O Emmanuel,
nostro re e legislatore,
speranza delle genti,
e loro Salvatore:
vieni e salvaci,
Signore, nostro Dio.
O Emmanuel,
Rex et legifer noster,
expectatio gentium,
et Salvator earum:
veni ad salvandum nos,
Domine, Deus noster.
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Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto
Ministro della Christian Universalist Association
Ministro della Christian Universalist Association
venerdì 24 dicembre 2021
Le Antifone maggiori dell'Avvento - O Emmanuel
1 Minute Gospel. Freed from Fear
Fermati 1 minuto. Liberati dalla paura. Commento al Benedictus
Lettura
Luca 1,67-79
68 «Benedetto il Signore Dio d'Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
69 e ha suscitato per noi una salvezza potente
nella casa di Davide, suo servo,
70 come aveva promesso
per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo:
71 salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
72 Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
73 del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
74 di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, 75 in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
76 E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
77 per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati,
78 grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio,
per cui verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge
79 per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre
e nell'ombra della morte
e dirigere i nostri passi sulla via della pace».
Commento
Appena a Zaccaria "si scioglie la lingua" (Lc ,64), pieno di Spirito santo, innalza a Dio un canto di lode, noto come Benedictus, dalla traduzione in latino della sua prima parola. Come il Magnificat anche il cantico di Zaccaria è largamente composto di frasi tratte dall'Antico Testamento greco e può essere stato un inno giudaico-cristiano in ambito liturgico.
La salvezza potente (v. 69) suscitata da Dio, letteralmente il "corno di salvezza" - figura ricorrente nell'Antico Testamento per rappresentare la forza salvifica di Dio - è riferita non a Giovanni ma a Cristo, come indica l'attribuzione alla casa di Davide. Elisabetta e Zaccaria erano infatti discendenti di Levi. Il corno di salvezza menzionato nell'inno è ricolmo per noi di beni spirituali, della grazia giustificante e santificante.
Dio, che è apparso a Mosè nel roveto ardente e ha parlato tante volte per mezzo dei profeti, è venuto ora a visitare il suo popolo, ad abitare con lui, ad assumere su di sé la nostra umanità, per trascendere i confini stessi di Israele. Giovanni andrà innanzi al Signore, cioè a Gesù, come precursore mandato ad annunciare la salvezza attraverso il perdono dei peccati.
La possibilità di servire Dio senza timore - nel testo greco aphobos - è il cuore della grande promessa cantata nel Benedictus. Liberati da Satana e dal potere del peccato non serviamo più con la paura dello schiavo, ma con amore filiale, in virtù dello spirito di adozione.
La visita del sole che viene a rischiarare coloro che stanno nelle tenebre è un'immagine presente nell'Antico Testamento e ripresa anche nel Nuovo. Così profetizza Isaia: "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce" (Is 9,2) e "Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere" (Is 60,3); e Malachia: "Ma per voi che avete timore del mio nome spunterà il sole della giustizia" (Mal 4,2). La metafora della luce è utilizzata anche da Pietro: "abbiamo conferma migliore della parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l'attenzione, come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori" (2 Pt 1,19). Gesù stesso nell'Apocalisse si definisce "'la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino'" (Ap 22,16).
Salutiamo dunque la luce del vangelo. In queste prime pagine del racconto di Luca è ancora una piccola fiamma, un bambino di nome Giovanni. Ma la voce del precursore risuonerà presto nel deserto, per riempire i burroni e alzare i colli (Lc 3,5); per colmare di consolazione i vuoti della nostra coscienza e richiamarci all'umiltà nella conversione a Dio. Affinchè possa sorgere sulle distese aperte della nostra anima colui che è venuto a portare il fuoco sulla terra (Lc 12,49), lo Spirito che Cristo effonde su chi crede nella sua parola di salvezza.
Preghiera
Sorgi, Signore, e disperdi le tenebre che avvolgono i nostri cuori; ricolmaci della grazia che il tuo servo Giovanni ha preannunciato, affinché possiamo benedire il tuo Nome. Amen.
- Rev. Dr. Luca Vona
giovedì 23 dicembre 2021
Le Antifone maggiori dell'Avvento - O Rex Gentium
L'antifona "O Rex Gentium" ("O Re delle genti") esprime il desiderio universale di una concordia che superi ogni confine. Invocando Cristo come Re delle genti e pietra angolare, il testo sottolinea la sua missione di riconciliazione: egli è il cardine che unisce ciò che è diviso, trasformando la frammentarietà dei popoli in un'unica famiglia. Il passaggio finale è di grande intensità poetica, poiché ricorda al Creatore la nostra origine umile, chiedendogli di salvare l'uomo "formato dal fango". Questa preghiera non celebra una regalità fatta di potere, ma di cura verso la fragilità umana, invitandoci a scorgere nel Natale la mano di Dio che si china per risollevare la sua creatura, preziosa e vulnerabile.
da loro bramato,
e pietra angolare,
che riunisci tutti in uno:
vieni, e salva l'uomo,
che hai plasmato dal fango.
O Rex Gentium,
et desideratus earum,
lapisque angularis,
qui facis utraque unum:
veni, et salva hominem,
quem de limo formasti.
1 Minute Gospel. The Best Version of Ourselves
Fermati 1 minuto. La migliore versione di noi stessi
Lettura
Luca 1,57-66.80
57 Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. 58 I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei. 59 All'ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria. 60 Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». 61 Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». 62 Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. 63 Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. 64 In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. 65 Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. 66 Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: «Che sarà mai questo bambino?» si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui. 80 Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.
Commento
Il più grande conforto che possiamo avere dai nostri figli è di metterli nelle mani di Dio. Per questo la circoncisione, che è stata sostituita, nella nuova alleanza, dal battesimo cristiano, diviene occasione di gioia più grande della stessa nascita.
L'usanza giudaica era quella di dare nome al bambino proprio in occasione della circoncisione, così come Abramo ricevette un nome nuovo dopo aver sancito l'alleanza con Dio mediante questo segno esteriore. Il Signore, infatti, chiama per nome coloro che sono affidati a lui, il che significa che non è solo genericamente il Dio del popolo dei salvati, ma il Padre di ciascuno di noi, che così possiamo chiamarlo in virtù del rapporto personale e filiale che abbiamo con lui.
Questo rapporto, insito in un "nome nuovo", unico, che ci viene attribuito è ben rappresentato dal "contenzioso" tra Elisabbetta e gli amici e parenti giunti per assistere alla circoncisione di Giovanni. Questi suggeriscono di chiamarlo Zaccaria, come il padre, ma lei si oppone e mossa dallo Spirito Santo afferma risolutamente che si chiamerà Giovanni.
Comunicando con Zaccaria mediante segni, i vicini e parenti ottengono anche da lui la risposta scritta che il bambino dovrà chiamarsi Giovanni. Muto e sordo, Zaccaria non può fare a meno di esprimere la volontà di Dio. Quando lo Spirito parla sa come farsi sentire. Così affermerà Gesù, quando i farisei rimprovereranno la folla esultante al suo ingresso a Gerusalemme: "se questi taceranno, grideranno le pietre" (Lc 19,40).
Compiuta la volontà di Dio sul bambino la lingua di Zaccaria si scioglie in un canto di lode. Giovanni susciterà meraviglia e la sua fama si spargerà per le regioni circostanti fin dall'infanzia, anticipando quella che otterrà con l'inizio del suo ministero profetico, quando folle di peccatori verranno a lui in cerca di conversione. Ci si sarebbe aspettato di vedere Giovanni sacerdote come suo padre. Ma i piani di Dio per lui erano altri. Egli sarebbe diventato un profeta. Il più grande dei profeti.
Dio ci ama nella nostra specificità e ha un piano di salvezza e di santità particolari per ognuno di noi. Chiediamogli la grazia per imparare ad essere la migliore versione di noi stessi, piuttosto che la brutta copia di qualche santo.
Preghiera
O Dio, che ci chiami per nome, rivelaci la tua volontà ed effondi su di noi il tuo Spirito, affinché possiamo portarla a compimento a lode del tuo Nome. Amen.
- Rev. Dr. Luca Vona