Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

martedì 7 settembre 2021

Fermati 1 minuto. Li chiamò apostoli

Lettura

Lc 6,12-19

12 In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. 13 Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: 14 Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, 15 Matteo, Tommaso, Giacomo d'Alfeo, Simone soprannominato Zelota, 16 Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore. 17 Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, 18 che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. 19 Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti.

Commento

Gesù scelse come apostoli chi volle, ma non scelse arbitrariamente, né superficialmente. Scelse dopo aver a lungo pregato, tutta la notte. L'evangelista Luca presenta spesso Gesù in preghiera prima dei momenti importanti della sua vita. 

La Chiesa nasce dopo quella notte di preghiera di Gesù e mediante la nostra preghiera può crescere e prosperare. I Dodici ricevono una missione nella missione; non uno status di privilegiati, ma una speciale chiamata a servire con maggiore sollecitudine. Questo sarà il senso di un'altra chiamata da parte di Gesù, poco prima della sua passione: "Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti»" (Mc 10,42-43).

Gesù sceglie i suoi chiamandoli per nome. L'evangelista non aggiunge alcuna loro descrizione; ma il chiamare per nome è certamente testimonianza del fatto che egli si rivolse alla persona nelle sue qualità distintive, i suoi pregi e le sue debolezze, così come nelle differenze, spesso enormi, che incorrevano tra i chiamati. 

Diversi, ma tutti tenuti insieme, ad eccezione di Giuda "il traditore", dall'amore di Cristo. Il chiamare per nome, fin dalla Genesi - quando Dio invita Adamo a dare un nome a ogni creatura - indica l'autorità su di essi e un'intima relazione spirituale. Gesù li chiamò "apostoli", ovvero "inviati", perché erano destinati non a creare delle scuole rabbiniche o filosofiche ma a predicare il vangelo a tutte le nazioni. 

Dopo essere salito al monte per attirare a sé gli apostoli Gesù discende subito "in un luogo pianeggiante" (v. 17) e in questo abbassamento si fa loro maestro, non temendo di toccare e di farsi toccare dalle moltitudini bisognose di salvezza e di guarigione.

Eppure questo loro compito non inizierà prima di avere accompagnato Gesù nella sua missione terrena ed essere stati confermati dal Risorto. Allora diventeranno capaci di portare l'annuncio della grazia fino agli estremi confini della terra.

Preghiera

Signore Gesù Cristo, tu ci chiami per nome per salvarci e farci annunciatori della salvezza. Concedici di ricercare sempre la volontà del Padre nella preghiera fervente e prolungata. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

lunedì 6 settembre 2021

Fermati 1 minuto. Una incessante liturgia d'amore

Lettura

Luca 6,6-11

6 Un altro sabato egli entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. Ora c'era là un uomo, che aveva la mano destra inaridita. 7 Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva di sabato, allo scopo di trovare un capo di accusa contro di lui. 8 Ma Gesù era a conoscenza dei loro pensieri e disse all'uomo che aveva la mano inaridita: «Alzati e mettiti nel mezzo!». L'uomo, alzatosi, si mise nel punto indicato. 9 Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o perderla?». 10 E volgendo tutt'intorno lo sguardo su di loro, disse all'uomo: «Stendi la mano!». Egli lo fece e la mano guarì. 11 Ma essi furono pieni di rabbia e discutevano fra di loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Commento

Entrato nella sinagoga in giorno di sabato Gesù insegna, ma insegna non solo con la parola, bensì anche con i fatti. Il suo sguardo scorge un uomo con la mano destra paralizzata, ed ecco l'occasione non solo per compiere una guarigione, ma anche per rammentare lo spirito con cui deve essere vissuto il sabato.

Gesù invita l'uomo ad alzarsi e a porsi al centro dell'assemblea. Poi domanda agli scribi e ai farisei se è lecito fare del bene nel giorno di riposo prescritto dalla legge. Costoro restano in silenzio perché in fondo sperano che Gesù compia la guarigione in modo da accusarlo di aver violato il precetto religioso. La legge sul sabato in realtà vieta il lavoro finalizzato al profitto, i passatempi frivoli e l'astensione dal culto dovuto a Dio. Le opere necessarie alla preservazione della vita erano permesse.

Con la guarigione pubblica dell'uomo dalla mano inaridita Gesù vuole dimostrare la natura umana dei precetti farisaici, che pervertono il vero senso del sabato, sostituendo la fede con il legalismo.

Il sabato è certo giorno di riposo, in cui l'uomo fa memoria del riposo di Dio al termine della creazione. Ma il Padre non cessa di operare il bene durante questo giorno. Continua a offrire il cibo alle sue creature, a far germogliare il seme nei campi, a far scorrere le acque dai torrenti.

Dio opera incessantemente per amore dell'uomo e della creazione. Così anche il Figlio di Dio è Signore del sabato e l'uomo è chiamato a farsi suo imitatore, non cessando mai di fare il bene. Come la grazia di Dio non è mai "vacante" allo stesso modo la risposta d'amore dell'uomo verso Dio e la sollecitudine verso il prossimo non devono mai venir meno, ma devono acquistare nel culto, nella preghiera e nella meditazione delle Scritture, un vigore rinnovato, un maggiore slancio nella carità. La vita nella fede diventerà allora l'ingresso nel sabato eterno, una una incessante liturgia d'amore.

Preghiera

Signore, tu non cessi mai di prenderti cura con sollecitudine di noi e dell'intera creazione; rendici riconoscenti verso il tuo amore, predicando con le parole e con le opere il vangelo della grazia. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

domenica 5 settembre 2021

Un maestro che si prende cura

COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA QUINDICESIMA DOMENICA
DOPO LA PETECOSTE

Colletta

Dio onnipotente ed eterno, accresci in noi la fede, la speranza e la carità; affinché possiamo ottenere ciò che hai promesso, compiendo ciò che hai comandato. Per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

Letture

Gal 5,16-24; Lc 17,11-19

Commento

Gesù si trova ai limiti di Israele, tra la Samaria e la Giudea, in un territorio a popolazione mista, in parte di etnia ebraica, in parte di etnie straniere. I samaritani, oltre che provenire da diverse nazionalità, praticavano un culto sincretico in un tempio sul Monte Gherizim; la loro religiosità teneva in gran considerazione il Pantateuco ma affiancava al timore per il Dio biblico il culto di idoli pagani. Per tali ragioni erano grandemente disprezzati dal popolo di Israele.

La comune sorte della malattia aveva unito i lebbrosi protagonisti di questo episodio evangelico, in parte ebrei e in parte samaritani, nella vita al di fuori della società. I lebbrosi infatti dovevano seguire precise disposizioni della legge levitica (Lv 13), abitare fuori dalle città e mantenersi ad ampia distanza da chi avrebbero incontrato, annunciando a gran voce la propria impurità.

Alla vista di Gesù il loro grido di dolore si volge verso di lui, che viene riconosciuto non come semplice didàskalos, "insegnante", ma come "maestro", epistàta (cfr. Lc 5,5), cioè come colui che si prende cura dei suoi allievi; questo titolo nel Vangelo di Luca gli è attribuito normalmente dai discepoli.

Gesù compie la guarigione ma chiede ai lebbrosi di andare prima a mostrarsi ai sacerdoti. La legge infatti non è stata ancora abolita, il velo del tempio non è stato ancora squarciato dalla sua morte. I lebbrosi guariscono strada facendo, ma solo uno torna indietro a ringraziare Gesù e, prostratosi, ne riconosce la natura divina. 

Gli altri nove, perché non sono tornati a glorificare colui dal quale avevano implorato la guarigione? Forse la ritenevano come dovuta, attribuivano ai propri meriti il miracolo compiuto da Gesù. Si mostrano come coloro che scampato il pericolo, mancano di gratitudine. 

Anche noi rischiamo di essere pronti a ricorrere a Dio con fede nelle difficoltà, ma spesso ci dimentichiamo di ringraziarlo quando le nostre preghiere vengono esaudite. Quanto spazio vi è nella nostra preghiera per la supplica e quanto per la lode?

Gesù invita il samaritano ad alzarsi e ne proclama la salvezza per fede. Questi non solo è guarito da un male che lo teneva al di fuori della società civile, ma è stato illuminato spiritualmente dalla grazia riconoscendo Gesù come Signore.

Cristo ci purifica da quei peccati e da quelle ferite che ci tengono separati dalla comunione fraterna, non guarda alla nostra storia passata e non fa distinzioni. D'altronde, come nota Paolo nella sua lettera ai Galati: "le promesse furono fatte ad Abrahamo e alla sua discendenza: non dice «E alle discendenze» come se si trattasse di molte, ma come di una sola: «E alla tua discendenza», cioè Cristo" (Gal 3,16). In Cristo siamo salvati, non mediante la legge, ma mediante la promessa fatta ad Abramo, patriarca di un'eredità numerosa come la sabbia del mare.

- Rev. Dr. Luca Vona

venerdì 3 settembre 2021

Fermati 1 minuto. Un abito completamente nuovo

Lettura

Luca 5,33-39

33 Allora gli dissero: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno orazioni; così pure i discepoli dei farisei; invece i tuoi mangiano e bevono!». 34 Gesù rispose: «Potete far digiunare gli invitati a nozze, mentre lo sposo è con loro? 35 Verranno però i giorni in cui lo sposo sarà strappato da loro; allora, in quei giorni, digiuneranno». 36 Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per attaccarlo a un vestito vecchio; altrimenti egli strappa il nuovo, e la toppa presa dal nuovo non si adatta al vecchio. 37 E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spacca gli otri, si versa fuori e gli otri vanno perduti. 38 Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi. 39 Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: Il vecchio è buono!».

Commento

La legge ebraica prevedeva il digiuno solo una volta l'anno per la celebrazione dello Yom Kippur, ovvero il Giorno dell'espiazione. Tutti gli altri digiuni erano iniziative volontarie e diventavano spesso, al tempo di Gesù, un'occasione per ostentare la propria religiosità. L'unico digiuno del Signore menzionato nei Vangeli è quello compiuto nel suo ritiro di quaranta giorni nel deserto, prima di dare avvio al suo ministero. Tale digiuno è compiuto in forma privata, lontano dagli occhi del mondo, come d'altra parte egli inviterà a fare durante la sua predicazione (Mt 6,16-18).

Il richiamo dell'immagine delle nozze rimanda al nuovo rapporto sponsale di Dio con il suo popolo, nella persona e nella missione di Gesù. Non comprendendo la portata dell'evento nella storia di Israele e dell'umanità tutta, questi discepoli di Giovanni e il gruppo di farisei non riescono ad apprezzare, possiamo dire a "gustare", il vino nuovo del vangelo.

L'insegnamento di Gesù non è un "rattoppo" del giudaismo, né il vangelo può essere semplicemente un adattamento alla Legge mosaica. Vi è in esso un fermento tale da far scoppiare gli otri dell'antica religiosità ebraica; la stoffa pregiata e di nuova tessitura rappresentata dal Figlio di Dio può solo lacerare la stoffa vecchia se cucita a forza su di essa.

Gesù stesso verrà "lacerato", "strappato" ai suoi discepoli, dai dottori della vecchia legge: questo il senso della parola greca apairomai, che preannuncia la fine violenta del Messia.
Anche i cristiani rischiano di accontentarsi del vino vecchio, ignorando la novità che il vangelo porta sempre con sé nella vita personale, nelle comunità, nell'"oggi". 

Nessun vero credente cercherà di essere la copia - brutta o bella che sia - di un credente del passato, per quanto la memoria dei testimoni della fede possa essere un utile stimolo alla crescita spirituale. Il Signore vuole che la sua parola fermenti in noi producendo un vino unico e vuole intessere con le nostre vite un abito completamente nuovo.

Preghiera

Tu ci hai intessuti nel seno materno Signore; la tua grazia porti in noi a compimento ciò che hai stabilito per i nostri giorni quando ancora non ne esisteva uno. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

giovedì 2 settembre 2021

Fermati 1 minuto. Prendi il largo

Lettura

Luca 5,1-11

1 Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret 2 e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. 3 Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. 4 Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». 5 Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». 6 E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. 7 Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. 8 Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». 9 Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; 10 così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». 11 Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Commento

La scena si svolge in un importante luogo di commercio e approvvigionamento idrico della Galilea, presso il lago di Genèsaret, oltre duecento metri sotto il livello del mare, lago detto anche mare di Galilea; sulle sue sponde sorgeva la città di Cafarnao, dove Gesù aveva compiuto molti miracoli, come attesta l'episodio dell'insegnamento nella sinagoga di Nazaret («Quanto abbiamo udito che hai compiuto a Cafàrnao fallo anche qui, nella tua patria!»; Lc 4,23).

L'interesse che Gesù riscuote fin dagli inizi del suo ministero è testimoniato dalla grande folla che "gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio" (v. 1). Su questo sfondo intravediamo in disparte la figura dei pescatori, tra cui Simon Pietro, affaccendati nel pulire le reti e delusi per non aver pescato nulla. 

L'incontro con Gesù rappresenta una svolta radicale nella vita di Pietro e dei suoi compagni, che seguiranno il Cristo nel discepolato. Il prodigio della pesca miracolosa passa attraverso il riconoscimento in Gesù del Maestro, qui e in diversi passaggi neotestamentari definito tale con la parola greca epistatès, che a differenza del più comune didaskalos, indicava non un semplice insegnante, ma una persona rivestita di autorità verso i discepoli e direttamente responsabile nei loro confronti, proprio come il buon pastore è responsabile delle sue pecore (Gv 10,11). 

La professione di fede di Pietro, nonostante l'iniziale incredulità, manifestata al principio della sua risposta a Gesù, è ciò che rende possibile l'evento miracoloso; a questo segue la confessione di peccato per la propria incredulità. La risposta di Gesù sta a significare che il miracolo appena compiuto è solo un segno - come d'altra parte tutti i suoi prodigi nei Vangeli e nella nostra vita - di una realtà più grande, della chiamata a una prospettiva esistenziale più ampia: nel caso di Pietro, quella di diventare "pescatore di uomini" (v. 10). 

Gesù non stravolge del tutto la vita di Pietro, ma lo fa passare "da un livello a un altro", da pescatore di pesci a pescatore di uomini. La personalità di Pietro, le sue peculiarità e i suoi talenti, per quanto poveri, vengono rispettati. Così accade anche quando Cristo interpella le nostre vite chiamandoci "a qualcosa di più alto". La conversione evangelica è conversione dal peccato, ma rispetta la nostra individualità, la nostra identità profonda, pur sanandola dalle ferite che le impediscono di esprimersi in pienezza.

Preghiera

Libera i nostri occhi, Signore, dal velo dell'incredulità affinché possiamo riconoscere e accogliere con gratitudine i segni che compi nella nostra vita e seguirti fedelmente per proclamare la tua parola. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

mercoledì 1 settembre 2021

Fermati 1 minuto. Dio si china sulle nostre infermità

Lettura

Luca 4,38-44

38 Uscito dalla sinagoga entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. 39 Chinatosi su di lei, intimò alla febbre, e la febbre la lasciò. Levatasi all'istante, la donna cominciò a servirli.
40 Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. 41 Da molti uscivano demòni gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era il Cristo.
42 Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro. 43 Egli però disse: «Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». 44 E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

Commento

Mentre nell'episodio parallelo di Marco (Mc 1,31) è il contatto fisico con Gesù che provoca la guarigione, qui è la sua parola. Luca usa lo stesso verbo (gr. epitimao, vincere con un comando, intimare) usato in riferimento al precedente esorcismo sull'indemoniato nella sinagoga di Cafarnao (Mc 4,35). 

Da questa narrazione apprendiamo che Pietro è sposato, come attesta anche Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi (1 Cor 9,5), sebbene non venga dato mai alcun dettaglio su sua moglie. La febbre della suocera di Simone è ricondotta a una forza demoniaca. Gesù si dimostra un ospite che non viene "a mani vuote", la sua visita nella nostra vita porta guarigione e liberazione dal potere del male.

Anche tra i malati che al calar del sole vengono condotti a Gesù affinche imponga loro le mani, ve ne sono molti vittima di demòni (v. 41) che riconoscono la l'investitura messianica di Cristo, ma lungi dall'accoglierlo reagisoscono fuggendo e gridando. Ai demòni Gesù intima di tacere, probabilmente perché in questa fase del suo ministero non vuole che si accresca l'ostilità dei capi religiosi, con la rivelazione della sua messianicità.

Gesù non cura i malati innalzando le braccia al cielo in preghiera ma imponendole su di loro, dimostrando di agire con autorità e con un pieno mandato divino. Nel passo parallelo di Matteo (Mt 8,16-17) la citazione di Isaia "Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie" (Is 53,4) ricollega le guarigioni al ruolo espiatorio del Messia sofferente.

Dopo aver esercitato le numerose guarigioni, Gesù si ritira nel deserto, luogo di riposo e di preghiera, ma, cercato dalle folle, riprende presto il suo ministero.

L'itinerario che Gesù sta percorrendo è stabilito da Dio; egli deve evangelizzare anche le altre città (v. 43). L'importanza di questo annuncio è sottolineata dalla frequenza con cui Luca usa il verbo greco euangelizo (annunciare), sia nel suo Vangelo (dieci volte) che negli Atti (quindici volte), mentre lo si trova solo una volta in Matteo e non è presente negli altri Vangeli.

Con la guarigione della suocera di Pietro e dei malati della città di Cafarnao Gesù si mostra medico delle anime e dei corpi; un medico che prende su di sé il nostro dolore e per questo lo redime, investendolo di senso. Ciò che guarisce l'uomo non è evitare la sofferenza, che attraversa necessariamente ogni vita, ma metterla nelle mani di Dio che si china su di noi (v. 39), permettere che sia toccata dal suo amore.

Preghiera

Concedici, Signore, di scoprire, al di là delle sofferenze di questa vita terrena la beatitudine dell'incontro con te, che può realizzarsi fin da ora mediante la fede. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona