Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

venerdì 5 agosto 2022

Fermati 1 minuto. Gustare la vita eterna

Lettura

Matteo 16,24-28

24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26 Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima? 27 Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni. 28 In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell'uomo venire nel suo regno».

Commento

La nostra fede potrà fare miracoli, "spostare le montagne": «se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile» (Mt 17,20); la nostra fede potrà sottometterci i demòni: "I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome»" (Lc 10,17). Ma se non abbiamo il coraggio di partecipare anche alle sofferenze di Cristo non potremo regnare con lui. Perché nessun discepolo è più grande del suo maestro (Mt 10,24). 

Il Figlio di Dio ha rinunciato a tutto per noi, la sua "spoliazione" comincia dalla culla a Betlemme e termina con la crocifissione sul Gòlgota. In questa parabola discendente egli ha annichilito la sua divinità per farsi pienamente partecipe della nostra umanità, fin nei suoi più bui anfratti. Egli "pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce." (Fil 2,6-8). 

Se egli ha rinunciato alla sua divinità cosa sarà mai per noi rinunciare ai beni passeggeri di questo mondo? Vale la pena citare ancora Paolo: "dovete deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima, l'uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo" (Ef 4,22-24). 

Cristo ha "deposto" la sua divinità per rivestire la nostra umanità. A noi chiede di deporre le cose corruttibili, per le quali si affaticano le nostre passioni, e rivestirci della sua divinità, per gustare (questo significa la parola greca geuomai, utilizzata in questo passo del Vangelo di Matteo) la vita eterna: «Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». (Gv 15,11). È una gioia che ci è data già in questa vita, se consentiremo a Cristo di regnare su di essa.

Preghiera

O Dio, che hai mandato il tuo Figlio unigenito per riscattarci dai lacci del peccato e condurci verso la vita eterna; concedici di riconoscerlo come maestro e di seguire le sue orme con una fede operosa, per gioire finalmente con lui nel tuo regno. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

giovedì 4 agosto 2022

Fermati 1 minuto. L'alba che si affaccia sulla notte

Lettura

Matteo 16,13-23

13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». 14 Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15 Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
21 Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. 22 Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». 23 Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

Commento

In un momento di riposo dal suo ministero Gesù coglie l'occasione per domandare ai suoi discepoli cosa pensa la gente di lui. Le opinioni sono diverse. D'altra parte Gesù ha detto che sarebbe venuto a portare divisione (Lc 12,51). Molte ipotesi sul suo conto sono buone: alcuni credono che egli sia Elia, Geremia o Giovanni Battista tornati dai morti. Ma non sono opinioni all'altezza della sua vera natura. 

Egli non è un semplice profeta, ma "il Figlio del Dio vivente" (v. 16) e questa verità è professata da Simon Pietro, che parla per primo, forse per il suo carattere un po' irruento, ma facendosi anche portavoce degli altri apostoli. 

Dio apre il suo cuore alla conoscenza della natura di Cristo per fede. Pietro non esprime una tesi "accademica" riguardo l'identità di Gesù; la sua è una confessione personale resa possibile dalla rigenerazione interiore operata dallo Spirito. Solo chi crede può comprendere la vera natura di Gesù di Nazaret. 

Simone riceve un nuovo nome, "Pietro", "roccia", diventando il padre della Chiesa, l'assemblea di coloro che si riuniscono nel nome di Gesù, così come Abramo, che pure ricevette un nome nuovo, divenne con la sua fede padre di tuti i credenti. Le parole dette da Gesù a Pietro attestano che la Chiesa non è una mera istituzione umana ma è fondata sulla fede nel Cristo. 

Con la sua confessione di fede Pietro pone la pietra fondativa di questa costruzione divina. A capo della Chiesa, proprio in quanto istituzione soprannaturale, vi è Cristo stesso, come testimonianto da numerosi passi neotestamentari (At 4,11; 1 Cor 11, Ef 5,23), da Gesù in prima persona (Mt 21,41) e dallo stesso Pietro nella sua prima epistola: "Onore dunque a voi che credete; ma per gli increduli la pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta la pietra angolare" (1 Pt 2,7). 

Significativo è anche l'utilizzo dell'aggettivo possessivo, "la mia Chiesa" (gr. mou ten ekklesian) da parte di Gesù, a sottolineare che egli ne è il costruttore, proprietario e Signore. La Chiesa non è la nostra Chiesa, la chiesa di Pietro, la chiesa di qualche particolare confessione cristiana, ma è la Chiesa di Cristo. Così afferma l'apostolo Paolo: "Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «E io di Cefa», «E io di Cristo!». Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati?" (1 Cor 1,12). 

Gesù rappresenta gli inferi come una fortezza cinta da mura, le cui "porte" simboleggiano il potere della morte, l'arma definitiva di Satana, dalla quale la Chiesa sarà preservata. Anche il sangue dei martiri, infatti, lungi dall'indebolire la Chiesa, sarà seme di nuovi credenti. 

"Legare" e "sciogliere" equivalgono a "proibire" e "permettere". Questo potere conferito a Pietro lo costituisce garante dell'insegnamento di Gesù nella Chiesa. Inteso come possibilità di rimettere i peccati, il potere di "legare" e "sciogliere" va considerato alla luce di quanto poco più avanti affermato da Gesù (Mt 18,15-18), dove la stessa autorità è riconosciuta a tutti i discepoli e la possibilità di allontanare un peccatore dalla Chiesa è affidata all'assemblea: "se non ascolterà neanche l'assemblea sia per te come un pagano e un pubblicano" (Mt 18,17). 

Il giudizio dell'assemblea non potrà essere arbitrario ma fondato sulla Parola di Dio, della quale gli apostoli sono depositari, custodi e annunciatori. L'autorità della Chiesa nel corso della storia dovrà dunque fondarsi sulla dottrina apostolica, come testimoniata dalle Scritture. Il giudice non fa la legge ma dichiara ciò che ne è conforme. 

Anche a noi è dato di dischiudere i segreti del Regno agli uomini, nella misura in cui resteremo fedeli al suo insegnamento. Saremo allora beati come Pietro (v. 17) e fonte di beatitudine per chi incontreremo sul nostro cammino.

Imponendo il silenzio ai discepoli sulla sua vera natura Gesù vuole evitare l'incomprensione delle folle, che si aspettano un messia terreno, portatore di una liberazione politica, economica, spirtituale, e che cercherebbero di proclamarlo re.

Da questo momento del Vangelo di Matteo in poi l'attenzione si sposta dal ministero pubblico di Gesù alle istruzioni date privatamente ai discepoli. La narrazione assume un tono più cupo. Solo dopo che i discepoli hanno confessato il riconoscimento di Gesù come messia egli comincia a prepararli alla sua morte.

Con il duro rimprovero a Pietro, che ricorda l'allontanamento del diavolo durante le tentazioni nel deserto, Gesù vuole rimarcare che la sua morte è parte del piano divino. Il rifiuto di Pietro di accettare le sofferenze e la morte di Gesù è visto infatti come un tentativo dell'avversario - Satana - di distogliere Gesù dalla fedeltà al suo mandato.

Accettare la morte di Gesù, significa per il credente non temere la disfatta, confortato dal sole della risurrezione, come alba che rischiara l'orizzonte ultimo della storia; un storia da scrivere secondo la lettera del vangelo.

Preghiera

Signore Gesù Cristo, noi ti riconosciamo come Figlio del Dio vivente e pastore della tua Chiesa; edificaci in essa come pietre vive, per testimoniare la tua gloria. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

Assidui e concordi nella preghiera. Commento al Salterio - Salmo 8

Lettura

Salmi 8

1 Al maestro di coro. Sul canto: «I Torchi...».
Salmo. Di Davide.
2 O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:
sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.
3 Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
4 Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,
5 che cosa è l'uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell'uomo perché te ne curi?
6 Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato:
7 gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi;
8 tutti i greggi e gli armenti,
tutte le bestie della campagna;
9 Gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
che percorrono le vie del mare.
10 O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.

Commento

Il salmo è aperto da un'indicazione dell'aria popolare ("I Torchi") sul quale va cantato. Quasi tutti i Salmi sono introdotti da titoli che sebbene non appartengono al testo originario furono inseriti già in epoca molto antica. Questi titoli riguardano il genere letterario (canto, lode, lamento), le annotazioni musicali ("Al maestro del coro", "Per strumenti a corda", ecc.), la melodia sul quale il salmo va cantato.

Il componimento può essere considerato una serena meditazione sul primo capitolo della Genesi. Contemplando un cielo stellato il salmista scorge la magnificenza del Creatore e con la purezza di cuore di un fanciullo innalza un inno di ammirazione e di lode. Gesù richiamerà il salmo per difendere i bambini osannanti in suo onore nel tempio (Mt 21,16). Accanto alla luna e alle stelle non viene menzionato il sole, il che suggerisce l'idea di una contemplazione notturna.

Il salmista rappresenta l'universo come opera delle dita del Signore, che con la delicatezza e perizia di un artigiano che lavora la creta, lo plasma pazientemente tra le sue dita. Le stelle, che Dio ha "fissate" (v. 4), sono rappresentate, secondo una concezione orientale, come pietre preziose incastonate nella volta celeste. I tempi e le dimensioni dell'universo sono immensamente grandi rispetto alla piccolezza dell'uomo e alla sua breve vita (vv. 4-5). Eppure Dio lo ha rivestito di gloria e di onore (vv. 6-9). 

A sottolineare la magnanimità di Dio nella sua considerazione per l'uomo viene usato il termine ebraico elohim, che normalmente designa "Dio" o "gli dèi", membri della corte celeste, e che la Bibbia dei Settanta traduce in greco con la parola angeloi. Anche la Lettera agli Ebrei, riprendendo questo salmo, privilegia tale significato (Eb 2,7). Seguendo la versione ebraica il versetto 6 potrebbe essere tradotto "lo hai fatto poco meno di un Dio"; in ogi caso, il significato è che l'uomo è innalzato a tal punto da esser posto a fianco degli esseri celesti, partecipi della dignità regale del Signore. Dio, infatti, si china verso questa piccola creatura, granello di sabbia nell'universo, si ricorda e si cura di essa e infine l'incorona, concedendogli autorità sulla creazione.

La preghiera rappresenta, dunque, anche un appello all'uomo perché sappia custodire con responsabilità il progetto che Dio gli ha affidato. Purtroppo l'uomo si comporta spesso sul nostro pianeta come un folle tiranno, prevaricando il prossimo e sfruttando irresponsabilimente la creazione.

Il salmo trova il suo senso pieno in Cristo: è nel verbo, infatti, che l'universo è stato creato e nella sua incarnazione l'uomo è stato coronato di gloria e onore. La gloria e l'onore traducono i termini ebraici kabod e hadar, che nell'Antico testamento sono prerogative di Dio, di cui egli può rendere partecipe il re, suo luogotenente (cfr. Sal 21,6). Il salmista vede l'uomo elevato da Dio alla sua stessa altezza regale. Gesù, come Figlio dell'uomo, restaura in lui in pienezza l'immagine divina perduta con il peccato e rappresenta tutto ciò che l'uomo dovrebbe essere e fare. Uniti a Cristo nella fede i credenti possono sperimentare questa novità di vita.

Il salmo è sigillato dall'antifona che aveva aperto questo inno alla creazione, conferendo compattezza alla composizione poetica e sottolineando il concetto principale. Il nome divino, del quale viene esaltata la maestà, indica il carattere personale di Dio e racchiude tutti i suoi attributi, che si manifestano nella realtà creata e nell'opera di redenzione dell'uomo.

- Rev. Dr. Luca Vona


mercoledì 3 agosto 2022

Fermati 1 minuto. Aprire una breccia nel cuore di Cristo

Lettura

Matteo 15,21-28

21 Partito di là, Gesù si ritirò nel territorio di Tiro e di Sidone. 22 Ed ecco una donna cananea di quei luoghi venne fuori e si mise a gridare: «Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide. Mia figlia è gravemente tormentata da un demonio». 23 Ma egli non le rispose parola. E i suoi discepoli si avvicinarono e lo pregavano dicendo: «Mandala via, perché ci grida dietro». 24 Ma egli rispose: «Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d'Israele». 25 Ella però venne e gli si prostrò davanti, dicendo: «Signore, aiutami!» 26 Gesù rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per buttarlo ai cagnolini». 27 Ma ella disse: «Dici bene, Signore, eppure anche i cagnolini mangiano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28 Allora Gesù le disse: «Donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi». E da quel momento sua figlia fu guarita.

Commento

Il racconto della donna cananea - nel parallelo di Marco definita più specificamente siro-fenicia - che implora a Gesù la guarigione della figlia tormentata da un demonio offre un'importante lezione sulla preghiera e insegna che è possibile trovare la fede dove meno ce lo si aspetta. 

La donna appartiene a un popolo che disprezzava Israele e che era disprezzato da Israele. Eppure lei riconosce in Gesù non solo un profeta e un guaritore, non solo il Messia promesso al popolo eletto - il Figlio di Davide -, ma il Figlio di Dio, come ci lascia intendere la sua prostrazione e l'appellativo "Signore" con cui le si rivolge.

Come deve essere la preghiera? Gesù si fa nostro maestro: "Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole" (Mt 6,7). La donna cananea (quindi pagana) si discosta da questo stile di preghiera e usa due semplici parole: «Signore, aiutami!» (v. 25). Lei che era abituata a pregare tanti dèi, rivolge la sua preghiera direttamente a Gesù, senza affidarsi ad altri mediatori.

La reazione di Gesù mostra tre differenti fasi. Inizialmente tace (v. 23) - quante volte sperimentiamo il silenzio di Dio di fronte alla nostra preghiera!  - poi esprime il proprio rifiuto ad esaudire la donna: "Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d'Israele" (v. 24). Su questa posizione rimane fermo anche dopo che la donna si prostra ai suoi piedi; la sua risposta, anzi, mette alla prova la sua umiltà "Non è bene prendere il pane dei figli per buttarlo ai cagnolini" (v. 26). Ma quando questa, anziché risentirsi, chiede a Gesù di poter ricevere almeno una briciola di quel pane si è aperta una breccia nel cuore di Cristo, il quale la esaudisce dicendole "ti sia fatto come vuoi" (v 28).

Chiediamo con umiltà, ma non sentiamoci troppo lontani da Dio per potergli rivolgere le nostre suppliche.

Preghiera

Insegnaci a pregare, Signore; e non permettere che la nostra impazienza di essere esauditi ci distolga da una supplica insistente, umile e piena di fede. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

martedì 2 agosto 2022

Fermati 1 minuto. La fede che matura nella prova

Lettura

Matteo 14,22-36

22 Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull'altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. 23 Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.
24 La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. 25 Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. 26 I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «È un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. 27 Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». 28 Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». 29 Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30 Ma per la violenza del vento, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». 31 E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
32 Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33 Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!».
34 Compiuta la traversata, approdarono a Genèsaret. 35 E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati, 36 e lo pregavano di poter toccare almeno l'orlo del suo mantello. E quanti lo toccavano guarivano.

Commento

È notte inoltrata e Gesù ordina ai suoi discepoli di salire sulla barca, mentre egli si ritira a pregare in un  luogo solitario. Impone loro un distacco, che sarà occasione per far maturare la loro fede.

I discepoli si ritrovano presto, lontani da lui, nel mare in tempesta; ma come un bambino che muove i primi passi non saranno lasciati soli.

Il camminare sul mare e il dominio sulle acque sono sepsso associati alla potenza di Dio nella letteratura veterotestamentaria: "Egli da solo stende i cieli e cammina sulle onde del mare" (Gb 9,8); "Sei mai giunto alle sorgenti del mare e nel fondo dell'abisso hai tu passeggiato?" (Gb 38,16); "Così dice il Signore che offrì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti" (Is 43,16).

La formula che Gesù utilizza per rassicurare i discepoli, che ricorre nel libro di Isaia (Is 40-50), rivela anch'essa la sua identità di Figlio di Dio: "Sono io" (gr. ego eimi). Di qui il suo potere di far cessare la tempesta.

Nella misura in cui Pietro ha fede in Gesù, può anch'egli camminare sulle acque. Quando invece guarda con ansia alle onde sotto di sé necessita di essere salvato dalla destra di Dio, la cui azione e le cui parole fanno pensare ancora al libro di Isaia: "Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Ti rendo forte e anche ti vengo in aiuto e ti sostengo con la destra vittoriosa" (Is 41,10).

Il coraggio di Pietro nel chiedere a Gesù di poter camminare sulle acque e il suo venir meno nella fede, prefigurano il suo rinnegamento durante la passione, ma il braccio teso che viene in suo soccorso prefigura l'essere ristabilito da parte di Gesù.

Giunto a Genèsaret, Gesù trova molti malati ad attenderlo. La guarigione che offre a coloro che lo toccano è integrale, come attesta il verbo greco diasozo, "salvare".

I numerosi miracoli compiuti in questa fase del suo ministero attestano che il regno di Dio sta crescendo nonostante l'incalzante opposizione da parte di sadducei e farisei, e il compiersi delle parabole esposte poco prima (Mt 13): il seminatore; il grano di senape; il lievito; la rete.

Questo racconto evangelico ci mostra attraverso un doppio ritratto, la natura pienamente umana e pienamente divina di Gesù: la prima rappresentata dalla sua preghiera solitaria sul monte, come servo del Signore; la seconda come colui che ha autorità sulle forze della natura.

Dio ci raggiunge nelle tempeste della nostra vita in modo misterioso e attraverso il sentiero preferito dalla sua provvidenza; proprio come esclama il salmista: "Sul mare passava la tua via, i tuoi sentieri sulle grandi acque e le tue orme rimasero invisibili" (Sal 76,20).

Preghiera

Vienici incontro, Signore, nelle prove della nostra vita e stendi la tua destra per salvarci; affinché la nostra fede possa crescere di fonte alla potenza della tua misericordia. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona



lunedì 1 agosto 2022

Fermati 1 minuto. La grazia che passa per le nostre mani

Lettura

Matteo 14,13-21

13 Udito ciò [la morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città. 14 Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
15 Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». 16 Ma Gesù rispose: «Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare». 17 Gli risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci!». 18 Ed egli disse: «Portatemeli qua». 19 E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla. 20 Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati. 21 Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Commento

Giovanni il Precursore ha subìto il martirio, egli "è diminuito", come aveva promesso. Gesù sente il bisogno di ritirarsi in disparte, nel deserto, forse per riflettere su quanto accaduto, "ricaricarsi" dalla fatica dell'attività di predicazione e guarigione, forse anche per studiare i suoi prossimi passi. 

Il deserto, con le tentazioni del demonio, aveva segnato l'inizio della sua missione. Ma in questo caso diviene luogo di ristoro. In tutte le Scritture il deserto presenta questa immagine ambivalente: è il luogo che segna il passaggio di Israele dalla schiavitù d'Egitto verso la terra promessa da Dio; ma anche luogo in cui Israele per quarant'anni "tenta" il Signore, mormorando e mancando di fiducia nel compimento del piano divino (Sal 95,8-10). 

In questo brano dell'evangelista Matteo, Gesù non riesce, tuttavia, a trovare riposo, perché mentre raggiunge il deserto su una barca, le folle lo seguono via terra. Ma egli non le allontana. Il deserto diventa così luogo di accoglienza e di benedizione. 

Probabilmente questa folla era composta anche dai discepoli di Giovanni il Battista rimasti senza pastore; e ci sono tra loro tanti malati, che hanno sentito parlare delle sue guarigioni e liberazioni miracolose, da malattie e spiriti maligni. Per questo egli "sentì compassione" (v.14). Sono cinquemila uomini, "senza contare le donne e i bambini" (v. 21), con le quali la folla supera certamente le diecimila persone. 

Così si fa tardi e i discepoli chiedono a Gesù di congedare questa moltitudine, affinché possa andare a cercarsi da mangiare. Ed è qui che il Signore chiede ai discepoli, che finora hanno avuto un ruolo da spettatori passivi, di partecipare attivamente alla sua azione salvifica. Gli chiede di sfamare le folle con i pochi pani e i pochi pesci che hanno a disposizione. Un compito che può divenire possibile solo con la benedizione del Signore su quei pani e su quei pesci. 

Gesù vuole che il cibo moltiplicato dalla sua compassione passi per le mani dei discepoli, chiede loro l'esercizio della diakonìa, del servizio al prossimo. È l'incontro della potenza del Signore con la fede e l'umiltà dei discepoli che compie il miracolo. Un miracolo che richiama la manna che discese dal cielo a sfamare gli ebrei in fuga dall'Egitto e che prefigura il pane eucaristico, quel pane di cui Gesù dirà: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame» (Gv 6,35). 

Cristo ci aspetta nel deserto, per sfamarci e parlare al nostro cuore (Os 2,14), per far passare dalle nostre mani i doni della sua grazia.

Preghiera

O Dio, che ami essere trovato lontano dai rumori del mondo e che non chiudi il tuo cuore a chi ti cerca con perseveranza, concedici di essere saziati dalla tua grazia sovrabbondante. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona