dio, nascosto dietro ogni apparenza, colui che solo può acquietare il nostro cuore.

Preghiera

Apri i nostri occhi, Signore, affinché possiamo cercarti e trovarti in ogni cosa e lodare la generosità della tua provvidenza. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona


lunedì 10 luglio 2023

Fermati 1 minuto. La vita che fluisce attraverso la fede

Lettura

Matteo 9,18-26

18 Mentre diceva loro queste cose, giunse uno dei capi che gli si prostrò innanzi e gli disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà». 19 Alzatosi, Gesù lo seguiva con i suoi discepoli.
20 Ed ecco una donna, che soffriva d'emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. 21 Pensava infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». 22 Gesù, voltatosi, la vide e disse: «Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita». E in quell'istante la donna guarì.
23 Arrivato poi Gesù nella casa del capo e veduti i flautisti e la gente in agitazione, disse: 24 «Ritiratevi, perché la fanciulla non è morta, ma dorme». Quelli si misero a deriderlo. 25 Ma dopo che fu cacciata via la gente egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. 26 E se ne sparse la fama in tutta quella regione.

Commento

Nei due miracoli che ci racconta Matteo in questa pagina del suo Vangelo Gesù è presentato come il Signore della vita. Nel sangue, infatti, è la vita (Lv 17,14) e l'emorragia dell'anonima donna guarita da Gesù la privava non solo della propria forza vitale ma anche della vitalità delle relazioni sociali.

La sua malattia non solo è grave fisicamente ma la rende permanentemente impura dal punto di vista religioso (cfr. Lv 15,19-25; Ez 36,17). Ciò implicava l'emarginazione non solo dal culto cerimoniale della sinagoga e del tempio, ma anche da parte della sua stessa famiglia.

L'estremità del lembo del mantello di Gesù che viene toccata dalla donna consiste probabilmente nei filatteri della veste che avevano il compito di ricordare a chi la indossava il dovere di osservare i comandamenti di Dio.

La donna non tocca direttamente Gesù per il timore dettato dalla propria condizione di impurità. Ciò che ottiene è non solo la guarigione (v. 22) ma la salvezza per fede, la traduzione letterale delle parole di Gesù è infatti «la tua fede ti ha salvata» (v 22).

Gesù trova in casa della fanciulla defunta i flautisti e la folla in "agitazione", cioè che esegue i lamenti abituali in queste occasioni. Era consuetudine pagare delle persone per svolgere questa funzione.

Nell'affermare che la fanciulla sta dormendo Gesù non intede dire che la sua morte è apparente, ma profetizza che tornerà in vita. Pronuncerà un commento simile in occasione della morte di Lazzaro (Gv 11,11). Il sonno per indicare la morte è una metafora consueta nel Nuovo Testamento (1 Cor 11,30; 15,51; 1 Tess 5,10).

Il lamento per la morte della fanciulla si muta in derisione verso Gesù di fronte alle sue affermazioni. Vi è un contrasto tra i lamenti "a pagamento" della folla nella casa di Giàiro e la sincera compassione di Gesù, in virtù della quale egli ridona la vita alla fanciulla.

Matteo interpola il racconto della guarigione dell'emorroissa e della risurrezione della figlia di Giàiro dimostrando il suo potere divino nel realizzare ciò che è ritenuto impossibile: la guarigione di una malattia che dura da dodici anni e il ritorno dalla morte di una giovane donna.

In entrambi i miracoli la potenza della fede è decisiva, come attestano le parole di Giàiro «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà»; v. 18) e quelle dell'emorroissa («Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita»; v. 21).

Di fronte a una fede fervente e mossa da umiltà Gesù "si sente costretto" a venire in nostro aiuto, a far fluire la vita attraverso i nostri corpi e le nostre anime. Partecipiamo così alla beatitudine che fu della madre di Dio: «beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore!» (Lc 1,45).

Preghiera

Rafforza la nostra fede, Signore, affinché nella salute e nella malattia possiamo gustare la tua salvezza; tu che sei fonte di vita eterna. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona