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Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto
Ministro della Christian Universalist Association
Ministro della Christian Universalist Association
lunedì 17 ottobre 2022
Fermati 1 minuto. Solo l'amore resta
domenica 16 ottobre 2022
Prisoners of the law and prisoners... for the Lord
COMMENT ON THE LITURGY OF THE SEVENTEENTH SUNDAY AFTER TRINITY
Collect
O Lord, we beseech thee, let thy continual pity cleanse and defend thy Church; and, because it cannot continue in safety without thy succour, preserve it evermore by thy help and goodness; through Jesus Christ our Lord. Amen
Readings
Eph 4:1-6; Lk 14:1-11
Comment
By healing dropsy man on Saturday, Jesus places the primacy of charity towards one's neighbor as the supreme law at the center of his message. He does not counter the Pharisees by denying or belittling the Mosaic law. In fact, he asks them to quote a passage from the law that forbids healing on the Sabbath and asks if they would not toil on the Sabbath to save a donkey or an ox, or to protect their wealth.
The illusion that the love of God can be made to coincide simply with the love of the law is a form of idolatrous reductionism: even if we do not worship foreign deities, we can fall into the error of believing that scrupulous respect for religious norms can in itself constitute a guarantee of salvation. This temptation, very widespread in Judaism contemporary with Jesus, can also pose a threat to Christianity if we follow the conviction of being able to accumulate merit through good works and prayers.
It is a spiritually self-centered attitude, away from selfless love for God and neighbor, from that sense of gratitude towards our Creator and Savior, which alone should be enough to make us act with righteousness.
The second part of the Gospel story, in which we witness the dispute between the guests about who should have occupied the most prestigious seats at the table, testifies precisely to the difficulty of overcoming self-centeredness, which should instead characterize the true religious experience.
Paul, for his part, in the letter to the Ephesians, underlines the profound link between fraternal charity and the need to give an adequate response to God's saving action towards us. We were first loved and saved by God; it is our duty to love our neighbor as God loved us. And this duty is even more binding on the brothers in the faith, with whom we share the gifts that the one Christ has distributed among his people. This is why the apostle exhorts us to keep peace in the Christian community.
To reinforce his words, Paul relies on his being "a prisoner for the Lord". He does not want to be pitied, but he wants to emphasize how far his self-denial for the cause of the gospel has pushed him. The believer is capable of identifying the hand of God even in the great trials of life, for this reason, Paul is a prisoner, but "for the Lord". Nothing happens by fortuitous circumstances, and even if we find ourselves in the hands of evil forces, we can be sure that every second cause acts because God, the first cause, allows it.
And even more, we must be absolutely certain that whatever happens to us is absolutely the most perfect, the most profitable, the best, here and now, for us, that can happen, according to God's inscrutable wisdom. So we can repeat with the psalmist, in every circumstance of our life: "In his hand are the depths of the earth, and the mountain peaks belong to him." (Ps 95:4).
- Rev. Dr. Luca Vona
Prigionieri della legge e prigionieri... nel Signore
sabato 15 ottobre 2022
Teresa d'Avila e il castello interiore
Oggi la chiesa cattolica e quella anglicana ricordano Teresa di Gesù, monaca e riformatrice del Carmelo. Teresa de Cepeda y Ahumeda nacque nel 1515 ad Avila, in una famiglia della nobiltà spagnola. Donna di temperamento ardente, grande sognatrice, a vent'anni entrò nel Carmelo locale, affrontando la viva opposizione del padre.
Giunta a una profonda conoscenza di se stessa e della presenza di Dio nella propria anima, Teresa lasciò ai posteri, su indicazione del proprio padre spirituale, trattati sulla preghiera e sulla vita interiore che le hanno valso il titolo di dottore della chiesa, conferitole da Paolo VI nel 1970.
Teresa morì il 4 ottobre 1582, ma è ricordata il 15 perché proprio in quel giorno la chiesa d'occidente passò dal calendario giuliano a quello gregoriano.
Tracce di lettura
Possiamo considerare la nostra anima come un castello, fatto di un sol diamante o di un tersissimo cristallo, nel quale vi sono molte dimore, come molte ve ne sono in cielo. Alcune sono in alto, altre in basso, altre ancora laterali; e nel centro, al cuore di tutte, si trova la stanza più importante, dove si svolgono le cose di grande segretezza tra Dio e l'anima.
