Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

venerdì 4 aprile 2025

Fermati 1 minuto. Il suo tempo, il nostro tempo

Lettura

Giovanni 7,1-30

1 Dopo queste cose, Gesù se ne andava per la Galilea, non volendo fare altrettanto in Giudea perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
2 Or la festa dei Giudei, detta delle Capanne, era vicina. 3 Perciò i suoi fratelli gli dissero: «Parti di qua e va' in Giudea, affinché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai. 4 Poiché nessuno agisce in segreto quando cerca di essere riconosciuto pubblicamente. Se tu fai queste cose, manifèstati al mondo». 5 Poiché neppure i suoi fratelli credevano in lui. 6 Gesù quindi disse loro: «Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo, invece, è sempre pronto. 7 Il mondo non può odiare voi; ma odia me, perché io testimonio di lui che le sue opere sono malvagie. 8 Salite voi alla festa; io non salgo a questa festa, perché il mio tempo non è ancora compiuto». 9 Dette queste cose, rimase in Galilea.
10 Ma quando i suoi fratelli furono saliti alla festa, allora vi salì anche lui; non palesemente, ma come di nascosto. 11 I Giudei dunque lo cercavano durante la festa, e dicevano: «Dov'è quel tale?» 12 Vi era tra la folla un gran mormorio riguardo a lui. Alcuni dicevano: «È un uomo per bene!» Altri dicevano: «No, anzi, svia la gente!» 13 Nessuno però parlava di lui apertamente, per paura dei Giudei.
14 Verso la metà della festa, Gesù salì al tempio e si mise a insegnare. 15 Perciò i Giudei si meravigliavano e dicevano: «Come mai conosce le Scritture senza aver fatto studi?» 16 Gesù rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. 17 Se uno vuole fare la volontà di lui, conoscerà se questa dottrina è da Dio o se io parlo di mio. 18 Chi parla di suo cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che l'ha mandato, è veritiero e non vi è ingiustizia in lui. 19 Mosè non vi ha forse dato la legge? Eppure nessuno di voi mette in pratica la legge! Perché cercate d'uccidermi?» 20 La gente rispose: «Tu hai un demonio! Chi cerca di ucciderti?» 21 Gesù rispose loro: «Un'opera sola ho fatto, e tutti ve ne meravigliate. 22 Mosè vi ha dato la circoncisione (non che venga da Mosè, ma viene dai padri); e voi circoncidete l'uomo in giorno di sabato. 23 Se un uomo riceve la circoncisione di sabato affinché la legge di Mosè non sia violata, vi adirate voi contro di me perché in giorno di sabato ho guarito un uomo tutto intero? 24 Non giudicate secondo l'apparenza, ma giudicate secondo giustizia».
25 Perciò alcuni di Gerusalemme dicevano: «Non è questi colui che cercano di uccidere? 26 Eppure, ecco, egli parla liberamente, e non gli dicono nulla. Che i capi abbiano riconosciuto per davvero che egli è il Cristo? 27 Eppure, costui sappiamo di dov'è; ma quando il Cristo verrà, nessuno saprà di dove egli sia». 28 Gesù dunque, insegnando nel tempio, esclamò: «Voi certamente mi conoscete e sapete di dove sono; però non sono venuto da me, ma colui che mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. 29 Io lo conosco, perché vengo da lui, ed è lui che mi ha mandato». 30 Cercavano perciò di arrestarlo, ma nessuno gli mise le mani addosso, perché l'ora sua non era ancora venuta.

Commento

La festa delle capanne aveva inizio il 15 del settimo mese (Tishri) del calendario ebraico (tra settembre e ottobre). In origine era una celebrazione agricola di ringraziamento per il raccolto, in seguito è associata alla permanenza di Israele nel deserto sotto le tende (Lc 23,39-43; Dt 16,13-15). Le persone che vivevano nella aree rurali costruivano piccole capanne in cui dimorare durante la settimana della festa; quelle delle aree urbane costruivano simili strutture nel cortile delle case. La festa era anche caratterizzata dall'accensione di molte luci.

I fratelli di Gesù menzionati in questo passo evangelico - in numero di quattro secondo Matteo (13,55) e Marco (6,3) - non sono mai presentati come discepoli fin dopo la risurrezione (At 1,4). Poiché Gesù è nato da un parto virginale si tratta di fratellastri o di figli di Maria e Giuseppe nati dopo di lui.
La richiesta di una dimostrazione pubblica dei poteri di Gesù da parte dei suoi parenti potrebbe riflettere un'argomentazione giudaica contro l'identificazione cristiana di Gesù come il Messia.

