Non sei più servo ma erede di Dio



Commento alla liturgia della I domenica dopo il Natale


Colletta

Dio Onnipotente, che ci hai donato il tuo unico Figlio, affinché prendesse su di sé la nostra natura e nascesse in questo tempo dal grembo di una vergine; concedici di essere rigenerati e fatti tuoi figli per adozione e grazia; affinché possiamo essere quotidianamente rinnovati dallo Spirito Santo. Per Cristo, nostro Signore, che vive e regna con te e con lo stesso Spirito, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Letture:

Gal 4,1-7; Mt 1,18-25

Il tema dell'adozione per grazia - richiamato nella colletta della liturgia del giorno e dalla Lettera di San Paolo ai Galati - ci costringe a rivedere radicalmente la nostra immagine di Dio. La rivelazione del Dio trinitario e della dinamica che ne anima la vita, interna ed esterna, ci è data innanzitutto nel mistero dell’Incarnazione. Dio ci viene rivelato come Padre, dunque non come un'ente chiuso in se stesso, sterile e autoreferenziale, ma capace di generare in eterno un'altro da sé, il Figlio, e di effondere su di esso il proprio amore. Il Figlio restituisce al Padre questo amore, che è lo Spirito Santo, in una dinamica che è come quella di una fontana perpetua, capace di autoalimentare il proprio flusso, senza fine né principio.
Ma il mistero dell'adozione a figli, mediante l'Incarnazione del Verbo, ci offre una ulteriore rivelazione. La capacità del Dio trinitario di effondere la propria vita anche al di fuori di sé. Assumendo e condividendo fino in fondo la nostra natura umana, infatti, il Figlio ci rende una cosa sola con sé. Il processo discendente e di "spoliazione" che ha inizio con l'Incarnazione del Verbo e giungerà alla rincunia di Dio a se stesso nella Passione e morte di Cristo, ha un parallelo nella progressiva ascesa della natura umana, nel momento in cui Dio decide di assumerla su di sé, di innalzarla rivestendosi di essa, di rigenerarla pienamente, attraverso la sua dolorosa Passione e la gloriosa Resurrezione.
La nascita di Gesù, l’Incarnazione dell'eterno Figio di Dio, è il passo decisivo con cui Dio ci offre, gratuitamente, la possibilità di essere inseriti nella sua vita trinitaria. È il segno della fedeltà di Dio alla sua creatura, che ci consente di recuperare non solo il Paradiso perduto, ma di condividere la stessa vita divina, di ottenere ciò che i nostri progenitori desideravano e che il menzognero tentatore gli prospettava come un qualcosa che Dio non ci avrebbe concesso: "Dio sa che nel giorno in cui ne mangerete gli occhi vostri si apriranno e sarete come Dio"... Ne mangiarono entrambi “allora si apersero gli occhi di ambedue e si accorsero di essere nudi”. Il frutto della disobbedienza ci ha allontanati da Dio, aprendoci gli occhi verso la miserevole nudità di chi ha perso tutto, perché ha perso l’immagine e la somiglianza con il suo Creatore. Ma ben diverso è il frutto della giustificazione, e ben diverso il destarsi dal sonno, l’aprire gli occhi di Giuseppe, al quale l’angelo rivela il mistero dell’Emmanuele, il “Dio-con-noi”.
La salvezza operata in Cristo, ha non solo restaurato in noi l'immagine originaria, ma ci ha fatti eredi di Dio, rendendoci una sola cosa con il Figlio; sicché quando il Padre ci guarda, non vede noi, non vede me, non vede te... ma vede in noi il Figlio suo e ci ama come il suo Figlio prediletto. E quando noi preghiamo rivolgendoci al Padre, noi preghiamo con la stessa voce del Figlio di Dio, mediante lo Spirito Santo, che egli ha effuso abbondantemente su di noi.
Tutto ciò avviene nel mistero dei Sacramenti che il Signore, attraverso la Chiesa ci ha donato. E innanzitutto con i due grandi sacramenti attestati dal Vangelo e istituiti da Nostro Signore: il battesimo e l'eucaristia. Quando siamo battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, sperimentiamo il dono gratuito di Dio, che non è semplicemente una terra promessa per diventare nazione, e neppure il giardino dell'Eden con tutti i suoi frutti, ma è l'ingresso nella vita trinitaria, la piena comunione con Dio, che ci offre il dono più grande: se stesso. E questo mistero si compie pienamente nella comunione eucaristica, mediante la quale la nostra carne, il nostro sangue, diventano una sola cosa con la carne e il sangue di Cristo, affinché tutta la nostra persona, corpo e anima, possa ricevere l'immagine del Figlio. Ora Dio può vederci realmente con gli occhi di un Padre. Ora può vederci come noi guarderemmo nostro figlio. Io sono padre e so cosa significa il modo in cui guardi e ami tuo figlio e, per contro, il modo in cui lui ti guarda e ti ama, il modo in cui si affida a te. Certo sono una creatura segnata dalla debolezza e dalla fragilità della natura umana, sono un padre imperfetto. Mentre Dio ci ama in un modo così perfetto che possiamo cercare di immaginarlo solo partendo dalla nostra esperienza umana di padri, madri e figli ed elevandola a una incalcolabile potenza e perfezione. Come cristiani, abbiamo compreso a fondo il senso di questo mistero? Lo abbiamo compreso almeno un po'? Perché è questo il centro di tutta la nostra fede. Siamo in grado di vedere e concepire Dio come un Padre? Siamo in grado di saperci e di sentirci amati come il migliore dei padri amerebbe suo figlio? Lo Spirito Santo, ci insegni questo mistero e ci doni la sua pace, la pace di chi non è più schiavo e orfano in terra straniera, ma è stato chiamato a regnare con Cristo, nel quale il Padre ci dice: “tu sei mio figlio, oggi io ti ho generato” e "tutto quello che è mio è tuo". Amen.

Rev. Luca Vona
Missione Anglicana Tradizionalista Carlo I Stuart


Chiesa Anglicana Tradizionalista Carlo I Stuart
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Rev. Luca Vona
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Ridestiamoci dal sonno




Commento alla liturgia della IV domenica di Avvento


Colletta

Ti supplichiamo Signore, solleva la tua potenza e vieni in nostro soccorso; affinché mentre corriamo, affaticati e ostacolati, il percorso che ci hai posto dinnanzi, la tua grazia e la tua misericordia, possano venire prontamente in nostro aiuto. Per Gesù Cristo, nostro Signore, al quale, con te e con lo Spirito Santo, va ogni onore e gloria, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Letture:

Fil 4,4-6; Gv 1,19-28

Nella prime battute della colletta è richiamato il Benedictus, il cantico di Zaccaria che troviamo all'inizio del vangelo di Luca, dove un po' tutti cantano di gioia: Maria con il suo Magnificat, dopo l'annunciazione, Zaccaria, quando conferma che il bambino che sua moglie Elisabetta ha avuto in tarda età dovrà chiamarsi Giovanni e improvvisamente la sua lingua, chiusa in un misterioso mutismo, si scioglie. Anche gli angeli cantano, a Betlemme, guidando i pastori verso la stalla dove è nato il Figlio di Dio. Il Benedictus ci parla appunto di una grande potenza che è venuta a visitarci dall'alto.

La colletta della quarta settimana di Avvento prosegue richiamando la seconda lettera di San Paolo a Timoteo, sciritta dalla prigionia, nella consapevolezza della morte imminente: ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice mi consegnerà in quel giorno. Ma come ci ricorda questa preghiera liturgica la corsa può risultare estremamente faticosa, e può essere non priva di inciampi, a volte di rovinose cadute, a causa del peccato e della nostra debolezza. Il Signore, però, ci viene incontro, con la sua grazia e la sua misericordia, proprio come il padre con il figlio pentito, il "figliol prodigo" nel racconto dell'evangelista Luca, al capitolo 15. Un figlio che ha sperperato tutto, tutto quel che gli era stato dato. Un figlio cresciuto nella ricchezza, che ora si accontenta di sfamarsi di ciò di cui si cibano i maiali che pascola, a servizio di un'altro padrone, in terra straniera. Eppure agisce qualcosa in lui capace di ridestarlo dal sonno, di muoverlo alla conversione: "tornerò da mio padre e gli dirò...". Si prepara un bel discorso... ma mentre è ancora lontano, il padre lo riesce a scorgere, gli corre incontro... qui è Dio a correre, non l'apostolo,
Il padre lo abbraccia e neanche lo ascolta, mentre il figlio cerca di proncunciare quel discorso che si era preparato. Il padre non lo ascolta perché è preso dall'ordinare ai suoi servi di prendersi cura del figlio ritrovato, preparare un ricco banchetto, coprirlo della veste più bella.

La terra straniera ritorna più volte nella Bibbia e nella storia di Israele. La terra straniera, la terra dell'esilio è simbolo di una condizione esistenziale segnata dalla lontananza da Dio, dalla sete della sua presenza, come canta il Salmo 42: Come la cerva anèla ai rivi delle acque, così l'anima mia anèla a te, o DIO... L'anima mia è assetata del Dio vivente... mente mi dicono di continuo: dovè il tuo Dio?" Ma fin dal primo atto di allontanamento da Dio compiuto dai nostri antenati, troviamo nel libro dela Genesi un Dio che cerca la sua creatura, perduta nella sua rigogliosa creazione, chiamandolo per il giardino: "Dove sei?". E anche dopo l'allontanamento dell'uomo dall'Eden Dio appare e parla i Patriarchi. Come nel sogno della scala in cui gli angeli salgono e scendono dal cielo, avuto da Giacobbe in terra straniera. Qui Dio gli promette "Io sono con te e ti proteggerò dovunque andrai... non ti abbandonerò" e Giacobbe esclamerà: "Veramente in questo luogo c'era il Signore e non me ne ero accorto". Sì, il nostro Dio è anche qui, nella terra del nostro esilio, mentre pascoliamo maiali e ci nutriamo di carrube, sognando una scala che possa elevarci in un luogo migliore, rimpiangendo una abbondanza che percepiamo, nel nostro intimo, di avere posseduto un tempo e di avere perduto. Forse non troviamo la via del ritorno, forse non troviamo il coraggio di un ritorno. Ma Dio ci viene incontro appena ci scorge da lontano. E ci ricopre della veste più bella. Quale veste? La sua stessa divinità. E come? Assumento la nostra natura, la nostra veste, la nostra condizione umana. Questo è il mistero dell'Incarnazione: un mirabile scambio di nature. Una dinamica circolare ascendente-discendente, come quella degli angeli sulla scala di Giacobbe. Per questo la letteratura cristiana antica, in Oriente, parla di theosis e kenosis. Perché l'incarnazione rappresenta al contempo la divinizzazione dell'uomo e la spoliazione di Dio. Lo stesso apostolo Paolo nella sua lettera ai Filippesi lo afferma con parole eloquenti: Cristo Gesù... essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l'essere uguale a Dio, ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; e, trovato nell'esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. Troviamo qui il profondo legame tra l'Incarnazione e la Passione, mistero in cui ci incammineremo, dopo il tempo di Natale e la preparazione quaresimale alla Pasqua.
Dio ha spogliato se stesso, assumendo la nostra natura, la nostra miseria, affinché non vi potesse essere più alcuna regione dell'umano classificabile come terra straniera..."senza Dio". Affinché saltassero per aria tutte le distinzioni tra "sacro" e "profano". Affinché ciascuno di noi potesse esclamare, come Giacobbe ridestatosi dal suo profetico sogno: «Certamente l'Eterno è in questo luogo, e io non lo sapevo». Ridestiamoci dal sonno, dunque, e riconosciamo il Dio che si è fatto uomo. Amen.


Rev. Luca Vona
Missione Anglicana Tradizionalista Carlo I Stuart




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La remissione dei peccati nella comunione eucaristica

La Chiesa anglicana, fin dalle sue origini non ha rigettato completamente la confessione auricolare e, sebbene nel Book of Common Prayer non sia presente un vero e proprio formulario per il Rito della Riconciliazione, troviamo diverse formule per la remissione dei peccati, in particolare nel Rito della Visita degli Infermi e nelle preghiere comunitarie del mattino e della sera (Morning e Evening Prayer).
Particolare importanza è data alla confessione collettiva durante la Santa Messa. Ma ciò che importante sottolineare è il valore della comunione eucaristica, sotto le due specie del pane e del vino, nel rimettere i peccati.

Questa idea teologica è ben lungi dall'essere una "invenzione" della Riforma. E' infatti presente già nella chiesa occidentale dei primi secoli, testimoniata dalla tradizione afro-romana e da Ambrogio di Milano.

Riportiamo, dunque, qui di seguito, alcuni passi del De Sacramentis di Ambrogio, insieme ad alcuni passaggi della preghiera eucaristica del Book of Common Prayer (dall'edizione del 1928), in particolare la preghiera di invocazione e quella che precede la comunione.

Sant'Ambrogio di Milano, De Sacramentis, IV,26-28.

Ogni volta che lo riceviamo [il sacramento del corpo e del Sangue di Cristo, ndr], annunciamo la morte del Signore. Se annunciamo la morte, annunciamo la remissione dei peccati. Se, ogni volta che il sangue viene sparso, viene sparso per la remissione dei peccati, devo riceverlo sempre, perché sempre mi rimetta i peccati. Io che pecco sempre, devo sempre disporre della medicina.

Quotiescumque accipimus, mortem Domini adnuntiamus. Si mortem, adnuntiamus remissionem peccatorum. Si, quotiescumque effunditur sanguis, in remissionem peccatorum funditur, debeum illum semper accipere, ut semper michi peccata dimittat. Qui semper pecco, semper debeo habere medicinam.

Libro della preghiera Comune (The Book of Common Prayer) 1928

INVOCAZIONE

E noi ardentemente ti chiediamo, o paterna bontà, di accettare con misericordia questo nostro sacrificio di lode e ringraziamento; molto umilmente ti supplichiamo di concedere a noi e alla tua intera Chiesa, per i meriti della morte del tuo Figlio Gesù Cristo e per la fede nel suo sangue, di ottenere la remissione dei nostri peccati e tutti gli altri benefici della sua passione.

PREGHIERA PRIMA DELLA COMUNIONE
Noi non abbiamo la presunzione di avvicinarci a questa Tavola, SIGNORE misericordioso, confidando nella nostra giustizia, ma nella tua molteplice e grande misericordia. Non siamo degni neppure di raccogliere le briciole sotto il tuo Tavolo. Ma tu sei lo stesso SIGNORE, la cui proprietà è di avere sempre misericordia; concedici dunque, SIGNORE di nutrirci del Corpo e del Sangue del tuo diletto Figlio Gesù Cristo, affinché i nostri corpi segnati dal peccato possano essere purificati dal suo Corpo e le nostre anime lavate dal suo Preziosissimo Sangue, e che sempre possiamo dimorare in Lui e Lui in noi. Amen.

- Rev. Luca Vona

Le Collette per i Defunti nel Prayer Book del 1928

Signore, raccomandiamo alle tue mani misericordiose le anime dei nostri fratelli e delle nostre sorelle defunti, i cui corpi abbiamo consegnato alla terra, e chiediamo alla tua infinita bontà di concederci la grazia di vivere con amore e timore e di morire nel tuo favore; affinché quando giungerà il giudizio che hai affidato al tuo figlio diletto possiamo risultare accettabili ai tuoi occhi e ricevere la benedizione che il tuo figlio diletto pronuncerà per coloro che ti amano e ti temono, dicendo: venite, benedetti figli del Padre mio, ricevete il regno preparato per voi prima della creazione del mondo. Concedici questo, Padre misericordioso, per Gesù Cristo, nostro unico salvatore, mediatore e avvocato. Amen. [BCP 1928, Burial of the Dead]

Dio onnipotente, ti rendiamo grazie per i tuoi servi  che hai liberato dalle miserie di questo mondo, dal loro corpo mortale e da ogni tentazione. E, come crediamo che tu abbia condotto le loro anime, che raccomandiamo alle tue mani sante, nella consolazione e nel riposo; concedici, ti supplichiamo, che nel giorno del giudizio, le loro anime e le anime di tutti i tuoi eletti che hanno lasciato questa vita possano ricevere i frutti delle tue promesse ed essere rese perfette nella gloriosa resurrezione del tuo figlio Gesù Cristo, nostro Signore. Amen. [BCP 1928, Burial of the Dead]

O Dio misericordioso, Padre del nostro Signore Gesù Cristo che è la resurrezione e la vita, nel quale chiunque crede vivrà anche se muore, e in cui chiunque vive e crede in lui non morirà in eterno; che ci ha insegnato tramite il suo apostolo Paolo di non rattristarci come uomini senza speranza per coloro che dormono in lui; ti chiediamo umilmente, o Padre, di sollevarci dalla morte del peccato alla vita della giustizia, affinché quando lasceremo questa vita possiamo addormentarci in lui e nella resurrezione dell'ultimo giorno, riavuti i nostri corpi e risollevati, sia noi che tutti i fedeli defunti, nel tuo favore, possiamo ottenere la gioia eterna con tutti i tuoi Santi. Concedici questo, Signore Dio, per mezzo del nostro avvocato Gesù Cristo, con il quale, e con lo Spirito Santo, vivi e regni, unico Dio, nei secoli dei secoli. Amen. [BCP 1928, The Celebration of the Holy Communion when there is a Burial of the Dead]

Messa per i fedeli Defunti secondo il Prayer Book del 1549


Missione Anglicana Tradizionalista

Carlo I Stuart

Rev. Luca Vona


Giovedi 2 Novembre 2017 ore 16 00

Oratorio di San Francesco Saverio (detto “del Caravita”)

Via del Caravita 7 Roma


Celebrazione della Santa Messa per i fedeli Defunti

Bilingue italiano / inglese

Secondo il Rito Anglicano dal Libro delle preghiere comuni del 1549


Per la prima volta nella storia, presso l’Oratorio adiacente la Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Roma, fondato nel 1631 dal gesuita Piero Caravita, verrà celebrata una Messa per i fedeli defunti secondo il rituale contenuto nella prima edizione del Book of Common Prayer (Libro delle preghiere comuni) della Chiesa Anglicana. L’edizione del 1549, infatti, è l’unica che presenta una vera e propria messa di commendatio per i fedeli defunti. Tradotta in italiano dal Rev. Luca Vona, dottorando in Sacra Liturgia presso il Pontificio Istituto Liturgico del Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, tale liturgia verrà proposta con uno stile sobrio, in una delle più affascinanti chiese della Capitale.

I fratelli e le sorelle cristiani, anche di altre confessioni, sono invitati a partecipare o a presentare le proprie intenzioni di preghiera.

La Missione Anglicana Tradizionalista di lingua italiana Carlo I Stuart

La Missione Anglicana Tradizionalista di lingua italiana Carlo I Stuart afferisce alla Diocesi di Cristo Redentore (Christ the Redeemer) il cui vescovo ordinario è Mons. Dr. Frederick Haas. La sede episcopale della diocesi è a Malta, mentre quella amministrativa è in Germania, a Baden Baden. La Diocesi Anglicana Cattolica di Cristo Redentore è parte della Provincia Anglicana di Cristo Salvatore con sede a Votorantim (San Paolo del Brasile), con comunità in Brasile, Cile, Inghilterra, Germania, Italia, Grecia. L'Arcivescovo Primate della Provincia Anglicana di Cristo Salvatore è Dom Theodoro A.C. de Oliveira. Si tratta di una Provincia indipendente dalla Comunione Anglicana, poiché rientra nel movimento delle chiese anglicane dette “di continuazione", separatesi dalla Sede di Canterbury a partire dal 1977 (Congresso di St Louis) in opposizione alle ordinazioni femminili al presbiterato e all'episcopato, alla benedizione di unioni tra persone dello stesso sesso e alle innovazioni liturgiche, considerati come espressione di una deriva teologica eterodossa, oltre che un elemento di rottura nelle relazioni ecumeniche con la Chiesa Cattolica Romana e le Chiese Orientali.

La Missione Anglicana Tradizionalista di lingua italiana Carlo I Stuart  ha come punti di riferimento dottrinali, liturgici e pastorali il Libro della preghiera comune (Book of Common Prayer) del 1928, il Messale Anglicano (Anglican Missal 1921), i 39 articoli di religione secondo l'interpretazione del Movimento di Oxford, la tradizione indivisa della chiesa del primo millennio.

La Missione Anglicana Tradizionalista di lingua italiana Carlo I Stuart è stata affidata al Rev. Luca Vona, ordinato diacono il 12 febbraio 2017 dal Vescovo Mons. Dr. Frederick Haas, presso la Chiesa del Cimitero Acattolico di Roma, e successivamente ordinato sacerdote, il 16 luglio 2017, presso il Tempio “Breccia di Roma” in via di Santa Eufemia 9, nei pressi di Piazza Venezia a Roma. Il Rev. Luca Vona sta completando un Dottorato di ricerca in Liturgia presso Il Pontificio Istituto Liturgico (Pontificio Ateneo Sant'Anselmo), in coutela con la Katholieke Universiteit Leuven (Belgio) e l'Università La Sapienza di Roma.

La Missione è intitolata al sovrano inglese del diciassettesimo secolo, considerato martire della fede perché morto sul patibolo in difesa dell'anglicanesimo come Via Media (tra Cattolicesimo e Protestantesimo) contro il fanatismo del puritanesimo più intransigente.

La Missione Carlo I Stuart propone un cattolicesimo riformato, di lingua italiana, nel seno dell'autentica tradizione anglicana. In particolare pone la propria affermazione di fede su 3 pilastri fondamentali:

La tradizione apostolica: una Bibbia in due testamenti, tre formule di fede (Simbolo apostolico, Niceno-costantinopolitano e Atanasiano), quattro Concili generali (Nicea I, Costantinopoli I, Efeso, Calcedonia), la riflessione teologica dei Padri dei primi cinque secoli.

Una fede ragionevole: la ragione umana è considerata come un dono di Dio, utile per approfondire i contenuti della rivelazione cristiana, secondo l'affermazione del teologo Nathaniel Culverwel (1619-1651): "Lo Spirito Santo non è un uccello predatore mandato da Dio ad affliggere i nostri occhi".

Una spiritualità liturgica: il Culto Divino è celebrato secondo il rito anglicano tradizionale, come trasmesso dal Libro della preghiera comune (Book of Common Prayer) del 1928. La liturgia è considerata sorgente di tutta l'azione apostolica e autentico luogo di incontro con Dio. In accordo con la testimonianza evangelica il battesimo e l'eucaristia sono considerati i due sacramenti fondamentali della vita cristiana, sebbene vengano amministrati anche gli altri sacramenti trasmessi dalla tradizione della Chiesa (confermazione, matrimonio, Ordine Sacro, unzione degli infermi, rito delle esequie).


Il Rev. Luca Vona, la cui attività pastorale si estende a tutta l'Italia, celebra la Santa Messa la domenica alle ore 15 30, presso il Tempio "Breccia di Roma", in via di Santa Eufemia 9, nei pressi di Piazza Venezia.


Missione Anglicana Tradizionalista di lingua italiana Carlo I Stuart
Rev. Luca Vona
Viale Parioli, 118 00197 Roma
Tel. (+39) 3385970859

Anglican Catholic Diocese of Christ the Redeemer
Vescovo Ordinario Mons. Dr. Frederick Haas FSO

Episcopal Curia Malta
86, Main Street (Triq II-Kbira)
St. Julian's STJ 1015 / Malta
+356 99 507 003
curia@anglicansonline.eu

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Fruehlingstrasse 14
76534 Baden-Baden / Germany
+49 7221 9715 324

Anglican Catholic Province of Christ the Saviour
Presiding Bishop of the Province and Archbishop Primate Dom Theodoro A.C. de Oliveira
Caixa Postal 5
18110-972 – Votorantim/SP
Av. Luiz do Patrocínio Fernandes,
714 – Bairro Dominguinho

Il Rev. Luca Vona e Mons. Dr. Frederick Haas



Ordinazione Sacerdotale del Rev. Luca Vona



Domenica 16 luglio, alle ore 18 00

presso il Tempio "Breccia di Roma"
in via di Santa Eufemia 9 (adiacente Piazza Venezia)

è stata celebrata l'Ordinazione Sacerdotale di Luca Vona



Il Rev. Luca Vona era stato ordinato diacono il 12 febbraio 2017 e nominato responsabile della Missione "Carlo I Stuart", per lo sviluppo di una comunità anglicana tradizionalista (continuing anglican) di lingua italiana.

Il rito di ordinazione sacerdotale è stato celebrato domenica 16 luglio alle ore 18 00 da S.E. Mons. Dr. Frederick Haas, Vescovo ordinario della Diocesi anglicana autonoma di Cristo Redentore con sede a Malta e Accademico onorario dell'Ordine Teutonico. 

Luca Vona è dottorando presso il Pontificio Istituto Liturgico (Pontificio Ateneo Sant'Anselmo), in cotutela con la Katholieke Universiteit Leuven (Belgio) e l'Università "La Sapienza" di Roma.

Punti di riferimento dottrinale, liturgico e pastorale della Missione sono il Book of Common Prayer del 1928 (tradotto in lingua italiana), i 39 articoli di religione (interpretati secondo l'anglicanesimo "High-Church") e la Affermazione di St. Louis (1977), che ha confermato la volontà delle chiese appartenenti al "movimento di continuazione" di mantenersi radicate nella tradizione delle Sacre Scritture, della Tradizione indivisa della Chiesa del primo millennio e dell'anglicanesimo "classico".

Al termine del rito di ordinazione è seguito un momento conviviale con la comunità.










Missione anglicana Carlo I Stuart
via di Santa Eufemia 9 Roma





I nostri progetti da finanziare per il prossimo Anno Pastorale:

_Sportello di Consulenza per il Contrasto alle Nuove Povertà
_Assistenza per i Senzatetto Romani
_Cura Pastorale presso il Carcere di Rebibbia

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Le antiche fonti dell'eucologia pasquale anglicana


Per tutta l'ottava di Pasqua la liturgia anglicana tradizionale propone la recita quotidiana di una splendida colletta, la cui origine è da individuare nel Sacramentario Gelasiano. La colletta compare nel Book of Common Prayer del 1928 con un testo pressoché identico a quello proposto dal primo Prayer Book (1549), pubblicato durante il regno di Edoardo VI.


Dio Onnipotente, che attraverso
il tuo unico Figlio Gesù Cristo
hai vinto la morte e aperto per noi
le porte della vita eterna:
ti chiediamo umilmente
di suscitare buone aspirazioni nelle nostre menti, 
con la tua grazia preveniente,
affinché con il tuo costante aiuto 
possiamo portarle a compimento,
per Gesù Cristo nostro Signore,
che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo 
per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Almighty God, who through 
thy only-begotten Son Jesus Christ 
hast overcome death, and opened unto 
us the gate of everlasting life; We 
humbly beseech thee that, as by thy 
special grace preventing us thou 
dost put into our minds good 
desires, so by thy continual help 
we may bring the same to good effect; 
throught the same Jesus Christ our Lord, 
who liveth and reigneth with thee 
and the Holy Ghost ever, one God, 
world withouth end. Amen (BCP 1928)


La colletta, come dicevamo, comprare fin dalla prima edizione del Prayer Book (1549) e ritorna in tutte le successive riedizioni. Qui di seguito, le versioni, pressoché identiche del testo, nelle edizioni del Book of Common Prayer del 1549 e del 1661.

Almightie God, which through
thy onely begotten sonne lesus Christ,
hast ouercome death, & opened vnto
vs the gate of euerlastyng life : we
humbly beseeche thee, that as by thy
speciall grace , preuentyng vs, thou
doest put in our mindes good
desires : so by thy continuall helpe,
we may bring thesame to good effect,
thorough lesus Christ our Lord :
who liueth and reigneth.&c. (BCP 1549)

Almighty God, who through
thine onely begotten son Iesus Christ
hast overcome death, and opened vnto
vs the gate of everlasting life : we
humbly beseech thee, that as by thy
speciall grace preventing vs, thou
dost put into our minds good
desires : So by thy continuall help
we may bring the same to good effect,
through lesus Christ our Lord,
who liveth, and reigneth with thee,
and the holy Ghost, ever one God,
world without end. Amen. (BCP 1661)

Ed ecco, la fonte dal Sacramentario Gelasiano:

DEUS qui hodierna die per vnigenitum
tuum eternitatis nobis aditum
deuicta morte reserasti : vota nostra
que preueniendo aspiras, etiam adiuuando
prosequere. Per eundem. (Gel. I 46)

Sembra esservi un richiamo anche a una colletta pasquale del Sacramentario Gregoriano:

[DEUS qui solennitate paschali
mundo remedia contulisti : populum
tuum quesumus domine celesti dono
prosequere : vt & perfectam libertatem
consequi mereantur, et ad vitam
proficiat sempiternam. Per. (Greg. 68)].

Un'altra interessante colletta del periodo pasquale è quella che compare nel Book of Common Prayer solo a partire dall'edizione del 1661, per la vigilia di Pasqua, e per la quale non siamo riusciti, ad oggi, a individuare fonti pre-riformate. Eppure il legame con la tradizione cattolica medievale sembra fortemente evocato dallo spirito ascetico che la pervade, sebbene sia parimenti accentuato il richiamo ai meriti di Gesù Cristo morto, sepolto e risorto per noi:

Concedici, Signore, che con il 
battesimo nella morte del tuo
santo Figlio, nostro Salvatore Gesù
Cristo, mortificando continuamente
i nostri affetti corrotti, possiamo essere
sepolti con lui, e oltrepassando 
la tomba e le porte della morte
possiamo giungere alla gioiosa resurrezione,
per i meriti di Lui che è morto, è stato sepolto, ed è risorto per noi
Gesù Cristo tuo Figlio, nostro Signore. Amen.

Grant Lord, that as we are
baptized into the death of thy
blessed Son, our Saviour Iesus
Christ : so by continual mortifieing
our corrupt affections, we may be
buried with him, and that through
the grave, and gate of death, we
may pass to our ioyfull resurrec
tion, for his merits, who died, and
was buried, and rose again for
vs, thy son Iesus Christ our Lord.
Amen. (BCP 1661)

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- Missione Anglicana tradizionalista di lingua italiana 'Carlo I Stuart' - Una testimonianza evangelica in Roma

Perché l'anglicanesimo?

Quando si parla di anglicanesimo viene spontaneo pensare immediatamente all'Inghilterra, come d'altra parte l'etimologia stessa della parola suggerisce. Ma la chiesa anglicana è nella sua intima essenza costitutiva una chiesa che raccoglie diversi elementi della cristianità occidentale. Il Vangelo è infatti stato portato ai popoli britannici nel VI secolo dal monaco missionario Agostino, primo arcivescovo di Canterbury, partito dal monastero romano del Celio su mandato di papa Gregorio Magno. Nel corso di pochi secoli fiorirono numerosi monasteri e si sviluppò una liturgia romana declinata in diverse varianti locali, con influssi gallicani (dalle Gallie) e mozarabici (dalla penisola iberica). Nel sedicesimo secolo l'Inghilterra divenne luogo di rifugio per molti protestanti perseguitati in Europa, e tra questi l'italiano Pietro Martire Vermigli e il tedesco Martin Bucer ebbero un ruolo fondamentale nella riforma liturgica e teologica della Chiesa d'Inghilterra. Successivamente l'anglicanesimo si diffuse nel mondo di pari passo con l'espansione del Commonwealth britannico, dando vita a numerose chiese nazionali, il cui fondamento teologico, dottrinale, liturgico e pastorale era costituito dal Libro della preghiera comune (Book of Common Prayer) anglicano, tradotto nel corso dei secoli in numerose lingue locali.
L'anglicanesimo è dunque, per la propria identità composita e il costitutivo afflato missionario, una confessione cristiana per gli uomini e le donne di ogni luogo e di ogni tempo, capace di rispettare e accogliere, con spirito evangelico, ogni etnia e cultura.
Anglicani dunque "si nasce", Ma lo si può anche diventare, approfondendo o scoprendo per la prima volta la fede cristiana.
Abbiamo voluto elencare brevemente qui di seguito 6 buone ragioni per riconoscersi cristiani e anglicani.


LA CENTRALITA' DELLA BIBBIA

"Lo Spirito Santo procede con il maggior fasto sul suo carro, ovvero nelle Scritture". - Thomas Manton (1620-1677)

IL FONDAMENTO DELLA TRADIZIONE

"Una Bibbia in due testamenti, tre formule di fede (Simbolo apostolico, Niceno-costantinopolitano e Atanasiano), quattro Concili generali (Nicea I, Costantinopoli I, Efeso, Calcedonia), la riflessione teologica dei Padri dei primi cinque secoli". - Lancelot Andrewes (1555-1626)

UNA FEDE RAGIONEVOLE

Sebbene ferita dal peccato, la ragione è un mezzo essenziale per comprendere ciò che Dio ci ha rivelato. Il grande teologo anglicano del diciassettesimo secolo Richard Hooker identifica i 3 pilastri dell'anglicanesimo nelle Sacre scritture, nella Tradizione della Chiesa e nella Ragione.

"Lo Spirito Santo non è un uccello predatore mandato da Dio ad affliggere i nostri occhi". - Nathaniel Culverwel (1619-1651)



LA LITURGIA AL CENTRO DELLA VITA CRISTIANA

L'anglicanesimo è fondato sul Libro della Preghiera comune (Book of Common Prayer), che racchiude, la liturgia eucaristica, i rituali di ogni altro sacramento, il salterio, il lezionario con le letture bibliche per l'intero anno liturgico. Il Libro della preghiera comune rappresenta una sintesi armoniosa tra la più feconda tradizione cattolica e le istanze di riforma promosse dal protestantesimo. Per secoli è stato il culmine e la fonte della spiritualità e della riflessione teologica anglicana. proprio per l'importanza che riveste nella vita di ogni credente la liturgia anglicana è proposta in una lingua che deve sempre essere comprensibile al popolo che celebra. Nel sedicesimo secolo il Libro della preghiera comune fu redatto in inglese, oggi è disponibile in centinaia di lingue, anche in italiano, e in questa lingua celebra la nostra chiesa.

UNA CHIESA SACRAMENTALE

La Chiesa anglicana amministra tutti i grandi sacramenti della tradizione apostolica, riconoscendo la massima importanza al battesimo e all'eucaristia, fedele alla testimonianza dell Scritture. Il libro della preghiera comune contiene anche il rituale per la Confermazione, il matrimonio, l'unzione degli infermi, le esequie e per l'ordinazione di vescovi, presbiteri e diaconi.

Cristo ha detto "Questo è il mio corpo". Non ha detto "Questo è il mio corpo, in questo modo". La controversia eucaristica ha a che fare con una questione di metodo. Nelle Scritture non troviamo traccia di alcuna spiegazione sul come le sostanze del pane e del vino diventino nella celebrazione eucaristica il corpo e sangue di Cristo. Gli anglicani credono senza esitazione nella presenza reale di Cristo nell'eucaristia, ma non entrano nel merito del "come" essa si realizzi. Considerano pertanto la "transustanziazione" e altri tentativi di spiegare il mistero eucaristico come teorie scolastiche e non come articoli di fede. - Lancelot Andrewes (1555-1626)

UNA CHIESA CATTOLICA E PROTESTANTE

Per le specifiche circostanze storiche in cui è sorto, l'anglicanesimo possiede una identità che armonizza la Tradizione cattolica della fede con l'aspirazione protestante a un cristianesimo evangelico, dove il credente è in rapporto diretto con Cristo, unico Mediatore, e può avvicinarsi con libertà intellettuale alle Sacre Scritture.

Se desideri saperne di più sulla chiesa anglicana e sulla Missione anglicana Carlo I Stuart puoi contattare il Rev. Luca Vona all'indirizzo email vona.savoia@gmail.com oppure vienici a trovare ogni domenica alle 15 30 presso il Tempio Breccia di Roma, in via di Santa Eufemia 9 Roma, per il culto, seguito da un momento conviviale.







Inaugurazione della Missione anglicana italiana 'Carlo I Stuart'

Il 12 febbraio 2017, il Vescovo Mons. Dr. Frederick Haas, Ordinario della Diocesi Anglicana Christ the Redeemer (continuing anglican), con sede a Baden Baden e comunità in Germania, Inghilterra, Malta e Macedonia, ha celebrato il rito di ordinazione al Diaconato del Rev. Luca Vona, dottorando in Sacra Liturgia al Pontificio Ateneo Sant'Anselmo, in cotutela con la Katholieke Universiteit Leuven (Belgio). 

Il rito si è svolto nella Cappella del Cimitero Acattolico di Roma e il Rev. Luca Vona è stato incaricato di prendersi cura di una Missione anglicana in Italia, intitolata a Carlo I Stuart, Re e martire della fede, morto sul patibolo per la difesa dell'anglicanesimo come Via Media (tra Cattolicesimo e Protestantesimo) contro il fanatismo del puritanesimo più intransigente.

La Diocesi Christ the Redeemer è indipendente dalla Comunione Anglicana, poiché rientra nel movimento delle cosiddette "chiese di continuazione", separatesi dalla Sede di Canterbury a partire dal 1977 (Affirmation of St Louis) perché non disposte ad accettare l'ordinazione delle donne al presbiterato e all'episcopato, la benedizione di unioni tra persone dello stesso sesso e le innovazioni liturgiche, considerati come espressione di una deriva teologica eterodossa, oltre che un elemento di rottura nelle relazioni ecumeniche con la Chiesa Cattolica Romana e le Chiese Ortodosse.

La Missione anglicana italiana Carlo I Stuart è dunque di orientamento tradizionalista e anglo-cattolico. Suoi punti di riferimento dottrinali, liturgici e pastorali sono il Libro della preghiera comune (Book of Common Prayer) del 1928, i 39 articoli di religione secondo l'interpretazione del Movimento di Oxford, e la tradizione indivisa della chiesa del primo millennio.

La Missione Carlo I Stuart propone un cattolicesimo riformato, di lingua italiana, nel seno dell'autentica tradizione anglicana. In particolare pone la propria affermazione di fede su 3 pilastri fondamentali:

La tradizione apostolica. Una Bibbia in due testamenti, tre formule di fede (Simbolo apostolico, Niceno-costantinopolitano e Atanasiano), quattro Concili generali (Nicea I, Costantinopoli I, Efeso, Calcedonia), la riflessione teologica dei Padri dei primi cinque secoli.

Una fede ragionevole. La ragione umana è considerata come un dono di Dio, utile per approfondire i contenuti della rivelazione cristiana, secondo l'affermazione del teologo Nathaniel Culverwel (1619-1651): "Lo Spirito Santo non è un uccello predatore mandato da Dio ad affliggere i nostri occhi".

Una spiritualità liturgica.  Il Culto Divino è celebrato secondo il rito anglicano tradizionale, come trasmesso dal Libro della preghiera comune (Book of Common Prayer) del 1928. La liturgia è considerata sorgente di tutta l'azione apostolica e autentico luogo di incontro con Dio. In accordo con la testimonianza evangelica il battesimo e l'eucaristia sono considerati i due sacramenti fondamentali della vita cristiana, sebbene vengano amministrati anche gli altri sacramenti trasmessi dalla tradizione della Chiesa (confermazione, matrimonio, Ordine Sacro, unzione degli infermi, rito delle esequie).

Il Rev. diacono Luca Vona - di cui è prevista l'ordinazione sacerdotale il 16 luglio 2017 - celebra la Liturgia della Parola ogni domenica nella città di Roma, solitamente presso il Tempio protestante Breccia di Roma, in via di Santa Eufemia 9, nei pressi di Piazza Venezia. Può celebrare battesimimatrimonifunerali e il rito dell'unzione degli infermi. E' inoltre a disposizione per colloqui individuali e visita alle famiglie.

Per contatti: vona.savoia@gmail.com - Telefono 3385970859

Decreto di fondazione della Missione 'Carlo I Stuart'

Certificato di Ordinazione diaconale del Rev. Luca Vona

Il Rev. Luca Vona









Il Rev. Luca Vona con il Consigliere nazionale dell'Unione Monarchica Italiana Paolo Albi

La Cappella del Cimitero Acattolico di Roma

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Avvio della Missione Anglicana "Carlo I Stuart" a Roma

Cari amici, 


siamo lieti di invitarvi il giorno


domenica 12 febbraio, alle ore 10 00

presso la Chiesa del Cimitero Acattolico di Roma (via Caio Cestio 6)


per la celebrazione dell'ordinazione diaconale di Luca Vona 


e l'inaugurazione della Missione "Carlo I Stuart", per lo sviluppo di una comunità anglicana di orientamento "tradizionale" (continuing anglican) e di lingua italiana nella città di Roma.

Il rito di ordinazione sarà celebrato da Mons. Frederick Haas, Vescovo ordinario della Diocesi anglicana autonoma di Cristo Redentore con sede a Baden Baden (Germania) e Malta, Accademico onorario dell'Ordine Teutonico. 

Luca Vona, cui sarà affidata la cura della Missione italiana è dottorando presso il Pontificio Istituto Liturgico (Pontificio Ateneo Sant'Anselmo), in cotutela con la Katholieke Universiteit Leuven (Belgio) e l'Università "La Sapienza" di Roma.

Punti di riferimento dottrinale, liturgico e pastorale della Missione saranno: il Book of Common Prayer del 1928 (tradotto in lingua italiana), i 39 articoli di religione (interpretati secondo l'anglicanesimo "High-Church") e la Affirmation di St. Louis (1977), che ha confermato la volontà delle chiese appartenenti al "movimento di continuazione" di mantenersi radicate nella tradizione delle Sacre Scritture, della Tradizione indivisa della Chiesa del primo millennio e dell'anglicanesimo "classico".

L'occasione vi consentirà di visitare gli splendidi monumenti dello storico Cimitero ai piedi della Piramide Cestia, in cui riposano artisti come Keats e Shelley.

Vi aspettiamo!





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