Non dovete immaginarvi queste dimore una dopo l'altra, come un'infilata di stanze, ma fissate lo sguardo sul centro che è la stanza o il palazzo del Re. Per quanto io ne capisca, la porta per entrare in questo castello è l'orazione e la meditazione.
Le cose dell'anima devono sempre esser considerate con larghezza, vastità e grandezza, senza paura di esagerare, perché l'anima è molto più capace di quanto possiamo immaginare e in tutte le sue parti si espande la luce del Sole che risiede nel mezzo.
(Teresa di Gesù, Castello interiore, Prime mansioni 1 e 2)
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| Teresa d'Avila (1515-1582) |
venerdì 14 ottobre 2022
1 Minute Gospel. Proclaim from the roofs
Fermati 1 minuto. Ditelo sui tetti
Lettura
Luca 12,1-7
1 Nel frattempo, radunatesi migliaia di persone che si calpestavano a vicenda, Gesù cominciò a dire anzitutto ai discepoli: «Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia. 2 Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. 3 Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti. 4 A voi miei amici, dico: Non temete coloro che uccidono il corpo e dopo non possono far più nulla. 5 Vi mostrerò invece chi dovete temere: temete Colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna. Sì, ve lo dico, temete Costui. 6 Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. 7 Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri.
Commento
Migliaia di persone attorniano Gesù e fanno da sfondo a questa pagina evangelica, contrapposte ai discepoli, ai quali anzitutto (v. 1) egli si rivolge; discepoli che egli chiama amici (v. 4), un termine che comprare quest'unica volta nei vangeli sinottici, ma che è frequente nel vangelo di Giovanni. Il Signore li invita a vigilare, per mettersi al riparo dall'ipocrisia, che qui è paragonata a un lievito, per la sua capacità di diffondersi e moltiplicarsi nella comunità.
Nel Nuovo Testamento troviamo associazioni sia positive che negative all'immagine del lievito. Ad esempio, nei vangeli sinottici (Mt 13,33 e Lc 13,20-21) il lievito, mescolato da una donna con tre misture di farina, è paragonato al regno di Dio. Nella prima lettera ai Corinzi (1 Cor 5,6-7) Paolo contrappone il lievito vecchio al lievito nuovo, ovvero l'immoralità in cui vivevano i destinatari dell'epistola prima di conoscere il vangelo e la rettitudine cui li richiama la conversione.
Il lievito dell'ipocrisia è la tendenza ad agire con doppiezza e a trarre in inganno il proprio interlocutore, un atteggiamento che troviamo sovente descritto nei Salmi: "Con la bocca benedicono, e maledicono nel loro cuore" (Sal 61,5); "Suscitano contese e tendono insidie, osservano i miei passi, per attentare alla mia vita" (Sal 55,7). Proprio l'evangelista Luca, subito prima di questo passaggio evangelico, aveva concluso il brano sulle invettive di Gesù contro i farisei, riportando che questi "cominciarono a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie" (Lc 11,53-54).
L'immagine esteriore di irreprensibilità dei farisei è in contrasto con le reali intenzioni del cuore. Ogni credente è chiamato alla coerenza tra essere e apparire: ne va della sopravvivenza della propria integrità (v. 5).
All'atteggiamento dei capi religiosi Gesù contrappone quello che dovrà essere l'agire dei suoi discepoli: una schiettezza nel parlare, al riparo da qualsiasi deriva "esoterica". Non vi è nulla, infatti, dell'annuncio evangelico, che debba essere tenuto nel segreto delle stanze di una casta sacerdotale, anziché essere rivelato in modo aperto e comprensibile. Il dovere della verità è tale che va adempiuto anche laddove la nostra stessa vita potrebbe risultare in pericolo, con piena fiducia nella provvidenza divina.
L'esempio dei cinque passeri venduti per due soldi, l'equivalente di due ore di salario, attesta che Colui che è nei cieli si preoccupa dei minimi dettagli ed eventi della sua creazione. Gesù ci invita a non temere, a essere testimoni coraggiosi della verità, a far risplendere la sua luce e a fare risuonare la sua voce.
Preghiera
Poni, Signore, nei nostri cuori e nelle nostre comunità, il lievito buono della tua parola, affinché fedeli ad essa possiamo crescere in santità e giustizia davanti ai tuoi occhi. Amen.
- Rev. Dr. Luca Vona