Nella discussione con i suoi fratelli Gesù mostra una contrapposizione tra due diversi tempi. Il termine kairos (v. 6) indica il "tempo opportuno"; qui è sinonimo di ora della morte e risurrezione di Gesù. Tutta la storia della salvezza è proiettata verso quell'ora suprema in cui Gesù "Prima della festa di Pasqua, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine." (Gv 13,1). Con quell'ora dovrà confrontarsi la porzione di tempo che costituisce la nostra personale storia in questo mondo. Dedicando a Cristo il nostro lavoro, la nostra preghiera, la nostra vita, la sua ora diventa la nostra ora ed egli ci guida verso la pienezza della sua gloria.

A metà della solennità Gesù decide di andare alla festa in incognito (non è ancora il momento dell'ingresso solenne che precederà la sua Passione) e sale al tempio per insegnare; è la prima volta che lo fa a Gerusalemme. Le sue parole creano sorpresa e sconcerto. Gesù ribadisce la legittimità della guarigione del paralitico compiuta di sabato, comparandola all'atto della circoncisione che si può eseguire senza violare il riposo sabbatico, poiché la sua istituzione, di epoca patriarcale, è precedente alla legge mosaica. Gesù afferma anche la contradditorietà di chi si preoccupa di una parte del corpo con la circoncisione ma non della salute del corpo intero ("voi vi sdegnate contro di me perché ho guarito interamente un uomo di sabato?"; v. 23).

La reazione della folla, composta da capi giudei, galilei ed ebrei della diaspora giunti a Gerusalemme per la festa, è contrastante: per alcuni egli "è buono", per altri "inganna la gente" (v. 11). C'è persino chi accusa Gesù di essere posseduto da uno spirito demoniaco, da cui un tempo veniva fatta derivare la pazzia.

Gesù non tenta di dimostrare quanto afferma, si limita a indicare la stretta relazione tra il compimento della volontà di Dio e la capacità di discernere la verità (v. 17). La parola di Dio, che nel rivelarsi illumina e rende saggio il semplice (Sal 119,130), è parola vivente, parola che si è fatta uomo. Tanto più ci conformeremo a Cristo, tanto più parteciperemo della divina sapienza.

Preghiera

Apri i nostri occhi, Signore, alla contemplazione della tua gloria; affinché possiamo discernere ciò che è a te gradito e riconoscere in te la fonte della nostra salvezza. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

giovedì 3 aprile 2025

Gerhard Tersteegen, contemplativo protestante

La notte tra il 2 e il 3 aprile del 1769 muore nella solitudine volontaria Gerhard Tersteegen, testimone del vangelo. Gerhard era nato a Moers, in Renania, in una famiglia di tradizione riformata. A vent'anni cominciò ad avvertire una vocazione alla vita ritirata, ai margini del mondo, e molto presto sentì di dover colmare questo vuoto che si era creato nella sua esistenza con un'intensa vita spirituale. Influenzato da un lato dal radicamento biblico proprio della sua cultura protestante, dall'altro dalla lettura dei mistici medievali, Tersteegen avviò un'esperienza per molti aspetti assimilabile al monachesimo. Munito di una piccola regola che disciplinava il suo lavoro di tessitore, lo studio e la preghiera, accolse un amico desideroso di vivere da celibe in fraternità con lui. Tersteegen vedeva nella vita fraterna una forma di nascondimento in Cristo conforme all'insegnamento neotestamentario sulla vita cristiana. Con gli anni il suo affinato discernimento divenne un patrimonio condiviso con moltissime persone, che gli scrivevano o andavano a trovarlo per ricevere consigli spirituali. Consapevole dell'esigenza di risveglio religioso che emergeva ormai in tutta la Germania e nei Paesi Bassi, Gerhard accettò di alternare alla propria solitudine un servizio itinerante di predicazione. Egli visse in tal modo fino alla fine dei suoi giorni, aiutando coloro che volevano stabilire delle «case di pellegrini», come amava chiamare i piccoli focolari di lavoro e di preghiera simili a quello cui lui stesso aveva dato vita. Alla purezza evangelica della sua teologia esperienziale e delle sue predicazioni si riferiranno Kierkegaard, Bultmann e Barth, mentre Bonhoeffer troverà grande conforto nelle sue poesie.

Tracce di lettura

Tersteegen commenta in modo eccellente nel brano evangelico dei magi: «I dottori della Legge seppero indicare il luogo dove doveva esser nato il Messia, ma essi rimasero pacificamente in Gerusalemme, non lo andarono a cercare. Ahimè, a questo modo si può conoscere tutto il cristianesimo, ma senza che muova alcuno. Quel potere che muoveva cielo e terra, non mosse neppure uno di loro».
Tersteegen è sempre incomparabile. Io trovo in lui pietà vera e nobile e una sapienza semplice.
Dove c'è allora più verità: nei tre re che corrono dietro a un vago indizio, o nei dottori della Legge che con tutto il loro sapere se ne stanno fermi?
(S. Kierkegaard, Diario 3035)

Un giorno dice all'altro:
«La mia vita è un errare
verso la grande eternità».
O eternità, così bella,
abitua il mio cuore a te;
la mia patria non è di questo tempo.
(G. Tersteegen)

Fermati 1 minuto. Cristo, il tesoro nascosto nelle Scritture

Lettura

Giovanni 5,31-47

31 Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera; 32 ma c'è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace. 33 Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità. 34 Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché possiate salvarvi. 35 Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce.
36 Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. 37 E anche il Padre, che mi ha mandato, ha reso testimonianza di me. Ma voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto, 38 e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete a colui che egli ha mandato. 39 Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza. 40 Ma voi non volete venire a me per avere la vita.
41 Io non ricevo gloria dagli uomini. 42 Ma io vi conosco e so che non avete in voi l'amore di Dio. 43 Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste. 44 E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo? 45 Non crediate che sia io ad accusarvi davanti al Padre; c'è già chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. 46 Se credeste infatti a Mosè, credereste anche a me; perché di me egli ha scritto. 47 Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Commento

Secondo la legge mosaica i giudici non potevano affidarsi a un unico testimone, ma era necessaria la testimonianza di due o tre persone (Dt 17,6; 19,15; Nm 35,30). L'identità messianica di Gesù è confermata in questo passo del Vangelo di Giovanni da quattro testimoni: il ministero di Giovanni il Battista (vv. 32-35); le opere compiute da Gesù; il Padre, che ha parlato nel battesimo al Giordano e che si rivolge direttamente alle coscienze (vv. 37-38); le Scritture (vv. 39-40) e in paticolare Mosè (i libri del Pentateuco). 

Affermando che le Scritture gli rendono testimonianza Gesù si svela come il mistero racchiuso in esse e ci offre una chiave per interpretare il loro senso più autentico. Così riconobbe Filippo, quando affermò "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti (Gv 1,45); e lo stesso evangelista Giovanni, al termine del prologo del suo Vangelo: "La legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo" (Gv 1,16-18). 

Gesù è il tesoro nascosto nel campo delle Scritture, per il quale vale la pena vendere tutti i nostri beni; chi conosce lui infatti ha la vita eterna (1 Gv 5,11). Egli è però un Messia diverso da quello che si sono rappresentati i dottori di Israele, non è un liberatore politico perché non riceve gloria dagli uomini (v. 41); la sua volontà è unicamente quella di compiacere il Padre. 

L'errore dei farisei è di credere che la mera conoscenza delle Scritture possa guadagnare loro la vita eterna, ma non riescono a riconoscere il Messia da esse annunciato. Anche noi possiamo essere sviati dal sentirci depositari di una sapienza millenaria. L'assenza di rettitudine di intenzione - ovvero la ricerca della gloria umana - e l'interpretazione tendenziosa delle Scritture, guidati dai preconcetti che cercano solo conferme alle proprie convinzioni, ci tengono lontani dalla Verità. 

Ma se la parola di Dio penetra in profondità nelle nostre anime, se la assimiliamo meditandola frequentemente, consultandola in ogni occasione, conformandoci ad essa nelle parole e nelle azioni, allora darà testimonianza a Cristo, rendendo noi stessi testimoni di Cristo. Venire a lui - che è la Verità fattasi uomo - significa porsi all'ombra della grazia; egli infatti non è venuto per accusare, perché è la legge che accusa l'uomo di peccato. 

Gesù è venuto come nostro avvocato per la nostra giustificazione, portatore di quella grazia che non annulla le Scritture antiche ma le porta a perfezione. La sua persona le rende vive, capaci di interpellarci qui ed ora, se siamo capaci di metterci in ascolto con umiltà.

