Ricevete con mansuetudine la parola che è stata piantata in voi


Liturgia della IV domenica dopo Pasqua


Colletta

Dio Onnipotente, che solo puoi governare la volontà e le affezioni disordinate degli uomini peccatori; concedi al tuo popolo, di amare ciò che comandi e desiderare quanto hai promesso; affinché attraverso i molteplici rivolgimenti del mondo, i nostri cuori possano restare fissi laddove la vera gioia può essere trovata. Per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

Letture:

Gc 1,17-21; Gv 16,5-15

Il dono dello Spirito è il soggetto di queste letture, che precedono le festività dell'Ascensione e della Pentecoste.
Le parole di Gesù ci rammentano che il suo sottrarsi a noi non è privo di frutti. Egli ci lascia, per un breve tempo, per fare ritorno al Padre, dal quale riceverà lo Spirito, che ci verrà donato affinché ci guidi verso "tutta la verità" (Gv 16,13).
Per questo anche l'apostolo Giacomo, nella sua lettera ci dice che "ogni buona donazione e ogni dono perfetto vengono dall'alto" (Gc 1,17).
Lo Spirito, che "non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito" (Gv 16,13) ci guiderà fino al ritorno di Cristo nella gloria.
La parola di Dio deve essere al centro della nostra vita cristiana. Ma dove troviamo la parola di Dio? Nelle Scritture certamente; che sono state ispirate da lui e contengono ciò che è essenziale per la nostra salvezza. Ma la parola di Dio non è lettera morta, la nostra non è la religione del libro. L'ascolto delle Scritture passa innanzitutto attraverso la liturgia, e in maniera eminente nella liturgia eucaristica, dove Gesù è presente in mezzo a noi e ci parla, non da un lontano passato ma con parole vive che si confrontano con la realtà di oggi. Nella liturgia, Cristo ci parla attraverso la proclamazione delle Scritture e mediante la predicazione, ma parla anche direttamente al nostro cuore, con il quale si unisce nella santa comunione eucaristica, rendendoci una cosa sola con lui e, dunque, pronti a ricevere il dono dello Spirito dal Padre. A quel punto lo Spirito parla direttamente al nostro cuore, facendo sì che la parola di Dio diventi qualcosa di personale e di unico che egli abbia da dire a ogni singola persona. Quando ci parla, in un certo senso, Dio ci dà sempre del “tu”. Così la parola di Dio trascende la vicenda del Gesù storico e si presenta come Logos eterno, ma non distaccato dalla nostra vicenda terrena; capace, anzi, di trascendere gli inevitabili limiti spaziali e temporali cui è stata soggettà la predicazione di Gesù durante la sua vita terrena.
È lo Spirito, presente nelle Scritture, nella liturgia e nella comunione con Cristo e con la sua chiesa, che ci guida alla pienezza della verità, rivelandoci tesori sempre nuovi e guidandoci nella comprensione di quanto non è naturalmente alla nostra portata (Gv 16,12). Per questo la meditazione delle Scritture non è sufficiente per una fruttuosa vita cristiana, senza che vi sia una partecipazione alla lituriga, il senso di comunione con l'intera chiesa – corpo mistico di Cristo – e senza la preghiera, ispirata e alimentata dallo Spirito. Solo nell'ascolto orante la meditazione delle Scritture realizza l'incontro con Cristo, evitando la trappola di uno sterile intellettualismo.
Nella preghiera il nostro cuore diviene docile, terreno dissodato e pronto a ricevere con mansuetudine la parola di Dio, liberandoci dalle affezioni e dalle volontà disordinate. L'immagine evocata dalla colletta della liturgia odierna sembra mutuata diretamente dallo stemma e dal motto della Certosa. Non è improbabile, perché Cranmer, che probabilmente è l'autore diretto di questa preghiera, possedeva nella sua biblioteca una vita di San Bruno, fondatore dell'Ordine certosino, nonché un commento ai Salmi del certosino Ludolfo di Sassonia. Oggi preghiamo perché Dio ci liberi dal caos che regna nelle nostre anime, facendoci amare ciò che ha comandato e desiderare ciò che ha promesso. La colletta evoca i molteplici rivolgimenti del mondo e chiede che i nostri cuori siano fissati laddove può essere trovata la vera gioia. In modo simile intorno allo stemma certosino, che rappresenta un globo sormontato da una croce, troviamo il motto "Stat crux dum volvitur orbis": "La croce resta salda tra i rivolgimenti del mondo". Anche Giacomo nella sua lettera ci ricorda che nel Padre "non vi è mutamento né ombra di rivolgimento". È questo il dono dello Spirito: una parola capace di governare le nostre anime, che sono come imbarcazioni prive di timone e in preda alla tempesta. Così queste immagini ci riportano alla mente l'episodio evangelico in cui Gesù sgrida i venti e comanda le acque, riportando la bonaccia, dopo che i discepoli avevano temuto il naufragio.
Accostiamoci dunque con fede alla parola di Dio e preghiamo affinché lo Spirito ci venga  donato in abbondanza.

Rev. Luca Vona
Missione Anglicana Tradizionalista Carlo I Stuart






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Rettore Rev. Luca Vona
Venerabile Arcidiacono per l'Italia - Diocesi Anglicana Cattolica di Cristo Redentore
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