Preghiera

Suscita in noi, Signore, un desiderio ardente di conoscerti; affinché meditando e custodendo la tua parola possiamo far risplendere la tua luce fra gli uomini. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

mercoledì 2 aprile 2025

Fermati 1 minuto. Il momento è questo

Lettura

Giovanni 5,17-30

17 Ma Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera sempre e anch'io opero». 18 Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
19 Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa. 20 Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati. 21 Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole; 22 il Padre infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, 23 perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. 24 In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. 25 In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno. 26 Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; 27 e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo. 28 Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: 29 quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. 30 Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

Commento

L'osservanza del Sabato è fondata sul riposo di Dio nel settimo giorno, ma Dio rimane attivo anche di sabato, facendo esistere le cose, dando la vita con la nascita e richiamandola a sé con la morte. Per questo Dio "opera sempre" e Gesù rivendica la stessa autorità a operare del Padre. Il Figlio infatti "dà la vita" (v. 21) e a lui il Padre rimette ogni giudizio (v. 22). 

L'intima relazione di Gesù con il Padre esprime anche uno stretto rapporto di dipendenza da lui e dalla sua volontà, per questo Gesù afferma di non poter fare nulla da se stesso (v. 30). L'obbedienza del Figlio non è dunque una sua limitazione ma il risultato della sua intima e indissolubile unità con il Padre. 

L'uguale dignità del Figlio con il Padre è attestata dal fatto che chi onora lui onora il Padre (v. 23). Al redentore spetta lo stesso onore del creatore. È venuto il momento, ed è questo (v. 25), in cui chi accoglie il Figlio e ascolta la sua voce sarà tolto alla morte e dato alla vita (v 24). 

La vita precede il giudizio per coloro che ricevono Cristo; la risurrezione comincia già da adesso, con la sperimentazione della pienezza di vita che Dio desidera per ogni uomo. Accogliere Gesù significa partecipare fin da ora alla sua comunione con il Padre, nello Spirito Santo, che ci è stato donato e che parla nelle Scritture, fonte inesauribile di vita. Ma significa anche operare, mediante lui, con il Padre, diventando noi stessi generatori di vita, prendendoci cura della sua creazione e partecipando alla suo piano di salvezza. 

Quest'opera di amore, mediante la quale Dio crea, sostiene e riconduce a sé ogni cosa, non conosce battute d'arresto, nell'"oggi" eterno in cui viene pronunciata la sua Parola. Siamo pronti ad accoglierla per passare dalla morte alla vita?

Preghiera

Tu ci hai creati e ci sostieni, Signore; concedici di partecipare all'opera della tua redenzione, per gustare fin da ora la comunione con te, fonte di vita eterna. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona

martedì 1 aprile 2025

Melitone di Sardi. Cristo, culmine della storia della salvezza

Alcuni antichi calendari sia occidentali sia orientali ricordano in questo giorno Melitone, vescovo di Sardi. Le notizie riguardanti la sua vita sono molto scarne. Melitone è definito da Policrate di Efeso «un eunuco che viveva interamente nello Spirito santo», a sottolineare il suo celibato volontario, molto raro nel II secolo. Secondo Eusebio, Melitone fu vescovo di Sardi e visitò la Terra Santa per raccogliere informazioni precise riguardo al canone delle Scritture ebraiche. Assertore degli usi quartodecimani, cioè della necessità di continuare a celebrare la pasqua cristiana il 14 di nisan, Melitone è famoso soprattutto per le sue omelie Sulla Pasqua, che eserciteranno un grande influsso sulle liturgie posteriori. In esse, servendosi largamente dell'esegesi tipologica, Melitone ripercorre la storia della salvezza, riconoscendo nel mistero pasquale di Cristo, agnello immolato per la salvezza dei credenti, il culmine e il centro della vicenda umana e cosmica. In un alternarsi di toni poetici e profetici da un lato e di una sorprendente profondità teologica dall'altro, Melitone rimanda con vigore e trasporto tutti gli uomini al Cristo, nella cui pasqua è avvenuta la pasqua dei credenti, il loro passaggio dalla morte alla vita.
Alle sue omelie - purtroppo segnate dalla polemica, molto viva nel II secolo, tra chiesa e sinagoga - sono ispirati diversi kontakia bizantini, nonché gli Improperi del Venerdì santo e l'Exsultet pasquale della chiesa latina.

Tracce di lettura

Egli è colui che ci ha fatti passare
dalla schiavitù alla libertà,
dalle tenebre alla luce,
dalla morte alla vita,
dalla tirannide al regno eterno,
facendo di noi un sacerdozio nuovo,
un popolo eletto in eterno.
Questi è l'agnello senza voce.
Questi è l'agnello trucidato.
Questi è colui che fu partorito da Maria, la buona agnella.
Questi è colui che dal gregge fu prelevato,
e al macello trascinato,
e di sera fu immolato
e di notte seppellito;
colui che sul legno non fu spezzato,
che in terrà non andò dissolto,
che dai morti è risuscitato
e ha risollevato l'uomo dal profondo della tomba.
(Melitone di Sardi, Sulla Pasqua 68.71)

Dal Martirologio ecumenico della comunità monastica di Bose

Fermati 1 minuto. Non rassegnarti a mendicare

Lettura

Giovanni 5,1-16

1 Vi fu poi una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 2 V'è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, 3 sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. 4 [Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l'acqua; il primo ad entrarvi dopo l'agitazione dell'acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto.] 5 Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. 6 Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?». 7 Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me». 8 Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». 9 E sull'istante quell'uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. 10 Dissero dunque i Giudei all'uomo guarito: «È sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio». 11 Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina». 12 Gli chiesero allora: «Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?». 13 Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo. 14 Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio». 15 Quell'uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. 16 Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

Commento

Il miracolo riportato in questa pagina del Vangelo di Giovanni si compie in un luogo dai nomi estremamente evocativi: la piscina di Betzaetà, ovvero la "casa della misericordia", presso la "porta delle pecore". Quasi a voler rinviare a quella porta che è Cristo, attraverso la quale dobbiamo passare per ottenere l'abbondanza della sua grazia.

La credenza sui poteri curativi associati all'acqua termale della piscina era dovuta al suo ribollire di tanto in tanto, attribuito - secondo il versetto che alcuni manoscritti antichi non riportano - all'intervento di un angelo. Gesù guarisce un uomo che non è in grado di procurarsi da solo la salvezza gettandosi nella piscina al momento giusto. Quest'uomo diventa il simbolo di quei limiti che non riusciamo a superare da soli nel nostro processo di crescita spirituale. 

È Gesù che prende l'iniziativa; è lui che viene incontro, senza bisogno di altri intermediari. La sua azione però è preceduta da una domanda che potrebbe apparire scontata: "Vuoi guarire?" (v. 6). Gesù vuole capire se quest'uomo desidera uscire dalla sua rassegnazione. La stessa domanda la dobbiamo considerare rivolta a noi, soprattutto di fronte alle nostre infermità spirituali, la peggiore delle quali è rappresentata dal rifugiarsi in una zona confortevole in cui non si va né avanti né indietro, paralizzati dalla mediocrità. Gesù è in grado di restituire alla nostra vita integrità e pienezza di senso. "Alzati... prendi... cammina": la formula imperativa esprime l'autorità ricevuta dal Padre.

La lunga durata della malattia dell'uomo presso la piscina di Betzetà - quasi quarant'anni - rende incontrovertibile il miracolo, ma anziché cercare Gesù per ricevere la sua benedizione i Giudei decidono di perseguitarlo "perché faceva tali cose di sabato" (v. 16). In realtà le Scritture chiedono di santificare il Sabato astenendosi dal lavoro, ma non specificano di più. Fu la tradizione orale a stabilire trentanove attività proibite nel giorno del riposo. 

La legge mosaica non è dunque stata violata né da Gesù né dall'uomo che egli ha guarito. Ma la presupposta ortodossia, la dottrina, è anteposta dai farisei all'ortoprassi, ovvero all'agire rettamente e compiere il bene. 

Il lettuccio che il paralitico sanato - ubbidendo a Gesù - porta con sé, attesta la sua completa guarigione, ma egli lo deporrà per recarsi nel tempio a lodare Dio. Anche noi ci portiamo dietro il ricordo dei nostri sbagli, ma giunge il momento in cui liberarsi da questo fardello per fare spazio alla lode della misericordia di Dio; vi è un momento per chiedere la guarigione, ma anche un momento in cui la nostra preghiera deve diventare adorazione pura, in cui non c'è più spazio per il timore e per il rammarico, ma solo per la lode.

Preghiera

Vieni a visitarci, Signore, quando siamo prostrati nelle nostre infermità; risollevaci con la tua destra, affinché possiamo testimoniare la tua misericordia. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona